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I GIOVANI VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE dal libro Triakonta - pag. 308 n. 4
INIZIA CON "Ου κακοηθεις εισιν οι νεοι αλλ'ευηθεις δια το μηπω " FINISCE CON "και το αξιουν αυτον μεγαλων μεγαλοψυχια. τουτο δ'ευελπιδος. "
TRADUZIONE
I giovani hanno buon cuore, non cuore cattivo, perché ancora non hanno assistito a innumerevoli cattiverie; e sanno fidarsi, perché ancora non hanno subito innumerevoli inganni; e sanno sperare, perché, come gli ubriachi, sono pieni di naturale ardore, e perché ancora non hanno provato innumerevoli disgrazie. E quasi sempre vivono nella speranza, perché la speranza è del futuro, la memoria del passato, e agli occhi dei giovani il futuro è lungo, il passato è breve: all’alba della vita nulla si ricorda, ma tutto si spera. E per questo si lasciano ingannare (sono facili alla speranza), e sono pieni di coraggio (sono impulsivi e speranzosi, e l’impulsività fa sì che non si tema, la speranza fa sì che si osi, perché nessuno ha paura quando è in preda all’ira, e la speranza d’un successo rende audaci); e sono pieni di pudore (perché non credono che esista altro di bello, ma si attengono alle norme sociali in cui si sono formati), e sono pieni di grandezza d’animo (perché ancora non hanno subito le umiliazioni della vita, ma non conoscono costrizioni, e ritenersi degni di cose grandi è grandezza d’animo: così sente chi sa sperare).
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POLIFEMO ACCECATO
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Triakonta
INIZIO: κατελαβον αυτους εν τω ανδρω
FINE: εκεινου τυφλος ειμι σοι, ω ποσειδον
TRADUZIONE
Ritornato dal pascolo, sorpresi nell'antro molti uomini, che chiaramente insidiavano il (mio) gregge. Dopo che posi (ebbi posto) davanti alle porte come coperchio il masso – ho una pietra grandissima - e attizzai (ebbi attizzato) il fuoco, accendendo l'albero che avevo portato dalla montagna, fu evidente che cercavano di nascondersi (mi parve che cercassero di nascondersi). Io, afferrati (dopo avere afferrati) alcuni di loro, come era naturale, li mangiai, poiché erano dei ladri. Allora quel furfante capacissimo di tutto (quello più scaltro di tutti) fosse Nessuno o fosse Odisseo, mi dà da bere, avendola versata, (mi versa e mi dà da bere) una pozione dolce e profumata, ma insidiosissima e molto sconvolgente. Subito dopo averla bevuta, mi parve che tutto mi girasse attorno (a me che avevo bevuto parve che tutto mi girasse attorno) e che ruotasse la spelonca stessa e non ero più padrone di me stesso (non ero più in me stesso). Infine mi abbandonai al sonno (fui fatto cadere nel sonno). Quello, appuntito un palo e arroventatolo, inoltre mi accecò mentre dormivo e da quel momento sono cieco, o Poseidone.
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triakonta pagina 35 numero 3
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UN'ISOLA NEL VENTRE DELLA BALENA
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Τότε μὲν οὖν ἐπὶ πολὺ ἐδακρύομεν, ὕστερον δὲ ἀναστήσαντες τοὺς ἑταίρους τὴν μὲν ναῦν ὑπεστηρίξαμεν, αὐτοὶ δὲ τὰ πυρεῖα συντρίψαντες καὶ ἀνακαύσαντες δεῖπνον ἐκ τῶν παρόντων ἐποιούμεθα. Παρέκειτο δὲ ἄφθονα καὶ παντοδαπὰ κρέα τῶν ἰχθύων, καὶ ὕδωρ ἔτι τὸ ἐκ τοῦ Ἑωσφόρου εἴχομεν. Τῇ ἐπιούσῃ δὲ διαναστάντες, εἴ ποτε ἀναχάνοι τὸ κῆτος, ἑωρῶμεν ἄλλοτε μὲν ὄρη, ἄλλοτε δὲ μόνον τὸν οὐρανόν, πολλάκις δὲ καὶ νήσους· καὶ γὰρ ᾐσθανόμεθα φερομένου αὐτοῦ ὀξέως πρὸς πᾶν μέρος τῆς θαλάττης. Ἐπεὶ δὲ ἤδη ἐθάδες τῇ διατριβῇ ἐγενόμεθα, λαβὼν ἑπτὰ τῶν ἑταίρων ἐβάδιζον ἐς τὴν ὕλην περισκοπήσασθαι τὰ πάντα βουλόμενος. Οὔπω δὲ πέντε ὅλους διελθὼν σταδίους εὗρον ἱερὸν Ποσειδῶνος, ὡς ἐδήλου ἡ ἐπιγραφή, καὶ μετ´ οὐ πολὺ καὶ τάφους πολλοὺς καὶ στήλας ἐπ´ αὐτῶν πλησίον τε πηγὴν ὕδατος διαυγοῦς, ἔτι δὲ καὶ κυνὸς ὑλακὴν ἠκούομεν καὶ καπνὸς ἐφαίνετο πόρρωθεν καί τινα καὶ ἔπαυλιν εἰκάζομεν
TRADUZIONE
Allora, naturalmente, abbiamo pianto a lungo, poi ho rincuorato i compagni e abbiamo puntellato la nave; sfregando dei legni abbiamo acceso il fuoco e ci siamo preparati il pranzo con quello che avevamo a disposizione: c'erano tutti i tipi di pesci, in quantità, e avevamo ancora l'acqua di cui ci eravamo riforniti a Espero. Il giorno seguente, ci siamo alzati, e ogni volta che la balena rispalancava la bocca, vedevamo ora monti, ora soltanto il cielo, spesso anche delle isole: ci siamo resi conto allora che l'animale stava filando a tutta velocità per il mare in varie direzioni. Quando ormai ci eravamo abituati al nostro soggiorno, ho preso con me sette compagni e mi sono diretto verso l'interno della selva con l'intenzione di perlustrare attentamente i dintorni. Dopo un breve percorso, nemmeno cinque interi stadi, ho scoperto un santuario dedicato a Poseidone - così recitava l'iscrizione - e, non molto distante, molte tombe con tanto di cippi sopra; vicino, inoltre, una sorgente di acqua limpidissima. Sentivamo anche l'abbaiare di un cane e in lontananza si scorgeva del fumo sicché abbiamo intuito che ci doveva essere pure una casa abitata.
