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Nota est Romae Phaedri fabula de vulpecula et ciconia …
A Roma è nota la favola di Fedro sulla piccola volpe e la cicogna. Una piccola volpe invitava per cena una cicogna, e metteva dentro a delle coppe una pietanza liquida. La cicogna, poiché non si divertiva e non si saziava in alcun modo, ritornava a casa mesta. Ma l’astuta cicogna, il giorno dopo, invitava per cena la piccola volpe, e serviva in una bottiglia un cibo sminuzzato. La cicogna infilava il becco nella bottiglia, e si saziava. Nel frattempo la piccola volpe, poiché leccava invano il collo della bottiglia, veniva torturata dalla fame. A quel punto la cicogna diceva: O piccola volpe, così come io ho sopportato, ora devi sopportare tu!
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Caelum serenum erat, in agris agricolae laborabant et in villae culina famulae multas escas …
Il cielo era sereno, gli agricoltori lavoravano nei campi, e nella cucina della fattoria le servitrici preparavano molte pietanze, perché era l’ora della cena. Gli amici della padrona arrivavano nella sala da pranzo, e si mettevano a tavola. Dato che il buon vino non mancava, e dalle ancelle veniva servito cibo gradito ai convitati (carne di bue, cinghiale, vitello), la padrona era felice. I convitati si divertivano, infatti raccontavano straordinarie storie sui pirati, e ridevano. Nel frattempo, come secondi piatti, venivano serviti formaggio e frutta. Poiché ormai le ombre della notte oscuravano la terra, e nel bosco cantava soltanto la civetta, felici per la cena, ritornavano nella città.
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Publius pulcher et pecuniosus, sed avarus dominus erat. In Sicilia insula vivebat, in mana et …
Publio era un padrone bello e danaroso, ma avido. Viveva nell’isola di Sicilia, in una villa grande e spaziosa. Aveva molti amici, e spesso li invitava per la colazione. Ancelle diligenti preparavano la tavola, ma servivano poche vivande: soltanto uova ed acqua. Da Publio non veniva mai offerta la sportula, ma gli amici sapevano… L’avidità è una malattia. Allora, una volta, decidono di recarsi per cena, insieme alle ancelle, presso la villa di Publio, entrano ed appoggiano sulla tavola un rombo, una triglia, del vivo ed altre buone vivande. Publio, dato che comprende l’intento degli amici, arrossisce, ma mangia e ride felice insieme agli altri. Alla fine dice: O amici, io vi ringrazio, perché sono guarito!
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Graecia praeclarorum poetarum patria erat: Homerus, Tyrtaeus, Alcaeus et multi alii. Homerus …
La Grecia era la patria di poeti molto famosi: Omero, Tirteo, Alceo e molti altri. Omero è il primo poeta conosciuto. Anche oggi, nelle scuole, i libri di Omero vengono letti dai maestri, e amati dagli alunni: nell’uno dei due viene narrata non tutta la guerra di Troia, bensì l’ultimo anno; nell’altro dei due commuovono gli animi le preoccupazioni di un uomo bello, ma sventurato. Anche Tirteo e Alceo erano conosciuti in Grecia: l’uno dei due celebrava la gratitudine della patria agli uomini che combattevano nelle guerre; l’altro dei due dimostrava i benefici delle cene e del vino. Anticamente la presenza dei poeti era motivo di gloria per gli abitanti, e dai poeti veniva data alla patria una straordinaria fama.
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Marcus, Publii filius, pulchram albam capellam possidebat, quam in stabulo tenebat. Capella …
Marco, il figlio di Publio, possedeva una bella capretta bianca, che teneva in una stalla. La capretta procurava il formaggio alla famiglia, e dava gioia al padrone. Un giorno, una capretta libera e nera vede la bestiola nella stalla, si avvicina e dice: Sei prigioniera, e nella stalla trascorri una vita triste. Perché non scappi? La capretta nella stalla risponde: Io non ho una vita triste! Marco mi fornisce molti cibi e acqua limpida. Al contrario tu ricerchi il cibo nei campi e nei boschi: sei sempre preda delle bestie feroci, e vivi nel pericolo: molte caprette, infatti, vengono uccise dai lupi. Risponde la capretta libera: Tuttavia io non ho un padrone, e trascorro una vita serena: percorro i boschi e i campi, lodo la natura, vivo felice.