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Inter deos aquarum dominus Neptunus, Saturni filius, erat, quoniam magnum imperium in pelago et in fluviorum, ... Neptuno pinus sacra erat.
Tra gli dei c'era Nettuno figlio di Saturno, signore delle acque dal momento che aveva il dominio sul mare, suoi fiumi, sui ruscelli e sulle acque delle lagune. Il dio aveva la residenza nel profondo dell'oceao, in un incredibile palazzo; spesso emergeva dall'acqua e viaggiava per l'immenso mare con la quadriga. Nella mano destra non teneva uno scettro ma un tridente con la quale agitava le terre e le isole, poiché l'animo del dio era di umore mutevole. Furibondo, animava violente tempeste e molti uomini robusti erano vittime del dio. A Nettuno era sacro il pino.
(By Vogue)
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Olim apud fluvii ripas probus agricola forte asciam perdit. Miser agricola flet et deos invocat.... "In profondo ascia ferrea iacit: certe tua non est!" Sic a Mercurio agricolae avaritia punitur.
Un giorno presso le rive di un fiume un contadino per caso perde un'ascia. Il povero contadino piange ed invoca gli dei. Viene udito da Mercurio nel cielo ed egli decide di portare aiuto al devoto uomo, e così giunge dal cielo e dice al contadino: "Perchè piangi?" Il contadino risponde: "L'ascia è nel fiume". Il dio magnanimo, si immerge nelle acque a mostra al contadino prima un'ascia d'oro poi una d'argento, ma il contadino dice: "Non sono mie!" Allora Mercurio, felice per l'onesta risposta, s'immerge e tira fuori l'ascia di ferro, la porge al contadino e gli dona anche l'ascia d'oro e d'argento. Il giorno dopo, un contadino invidioso, che aveva visto lo spettacolo, getta l'ascia nel fiume ed invoca il dio. Mercurio arriva ed interroga il contadino. "Ho perso nelle acque una grande e dorata ascia", dice l'uomo. Il dio si immerge ed emerge senza l'ascia: "Nel profondo c'è un'ascia di ferro: certamente non è tua!" Cosi l'avidità del contadino viene punita da Mercurio
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Androclus servus ...homo medicus leonis.
Il servo Androclo narra una storia magnifica: il mio padrone avendo ottenuto il potere proconsolare nella provincia dell'Africa, io giunsi lì, ma fui costretto alla fuga a causa delle ingiuste e quotidiane bastonate del padrone. Cercando un nascondiglio, trovai nel torrido deserto una spelonca e, spinto dal sole che bruciava, vi entrai. Poco dopo mezzogiorno giunse alla spelonca un leone con una zampa ferita e debilitata, emettendo lamenti e mormorii di dolore e gemendo per lo strazio della ferita. Spaventato alla vista del leone che sopraggiungeva, nel momento in cui la fiera mi si avvicinò mite e mansueta e mi pose il piede in grembo, per ottenere soccorso, rimasi senza parole. Allora staccai l'ingente spina, che stava attaccata alla pianta del piede, e feci uscire premendo il pus assorbito dalla ferita e lavai il sangue. Il leone si sdraiò e si riposò, e da quel giorno io vissi con il leone per un intero triennio. avendo poi Androclo abbandonato il deserto, fu catturato subito dai soldati. Da lì condotto a Roma dal padrone, fu condannato a morte e fu dedito alle bestie. ma, nel circo, quando vide il leone che veniva proprio contro di lui riconobbe immediatamente le sembianze della fiera solidale. Il leone, memore del beneficio, pose il piede sul grembo di Androclo, offrendogli fiducia e riconoscenza. Così furono liberati sia il servo che il leone e la gente comune vedendoli diceva: "Ecco il leone ospite dell'uomo, ecco l'uomo medico del leone".
(By Maria D. )
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Romani antiqui agricolae et nautae periti stellarum et pelagi erant. Romanis Europae loca nota erant et orae multarum insularum. ...
Anticamente i Romani erano contadini operosi e marinai esperti delle stelle e del mare. Erano noto ai Romani molte località dell'Europa e le coste di molte isole. Combattevano con le armi molte battaglie e, quando vincevano decoravano con le spoglie di guerra le statue degli dei e delle dee. Anche tori, capri e agnelli venivano sacrificati alle divinità celesti e infernali. La gloria degli antichi Romani è grande; la storia delle loro guerre e battaglie è raccontata agli scolari. L'operosità, la diligenza, l'audacia degli antichi Romani sono esempi per abitanti d'Italia i quali amano la patria.
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Echo venustissima et loquacissima silvarum nympha erat; ideo illa invisa erat Iunoni, Iovis uxori et Iunoni huius nymphae linguam sopivit. Echo igitur nec surda nec muta erat sed, cum verbum audiebat, ultimam tantum illius verbi syllabam pronuntiabat. His rebus Narcissus, venustissimus adulescens qui a puella amabatur, illam contempsit. Tunc nympha in speluncam fugit, ubi dolor eam consumpsit; illius puellae ossa in saxa se converterunt ac sola vox superfuit. Sed istum Narcissum quoque dei puniverunt: formosus adulescens solam suam effigiem amavit, faciemque suam in fontis aqua semper spectabat. Olim, dum effigiem suam captare cupit, in illam fontem cecidit atque in florem se convertit.
Eco era una ninfa delle foreste molto bella e molto loquace; perciò, a causa della sua bellezza, si attirò l'ostilità di Giunone, la moglie di Giove, la quale le paralizzò la lingua. Dunque Eco non era sorda, e neppure muta, ma, quando aveva sentito una parola, pronunciava unicamente l'ultima sillaba di essa. Per queste ragioni, Narciso, del quale la fanciulla era innamorata, la disdegnò. Allora la ninfa fuggì in una caverna, dove il dolore la consumò: le sue ossa di trasformarono in pietre, e sopravvisse unicamente la voce. Ma gli dei punirono anche Narciso: il bel fanciullo amò soltanto la propria immagine, e, ogni giorno di più, guardava il suo volto nell'acqua di una fonte. Un giorno, mentre cercava di afferrare la propria immagine (riflessa), cadde nella fonte, e si trasformò in un fiore.