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IL DEMONE DI CESARE NE VENDICA LA MORTE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Ὁ μέντοι μέγας αὐτοῦ δαίμων, ᾧ παρὰ τὸν βίον ἐχρήσατο, καὶ τελευτήσαντος ἐπηκολούθησε τιμωρὸς τοῦ φόνου, διά τε γῆς πάσης καὶ θαλάττης ἐλαύνων καὶ ἀνιχνεύων ἄχρι τοῦ μηδένα λιπεῖν τῶν ἀπεκτονότων, ἀλλὰ καὶ τοὺς καθ’ ὁτιοῦν ἢ χειρὶ τοῦ ἔργου θιγόντας ἢ γνώμῃ μετασχόντας ἐπεξελθεῖν. θαυμασιώτατον δὲ τῶν μὲν ἀνθρωπίνων τὸ περὶ Κάσσιον· ἡττηθεὶς γὰρ ἐν Φιλίπποις, ἐκείνῳ τῷ ξιφιδίῳ διέφθειρεν ἑαυτὸν ᾧ κατὰ Καίσαρος ἐχρήσατο· τῶν δὲ θείων ὅ τε μέγας κομήτης (ἐφάνη γὰρ ἐπὶ νύκτας ἑπτὰ μετὰ τὴν Καίσαρος σφαγὴν διαπρεπής, εἶτ’ ἠφανίσθη), καὶ τὸ περὶ τὸν ἥλιον ἀμαύρωμα τῆς αὐγῆς. ὅλον γὰρ ἐκεῖνον τὸν ἐνιαυτὸν ὠχρὸς μὲν ὁ κύκλος καὶ μαρμαρυγὰς οὐκ ἔχων ἀνέτελλεν, ἀδρανὲς δὲ καὶ λεπτὸν ἀπ’ αὐτοῦ κατῄει τὸ θερμόν, ὥστε τὸν μὲν ἀέρα δνοφερὸν καὶ βαρὺν ἀσθενείᾳ τῆς διακρινούσης αὐτὸν ἀλέας ἐπιφέρεσθαι, τοὺς δὲ καρποὺς ἡμιπέπτους καὶ ἀτελεῖς ἀπανθῆσαι καὶ παρακμάσαι διὰ τὴν ψυχρότητα τοῦ περιέχοντος.
Μάλιστα δὲ τὸ Βρούτῳ γενόμενον φάσμα τὴν Καίσαρος ἐδήλωσε σφαγὴν οὐ γενομένην θεοῖς ἀρεστήν· ἦν δὲ τοιόνδε. μέλλων τὸν στρατὸν ἐξ Ἀβύδου διαβιβάζειν εἰς τὴν ἑτέραν ἤπειρον, ἀνεπαύετο νυκτὸς ὥσπερ εἰώθει κατὰ σκηνήν, οὐ καθεύδων, ἀλλὰ φροντίζων περὶ τοῦ μέλλοντος· λέγεται γὰρ οὗτος ἁνὴρ ἥκιστα δὴ τῶν στρατηγῶν ὑπνώδης γενέσθαι καὶ πλεῖστον ἑαυτῷ χρόνον ἐγρηγορότι χρῆσθαι πεφυκώς· ψόφου δέ τινος αἰσθέσθαι περὶ τὴν θύραν ἔδοξε, καὶ πρὸς τὸ τοῦ λύχνου φῶς ἤδη καταφερομένου σκεψάμενος, ὄψιν εἶδε φοβερὰν ἀνδρὸς ἐκφύλου τὸ μέγεθος καὶ χαλεποῦ τὸ εἶδος. ἐκπλαγεὶς δὲ τὸ πρῶτον, ὡς ἑώρα μήτε πράττοντά τι μήτε φθεγγόμενον, ἀλλ’ ἑστῶτα σιγῇ παρὰ τὴν κλίνην, ἠρώτα ὅςτίς ἐστιν. ἀποκρίνεται δ’ αὐτῷ τὸ φάσμα· „ὁ σὸς ὦ Βροῦτε δαίμων κακός· ὄψει δέ με περὶ Φιλίππους“. τότε μὲν οὖν ὁ Βροῦτος εὐθαρσῶς „ὄψομαι“ εἶπε, καὶ τὸ δαιμόνιον εὐθὺς ἐκποδὼν ἀπῄει. τῷ δ’ ἱκνουμένῳ χρόνῳ περὶ τοὺς Φιλίππους ἀντιταχθεὶς Ἀντωνίῳ καὶ Καίσαρι, τῇ μὲν πρώτῃ μάχῃ κρατήσας τὸ καθ’ ἑαυτὸν ἐτρέψατο, καὶ διεξήλασε πορθῶν τὸ Καίσαρος στρατόπεδον· τὴν δὲ δευτέραν αὐτῷ μάχεσθαι μέλλοντι φοιτᾷ τὸ αὐτὸ φάσμα τῆς νυκτὸς αὖθις, οὐχ ὥστε τι προσειπεῖν, ἀλλὰ συνεὶς ὁ Βροῦτος τὸ πεπρωμένον, ἔῤῥιψε φέρων ἑαυτὸν εἰς τὸν κίνδυνον.
