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Λαχάρης ἁλισκομένων Ἀθηνῶν ὑπὸ Δημητρίου ἐσθῆτα οἰκετικὴν καὶ ἄγροικον λαβὼν, μέλανι χρί- σας τὸ πρόσωπον, κάλαθον ὑπὸ κόλπου κομίζων, διὰ πυλίδος μικρᾶς ὑπεξελθὼν, ἐπιβὰς ἵππου, δαρεικοὺς χρυσοῦς μετὰ χεῖρας ἔχων ἔφευγεν. ἱππεῖς Ταραντῖνοι πολλῇ σπουδῇ διώκοντες οὐκ ἀνίεσαν. ὁ δὲ κατ᾽ ὀλίγους τῶν δαρεικῶν ἐρρίπτει κατὰ τῆς ὁδοῦ· οἱ δὲ καταβαίνοντες ἀπὸ τῶν ἵππων συνέλεγον τὸ χρυσίον. τούτου γενομένου πολλάκις ἡ δίωξις μὲν διεκόπτετο, Λαχάρης δὲ ἱππεύσας ἔφθασεν ἐς τοὺς Βοιωτούς. Λαχάρης Θηβῶν ἁλισκομένων εἰς τοὺς ὑπονόμους καταδὺς, μετὰ τρεῖς ἢ τέτταρας ἡμέρας ἑσπέρας ὑπεξελθὼν εἰς Δελφοὺς ἀφίκετο κἀκεῖθεν ὡς Λυσίμαχον. Λαχάρης τῶν πολεμίων Σηστοῦ κρατησάντων ὀλίγας μὲν ἡμέρας ἐν λάκκῳ διήγαγε καταδεδυκὼς, τροφὰς ὀλίγας ἔχων, ὅσον μὴ τελευτῆσαι· γυναικὸς δὲ ἐκφορὰν οἰκείου νεκροῦ ποιουμένης ἐν γυναικείᾳ στολῇ ταῖς πενθούσαις ἀναμεμιγμένος, καλύπτραν ἔχων μέλαιναν ἐξῆλθεν ἔξω τείχους καὶ νυκτὸς ἐπιγενομένης ἐς Λυσιμάχειαν διῆλθεν.
Quando Atene fu conquistata da Demetrio, Lacare, indossando un abito da servo di campagna ed avendo il viso annerito di polvere, prese sotto braccio un paniere e passò per una piccola porta; salito poi a cavallo, tentò di scappare tenendo in mano dei darici d'oro. Dal momento che i cavalieri tarantini lo inseguivano con molto ardore, e non intendevano lasciarlo andare, egli gettò poco per volta dei darici per strada, sicché quelli continuavano a scendere da cavallo per raccogliere l'oro. Poiché questo fatti si ripetè più volte, l'inseguimento fu interrotto. Così Lacare poté arrivare per primo a cavallo in Beozia. Durante la conquista di Tebe, Lacare si nascose nei sotterranei, poi dopo tre o quattro giorni, uscì di sera dirigendosi a Delfi e di lì si recò da Lisimaco. Quando i nemici presero Sesto, Lacare visse alcuni giorni di nascosto in una fossa con pochi viveri, lo stretto necessario per non morire; quando una donna fece il funerale di un parente morto, mescolatosi in abito femminile alle donne che piangevano passò oltre le mura con un velo nero e, arrivata la notte, si diresse a Lisimachia.
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Ξενοφῶν, τῶν βαρβάρων κατὰ τὴν πορείαν ἐπορεύετο καταστήσας ἐπὶ τῆς οὐραγίας ἱππεῖς, ἀκοντιστὰς, πελταστάς, Ξενοφῶν, τῶν βαρβάρων προκαταλαβόντων στε νὸν τόπον, ᾗ τὴν πάροδον ἀναγκαῖον ἦν ποιεῖσθαι τοῖς Ἕλλησιν, συνιδὼν ἀπό τινος ὄρους εὐέφοδον ὄντα τὸν λόφον, ἐφ᾽ οὗ τὴν φυλακὴν εἶχον οἱ βάρβαροι, παραλαβὼν Ἕλληνας, ὅσους ὑπελάμβανεν ἱκανοὺς εἶναι, τὴν πορείαν ἐπὶ τοῦτο ἐποιεῖτο κατὰ κεφαλῆς αὐτῶν βουλόμενος γενέσθαι. οἱ μὲν βάρβαροι τοὺς πολεμίους ὑπεράνω γιγνομένους ἰδόντες ἔφυγον, Ξενοφῶν δὲ ἀσφαλῶς διῆγε τοὺς Ἕλληνας. Ξενοφῶν ποταμὸν διαβαίνειν πειρώμενος, ὑπὸ τῶν βαρβάρων ἀντικαθημένων κωλυόμενος, τῶν Ἑλλήνων χιλίους ἐπιλέξας ἔπεμψε καθ᾽ ἑτέραν διάβασιν, αὐτὸς δὲ κατὰ στόμα προάγων διαβαίνειν ἐβιάζετο. τῶν πεμφθέντων διαβάντων ἐπὶ τοὺς ἀντικαθισταμέ- νους καὶ γενομένων ὑπὲρ κεφαλῆς πολλάς τε πληγὰς ἐμβαλλόντων αὐτοῖς, οἱ μετὰ τοῦ Ξενοφῶντος ἀκινδύνως διέβησαν.
