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Prakteon pagina 93 numero 49
Και δη και Σοφοκλεα ποτε εδοξα τον ποιητην παρελθειν εις την οικιαν την εμαυτου παρελθοντα δε στηναι προσθεν του οικηματος ου διατριβων. τυγκἁνω, εστωτος δε αυτου και σιωπωντος ...
Ed un giorno sognai addirittura Sofocle il poeta che arrivava alla mia casa, e che, una volta arrivato, stava davanti a casa sua ove mi trovo a vivere, poi, dopo essersi fermato e tacendo le stesse labbra da sé sussurravano in modo soave; l'intero volto era proprio di una persona maestosa e dignitosa. Dunque, dopo averlo visto mi alzai e, dopo essermi alzato, lo accoglievo con affetto e gli domandavo: "Come sta", dicevo, "tuo fratello?", e quello: "perché, ho un fratello?" "Eschilo, certo", io dicevo. E avanzavo insieme all'interno, e come arrivavamo al portico, un sofista, di quelli che erano presso di noi e soprattutto di quelli illustri, si trovava sconvolto, un pò più lontano dalle porte dal lato sinistro. Osservavamo gli altri in un altro modo e genere molto solennemente e familiarmente, ciascuno secondo le varie circostanze. Anche questo diede inizio alla gioia. Infatti, esponendo alcuni miei discorsi in sogno e apprezzandoli fortemente, avendo uno degli ascoltatori detto con lode: "come un tale", che egli ammirava molto degli antichi, mi sembrava che il maestro, essendo presente, dicesse, essendo alquanto inquieto: "non adopererai quello e quello?". E stava per dire agli altri in seguito, come a voler dire che non ce n'era uno solo che potesse essere paragonato a me"
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Prakteon versione numero 323
Εστω δη οργη ορεξις μετα λυπης τιμωριας δια φαινομενην ολιγωριαν εις αυτον η τι των αυτου του ολιγωρειν μη προσηκοντος. ...... ωσπερ η των ενυπνιων.
Definiamo dunque l'ira come il desiderio, accompagnato da dolore, di una vendetta appariscente a causa di una mancanza di riguardo, appariscente, relativa alla propria persona o ad uno dei nostri, non essendo meritato tale disprezzo. ....
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Prakteon numero 21
Inizio: Εισι δ'αι μικραι αργατιδες μαλλον των μεγαλων, ωσπερ ειρηται, εχουσι δε τα πτερα περιτετριμενα και χροιαν μελαιναν και επικεκαυμεναι .... Fine: ειτ'εξαπινης σιωπωσιν.
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Prakteon pagina 315 numero 305
Inizio: ὅστις δ' ὑπὲρ τοῦ βελτίστου πολλὰ τοῖς ὑμετέροις ἐναντιοῦται βουλήμασι, καὶ μηδὲν λέγει πρὸς χάριν ... Fine: ἀλλὰ διαμένω λέγων ἐξ ὧν ἐγὼ μὲν πολλῶν ἐλάττων εἰμὶ παρ' ὑμῖν, ὑμεῖς δ', εἰ πείσεσθέ μοι, μείζους ἂν εἴητε·
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prakteon pagina 312 numero 299
Μη δη τουθ'ως αδικημ' εμον θης, ει κρατησαι συνεβη Φιλιππω τη μαχη· εν γαρ τω θεω το τουτου τελος ην, ουκ εμοι .... Αλλ'ουτ'εκυβερνων την ναυν φησειεν αν (ωσπερ ουδ'εστρατηγουν εγω) ουτε της τυχης κυριος ην, αλλ'εκεινη των παντων.
Non imputare questo a mia colpa, se è successo a Filippo di vincere nella battaglia: infatti, il risultato di questo dipendeva dal Dio, non da me. Dimostrami invece che non ho fatto tutte le scelte possibili secondo le capacità umane di calcolo e che non le ho attuate con rettitudine, con zelo e con la disponibilità ad affrontare ogni fatica al di sopra delle mie forze, e che non ho intrapreso azioni nobili, degne della città e necessarie, dimostramelo, e solo dopo rivolgimi le tue accuse. Se l'uragano che è capitato è risultato essere più forte non solo di noi, ma anche di tutti i restanti Greci, cosa bisogna fare? Come se un armatore, che ha fatto tutto il possibile per la salvezza e ha fornito l'imbarcazione di quanto, supponeva, l'avrebbe salvata, poi si fosse imbattuto in una tempesta, in cui gli strumenti gli fossero andati in avaria o anche completamente distrutti, venisse accusato del naufragio. «Ma non ero io il timoniere della nave» potrebbe dire (come nemmeno io ero stratego) «né ero padrone della sorte, ma è lei ad esserlo di tutto».