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Arrivo all'isola degli empi
VERSIONE DI GRECO di LUCIANO
TRADUZIONE dal libro synesis n. 10 pagina 150
μείνας δὲ κἀκείνην τὴν ἡμέραν, τῇ ἐπιούσῃ ἀνηγόμην τῶν ἡρώων παραπεμπόντων. ἔνθα μοι καὶ Ὀδυσσεὺς προσελθὼν λάθρᾳ τῆς Πηνελόπης δίδωσιν ἐπιστολὴν εἰς Ὠγυγίαν τὴν νῆσον Καλυψοῖ κομίζειν. συνέπεμψε δέ μοι ὁ Ῥαδάμανθυς τὸν πορθμέα Ναύπλιον, ἵν' ἐὰν καταχθείημεν ἐς τὰς νήσους, μηδεὶς ἡμᾶς συλλάβῃ ἅτε κατ' ἄλλην ἐμπορίαν καταπλέοντας. Ἐπεὶ δὲ τὸν εὐώδη ἀέρα προϊόντες παρεληλύθειμεν, αὐτίκα ἡμᾶς ὀσμή τε δεινὴ διεδέχετο οἷον ἀσφάλτου καὶ θείου καὶ πίττης ἅμα καιομένων, καὶ κνῖσα δὲ πονηρὰ καὶ ἀφόρητος ὥσπερ ἀνθρώπων ὀπτωμένων, καὶ ὁ ἀὴρ ζοφερὸς καὶ ὁμιχλώδης, καὶ κατέσταζεν ἐξ αὐτοῦ δρόσος πιττίνη· ἠκούομεν δὲ καὶ μαστίγων ψόφον καὶ οἰμωγὴν ἀνθρώπων πολλῶν. ταῖς μὲν οὖν ἄλλαις οὐ προσέσχομεν, ἧς δὲ ἐπέβημεν, τοιάδε ἦν· κύκλῳ μὲν πᾶσα κρημνώδης καὶ ἀπόξυρος, πέτραις καὶ τράχωσι κατεσκληκυῖα, δένδρον δ' οὐδὲν οὐδὲ ὕδωρ ἐνῆν
TRADUZIONE
Essendo rimasto per quel giorno, l'indomani partii; gli eroi vennero ad accompagnarmi, tra i quali Ulisse mi si accostò, che di nascosto di Penelope mi diede una lettera da portare a Calipso nell'isola Ogigia. Radamanto ci fece accompagnare dal pilota Nauplio, perché se fossimo capitati a quelle isole nessuno ci prendesse, dato che noi eravamo in mare per altre faccende. Poiché uscimmo da quell'aria odorosa, subito un gran puzzo ci circondò come d'asfalto, di zolfo, e di pece che ardano insieme, e un fumo stomachevole e insopportabile, come quello che viene dai cadaveri che bruciano. L'aria era scura e caliginosa, e pioveva una pioggia di pece; e s'udiva rumore di flagelli, e lamenti di molti uomini. Non ci avvicinammo alle altre isole, ma quella su cui smontammo era tutto intorno balze e dirupi nudi, senz'alberi, e senz'acqua
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Mardonio instaura governi democratici nella Ionia
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro np
Ἅμα δὲ τῷ ἔαρι τῶν ἄλλων καταλελυμένων στρατηγῶν ἐκ βασιλέος Μαρδόνιος ὁ Γωβρύεω κατέβαινε ἐπὶ θάλασσαν, στρατὸν πολλὸν μὲν κάρτα πεζὸν ἅμα ἀγόμενος πολλὸν δὲ ναυτικόν, ἡλικίην τε νέος ἐὼν καὶ νεωστὶ γεγαμηκὼς βασιλέος Δαρείου θυγατέρα Ἀρτοζώστρην. Ἄγων δὲ τὸν στρατὸν τοῦτον ὁ Μαρδόνιος ἐπείτε ἐγένετο ἐν τῇ Κιλικίῃ, αὐτὸς μὲν ἐπιβὰς ἐπὶ νεὸς ἐκομίζετο ἅμα τῇσι ἄλλῃσι νηυσί, στρατιὴν δὲ τὴν πεζὴν ἄλλοι ἡγεμόνες ἦγον ἐπὶ τὸν Ἑλλήσποντον. Ὡς δὲ παραπλέων τὴν Ἀσίην ἀπίκετο ὁ Μαρδόνιος ἐς τὴν Ἰωνίην, ἐνθαῦτα μέγιστον θῶμα ἐρέω τοῖσι μὴ ἀποδεκομένοισι Ἑλλήνων Περσέων τοῖσι ἑπτὰ Ὀτάνην γνώμην ἀποδέξασθαι ὡς χρεὸν εἴη δημοκρατέεσθαι Πέρσας· τοὺς γὰρ τυράννους τῶν Ἰώνων καταπαύσας πάντας ὁ Μαρδόνιος δημοκρατίας κατίστα ἐς τὰς πόλις. Ταῦτα δὲ ποιήσας ἠπείγετο ἐς τὸν Ἑλλήσποντον.