Οὐ μὴν ἔπεσεν ἀγωνιζόμενος, ἀλλὰ τῆς τροπῆς γενομένης ἀναφυγὼν πρός τι κρημνῶδες, καὶ τῷ ξίφει γυμνῷ προσβαλὼν τὸ στέρνον, ἅμα καὶ φίλου τινὸς ὥς φασι συνεπιῤῥώσαντος τὴν πληγήν, ἀπέθανεν
TRADUZIONE
Il suo grande demone, di cui si servì durante la vita, anche morto lo seguì come vendicatore della sua uccisione, incalzando e perseguitando per tutta la terra e il mare i suoi uccisori fino a non lasciarne nessuno (in vita), ma a punire in qualsiasi modo quelli che avevano messo mano all'impresa o avevano avuto parte nella sua ideazione. Il più straordinario dei fatti umani fu quello riguardo a Cassio: sconfitto a Filippi, si uccise con quel pugnale che aveva usato contro Cesare; dei fatti divini fu la grande cometa (apparve infatti per sette notti dopo l'uccisione di Cesare, e poi scomparve) e l'oscuramento dei raggi intorno al sole. Infatti per tutto quell'anno il sole si levò pallido e senza bagliori, ed emanò da sé un calore fioco e tenue Ma soprattutto il fantasma che apparve a Bruto rivelò che l'uccisione di Cesare non era stata gradita agli dei. Accadde così.
Stando per traghettare l'esercito da Abido all'altra costa, di notte, come era solito, riposava nella tenda, non dormendo, ma pensando al futuro. Dicono che quest'uomo dormiva meno degli (altri) condottieri ed era tale per natura da stare sveglio per la maggior parte del tempo. Gli sembrò di sentire un rumore presso la porta e guardando alla luce della lanterna che ormai si spegneva vide la terribile visione di un uomo straordinario per grandezza e spaventoso nell'aspetto. Dapprima sbigottito, come vide che quello non diceva né faceva niente, ma stava in silenzio presso il letto, chiese chi fosse. Il fantasma gli rispose: "Il tuo cattivo demone, Bruto; mi vedrai a Filippi". Allora Bruto coraggiosamente disse: "Ti vedrò"; e subito il demone se ne andò via. In un tempo successivo a Filippi schieratosi contro Antonio e Ottaviano, nella prima battaglia essendo superiore volse in fuga la parte contro di lui e si spinse avanti saccheggiando l'accampamento di Ottaviano; ma a lui che stava per combattere la seconda (battaglia) si presentò di notte di nuovo lo stesso fantasma, senza dire nulla, ma Bruto avendo compreso il destino si gettò trascinandosi nel pericolo. Non cadde combattendo ma, avvenuto lo sbaragliamento, ma fuggito verso un luogo dirupato e avendo appoggiato il petto alla spada nuda, morì, come dicono, avendolo un amico aiutato a rendere più forte il colpo.
