- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni greco - Arriano
- Visite: 8
La leggenda di Una Nereide versione greco di Arriano
traduzione dal libro versioni di greco Verso Itaca
Ηκουσα δε λογον υπερ της νησου ταυτης λεγομενον, οικησαι την νησον μιαν των Νηρειδων· το δε ονομα της Νηρειδος ου ελεγετο. Λογος εστι δε, οστις πελασειε ταυτη τη νησω τουτω αυτην συγγιγνεσθαι μεν, ιχθυν δε εξ ανθρωπου ποιουσαν εμβαλλειν ες τον ποντον. Ηλιον δε αχθεσθἐντα τη Νηρειδι κελευειν αυτην μετοικιζεσθαι εκ της νησου· την δε ομολογειν μεν οτι εξοικισθησεται, δεισθαι δε αυτω το παθημα παυθηναι, και τον Ηλιον υποδεξασθαι· τους δε δη ανθρωπους, ουστινας ιχθυας εξ ανθρωπων εποιησε, κατελεησαντα ανθρωπους αυθις εξ ιξθυων ποιησαι, και απο τουτων των Ιχθυοφαγων το γενος αρξασθαι
Riguardo a questa isola ci è giunto un racconto che dice che era abitata da una delle Nereidi; il nome della Nereide non ci è stato tramandato. Il racconto dice che quella giaceva con chi si avvicinava a questa isola e che, trasformatolo da uomo in pesce, lo gettava in mare. Il sole, sdegnato dalla Nereide, le ordinò di andare via dall' isola; lei acconsentì ad andarsene ma aveva bisogno che la passione cessasse, e il sole accettò (di farle passare la passione); quella, avendo avuto compassione degli uomini trasformati in pesci, li rese di nuovo da pesci, uomini, e da questi ebbe origine la stirpe degli Ittofagi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni greco - Arriano
- Visite: 7
I GIMNOSOFISTI - Arriano
versione di greco dal libro Ellenisti numero 2 pagina 319
Οί πάντες Ινδόι νεμέμηνται εἰς ἐπτά γένη. Εν μέν αυτοῖς οί σοφιστάι εισιν, οί παρά τοῖς Ινδόις περί πολλοῦ ποιοῦνται. Ουτοι δέ θύουσιν τάς θυσίας τοῖς θεοῖς ὐπέρ τοῦ κοινοῦ τῶν Ινδων• οστις δέ ἳδια θυει, ἐξηγητής τῆς θυσίας αυτῷ τις τῶν σοφιστῶν τοῦτων γιγνεται. Ουτοι οί σοφιστάι μαντευονται ὐπέρ τῶν ωρῶν τοῦ ἒτους καὶ ει τις συμφορά εἰς τό κοινόν καταλαμβανει, τά δέ ἳδια οὐκ αυτοῖς μελει μαντευεσθαι. Οστις δε αμαρτανει εἰς τρις μαντευομένος, τουτόν αναγκαῖόν ἐστι σιωπᾶν τοῦ λοιποῦ, καί ουκ ἐστιν οστις εξαναγκαζει τόν ἃνδρα τουτόν φωνεῖν. Ουτοι οί σοφιστάι γυμνόι διαιτωνται, τοῦ μέν χειμονῶς υπαιθριοι έν τῷ ἠλιῳ, τοῦ δέ θέρους έν τοῖς λειμῶσι καί τοῖς ελεσιν υπό δενδροις μεγαλοις. Σιτοῦνται δε τά ώραῖα καί τόν φλοιον τῶν δενδρων, οστις οὒτω γλὐκυς έστιν, ὣσπερ αί βάλανοι τῶν φοινίκων.
Traduzione libro Ellenisti
Tutti gli Indiani sono divisi in sette caste. Tra queste ci sono i saggi, i quali presso gli Indiani sono molto stimati. Essi offrono un sacrificio agli dei in favore del pubblico degli Indiani. Chiunque offre cose proprie, gli diventa maestro del sacrificio uno di questi saggi. Gli stessi saggi vaticinano sul corso dell'anno, e se una sventura si abbatte contro il pubblico, non sta a cuore ad essi vaticinare le cose private. Chiunque vaticinando sbaglia per tre volte, è necessario che costui taccia per il futuro e non c’è alcuno che costringe quest’uomo a parlare. Questi sapienti vivono nudi, e d’inverno all'aperto al sole, d’estate invece, in luoghi bassi e freschi sotto grandi alberi. Mangiano i frutti delle stagioni e la scorza interna degli alberi, qualunque è cosi dolce, come i datteri delle palme.