TRADUZIONE
Poi all'arrivo della primavera, sollevati dall'incarico gli altri generali, il re mandò Mardonio, figlio di Gobria, sulla costa marittima, al comando di un fortissimo esercito di terra e di una numerosa flotta; Mardonio era giovane d'età e aveva da poco sposato una figlia di re Dario, Artozostre. Una volta arrivato in Cilicia alla testa del suo esercito, Mardonio si imbarcò su una nave e partì con il resto della flotta, mentre altri comandanti guidavano la fanteria verso l'Ellesponto. Mardonio costeggiando l'Asia giunse nella Ionia; e qui lascerò di stucco i Greci che non ammettono che Otane fra i sette Persiani abbia espresso la necessità a suo parere di istituire in Persia la democrazia: Mardonio depose i tiranni e instaurò regimi democratici nelle città. Dopodiché si affrettò verso l'Ellesponto.
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il ravvedimento di creso
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal librosynesis
Ὁ δὲ συννήσας πυρὴν μεγάλην ἀνεβίβασε ἐπ' αὐτὴν τὸν Κροῖσόν τε ἐν πέδῃσι δεδεμένον καὶ δὶς ἑπτὰ Λυδῶν παρ' αὐτὸν παῖδας, ἐν νόῳ ἔχων εἴτε δὴ ἀκροθίνια ταῦτα καταγιεῖν θεῶν ὅτεῳ δή, εἴτε καὶ εὐχὴν ἐπιτελέσαι θέλων, εἴτε καὶ πυθόμενος τὸν Κροῖσον εἶναι θεοσεβέα τοῦδε εἵνεκεν ἀνεβίβασε ἐπὶ τὴν πυρήν, βουλόμενος εἰδέναι εἴ τίς μιν δαιμόνων ῥύσεται τοῦ μὴ ζώοντα κατακαυθῆναι. Τὸν μὲν δὴ ποιέειν ταῦτα. Τῷ δὲ Κροίσῳ ἑστεῶτι ἐπὶ τῆς πυρῆς ἐσελθεῖν, καίπερ ἐν κακῷ ἐόντι τοσούτῳ, τὸ τοῦ Σόλωνος, ὥς οἱ εἴη σὺν θεῷ εἰρημένον, τὸ "μηδένα εἶναι τῶν ζωόντων ὄλβιον". Ὡς δὲ ἄρα μιν προσστῆναι τοῦτο, ἀνενεικάμενόν τε καὶ ἀναστενάξαντα ἐκ πολλῆς ἡσυχίης ἐς τρὶς ὀνομάσαι "Σόλων". Καὶ τὸν Κῦρον ἀκούσαντα κελεῦσαι τοὺς ἑρμηνέας ἐπειρέσθαι τὸν Κροῖσον τίνα τοῦτον ἐπικαλέοιτο, καὶ τοὺς προσελθόντας ἐπειρωτᾶν. Κροῖσον δὲ τέως μὲν σιγὴν ἔχειν εἰρωτώμενον, μετὰ δέ, ὡς ἠναγκάζετο, εἰπεῖν· "Τὸν ἂν ἐγὼ πᾶσι τυράννοισι προετίμησα μεγάλων χρημάτων ἐς λόγους ἐλθεῖν. "
TRADUZIONE
Quello dopo aver ordinato di erigere una grande pira vi fece salire Creso legato in catene e con lui quattordici giovani Lidi; la sua intenzione era di consacrare queste primizie a qualche dio o forse voleva sciogliere un voto; o forse addirittura, avendo sentito parlare della devozione di Creso, lo destinò al rogo curioso di vedere se qualche dio lo avrebbe salvato dal bruciare vivo. Così agiva Ciro; ma a Creso, ormai in piedi sopra la pira, nonostante la drammaticità del momento, venne in mente il detto di Solone: "Nessuno che sia vivo è felice"; e gli parvero parole ispirate da un dio. Con questo pensiero, sospirando e gemendo, dopo un lungo silenzio, pronunciò tre volte il nome di Solone. Ciro lo udì e ordinò agli interpreti di chiedere a Creso chi stesse invocando; essi gli si avvicinarono e lo interrogarono. Creso dapprima evitò di rispondere alle domande, poi, cedendo alle insistenze rispose: "Uno che avrei dato molto denaro perché fosse venuto a parlare con tutti i re".
