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Bonus callidusque agricola glebas terrae aratro scindit, itaque agrum arat, …
Un agricoltore bravo e astuto spacca le zolle con l’aratro, e così ara il campo, e semina meli, peri, e ciliegi. Quando dei venti tempestosi recano piogge e rannuvolamenti, egli resta pacifico e a riposo nella fattoria, e trascorre una vita felice insieme ai figli, perché ha vino e cibo modesto. Durante il riposo egli prepara le attrezzature necessarie per la coltivazione, ed attende i venti favorevoli. Quando ritornano l’Austro e il Favonio, con animo allegro egli raccoglie una grande quantità di grano, e la conserva nel granaio.
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Duo muli gravati sarcinis procedebant: unus fiscos cum pecunia ferebat, alter saccos multo …
Due muli avanzavano caricati con delle bisacce: uno portava dei sacchi con del denaro, l’altro dei due dei sacchi pieni di molto orzo. Uno avanzava lieto per la ricchezza e orgoglioso, e col collo emetteva uno squillante tintinnìo; l’altro dei due camminava calmo e pacifico. All’improvviso dei briganti si precipitano da un agguato, e con la spada feriscono un mulo, sottraggono le monete, non tengono in considerazione l’orzo. Il mulo depredato deplora la cattiva sorte; l’altro dei due invece: Per conto mio godo di essere stato trascurato; infatti io sono salvo e la bisaccia è intatta. La favola dichiara sicuri i poveri: una grande ricchezza è esposta al pericolo.
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Neque solum debebit docere praeceptor, sed frequenter iudicium discipulorum interrogare …
Ed un maestro non dovrà solamente insegnare, ma domandare spesso ed approvare il giudizio degli alunni. Così gli allievi scopriranno la verità e la giustizia, e comprenderanno sé stessi. Questo metodo giova molto agli alunni, invece i maestri di letteratura, con i discorsi volti a persuadere e le controversie, forniscono una conoscenza superficiale circa l’esistenza umana. Riflettete: in merito alle guerre giova conoscere il luogo e il modo delle battaglie, oppure indicazioni incerte? Fate attenzione: gli insegnamenti hanno meno efficacia delle esperienze.
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Saepe in antiquis Romanorum scholis pueri verberabantur et abiciebantur a magistris …
Spesso, nelle antiche scuole dei Romani, i fanciulli venivano percossi e venivano umiliati dai maestri. Io, da fanciullo, imploravo te, o Dio, aiuto e rifugio di tutti noi, e la tua bontà; infatti io piangevo a causa della scuola, perché spesso venivo bastonato e venivo deriso per le percosse: il padre e la madre della famiglia di certo non desideravano per me alcun male, ma per me le percosse dei maestri erano un grande male. Le percosse spaventavano sempre gli alunni: noi alunni temevamo le percosse dei maestri, ma scontavamo la pena dei nostri errori, perché talvolta scrivevamo in maniera scorretta sulle tavolette cerate oppure leggevamo in maniera scorretta i racconti, o della scuola ricavavamo piccolo profitto.
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Ego, verus Romanus vir, magnas divitias agricultura, non mercatura, paro vobis, filiis et …
Io, da vero uomo Romano, procuro a voi, figli e figlie, una grande ricchezza non per mezzo del commercio, ma per mezzo dell’agricoltura. Io, in quanto padre della famiglia, dico a te, o Gaio, figlio mio, che presto sarai un uomo: Guardati dal commercio, perché è pericoloso; pratica piuttosto l’agricoltura, perché è onesta e sicura. Anche la letteratura loda gli agricoltori: leggi Catone oppure Virgilio! Pensa inoltre alla vita di tutti noi: la tavola non ci offrirà una grande abbondanza di vivande, ma vivremo felici; i marinai, invece, saranno ostacolati dalla minaccia dei pirati e delle tempeste. La Sorte avversa incombe sia sugli agricoltori, sia sui marinai, ma a Roma la prudenza è maestra di vita. Ascolta il consiglio e tramanda questo ai posteri!