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Il sacrificio di Ifigenia
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro Triakonta
INIZIO: αναχθεντων δε αυτων απο αργους
FINE: αθανατον αυτην εποιησεν
TRADUZIONE
Quando gli Achei erano partiti da Argo ed erano diretti verso l'Aulide, il cattivo tempo impedì loro il viaggio. Calcante disse loro che non avrebbero potuto navigare se non fosse stata offerta in sacrificio alla dea Artemide la migliore in bellezza tra le figlie di Agamennone poiché la dea era adirata nei confronti di Agamennone che aveva colpito un cervo dicendo: "Nemmeno Artemide". Essendoci stato questo responso, Agamennone avendo inviato Odisseo presso Clitennestra e Taltibio chiedeva Ifigenia, dicendo che l'aveva offerta come moglie ad Achille come compenso della spedizione. Essendo quella giunta, Agamennone avendola collocata sull'altare era sul punto di ucciderla, ma Artemide avendo rapito quella presso Tauro la fece sua sacerdotessa, stando un cervo sull'altare al posto di quella, come alcuni dicono la rese immortale
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Roma contro i Fidenati
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Κατά δέ τήν Ἰταλìαν Φιδηνᾶται μέν, παραγενομένων εἰς τήν πòλιν αὐτῶν πρέσβεων ἐκ τῆς Ῥώμης, ἐπì μικραῖς αἰτìαις ἀνεῖλον τούτους. Ἐφ'οἷς οἱ Ῥωμαωῖοι παροξυνθέντες ἐψηφìσαντο πολεμεῖν, καì προχειρισάμενοι δύναμιν ἀξιòλογον εἵλοντο δικτάτωρα Ἂνιον Αἰμìλιον καì μετά τούτου κατά τò ἒθος Αὖλον Κορνήλιον ἳππαρχον. Ὁ δ'Αἰμìλιος παρασκευασάμενος τά πρòς τòν πòλεμον, ἀνέζευξε μετά τῆς δυνάμεως ἐπì τούς Φιδηνάτας. Ἀντιταξαμένων δέ τῶν Φιδηνατῶν ἐγένετο μάχη ἐπì πολύν χρòνον ἰσχυρά, καì πολλῶν παρ ' ἀμφοτέροις πεσòντων ἰσòρροπος ὁ ἀγὼν ἐγένετο.
TRADUZIONE
In Italia i Fidenati, essendo arrivati nella loro città degli ambasciatori da Roma, li uccisero per dei motivi futili. E i Romani essendosi infuriati per questi fatti decisero di attaccare battaglia, e dopo aver allestito un considerevole esercito, elessero dittatore Amio Emilio e oltre a lui come era usanza il comandante di cavalleria Aulo Cornelio. Emilio, dopo aver preparato le operazioni militari, partì con l?esercito contro i Fidenati. Schieratisi i Fidenati, la battaglia fu per lungo tempo aspra, e essendo morti da entrambe le parti molti uomini, lo scontro risultò equilibrato.
Traduzione n. 2
In Italia dunque i Fidenati, giunti alle loro città di Roma, degli ambasciatori, li uccisero per delle futili cause. I Romani infuriatissimi per questi fatti, decretarono di dichiarare guerra, e dopo aver allestito un considerevole esercito, elessero come comandante Anio Emilio e secondo la tradizione anche il comandante della cavalleria Aveo Cornelio. Emilio, dopo aver preparato le operazioni per la guerra, partì con l'esercito contro i Fidenati. Schierati allora i Fidenati, la battaglia fu per grande tempo aspra, e molti uomini essendo caduti da entrambe le parti, lo scontro risultò equilibrato.
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Τὰ δὲ τοιαῦτα λήματα καὶ τὰς φιλοτιμίας αὐτὸς ἀνέθρεψε καὶ κατεσκεύασε Καῖσαρ, πρῶτον μὲν τῷ χαρίζεσθαι καὶ τιμᾶν ἀφειδῶς, ἐνδεικνύμενος ὅτι τὸν πλοῦτον οὐκ εἰς τρυφὴν ἰδίαν οὐδ’ ἰδίας ἡδυπαθείας ἐκ τῶν πολέμων ἀθροίζει, κοινὰ δ’ ἆθλα τῆς ἀνδραγαθίας παρ’ αὐτῷ φυλασσόμενα ἀπόκειται καὶ μέτεστιν ἐκείνῳ τοῦ πλουτεῖν ὅσα τοῖς ἀξίοις τῶν στρατιωτῶν δίδωσιν· ἔπειτα τῷ πάντα μὲν κίνδυνον ἑκὼν ὑφίστασθαι, πρὸς μηδένα δὲ τῶν πόνων ἀπαγορεύειν. τὸ μὲν οὖν φιλοκίνδυνον οὐκ ἐθαύμαζον αὐτοῦ διὰ τὴν φιλοτιμίαν· ἡ δὲ τῶν πόνων ὑπομονὴ παρὰ τὴν τοῦ σώματος δύναμιν ἐγκαρτερεῖν δοκοῦντος ἐξέπληττεν, ὅτι καὶ τὴν ἕξιν ὢν ἰσχνός, καὶ τὴν σάρκα λευκὸς καὶ ἁπαλός, καὶ τὴν κεφαλὴν νοσώδης, καὶ τοῖς ἐπιληπτικοῖς ἔνοχος, ἐν Κορδύβῃ πρῶτον αὐτῷ τοῦ πάθους ὡς λέγεται, τούτου προσπεσόντος, οὐ μαλακίας ἐποιήσατο τὴν ἀῤῥωστίαν πρόφασιν, ἀλλὰ θεραπείαν τῆς ἀῤῥωστίας τὴν στρατείαν, ταῖς ἀτρύτοις ὁδοιπορίαις καὶ ταῖς εὐτελέσι διαίταις καὶ τῷ θυραυλεῖν ἐνδελεχῶς καὶ ταλαιπωρεῖν ἀπομαχόμενος τῷ πάθει καὶ τὸ σῶμα τηρῶν δυσάλωτον.
