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La sconfitta delle Amazzoni
versione greco Lisia
traduzione libro sunesis synesis
Αμαζοντες γαρ Αρεως μεν το παλαιον ηεσαν θυγατερες οικουσαι παρα τον Θερμοδοντα ποταμον, μοναι μεν ωπλισμεναι σιδηρω ... λαβουσαι μαλλον εξ των κινδυνων η εξ των σωματων εδοξαν ειναι γυναικες
Le amazzoni vissero anticamente, domiciliate presso il fiume Termodonte. Le uniche(donne esistenti al mondo) ad essersi equipaggiate con l’arma tra quelle vicino a quelle stesse, le prime tra tutte/i a montare i cavalli, con i quali catturavano inaspettatamente i fuggitivi per l’inesperienza degli avversari, (con i quali) lasciavano indietro gli inseguitori; stimavano più gli uomini per il coraggio piuttosto che le donne per l’aspetto sembravano infatti essere diverse dagli uomini più per i caratteri di quanto restavano inferiori sul piano fisico (MEGLIO: SEMBRAVANO INFATTI ESSERE SUPERIORI AGLI UOMINI CON I CARATTERI di quanto...). E’ grande opinione che/E’ famoso che (kleos mega) erano a capo di molti popoli e che li avessero sottomessi a loro stesse con la battaglia, che ascoltassero la condizione di quella regione e che ottenessero più istinti agressivi che il beneficio (il favore) di molta stima e grande timore da parte dei popoli (che) combatterono contro questa città. E essendo diventate simili agli uoomini si procurarono le vite con la qualità e al contrario avendo considerato l’opinione degli antichi che crede che le donne siano migliori nelle imprese piuttosto che nel corpo
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Ἀδράστου δὲ καὶ Πολυνείκους ἐπὶ Θήβας στρατευσάντων καὶ ἡττηθέντων μάχῃ, οὐκ ἐώντων Καδμείων θάπτειν τοὺς νεκρούς, Ἀθηναῖοι ἡγησάμενοι ἐκείνους μέν, εἴ τι ἠδίκουν, ἀποθανόντας δίκην ἔχειν τὴν μεγίστην, τοὺς δὲ κάτω τὰ αὑτῶν οὐ κομίζεσθαι, ἱερῶν δὲ μιαινομένων τοὺς ἄνω θεοὺς ἀσεβεῖσθαι, τὸ μὲν πρῶτον πέμψαντες κήρυκας ἐδέοντο αὐτῶν δοῦναι τῶν νεκρῶν ἀναίρεσιν, νομίζοντες ἀνδρῶν μὲν ἀγαθῶν εἶναι ζῶντας τοὺς ἐχθροὺς τιμωρήσασθαι, ἀπιστούντων δὲ σφίσιν αὐτοῖς ἐν τοῖς τῶν τεθνεώτων σώμασι τὴν εὐψυχίαν ἐπιδείκνυσθαι· οὐ δυνάμενοι δὲ τούτων τυχεῖν ἐστράτευσαν ἐπ' αὐτούς, οὐδεμιᾶς διαφορᾶς πρότερον πρὸς Καδμείους ὑπαρχούσης, οὐδὲ τοῖς ζῶσιν Ἀργείων χαριζόμενοι, ἀλλὰ τοὺς τεθνεῶτας ἐν τῷ πολέμῳ ἀξιοῦντες τῶν νομιζομένων τυγχάνειν πρὸς τοὺς ἑτέρους ὑπὲρ ἀμφοτέρων ἐκινδύνευσαν, ὑπὲρ μὲν τῶν, ἵνα μηκέτι εἰς τοὺς τεθνεῶτας ἐξαμαρτάνοντες πλείω περὶ τοὺς θεοὺς ἐξυβρίσωσιν, ὑπὲρ δὲ τῶν ἑτέρων, ἵνα μὴ πρότερον εἰς τὴν αὑτῶν ἀπέλθωσι πατρίου τιμῆς ἀτυχήσαντες καὶ Ἑλληνικοῦ νόμου στερηθέντες καὶ κοινῆς ἐλπίδος ἡμαρτηκότες.