Altra traduzione passo originale Arriano
Tutti gli indiani sono divisi in sette ordini. Di questi il più piccolo in numero ma più riverito per grado e stima è quello dei sofisti. Liberi da opere manovali, e liberi da travagli e pesi comuni non hanno altra incombenza oltre quella di porgere sacrifici agli dei per il pubblico degli Indiani: e se un privato anche lui vuole fare sacrifici deve sovrainterdervi uno fra i sofististi come se in qualche altro modo non piaciano in cielo. I sofisti sono gli unici nelle indie che conoscano la divinazione e non viene concesso di praticarla se non ai sapienti. Vaticinano sul corso dell'anno, e se deve arrivare un pubblico male, né vaticinano sui casi dei privi sia che la divinazione non discenda alle piccole cose sia che no pensino degno di loro. Se qualcuno sbaglia per tre volte i presagi, deve senz'altro male, tacere nella sua arte per sempre, e nessuno può obbligarlo a lasciare il silenzio quando vi sia condannato. Stanno nudi questi sapienti, nell'inverno all'aperto sole, ma nell'estate quando il suole cuoce in luoghi bassi e fresti ai piedi di grandi arberi dei quali (tanto ve ne sono di spazios) taluno, almeno secondo il dire di Nearco, getto un'ombra larga di cinque plettri, sicchè mille persone vi si posano. Mangiano i cibi delle stagioni e la scorza degli alberi nutritiva e dolce e non meno i frutti delle palme.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni greco - Arriano
- Visite: 6
Ἅμα δὲ τῷ ἦρι ἐλαύνειν ἐπὶ Θρᾴκης, ἐς Τριβαλλοὺς καὶ Ἰλλυριούς, ὅτι τε νεωτερίζειν ἐπύθετο Ἰλλυριούς τε καὶ Τριβαλλούς, καὶ ἅμα ὁμόρους ὄντας οὐκ ἐδόκει ὑπολείπεσθαι ὅτι μὴ πάντῃ ταπεινωθέντας οὕτω μακρὰν ἀπὸ τῆς οἰκείας στελλόμενον. ὁρμηθέντα δὴ ἐξ Ἀμφιπόλεως ἐμβαλεῖν εἰς Θρᾴκην τὴν τῶν αὐτονόμων καλουμένων Θρᾳκῶν, Φιλίππους πόλιν ἐν ἀριστερᾷ ἔχοντα καὶ τὸν Ὄρβηλον τὸ ὄρος. διαβὰς δὲ τὸν Νέστον ποταμὸν λέγουσιν, ὅτι δεκαταῖος ἀφίκετο ἐπὶ τὸ ὄρος τὸν Αἶμον. καὶ ἐνταῦθα ἀπήντων αὐτῷ κατὰ τὰ στενὰ τῆς ἀνόδου τῆς ἐπὶ τὸ ὄρος τῶν τε ἐμπόρων πολλοὶ ὡπλισμένοι καὶ οἱ Θρᾷκες οἱ αὐτόνομοι, παρεσκευασμένοι εἴργειν τοῦ πρόσω κατειληφότες τὴν ἄκραν τοῦ Αἴμου τὸν στόλον παρ' ἣν ἦν τῷ στρατεύματι ἡ πάροδος
All'inizio della primavera, si racconta che marciò verso la Tracia contro i Triballi e gli Illiri: gli era stato riferito che gli Illiri e i Triballi erano in agitazione e, dall'altra parte, mentre stava partendo per una spedizione così lontana dalla patria, non gli pareva possibile lasciare quei popoli confinanti se non domati completamente. Partito da Anfipoli invase quella parte della Tracia dove sono stanziati i Traci denominati autonomi, avendo alla sua sinistra la città di Filippi ed il Monte Orbelo. Attraversato il fiume Nesto, si narra che in dieci giorni arrivò al Monte Emo. Lì, lungo lo stretto sentiero che risaliva al monte, gli si opposero molti armati e i Traci autonomi: erano pronti a contrastare l'avanzata dell'esercito, avendo occupata la cima dell'Emo dove c'era l'unica via accessabile ai soldati.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni greco - Arriano
- Visite: 6
Ποταμοι δε τοσοιδε εισιν εν τη Ινδων γη, οσοι ουδε εν τη παση Ασια. Μεγιστοι μεν ο Γαγγης τε και ο Ινδος, οτου και η γη επωνυμος, αμφω του τε Νειλου του Αιγυπτιου και του Ιστρου του Σκυθικου, και ει εις ταυτο συνερχοιτο αυτοις το υδωρ, μειζονες. Τουτοιν δε τοιν ποταμοιν τον Γαγγην μεγεθει πολυ υπερφερειν Μεγασθενης αναγραφει και οσοι αλλοι μνημην του Γαγγης εχουσιν. Εστιν το ευρος τω Γαγγη, ενθα αυτος εαυτου στενωτατος, εις εκατον σταδιους: πολλαχη δε και λιμναζει, ως τε μη αποπτον ειναι την περαν χωραν, ινα χθαμαλη τε εστι και ουοαμου γηλοφοις ανεχουσα.
