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Arrivederci a Filippi
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Ὡς οὖν εμελλεν ο Βρουτος εξ Ασιας διαβιβαζειν...
Fine: ... τοτε μεν επηγρυπνησεν.
TRADUZIONE n. 1
Quando, dunque, si apprestava a far passare l’esercitodall’Asia in Europa, la notte era molto avanzata e la tenda erailluminata da una luce molto fioca, e tutto il campo era immersonel silenzio. Mentre stava riflettendo e meditando su qualcosa, gli sembrò di sentir entrare qualcuno. Guardò verso l’ingressoe gli si presentò un’apparizione terribile e strana di un corpomostruoso e orribile, che stava ritto in silenzio davanti a lui. Tuttavia ebbe il coraggio di chiedergli: “Chi sei, uomo o dio?E perché sei venuto qui da me?” E il fantasma gli rispose: “OBruto, sono il tuo demone cattivo; mi rivedrai a Filippi”. E Bruto, senza turbarsi, disse: “Ti rivedrò”. Scomparso il fantasma, Brutochiamò i servi; essi affermarono di non aver udito alcuna voce edi non aver visto alcuna apparizione. Dicono che sipresentò di nuovo a Bruto il fantasma, con lo stesso aspetto, ma se ne andò senza dire parola.
TRADUZIONE n. 2
Stando per traghettare l´esercito da Abido all´altra costa, di notte, come era solito, riposava nella tenda, non dormendo, ma pensando al futuro. Dicono che quest´uomo dormiva meno degli (altri) condottieri ed era tale per natura da stare sveglio per la maggior parte del tempo. Gli sembrò di sentire un rumore presso la porta e guardando alla luce della lanterna che ormai si spegneva vide la terribile visione di un uomo straordinario per grandezza e spaventoso nell´aspetto. Dapprima sbigottito, come vide che quello non diceva n� faceva niente, ma stava in silenzio presso il letto, chiese chi fosse. Il fantasma gli rispose: "Il tuo cattivo demone, Bruto; mi vedrai a Filippi". Allora Bruto coraggiosamente disse: "Ti vedrò"; e subito il demone se ne andò via. In un tempo successivo a Filippi schieratosi contro Antonio e Ottaviano, nella prima battaglia essendo superiore volse in fuga la parte contro di lui e si spinse avanti saccheggiando l´accampamento di Ottaviano; ma a lui che stava per combattere la seconda (battaglia) si presentò di notte di nuovo lo stesso fantasma, senza dire nulla, ma Bruto avendo compreso il destino si gettò trascinandosi nel pericolo.
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MORTE DI POLEMARCO
VERSIONE DI GRECO di Lisia
Traduzione n. 1 da klimax traduzione n. 2 da altri libri
Traduzione dal libro klimax
I Trenta annunciarono a Polemarco il loro ordine abituale di bere la cicuta, prima di dire la causa per la quale stava per morire. Così per molto tempo fu necessario essere giudicati e essere difesi. e dopo che era stato portato via dalla prigione morto, non permisero di portarlo in nessuna delle tre case che avevamo, ma avendo affittato una capanna lo collocarono li. e noi avendo molti vestiti a noi che lo chiedevamo, nessuno li diedero per la sepoltura, ma degli amici uno diede per la sepoltura o il vestito, o il cuscino, o ciò che ciascuno aveva. e avendo settecento scudi dei nostri, avendo (preso) l'oro e tanti pezzi d'oro, rame, e gioielli, e vestiti da donna giunsero a casa sua, Melobio prese dagli orecchi della moglio di Polemarco gli orecchini d'oro, che portava per caso
traduzione da altri libri
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TENTATIVO DI FUGA
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Klimax - pag. 455 n. 507
TRADUZIONE
Ed io fuggivo per il desiderio di fuga e per la cura della fanciulla con la corsa di un cavallo, mentre la vecchia era stata lasciata indietro. E la fanciulla pregava gli dei di salvarla con la fuga; (rivolta) verso di me "Mi porterai, disse, da mio padre, oh bello, ti libererò da ogni fatica e un medimno di orzo per te sarà (= ti darò) ogni giorno per il pranzo. Ed io fuggendo dai miei assassini e sperando nella grande felicità e nel giovamento della ragazza salvata da me cercavo di dimenticarmi della ferita. Quando eravamo giunti là dove la via si divide in un trivio, i nemici tornati indietro ci assalgono e da lontano subito alla luce della luna riconobbero i prigionieri infelici e essendosi avvicinati mi prendono e mi dicono: "Oh bella e buona fanciulla, dove vai nel buio della notte tempestosa? non temi gli spettri? ma orsù vieni da noi, che ti portiamo dai tuoi genitori", ridendo sarcasticamente parlavano, e essendosi voltati verso di me mi riportarono indietro. Ed io ricordatomi della ferita del piede zoppicavo.
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I PRIMI ABITANTI DI ROMA ANTICA
Versione greco Dionigi di Alicarnasso
traduzione libro Klimax - pag. 83 n. 62
La città di Roma e' situata nelle regioni occidentali dell'Italia, nei pressi del fiume Tevere che sfocia all'incirca nella zona costiera centrale, la quale dista dal mar Tirreno centoventi stadi. Coloro che la conquistarono per primi tra quelli che si ricordano erano dei certi barbari autoctoni detti Siciliani, dominanti molti e altri ancora territori dell'Italia, di cui rimangono (non poche=) molte e illustri testimonianze fino ai giorni nostri in cui i nomi di alcuni luoghi sono di origine siciliana e indicano la loro antica dimora. Proprio gli Aborigeni, dopo aver scacciato questi, occuparono la regione degli Enotri che sono gli epigoni di coloro che abitano la costa da Taranto fino a Posidonia. Proprio alcuni giovani offerti in sacrificio agli dei, secondo l'usanza del luogo, dai padri, si dice che furono inviati per abitare la regione che era stata loro assegnata dalla divinità.
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PELOPIDA
VERSIONE DI GRECO di Polieno
TRADUZIONE dal libro Klimax - pag. 88 n. 66
TRADUZIONE
Pelopida, non potendo attraversare il fiume in Tessaglia, incalzando i nemici dopo aver posto un accampamento davanti al fiume, costruiva attorno una palizzata. Dopo aver bruciato molti alberi, avendo fatto riposare l'esercito, nel mezzo della notte bruciò la palizzata. Essendosi innalzato il fuoco a ogni parte, alcuni nemici non poterono inseguirli; gli uomini di Pelopida attraversavano il fiume con sicurezza. La guarnigione spartana sorvegliava Tebe e il comandante di guarnigione si trovava a Cadmea. C'era la festa in onore di Afrodite: le donne danzavano in onore della dea; invece gli uomini stavano intorno a queste. Al comandante sembrò che il dio fosse onorato; chiamò una compagna. Pelopida andò dentro con una piccola spada nascosta e, avendo ucciso il comandante, liberò Tebe.