Essendo Adrasto e Polinice partiti in spedizione contro Tebe ed essendo stati sconfitti in battaglia, e non permettendo i Cadmei di seppellire i cadaveri, gli Ateniesi, avendo considerato che quelli (i vinti), se in qualche modo avevano sbagliato, essendo morti avevano avuto la punizione più grande, e che quelli di sotto non ricevevano ciò che era loro dovuto, e che, essendo profanati i riti sacri, gli dei di sopra erano oltraggiati, dapprima, avendo inviato araldi, chiedevano loro di concedere il recupero dei cadaveri, ritenendo che fosse proprio di uomini valorosi vendicarsi dei nemici viventi, e che fosse proprio di coloro che diffidano di sé stessi mostrare il coraggio sui corpi dei morti; e non potendo ottenere queste cose, marciarono contro di loro, non essendoci prima alcuna disputa con i Cadmei, né compiacendo gli Argivi vivi, ma ritenendo che i morti in guerra dovessero ottenere ciò che era loro dovuto, corsero un rischio contro gli altri per entrambi: per i (Cadmei), affinché non peccando più contro i morti non oltraggiassero maggiormente gli dei, e per gli altri (gli Argivi), affinché non tornassero prima nella loro patria, avendo fallito nell'onore ancestrale ed essendo stati privati di una legge greca e avendo mancato di una speranza comune
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Atene è patria madre nutrice
versione greco isocrate
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stesso titolo diversa da gymnasion
ταύτην γὰρ οἰκοῦμεν οὐχ ἑτέρους ἐκβαλόντες οὐδ' ἐρήμην καταλαβόντες οὐδ' ἐκ πολλῶν ἐθνῶν μιγάδες συλλεγέντες, ἀλλ' οὕτω καλῶς καὶ γνησίως γεγόναμεν, ὥστ' ἐξ ἧσπερ ἔφυμεν, ταύτην ἔχοντες ἅπαντα τὸν χρόνον διατελοῦμεν, αὐτόχθονες ὄντες καὶ τῶν ὀνομάτων τοῖς αὐτοῖς, οἷσπερ τοὺς οἰκειοτάτους, τὴν πόλιν ἔχοντες προσειπεῖν: μόνοις γὰρ ἡμῖν τῶν Ἑλλήνων τὴν αὐτὴν τροφὸν καὶ πατρίδα καὶ μητέρα καλέσαι προσήκει. καίτοι χρὴ τοὺς εὐλόγως μέγα φρονοῦντας καὶ περὶ τῆς ἡγεμονίας δικαίως ἀμφισβητοῦντας καὶ τῶν πατρίων πολλάκις μεμνημένους τοιαύτην τὴν ἀρχὴν τοῦ γένους ἔχοντας φαίνεσθαι. τὰ μὲν οὖν ἐξ ἀρχῆς ὑπάρξαντα καὶ παρὰ τῆς τύχης δωρηθέντα τηλικαῦθ' ἡμῖν τὸ μέγεθός ἐστιν: ὅσων δὲ τοῖς ἄλλοις ἀγαθῶν αἴτιοι γεγόναμεν, οὕτως ἂν κάλλιστ' ἐξετάσαιμεν, εἰ τόν τε χρόνον ἀπ' ἀρχῆς καὶ τὰς πράξεις τὰς τῆς πόλεως ἐφεξῆς διέλθοιμεν
traduzione letterale
Infatti noi l’abitiamo non avendo cacciato altri popoli né avendola occupata deserta né essendoci raccolti per l’unione di vari popoli, ma così siamo stati di nascita illustre e genuina, la continuiamo ad occupare da sempre, come dalla quale siamo nati, poiché essendo autoctoni anche di dare dei nomi agli stessi, quali propri parenti, in quanto occupiamo la città; infatti solo a noi tra i Greci si addice di chiamarla nutrice, patria e madre. Sebbene conviene che quelli che ragionevolmente presumono e che contendono giustamente per l’egemonia e fanno riferimento spesso ai costumi patri di mostrare di avere una tale origine di nascita. Dunque per noi sono grandezza questi beni fin da principio e tali cose donate dalla fortuna; noi siamo stati autori di tanti grandi benefici per gli altri, perché così ammettiamo le cose migliori, se dal principio per ordine passiamo il tempo a raccontare anche le imprese della città.
