- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: TRIAKONTA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
La più importante casta indiana versione di greco di Diodoro Siculo
traduzione dal libro versioni di greco triakonta n. 9
Το δε παν πληθος των Ινδων εις επτα μερη διηρηται ων εστι το μεν ... και νοσων και των αλλων των συναμενων τους ακοζοντος ωψελησαι

L'intera popolazione degli indiani è divisa in sette parte. Fra le quali la prima è dei filosofi che è inferiore per entità numerica alle altre, ma primeggia su tutte per distinzione. Infatti dal momento che sono esentati dal prestare qualsiasi servizio allo stato, i filosofi non sono padroni di altre persone de da altre persone sono dominati. A loro ricorrono i singoli cittadini sia per i sacrifici che vanno offerti nel corso della vita, sia per il culto dei morti, perché essi sono carissimi agli dei e hanno la massima esperienza delle questioni relative all'Ade e per questo servizio ricevono doni e onori notevoli. All'intera comunità degli indiani offrono grandi servigi perché ad essi si ricorre all'inizio di ogni nuovo anno per la grande adunanza solenne in quanto predicono alla moltitudine siccità e grandi piogge e ancora felice spirare di venti e malattia e tutti gli altri fenomeni che possono recare vantaggio o danno a quanti li ascoltano.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: TRIAKONTA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
La prima flotta Romana
versione greco Polibio traduzione
libro triakonta pagina 324 numero 4
τῶν δὲ ναυπηγῶν εἰς τέλος ἀπείρων ὄντων τῆς περὶ τὰς πεντήρεις ναυπηγίας διὰ τὸ μηδένα τότε τῶν κατὰ τὴν Ἰταλίαν κεχρῆσθαι τοιούτοις σκάφεσιν, πολλὴν αὐτοῖς παρεῖχεν τοῦτο τὸ μέρος δυσχέρειαν. ἐξ ὧν καὶ μάλιστα συνίδοι τις ἂν τὸ μεγαλόψυχον καὶ παράβολον τῆς Ῥωμαίων αἱρέσεως. οὐ γὰρ οἷον εὐλόγους ἀφορμὰς ἔχοντες, ἀλλ´ οὐδ´ ἀφορμὰς καθάπαξ οὐδ´ ἐπίνοιαν οὐδέποτε ποιησάμενοι τῆς θαλάττης, τότε δὴ πρῶτον ἐν νῷ λαμβάνοντες οὕτως τολμηρῶς ἐνεχείρησαν ὥστε πρὶν ἢ πειραθῆναι τοῦ πράγματος, εὐθὺς ἐπιβαλέσθαι Καρχηδονίοις ναυμαχεῖν τοῖς ἐκ προγόνων ἔχουσι τὴν κατὰ θάλατταν ἡγεμονίαν ἀδήριτον. μαρτυρίῳ δ´ ἄν τις χρήσαιτο πρὸς τὴν ἀλήθειαν τῶν νῦν ὑπ´ ἐμοῦ λεγομένων καὶ πρὸς τὸ παράδοξον αὐτῶν τῆς τόλμης· ὅτε γὰρ τὸ πρῶτον ἐπεχείρησαν διαβιβάζειν εἰς τὴν Μεσσήνην τὰς δυνάμεις, οὐχ οἷον κατάφρακτος αὐτοῖς ὑπῆρχεν ναῦς, ἀλλ´ οὐδὲ καθόλου μακρὸν πλοῖον οὐδὲ λέμβος οὐδ´ εἷς, ἀλλὰ παρὰ Ταραντίνων καὶ Λοκρῶν ἔτι δ´ Ἐλεατῶν καὶ Νεαπολιτῶν συγχρησάμενοι πεντηκοντόρους καὶ τριήρεις ἐπὶ τούτων παραβόλως διεκόμισαν τοὺς ἄνδρας. ἐν ᾧ δὴ καιρῷ τῶν Καρχηδονίων κατὰ τὸν πορθμὸν ἐπαναχθέντων αὐτοῖς, καὶ μιᾶς νεὼς καταφράκτου διὰ τὴν προθυμίαν προπεσούσης, ὥστ´ ἐποκείλασαν γενέσθαι τοῖς Ῥωμαίοις ὑποχείριον, ταύτῃ παραδείγματι χρώμενοι τότε πρὸς ταύτην ἐποιοῦντο τὴν τοῦ παντὸς στόλου ναυπηγίαν
Ma poiché i cantieri erano affatto inesperti della costruzione delle quinqueremi nessuno degli italici facendo allora uso di tali navi, la loro costruzione presentò quindi non piccola difficoltà. Risulta da questo evidente con quanto coraggio e ardimento i Romani compiano le loro imprese. Non solo infatti non disponevano di mezzi idonei, ma erano completamente privi di tutto: eppure non appena ebbero formulato il progetto di combattere per mare, ne affrontarono con tale audacia l'attuazione, che prima ancora di aver fatto alcuna esperienza, subito osarono scendere in campo contro i Cartaginesi, che da intere generazioni possedevano incontrastato il dominio del mare. e della verità di quanto ora ho detto e dell'incredibile ardimento loro, si può recare portare testimonianza, che quando essi si accinsero la prima volta a