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IL GIOVANE ALCIBIADE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Triakonta
TRADUZIONE
Volendo incontrarsi con Pericle, passò da casa sua. Gli fu detto che lo statista non aveva tempo per riceverlo: stava studiando come presentare agli Ateniesi il bilancio economico della sua magistratura. Alcibiade, nell'atto di venirsene via, domandò: «E non sarebbe meglio, invece, che studiasse come non presentarlo?». Ancora giovinetto, prese parte alla spedizione militare contro Potidea, condivise con Socrate la tenda e se lo trovò al fianco come compagno d'armi. Ci fu uno scontro particolarmente duro e entrambi si distinsero per il valore. Allorché Alcibiade cadde a terra ferito, Socrate gli si piazzò davanti, lo protesse e lo mise in salvo insieme alle armi, sotto gli occhi di tutti. A voler essere giusti, la ricompensa al valore sarebbe spettata a Socrate, ma i comandanti, condizionati dal suo rango sociale, sembravano voler attribuire ad Alcibiade ogni merito. E Socrate, che intendeva accrescere nel giovane l'ambizione per le azioni belle, fu il primo a testimoniare in suo favore e a chiedere che gli fossero assegnate una corona e un'armatura completa. In seguito, nella battaglia di Delio, quando gli Ateniesi erano in rotta, Alcibiade, che possedeva un cavallo, vide Socrate che si ritirava a piedi insieme a pochi compagni. Non lo oltrepassò: anzi, gli fece da scorta e lo difese da qualunque attacco, mentre i nemici incalzavano e facevano strage. Ma questo episodio accadde tempo dopo.
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DISCORSI A BRACCIO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Triakonta
TRADUZIONE
"Io stesso non direi che bisogna disapprovare del tutto l'improvvisazione dei discorsi ma che bisogna fare questo come si fa con una medicina. ritengo giusto di non parlare a braccio fino alla maggiore età degli uomini, ma quando qualcuno abbia radicato la capacità, allora conviene che questi improvvisi i discorsi, qualora lo richiedano le circostanze. come, infatti, coloro che sono sati legati per molto tempo anche se in seguito venissero slegati zoppicherebbero non essendo in grado di caminare per la lunga abitudine alle catene, allo stesso modo coloro che hanno stretto il discorso per molto tempo, e se un giorno fosse necessario parlare sul momento mantengono non meno lo stesso stile di espressione. il lasciare improvvisare coloro che sono ancoera fanciulli porta come causa immediata discorsi sciocchi. "
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ANTONIO E CLEOPATRA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Triakonta
θορυβουμένων δὲ τούτων καὶ συμπλεκομένων τοῖς περὶ τὸν Ἀρρούντιον. ἀκρίτου δὲ καὶ κοινῆς ἔτι τῆς ναυμαχίας συνεστώσης, αἰφνίδιον αἱ Κλεοπάτρας ἑξήκοντα νῆες ὤφθησαν αἰρόμεναι πρὸς ἀπόπλουν τὰ ἱστία καὶ διὰ μέσου φεύγουσαι τῶν μαχομένων· ἦσαν γὰρ ὀπίσω τεταγμέναι τῶν μεγάλων καὶ διεκπίπτουσαι ταραχὴν ἐποίουν. οἱ δ' ἐναντίοι θαυμάζοντες ἐθεῶντο, τῷ πνεύματι χρωμένας ὁρῶντες ἐπεχούσας πρὸς τὴν Πελο πόννησον. ἔνθα δὴ φανερὸν αὑτὸν Ἀντώνιος ἐποίησεν οὔτ' ἄρχοντος οὔτ' ἀνδρὸς οὔθ' ὅλως ἰδίοις λογισμοῖς διοικούμενον, ἀλλ' -- ὅπερ τις παίζων εἶπε τὴν ψυχὴν τοῦ ἐρῶντος ἐν ἀλλοτρίῳ σώματι ζῆν -- ἑλκόμενος ὑπὸ τῆς γυναικὸς ὥσπερ συμπεφυκὼς καὶ συμμεταφερόμενος. οὐ γὰρ ἔφθη τὴν ἐκείνης ἰδὼν ναῦν ἀποπλέουσαν, καὶ πάντων ἐκλαθόμενος, καὶ προδοὺς καὶ ἀποδρὰς τοὺς ὑπὲρ αὐτοῦ μαχομένους καὶ θνῄσκοντας, εἰς πεντήρη μεταβάς, Ἀλεξᾶ τοῦ Σύρου καὶ Σκελλίου μόνων αὐτῷ συνεμβάντων, ἐδίωκε τὴν ἀπολωλεκυῖαν ἤδη καὶ προσαπολοῦσαν αὐτόν
TRADUZIONE
Quelli del centro, in subbuglio, attaccarono le navi di Arrurunzio. Mentre la battaglia era ancora indecisa e circa alla pari, improvvisamente si videro le sessanta navi di Cleopatra che spiegavano le vele per ritirarsi e fuggivano attraverso i combattenti: erano infatti schierate dietro le grandi navi e, aprendosi un varco in mezzo a queste, crearono confusione. I nemici le guardavano stupiti, vedendole dirigersi verso il Peloponneso, spinte dal vento. Allora Antonio dimostrò chiaramente di non comportarsi né da capo, né da uomo, e di non essere in grado di agire razionalmente, ma — come qualcuno disse scherzando che l'anima dell'innamorato vive in un corpo altrui — di farsi trascinare da quella donna, come se fosse unito a lei e si muovesse con lei. Infatti, appena vi- s de allontanarsi la sua nave, dimentico di tutto, tradendo e abbandonando coloro che combattevano e morivano per lui, si trasferì su una quinquereme, accompagnato soltanto dal Siro Alessa e da Scellio, e seguì colei che l'aveva già rovinato e avrebbe finito di rovinarlo.