TRADUZIONE
Cesare stesso favoriva e alimentava nei suoi soldati questa fermezza e questo spirito di emulazione, innanzitutto accattivandoseli e ricompensandoli con abbondanti elargizioni di denaro e riconoscimenti, dando così l'impressione di non voler ricavare dalle guerre vantaggi economici per sé o soddisfare i suoi lussi e i suoi capricci privati, ma che tutti quei soldi servivano quale premio agli atti di valore compiuti e che se lui ne usufruiva era perché quel denaro veniva dato appunto ai meritevoli. Si accattivava poi l'animo dei soldati partecipando personalmente e spontaneamente ad ogni azione pericolosa e senza sottrarsi ad alcuna fatica.
Ciò che stupiva i soldati non era il suo amore per il rischio, dal momento che essi sapevano quanto grande fosse in lui il desiderio di gloria, erano la sua resistenza alle fatiche e gli sforzi portati al limite delle sue possibilità fisiche, tanto più perché era magro di costituzione, aveva un colorito bianco e delicato, soffriva spesso di emicrania ed era soggetto ad attacchi di epilessia (sembra che il primo l'abbia avuto a Cordova). Tuttavia egli non trasse mai da questa sua debolezza un pretesto per adagiarsi o farsi coccolare, al contrario, fece della vita militare un antidoto contro quel male, compiendo lunghissime marce, consumando pasti frugali, dormendo sempre all'aperto, affrontando ogni genere di disagi, e così riuscì a rendere e a mantenere il corpo inattaccabile ad ogni genere di infermità.
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RITRATTO DEL GIOVANE FABIO MASSIMO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Ην δ αύτω σωματικόν μέν παρωνύμων Βερονκωσσος είχε γαρ άκροχορδόνα μικράν επάνω τοϋ χείλους έπιπεφυκυΐαν ό δέ Όουικούλας σημαίνει μέν το προβάτων έτέΟ η δέ προς την πραότητα καϊ βαρύτητα τοϋ ϊ ΐ&ους τι παιδός όντος Το γάρ ήσύχιον αύτοϋ καϊ σιω πηλόν και μετά πολλής ευλάβειας των παιδικών άπτόμενον ηδονών βραδέως δέ καϊ διαπόνως δεχόμενον τάς μα&ήσεις ευκολον δε προς τους συνή&εις και κατήκοον αβελτηρίας τινός και νω&ρότητος νπόνοιαν είχε παρά τοις έκτος ολίγοι δ ήσαν οί το δυσκίνητον υπό βά&ονς και το μεγαλόψυχο και λεοντώδες έν τϊ φύσει κα&ορώντες αντον Ταχύ δέ τον χρόνου προϊόντος νπό των πραγμάτων έγειρόμενος διε σήμαινε και τοις πο λοίς άπά&ειαν μέν ουσαν την δοκονσαν άπραγίαν ενβονλίαν δέ την εύλάβειαν το δέ προς μηδέν οξύ μηδ εύκινητον έν πάσι μόνιμον και βέβαιον
TRADUZIONE
Per un neo fisico era soprannominato "verrucoso"; aveva infatti una piccola verruca formatasi sopra il labbro. L'appellativo "Ovicula" che significa pecorella gli fu inposto per la mitezza e la serenità del carattere da quando era ancora ragazzo. La sua indole tranquilla e tacituna che coglieva con prudenza i piaceri della giovinezza e imparava lentamente e a fatica benevola verso gli amici e sottomessa, dava a chi non lo conosceva l'impressione di una certa pigrizia e ottusità; pochi erano coloro che capivano la sostanziale inflessibilità della sua natura, la magnanimità e un coraggio da leone. resto col passare del tempo sollecitato dalla realtà diede a vedere anche ai più che quella che sembrava inerzia era impassibilità e la circospezione era prudenza e il non essere impetuoso o vivace in nulla era solo saldezza e sicurezza.
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LA MORTE DI CICERONE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Triakonta
TRADUZIONE
Il tribuno, allora, presi con sé pochi uomini, fece di corsa il giro della casa, dirigendosi verso l'uscita; Erennio, invece, si lanciò in gran fretta lungo i viali. Cicerone se ne accorse e ordinò ai suoi servi di depositare la portantina a terra.
Con un gesto che era solito fare, appoggiò il mento sulla mano sinistra e fissò lo sguardo in quello dei suoi assassini. I capelli erano sporchi e e arruffati, il volto segnato dalle preoccupazioni di quei giorni: quasi tutti i presenti preferirono coprirsi gli occhi, quando Erennio lo colpì a morte.
Fu ucciso mentre protendeva il collo dalla lettiga. Aveva sessantaquattro anni.
Per ordine di Antonio gli vennero tagliate la testa e anche le mani, perché con quelle aveva scritto le Filippiche. Era questo il titolo scelto da Cicerone per le sue invettive contro Antonio e ancora oggi l'opera si chiama così.
Quando il corpo scempiato di Cicerone venne portato a Roma, Antonio era casualmente impegnato nell'elezione di alcuni magistrati. Appena ne ebbe notizia e vide con i suoi occhi, levò un grido e disse che ora le proscrizioni erano finite davvero.
Comandò poi di porre testa e mani sopra i rostri che si trovano sulla tribuna degli oratori: uno spettacolo raccapricciante per i Romani, i quali credettero di vedere in quei tratti non il volto di Cicerone, ma l'immagine dell'animo di Antonio