traghettare le loro truppe a Messina, non solo non avevano navi muniti di coperta, ma anche una sola nave da guerra e neanche da pesca, ma fattisi dare navi a cinquanta rematori e triremi dai Tarentini e dai Locresi ed anche dagli Eleati e dai Napoletani, su queste temerariamente trasportarono i loro uomini. Ed in tale occasione essendosi loro fatti incontro nello stretto i cartaginesi ed una nave di costoro di quelle fornite di ponte, essendosi per troppo ardore combattivo avanzata tanto da incagliarsi e cadere in possesso dei romani, essi servendosene come modello, su di quella condussero la costruzione di tutta la flotta.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: TRIAKONTA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
IL VERO STORICO DEVE ESSERE IMPARZIALE
VERSIONE DI GRECO di Polibio
Traduzione dal libro triakonta
TRADUZIONE
Non meno che dai succitati motivi fui spindo a fermar l'attenzione su questa guerra dal fatto che coloro i quali si ritiene ne abbiano scritto con maggior conoscenza, Filino e Fabio non ci hanno riferita convenientemente la verità. Che essi abbiano volontariamente mentito io non credo argomentando dalla vita e dai principi loro, a mi pare sia loro acaduto press'a poco come agli innamorati. Che a Filino per sua inclinazione e piena benevolenza sembra che i Cartaginesi abbiano agito in ogni caso con saggezza, onore e valore ed i romani tutto al contrario, ed a Fabio (sembra invece) viceversa. Ora in ogni altro caso della vita questa indulgenza non si potrebbe forse biasimare. Il galantuomo dev'essere amico degli amici e della patria sua e condividere con gli amici l'odio per i nemici e l'amore per gli amici: ma quando uno assume l'atteggiamento dello storico , bisogna che si dimentichi di tutte le cose di questo genere e che spesso elogi ed esalti con le massime lodi i nemici, quando le circostanze lo richiedano, e spesso biasimi e rimproveri in modo stroncante le (persone) più vicine (a lui), quando gli errori dei (loro) comportamenti lo costringano a ciò Come infatti, se togliamo la vista ad un essere animato, esso diventa del tutto impotente, così, se le si tolga veridicità, la narrazione storica diviene favola vana. .
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: TRIAKONTA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Successive reincarnazioni di Pitagora
VERSIONE DI GRECO di Diogene Laerzio
TRADUZIONE dal libro Triakonta versione n 5 pag 172
Πυθαγοραν φησιν Ἡρακλείδης ὁ Ποντικὸς περὶ αὑτοῦ τάδε λέγειν, ὡς εἴη ποτὲ γεγονὼς Αἰθαλίδης καὶ Ἑρμοῦ υἱὸς νομισθείη: τὸν δὲ Ἑρμῆν εἰπεῖν αὐτῷ ἑλέσθαι ὅ τι ἂν βούληται πλὴν ἀθανασίας. αἰτήσασθαι οὖν ζῶντα καὶ τελευτῶντα μνήμην ἔχειν τῶν συμβαινόντων. ἐν μὲν οὖν τῇ ζωῇ πάντων διαμνημονεῦσαι: ἐπεὶ δὲ ἀποθάνοι, τηρῆσαι τὴν αὐτὴν μνήμην. χρόνῳ δ᾽ ὕστερον εἰς Εὔφορβον ἐλθεῖν καὶ ὑπὸ Μενέλεω τρωθῆναι. ὁ δ᾽ Εὔφορβος ἔλεγεν ὡς Αἰθαλίδης ποτὲ γεγόνοι καὶ ὅτι παρ᾽ Ἑρμοῦ τὸ δῶρον λάβοι καὶ τὴν τῆς ψυχῆς περιπόλησιν, ὡς περιεπολήθη καὶ εἰς ὅσα φυτὰ καὶ ζῷα παρεγένετο καὶ ὅσα ἡ ψυχὴ ἐν Ἅιδῃ ἔπαθε καὶ αἱ λοιπαὶ τίνα ὑπομένουσιν. ἐπειδὴ δὲ Εὔφορβος ἀποθάνοι, μεταβῆναι τὴν ψυχὴν αὐτοῦ εἰς Ἑρμότιμον, ὃς καὶ αὐτὸς πίστιν θέλων δοῦναι εἶτ᾽ ἀνῆλθεν6 εἰς Βραγχίδας καὶ εἰσελθὼν εἰς τὸ τοῦ Ἀπόλλωνος ἱερὸν ἐπέδειξεν ἣν Μενέλαος ἀνέθηκεν ἀσπίδα, ῾ἔφη γὰρ αὐτόν, ὅτ᾽ ἀπέπλει ἐκ Τροίας, ἀναθεῖναι τῷ Ἀπόλλωνι τὴν ἀσπίδα, ᾿ διασεσηπυῖαν ἤδη, μόνον δὲ διαμένον τὸ ἐλεφάντινον πρόσωπον. ἐπειδὴ δ᾽ Ἑρμότιμος ἀπέθανε, γενέσθαι Πύρρον τὸν Δήλιον ἁλιέα: καὶ πάντα πάλιν μνημονεύειν, πῶς πρόσθεν Αἰθαλίδης, εἶτ᾽ Εὔφορβος, εἶτα Ἑρμότιμος, εἶτα Πύρρος γένοιτο. ἐπειδὴ δὲ Πύρρος ἀπέθανε, γενέσθαι Πυθαγόραν καὶ πάντων τῶν εἰρημένων μεμνῆσθαι.