Senofonte, procedeva secondo l’andatura dei barbari ponendo la cavalleria nella retroguardia, colpendo i pelstalta. Senofonte, poiché i barbari occupavano prima un luogo angusto, dove era necessario ai Greci farsi il passaggio, avendo visto bene da un monte che era accessibile l’altura, da dove i barbari stavano attenti. Avendo preso con sé Greci, quanti supponeva fossero sufficienti, fece marcia verso questo luogo volendo essere sopra la loro testa. I barbari invece, avendo visto i nemici che erano lassù fuggirono, Senofonte condusse con sicurezza i Greci. Senofonte tentando di attraversare il fiume, ostacolato dai barbari che si ponevano di fronte, avendo scelto mille Greci mandò ad un altro guado, lui invece procedendo verso la foce si apriva un passaggio per attraversare. Poiché quelli che erano stati mandati quelli attraversarono contro quelli che si erano posti di fronte e giunti sopra la testa diedero loro molte percosse, essi attraversarono assieme a Senofonte senza pericolo.
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Αθηναιοι τα τειχη του αστεος ηγειρον· Λακωνες εφθονουν· ηπατησεν αυτους Θεμιστοκλης. Ο δε τροπος της απατης ην ... Απεδοθησαν οι κατασκοποι, ετειχισθησαν Αθηναι, Λακεδαιμονιων ακοντων.
Gli Ateniesi stavano innalzando le mura della città benché gli Spartani fossero contrari, Temistocle riuscì ad ingannarli. L'inganno consistette in questo: egli si recò come ambasciatore a Sparta, dove nega assolutamente che venisse eretto il muro. "Se non mi credete, trattenetemi e mandate in ispezione i vostri uomini migliori". Gli Spartani li mandarono, ma Temistocle inviò di nascosto l'ordine agli Ateniesi di trattenere gli ispettori fino al completamento del muro; e quando l'avessero ultimato, non dovevano lasciarli andare via prima di averlo riavuto indietro. Accadde proprio così: quando il muro fu costruito e Temistocle tornò a casa, gli ispettori vennero rilasciati. Ma ormai Atene era stata fortificata, anche senza il consenso degli Spartani.
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Θρᾷκες παραταξάμενοι Βοιωτοῖς παρὰ τὴν Κω παΐδα λίμνην, ἡττηθέντες, ἐς τὸν Ἑλικῶνα καταφυγόντες ἐσπείσαντο τοῖς Βοιωτοῖς ἡμέρας τινὰς, ἐν αἷς βουλευσάμενοι ἀπαλλάξονται· οἱ Βοιωτοὶ τῇ νίκῃ θαρροῦντες καὶ ταῖς σπονδαῖς πιστεύοντες τῇ Ἀθηνᾷ τῇ Ἰτωνίᾳ θύοντες ἑώρταζον ἐπινίκια. οἱ Θρᾷκες θύουσι καὶ πανηγυρίζουσιν ἀόπλοις νύκτωρ ἐπιθέμενοι πολ λοὺς μὲν ἀνεῖλον, πολλοὺς δὲ ζῶντας εἷλον. αἰτιωμένων δὲ τῶν Βοιωτῶν, ὅτι παρεσπόνδησαν, ἀπεκρίναντο οἱ Θρᾷκες, οὐδαμῶς παραβῆναι τὰς σπονδάς· ἡμέρας γὰρ συνθέσθαι ῥητὰς τῶν ἀνοχῶν, περὶ δὲ τῶν νυκτῶν μηδεμίαν συνθήκην πρὸς αὐτοὺς πεποιῆσθαι.
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Astuzia di Pisistrato
versione greco Polieno
Πεισιστρατος Αθηναιων τα οπλα βουλομενος παρελεσθαι παρηγγειλεν ηκειν απαντας εις το Ανακειον μετα των οπλων. Οι μεν ηκον· ο δε προηλθε βουλομενος δημηγορησαι και σμικρα τη φωνη λεγειν ηρχετο. Οι δε εξακουειν μη δυναμενοι προελθειν αυτον ηξιωσαν εις το προπυλαιον, ινα πανταες εξακουσειαν. Επει δε ο μεν ησυχη διελεγετο, οι δ'εντειναντες τας ακοας προσειχον, οι επικουροι προελθοντες αραμενοι τα οπλα κατηνεγκαν εις τον ιερον της αγρουλου. Αθηναιοι δε γυμνοι καταλειφθΘεντες τοτε ησθοντο της Πεισιστρατου βραχυφωνιας, οτι αρα ην τεχνασμα κατα των οπλφων
TRADUZIONE n. 1
Pisistrato volendo sottrarre le armi degli ateniesi ordinò che tutti si trovassero al tempio dei dioscuri con le armi. quelli giunsero; quello avanzò volendo parlare in pubblico e incominciò a parlare a bassa voce. quelli non potendo ascoltare gli chiesero di recarsi verso il vestibolo, affinché tutti lo sentissero. Poichè quello parlava con tranquillità coloro che si impegnavano riuscivano a seguire, mentre i difensori giungendo dopo aver preso le armi le riportarono al tempio di Aglauro. gli ateniesi rimasti disarmati allora si accorsero che la debolezza di voce di Ppisistrato era un inganno x le armi
TRADUZIONE n. 2
Pisistrato volendo sottrarre le armi agli Ateniesi, comandò di andare tutti nel tempio di Dioscuri con le armi. Quelli mentre andavano, Pisistrato volendo parlare al pubblico avanzò, ed iniziò a parlare a bassa voce. Quelli non riuscendo a sentirlo ritennero giusto procedere verso l'ingresso, affinché tutti lo ascoltassero. Dopo che ebbe parlato tranquillamente gli ascoltatori prestarono attenzione, le truppe mercenarie che procedevano andando avanti nel tempio di Aglauro pregando, misero giù le armi. Gli Ateniesi privati delle armi allora si accorsero della debolezza della voce di Pisistrato che era dunque un inganno per le armi.