Ci sono nella terra degli Indiani tanti fiumi quanti neppure in tutta l'Asia. I più grandi sono il Gange e l'Indo, dal quale anche il Paese prende nome; entrambi sono più grandi del Nilo d'Egitto e dell' Istro della Scizia, anche se le loro acque confluissero insieme. Megastene, e quanti altri fanno menzione del Gange, scrive che il Gange è molto superiore per grandezza a questi due fiumi. La larghezza del Gange, dove esso è più stretto, è di circa cento stadi. Spesso esso forma anche delle paludi, così che la terra non è visibile dalla parte opposta, laddove essa è piana e non si solleva con colline in alcun luogo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni greco - Arriano
- Visite: 6
Νεμονται δε οι παντες Ινδοι ες επτα γενη· εν μεν αυτοις οι σοφισται εισι, πληθει μεν μειους των αλλων, Βοξη δε και τιμη γεραρωτατοι. Δευτεροι δ' επι τουτοις οι γεωργοι εισιν, οντες πληθει πλειστοι Ινδων. Τριτοι δε εισιν οι νομεις. Τεταρτον δε εστι το δημιουργικον τε και καπηλικον γενος. Πεμπτοι δε εισιν οι πολεμισται, πληθει μεν δευτεροι μετα τους γεωργους, διαιτη δε ελευθερωτατοι και ευθυμοτατοι. Εκτοι δε εισιν οι επισκοποι. Ουτοι αγγελλουσι τω βασιλει τα γιγνομενα κατα τε την χωραν και κατα τας πολεις. Εβδομοι δε εισιν οι υπερ των κοινων βουλευομενοι ομου τω βασιλει. Γαμεειν δε εξ ετερου γενους ου θεμις, ουδε αμειβειν εξ ετερου γενους εις ετερον. Μονον σφισιν δυνατον εστι εκ παντος γενους σοφιστην γιγνεσθαι οτι ο βιος των σοφιστων ταλαιπωροτατος παντων εστιν.
Tutti gli Indiani sono divisi in sette classi: la prima di esse è quella dei sofisti, inferiore alle altre per numero, ma la più rispettata per fama ed onore. Secondi, dopo di questi, sono gli agricoltori, che per numero costituiscono la maggioranza degli Indiani. Terzi sono i pastori. Quarta è la classe degli artigiani e dei commercianti. Quinti sono i guerrieri, secondi per numero, dopo gli agricoltori, ma i più liberi e i più contenti per tenore di vita. Sesti sono gli ispettori. Questi riferiscono al re le cose che accadono nelle campagne e nelle città. Settimi sono coloro che deliberano sugli interessi dello Stato insieme al re. Non è permesso prendere in moglie una donna di un'altra classe né di passare da una classe all'altra. Ad essi è solamente consentito di diventare sofista da qualsiasi classe si provenga, perché la vita dei sofisti è la più faticosa di tutte.
- Alessandro trasporta la sua flotta dall'Indo all'Idaspe - Arriano versione greco nuova edizione
- Diversi re si consegnano ad Alessandro
- Alessandro Magno si prepara ad attaccare Gaza - Versione greco Arriano da Sapheneia
- Alessandro regola la questione greca prima della spedizione - Versione greco Arriano