Eraclide Pontico riferisce che Pitagora diceva di se stesso di essere stato in passato Etalide e di essere stato creduto figlio di Ermes; il dio gli avrebbe detto di scegliersi il privilegio che desiderava, a esclusione dell'immortalità, e lui gli avrebbe chiesto di conservare, sia da vivo sia da morto, il ricordo di quanto accadeva. Così finché restò in vita ricordava ogni cosa; morto, ne serbava memoria allo stesso modo. Poi avrebbe assunto le spoglie di Euforbo e sarebbe stato ferito da Menelao. Euforbo, per parte sua, affermava di essere stato in passato Etalide e di aver ricevuto da Ermes quel dono e raccontava le trasmigrazioni della sua anima, in quante piante e animali era migrata, quanto le era capitato nell'Ade e cosa dovevano subire le altre anime. Alla morte di Euforbo - diceva -la sua anima era trasmigrata in Ermotimo e quest'ultimo, desideroso di dare prova della cosa, si recò a Branchide e entrò nel tempio di Apollo, dove indicò lo scudo dedicato da Menelao, ormai imputridito, di cui rimaneva soltanto la superficie d'avorio (in effetti - diceva - Menelao aveva consacrato lo scudo ad Apollo al suo ritorno da Troia). Morto Ermotimo, divenne Pirro, pescatore di Delo, di nuovo conservando memoria di tutto: di come prima fosse stato Euforbo, poi Ermotimo, quindi Pirro. Alla morte di Pirro divenne Pitagora e serbò memoria di tutte le precedenti vite appena ricordate.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: TRIAKONTA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Teseo e Piritoo complici di rapimenti
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro Triakonta
TRADUZIONE n. 1
E Teseo dapprima, detto figliuolo d’Egeo, ma in verità da Nettun generato ], vedendola non ancora d’età fiorita, ma superiore ad ogn’altra nel volto, tanto dalla bellezza di lei si lasciò vincere, come a vincer altri assuefatto, che, avendo amplissima Patria, e sicurissimo regno, non pensò col possedimento di sì rari beni, che fosse giustoi vivere, senza vivere con lei. Quindi non potendo senza volontà di quelli, a cui era soggetta, arrivare a possederla, come se aspettassero lui e l’età della Figlia, e la risposta da Delfo; niente curandosi Teseo del regno di Tindaro, e disprezzando la forza di Castore, e di Polluce, e di tutti i gravi pericoli, che pur da Sparta gli potevan venire, nessun conto facendo, per forza rapitala, ad Afidne d’Attica la condusse, e tanto si mostrò grato a Piritoo partecipe del rapimento, che volendo egli sposare la figliuola di Giove, e di Cerere, chiama Teseo in compagnia per discendere all’inferno.
traduzione n. 2
Per prima cosa Teseo, quello che è ritenuto figlio di Egeo, quando invece è stato generato da Poseidone, sapendo che Elena non era ancora nel fiore degli anni, ma che già si differenziava dalle altre, venne sconfitto tanto dalla sua bellezza, lui che era abituato a comandare gli altri, che, pur (essendo essendo a lui) avendo lui una grande patria e un sicurissimo regno, non ritenendo degno il vivere senza l'unione con lei, non considerando il potere di Timidoro e disprezzando la forza di Castore e Poluce e non curandosi di tutte le tragedie accadute a Sparta, presala con la forza, corse ad Afidina d' Attica; avendo Piritoo tanta gentilezza nel rapimento, volendo che si sposasse con Core, figlio di Zeus e Demetra, discendente di Edo, lo punì.