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ALCIBIADE UNO DEGLI ALLIEVI PREDILETTI DI SOCRATE VERSIONE DI GRECO di Plutarco TRADUZIONE dal libro Triakonta
Τὸ Ἀλκιβιάδου γένος ἄνωθεν Εὐρυσάκη τὸν Αἴαντος ἀρχηγὸν ἔχειν δοκεῖ, πρὸς δὲ μητρὸς Ἀλκμαιωνίδης ἦν, ἐκ Δεινομάχης γεγονὼς τῆς Μεγακλέους. Λέγεται δ' οὐ κακῶς ὅτι τῆς Σωκράτους πρὸς αὐτὸν εὐνοίας καὶ φιλανθρωπίας οὐ μικρὰ πρὸς δόξαν ἀπέλαυεν. Περὶ μὲν οὖν τοῦ κάλλους τοῦ σώματος οὐδὲν ἴσως δεῖ λέγειν, πλὴν ὅτι καὶ παῖδα καὶ μειράκιον καὶ ἄνδρα πάσῃ συνανθῆσαν τῇ ἡλικίᾳ καὶ ὥρᾳ τοῦ σώματος ἐράσμιον καὶ ἡδὺν παρέσχεν. Ἤδη δὲ πολλῶν καὶ γενναίων ἀθροιζομένων καὶ περιεπόντων, οἱ μὲν ἄλλοι καταφανεῖς ἦσαν αὐτοῦ τὴν λαμπρότητα τῆς ὥρας ἐκπεπληγμένοι καὶ θεραπεύοντες, ὁ δὲ Σωκράτους ἔρως μέγα μαρτύριον ἦν τῆς πρὸς ἀρετὴν εὐφυΐας τοῦ παιδός.
TRADUZIONE n. 1
Da principio la stirpe di Alcibiade sembra che avesse Eurisace, figlio di Aiace, come iniziatore, per parte di madre era Alcmeonide, essendo nato da Dinomaca, figlia di Megacle. Si dice non male che non piccolo aiuto ottenne riguardo a fama dalla benevolenza e amabilità verso lui di Socrate. Forse non bisogna dire niente sulla bellezza fisica se non che fu fiorente in ogni età e stagione della vita, rese il bambino, il ragazzo e l'uomo amabile e fascinoso. Già molti nobili gli stavano attorno facendogli la corte e i più era evidentemente colpiti dalla sua fiorente bellezza che ammiravano con riverenza; l'affetto di Socrate era grande testimonianza della naturale propensione del giovane per la virtù. traduzione n. 2 A risalire all'indietro sembra che Eurisace figlio di Aiace sia l'iniziatore della stirpe di Alcibiade che per parte di madre era Alcmeonide essendo nato da Dinomache figlia di Megacle. Si dice non senza motivo che non piccolo aiuto a diventar famoso gli venne dalla benevolenza e amabilità dimostrata nei suoi riguardi da Socrate. Forse non è il caso di dilungarsi sulla sua bellezza fisiche se non per dire che fu fiorente in ogni età dela vita e lo rese amabile e fascinoso da ragazzo, da giovane e da uomo. Già molti nobili gli stavano attorno facendogli la corte e i più erano evidentemente colpiti dalla sua fiorente bellezza che ammiravano con riverenza; l'affetto di Socrate era grande testimonianza della naturale proponsione del giovane per la virtù.