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LA TESTA DI CRASSO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Τῆς δὲ κεφαλῆς τοῦ Κράσσου κομισθείσης ἐπὶ θύρας, ἀπηρμέναι μὲν ἦσαν αἱ τράπεζαι, τραγῳδιῶν δ' ὑποκριτὴς Ἰάσων ὄνομα Τραλλιανὸς ᾖδεν Εὐριπίδου Βακχῶν τὰ περὶ τὴν Ἀγαύην. εὐδοκιμοῦντος δ' αὐτοῦ, Σιλάκης ἐπιστὰς τῷ ἀνδρῶνι καὶ προσκυνήσας, προὔβαλεν εἰς μέσον τοῦ Κράσσου τὴν κεφαλήν. Κρότον δὲ τῶν Πάρθων μετὰ χαρᾶς καὶ κραυγῆς ἀραμένων, τὸν μὲν Σιλάκην κατέκλιναν οἱ ὑπηρέται βασιλέως κελεύσαντος, ὁ δ' Ἰάσων τὰ μὲν τοῦ Πενθέως σκευοποιήματα παρέδωκέ τινι τῶν χορευτῶν, τῆς δὲ τοῦ Κράσσου κεφαλῆς λαβόμενος καὶ ἀναβακχεύσας ἐπέραινεν ἐκεῖνα τὰ μέλη μετ'ἐνθουσιασμοῦ καὶ ᾠδῆς "φέρομεν ἐξ ὄρεος ἕλικα νεότομον ἐπὶ μέλαθρα, μακάριον θήραμα". Καὶ ταῦτα μὲν πάντας ἔτερπεν· ᾀδομένων δὲ τῶν ἑξῆς ἀμοιβαίων πρὸς τὸν χορόν ἀναπηδήσας ὁ Ἐξάθρης – ἐτύγχανε γὰρ δειπνῶν – ἀντελαμβάνετο τῆς κεφαλῆς, ὡς αὐτῷ λέγειν ταῦτα μᾶλλον ἢ ἐκείνῳ προσῆκον. Ἡσθεὶς δ' ὁ βασιλεὺς τὸν μὲν οἷς πάτριόν ἐστιν ἐδωρήσατο, τῷ δ' Ἰάσονι τάλαντον ἔδωκεν. Εἰς τοιοῦτόν φασιν ἐξόδιον τὴν Κράσσου στρατηγίαν ὥσπερ τραγῳδίαν τελευτῆσαι.
TRADUZIONE
Quando la testa di Crasso fu portata alle porte le mense non erano ancora state tolte ed un attore rappresentante di tragedie di nome Giàsone, della città di Tralli, stava cantando la (scena) di Agave dalle Baccanti di Euripide. Siccome riceveva molti apprezzamenti, Silace, entrato nella sala del banchetto e dopo essersi genuflesso (di fronte al re), gettò in mezzo (alla stanza?) la testa di Crasso. Poiché i Parti applaudirono con grida di gioia , i servitori fecero sedere Silace per ordine del re, mentre Giàsone consegnò ad uno dei coreuti il costume di Pènteo, ed afferrata la testa di Crasso e mettendosi a danzare come una baccante eseguiva con un canto frenetico quella parte lirica (che dice) "portiamo dal monte alla reggia l'edera appena tagliata, una caccia fortunata", e questo divertiva tutti; ma mentre veniva cantato l'amebeo con il coro che segue, Exatre saltato su - infatti si trovava a banchetto afferrò la testa al suo posto (ἀντ-ελαμβάνετο) affermando che pronunciare quelle parole si addiceva più a lui che a quello. Il re, compiaciuto, donò a lui i doni consueti , mentre a Giasone diede un talento. Con una simile farsa finale dicono che sia finita la spedizione di Crasso, proprio come una tragedia.