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Sapheneia pagina 341 numero 2
Inizio: Ἐπεὶ δὲ πέντε ὡς ἂν εἴποι τις, πηγαί τινές εἰσιν αἱ τῆς ὑψηγορίας γονιμώταται, Fine: τὰ πρὸ αὐτῆς ἅπαντα, ἡ ἐν ἀξιώματι καὶ διάρσει σύνθεσις·
TRADUZIONE
Sono cinque le fonti, come si potrebbe dire, atte a far nascere il sublime, poiché l’ ingegno dell'oratore, senza il quale non c'è assolutamente nulla, suppone come fondamento comune queste cinque componenti: la prima e la più rilevante è la facoltà di generare pensieri nobili, come abbiamo anche spiegato nell'opera su Senofonte; la seconda è l’ intensità e l'entusiasmo del sentimento. Ma queste due fonti del sublime sono per lo più doti congenite, le altre invece sono anche generate dall'arte e cioè la forma speciale delle figure (e queste sono in genere di due tipi, figure di pensiero e figure di parola), inoltre la nobiltà di parola, di cui sono parti a loro volta la scelta delle parole e l'uso richiesto dei figure retoriche; la quinta fonte del sublime, che sintetizza anche tutte le altre che la anticipano, è la combinazione in vista della stima e dell'elevatezza dell’ espressione.
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La storia rende immortali versione greco Diodoro Siculo traduzione libro Triakonta pagina 1 numero 333
πάντες γὰρ ἄνθρωποι διὰ τὴν τῆς φύσεως ἀσθένειαν βιοῦσι μὲν ἀκαριαῖόν τι μέρος τοῦ παντὸς αἰῶνος, τετελευτήκασι δὲ πάντα τὸν ὕστερον χρόνον, καὶ τοῖς μὲν ἐν τῷ ζῆν μηδὲν ἀξιόλογον πράξασιν ἅμα ταῖς τῶν σωμάτων τελευταῖς συναποθνήσκει καὶ τὰ ἄλλα πάντα τὰ κατὰ τὸν βίον, τοῖς δὲ δι´ ἀρετὴν περιποιησαμένοις δόξαν αἱ πράξεις ἅπαντα τὸν αἰῶνα μνημονεύονται, διαβοώμεναι τῷ θειοτάτῳ τῆς ἱστορίας στόματι. καλὸν δ´, οἶμαι, τοῖς εὖ φρονοῦσι θνητῶν πόνων ἀντικαταλλάξασθαι τὴν ἀθάνατον εὐφημίαν. Ἡρακλῆς μὲν γὰρ ὁμολογεῖται πάντα τὸν γενόμενον αὐτῷ κατ´ ἀνθρώπους χρόνον ὑπομεῖναι μεγάλους καὶ συνεχεῖς πόνους καὶ κινδύνους ἑκουσίως, ἵνα τὸ γένος τῶν ἀνθρώπων εὐεργετήσας τύχῃ τῆς ἀθανασίας· τῶν δὲ ἄλλων ἀγαθῶν ἀνδρῶν οἱ μὲν ἡρωικῶν, οἱ δὲ ἰσοθέων τιμῶν ἔτυχον, πάντες δὲ μεγάλων ἐπαίνων ἠξιώθησαν, τὰς ἀρετὰς αὐτῶν τῆς ἱστορίας ἀπαθανατιζούσης.
Tutti gli uomini, infatti, a causa della debolezza della loro natura vivono veramente solo una piccolissima parte dell'eternità e sono morti per tutto il resto del tempo (per sempre) e di coloro che nulla hanno fatto di memorabile in vita, con la morte del corpo finisce anche ogni altro aspetto della loro vita, al contrario le gesta di quelli che con la loro virtù si sono procurati stima, sono ricordate in eterno (tengono viva la memoria della loro esistenza), vengono proclamatate per ogni dove dalla bocca divina della storia Mi pare poi giusto, io credo, per le persone assennate, contraccambiare le fatiche mortali fama immortale, . E' opinione comune, infatti, che Eracle per tutto il tempo che visse presso gli uomini sopportò di sua spontanea volontà grandi e continue fatiche e pericoli per ottenere l'immortalità come benefattore del genere umano, tra gli altri uomini valenti, alcuni ottennero onori eroici, altri pari a quelli divini, ma tutti sono stati ritenuti degni di grandi lodi poiché la storia rende immortali la loro virtù
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Regge persiane versione greco Senofonte
traduzione libro triakonta numero 2 pagina 52
Ciro partì da sardi e avanzò attraverso la Lidia per tre giorni di marcia lungo un tragitto di ventidue parasanghe fino al fiume Meandro. Quest’ultimo la larghezza di questo era largo due iugeri. Innalzandovi sopra un ponte di barche, lo attraversarono. Mentre lo attraversava, si addentrò in Frigia di otto parasanghe in una giornata di marcia, in direzione di Colossa, città frigia piuttosto popolosa grande e prospera. Qui vi rimase sette giorni. Poi avanzò di altre venti parasanghe in tre giorni di marcia verso Celene, città della Frigia altrettanto grande prospera e popolosa. Qui c'era la reggia di Ciro e un grande parco pieno zeppo di bestie selvatiche, che cacciava a cavallo, allorquando intendesse mantenersi in forma e far fare un po’ di movimento ai cavalli. Nel mezzo del parco scorreva (lett. presente ovvero presente storico) il fiume Meandro; le sue sorgenti sono situate sotto la reggia; scorre anche lungo la città dei Celeni. A Cilene si trova anche la reggia del gran Re eretta sulle sorgenti del fiume Marso a ridosso della cittadella; scorre poi attraverso la città e si riversa nel Meandro. Si dice che Serse abbia fatto qui erigere questa reggia e l’acropoli di Celene, quando si ritirò dalla Grecia sconfitto. Ivi Ciro rimase 30 giorni.
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Antiche potenze marinare greche
versione greco Tucidide traduzione Triakonta pagina 48 numero 6
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Diogene Laerzio Triakonta pagina 36 numero 4
Το ορθως λεγειν διαιρειται εις τετταρα εν μεν α δει λεγειν, εν δε οσα δει λεγειν, τριτον προς ου δει λεγειν, ταταρτον δε πηνικα λεγειν δει. Α μεν ουν δει λεγειν, α μελλει συμφερειν τω λεγοντι και το ακουοντι το δε οσα δει λεγειν, μη πλειω μηδε ελαττω των ικανων. Το δε προς ους δει λεγειν, εαν τε προς πρεσβυτερρους διαλεγη αρμοττοντας δει τους λογους διαλεγεσθαι ως πρεσβυτεροις εαν τε προς νεωτερους, αρμοττοντας δει λεγεσθαι ως νεωτεροις. Πηνικα δε λεγειν εστι, μητε προτερω μητε υστερω