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Le origini di Demostene
Versione greco Plutarco Traduzione
libro synesis versione numero 6 pagina. 471
Δημοσθένης ὁ πατὴρ Δημοσθένους ἦν μὲν τῶν καλῶν καὶ ἀγαθῶν ἀνδρῶν, ὡς ἱστορεῖ Θεόπομπος, ἐπεκαλεῖτο δὲ μαχαιροποιός, ἐργαστήριον ἔχων μέγα καὶ δούλους τεχνίτας τοὺς τοῦτο πράττοντας. ἃ δ' Αἰσχίνης ὁ ῥήτωρ εἴρηκε περὶ τῆς μητρός, ὡς ἐκ Γύλωνός τινος ἐπ' αἰτίᾳ προδοσίας φεύγοντος ἐξ ἄστεος γεγόνοι καὶ βαρβάρου γυναικός, οὐκ ἔχομεν εἰπεῖν εἴτ' ἀληθῶς εἴρηκεν εἴτε βλασφημῶν καὶ καταψευδόμενος. ἀπολειφθεὶς δ' ὁ Δημοσθένης ὑπὸ τοῦ πατρὸς ἑπταέτης ἐν εὐπορίᾳ ‑ μικρὸν γὰρ ἀπέλιπεν ἡ σύμπασα τίμησις αὐτοῦ τῆς οὐσίας πεντεκαίδεκα ταλάντων ‑ ὑπὸ τῶν ἐπιτρόπων ἠδικήθη, τὰ μὲν νοσφισαμένων, τὰ δ' ἀμελησάντων, ὥστε καὶ τῶν διδασκάλων αὐτοῦ τὸν μισθὸν ἀποστερῆσαι
TRADUZIONE
II padre di Demostene, omonimo del figlio, era un uomo di riguardo, come racconta Teopompo, ed era conosciuto per «lo spadaio», perché aveva una grossa officina e schiavi impegnati a produrre spade Quanto a quello che sul conto della madre ha tramandato l'oratore Eschine, e cioè che era la figlia di un certo Gilone che fu espulso dalla città per tradimento, e di una donna barbara, non posso dire se egli ha detto il vero o una calunnia ingiuriosa Rimasto orfano di padre a sette anni, in condizione agiata — il valore del suo patrimonio era di poco inferiore a quindici talenti —, fu depredato dai tutori14 che si impadronirono di parte delle sue ricchezze e male amministrarono l'altra, tanto da non pagare nemeno i suoi precettori
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Gilippo e Pitene organizzano la spedizione in Sicilia
VERSIONE DI GRECO di Tucidide TRADUZIONE dal libro synesis n. 22 pagina 252
Intanto Gilippo e Pitene da Taranto, quand'ebbero riparate le navi, veleggiando lungo la costa approdarono a Locri Epizefiri. Qui da informatori più fedeli appresero che Siracusa non era stata ancora cinta da un blocco totale: anzi comparendo con un'armata, per il momento era possibile penetrarvi attraverso le Epipole. Occorreva ponderare se convenisse tentare l'ingresso nel porto dal lato del mare, tenendo a man destra la Sicilia, oppure, conservando sempre la costa a sinistra, far vela anzitutto ad Imera, e adunando colà i rinforzi forniti da quella cittadina, e gli altri effettivi tratti dal resto del paese, porsi in marcia per la via di terra. Prevale l'idea dello scalo a Imera, principalmente poiché nello specchio di Reggio non erano ancora comparse le quattro unità di vedetta che Nicia, in fondo, aveva stimato utile appostare, sapendo che Gilippo con la squadra stazionava a Locri Epizefiri. Così, anticipando questa flottiglia di vigilanza, compirono, dopo una fermata a Reggio, la traversata dello stretto fino all'approdo di Messina, e di lì passarono a Imera.