Traduzione libera
Noi infatti non abbiamo dovuto cacciare un altro popolo per abitare questa terra né l'abbiamo occupata deserta né dopo esserci mescolati a razze diverse: la nostra stirpe è pura e originaria perché occupiamo da sempre la terra sulla quale siamo nati, autoctoni quali siamo e nelle condizioni di dare alla nostra città gli stessi noi dei genitori. Solo a noi fra tutti i greci spetta il diritto di chiamarla, nutrice, patria e madre. Ebbene tutti quelli che nutrono ambizioni leggittime, pretendono con ragione l'egemonia e fanno continuo riferimento alle tradizioni patrie, devono poter vantare una tale purezza razziale. Così noi questa è la grandezza dei nostri beni originari e di ciò che ci è stato donato in più dalla sorte. Per quanto riguarda i benefici di cui siamo stati autori per gli altri, il miglior modo di ricordarli è quello di ripercorrere per ordine le imprese della nostra città
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L'ibis animale sacro agli egiziani
versione greco Erodoto traduzione libro synesis pagina 240
Λόγος δὲ ἐστὶ ἅμα τῷ ἔαρι πτερωτοὺς ὄφις ἐκ τῆς Ἀραβίης πέτεσθαι ἐπ᾽ Αἰγύπτου, τὰς δὲ ἴβις τὰς ὄρνιθας ἀπαντώσας ἐς τὴν ἐσβολὴν ταύτης τῆς χώρης οὐ παριέναι τοὺς ὄφις ἀλλὰ κατακτείνειν. Καὶ τὴν ἶβιν διὰ τοῦτο τὸ ἔργον τετιμῆσθαι λέγουσι Ἀράβιοι μεγάλως πρὸς Αἰγυπτίων· ὁμολογέουσι δὲ καὶ Αἰγύπτιοι διὰ ταῦτα τιμᾶν τὰς ὄρνιθας ταύτας. Εἶδος δὲ τῆς μὲν ἴβιος τόδε· μέλαινα δεινῶς πᾶσα, σκέλεα δὲ φορέει γεράνου, πρόσωπον δὲ ἐς τὰ μάλιστα ἐπίγρυπον, μέγαθος ὅσον κρέξ. Τῶν μὲν δὴ μελαινέων τῶν μαχομενέων πρὸς τοὺς ὄφις ἥδε ἰδέη, τῶν δ᾽ ἐν ποσὶ μᾶλλον εἱλευμενέων τοῖσι ἀνθρώποισι (διξαὶ γὰρ δή εἰσι ἴβιες) Ψιλὴ τὴν κεφαλὴν καὶ τὴν δειρὴν πᾶσαν, λευκὴ πτεροῖσι πλὴν κεφαλῆς καὶ αὐχένος καὶ ἀκρέων τῶν πτερύγων καὶ τοῦ πυγαίου ἄκρου (ταῦτα δὲ τὰ εἶπον πάντα μέλανα ἐστὶ δεινῶς), σκέλεα δὲ καὶ πρόσωπον ἐμφερὴς τῇ ἑτέρῃ. Τοῦ δὲ ὄφιος ἡ μορφὴ οἵη περ τῶν ὕδρων, Πτίλα δὲ οὐ πτερωτὰ φορέει ἀλλὰ τοῖσι τῆς νυκτερίδος πτεροῖσι μάλιστά κῃ ἐμφερέστατα. Τοσαῦτα μὲν θηρίων πέρι ἱρῶν εἰρήσθω.
Dicono che al comparire della primavera i serpenti alati spicchino il volo dall’Arabia verso l’Egitto, e che gli uccelli ibis andando loro incontro a questo passo non permettano ai serpenti l’entrata nel paese, e li uccidono. 4) Dicono gli Arabi che gli Egiziani onorano molto l’ibis per questo suo merito, e anche gli Egiziani confermano di onorare per tale ragione questi uccelli. Aspetto dell’ibis. E’ tutto completamente nero; ha le gambe della gru e il becco assai ricurvo; e le sue dimensioni sono quelle del francolino. E’ questo l’aspetto dell’ibis nero, che combatte contro i serpenti. Ed ecco l’aspetto dell’ibis che più frequentemente la gente si trova fra i piedi, perché ce ne sono due specie. Il capo e tutta la gola sono nudi; le penne bianche, (tranne quelle del corpo, del collo, delle estremità delle ali e della coda: parti che sono tutte assolutamente nere); le gambe e il becco sono simili a quelli dell’altro ibis. La forma del serpente è come quella delle bisce d’acqua; porta ali non piumate, pressappoco identiche a quelle del pipistrello. E basta per gli animali sacri.
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Notizie biografiche su Eschilo
versione greco traduzione Libro synesis
Αισχυλος ο τραγικος γενει μεν εστιν Αθηναιος Ελυσινιος των δημων υοις Ευφοριονος Κινεγειρου αδελφος ...

L'Eschilo delle tragedie era di stirpe ateniese, Eleusinio del popolo, figlio di Euforione, fratello di Cinegiro, di natura eupatride. Iniziò con le tragedie da giovane, e (innalzò sopra di sé) si interessò molto della poesia e della disposizione del palcoscenico, della gravità corale e dell'abbigliamento degli interpreti, della serietà del coro...Dicono che partecipò da valoroso alla battaglia di Maratona col fratello Cinegiro, alla battaglia navale a Salamina con il giovanissimo Amenia tra i fratelli, e alla battaglia per terra a Platea. Si allontanò presso Ierone, secondo alcuni sollecitato dagli ateniesi e superato da Sofocle che era giovane, secondo altri battuto da Simonide negli elogia per quelli che erano morti a Maratona; ... (pezzo mancante) Dopo aver preso la strada per la Sicilia, poiché Ierone stava allora colonizzando l'Etna, gli mostrò i territori del monte augurando bella vita agli abitanti della città