- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: GRECO TERZA EDIZIONE - versioni greco tradotte
- Visite: 1
Greco terza edizione numero 12 pagina 75
Inizio: Κροισος, ο των Λυδων δυναστης, οτι πλουτω και ανδρεια και τη της αρχης ευδαιμονια ... Fine: μαντειου ευνοια εχειν
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: GRECO TERZA EDIZIONE - versioni greco tradotte
- Visite: 2
Efesto
versione di greco dal
Libro: Greco Nuova Edizione pag. 194 n° 26
Clicca qui se ti serve la versione del libro Anthropoi
traduzione n. 1
Efesto, figlio di Era, aiuta Era quando la dea viene offesa dal signore dell'Olimpo; Zeus si adira e per punire il figlio, bandisce Efesto dal cielo, il dio cade in una buca e diventa zoppo. Efesto è lo scopritore del ferro, del rame e della lavorazione dell'oro; egli infatti lavora ogni metallo per mezzo del calore. Dicono che Efesto abbia un'officina nell'Etna e che la lavori con l'anima. Spesso dei e uomini ricevono utili doni da Efesto. Quando Achille, dopo la morte di Patroclo, abbandona l'ira e vuole ritornare alla battaglia, Efesto (gli) porta in dono una splendente e bellissima armatura.
Traduzione n. 2
Efesto Nella mitologia greca, dio del fuoco e della metallurgia, figlio del dio Zeus e della dea Era o, in alcune versioni, generato dalla sola Era. Diversamente dagli altri dei, Efesto era brutto e zoppo. Poco tempo dopo la sua nascita fu cacciato dall'Olimpo: in alcune leggende da Era, disgustata dalla sua deformità, in altre da Zeus, perché Efesto si era schierato a fianco di Era contro di lui. Nella maggior parte dei racconti, però, assurge ben presto all'Olimpo e sposa Afrodite, dea dell'amore, o Aglaia, una delle tre grazie. In quanto artigiano degli dei, Efesto fabbricava per loro corazze, armature e gioielli; viene spesso identificato con il dio romano del fuoco, Vulcano, la cui fucina si trovava sotto l'Etna, in Sicilia.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: GRECO TERZA EDIZIONE - versioni greco tradotte
- Visite: 1
Un generale psicologo versione di greco di Polieno
libro greco terza edizione
Επαμεινονδας επεχειρησε νυκτος... ...μελοντας κινδυνυς αντί της ευεργειας
Traduzione n. 1
Epaminonda tentava di notte di conquistare una città dei lacedemoni poiché era priva di cittadini. Agesilao, venuto a sapere da parte dei disertori dell'assalto, correndo rapidamente con il cuo esercito, giunto prima dei nemici all'interno della città, aspettò i tebani, coloro che sopraggiunsero vennero respinti con la forza dai lacedemoni. Poichè secondo loro caddero in un grosso pericolo in modo confuso e durante la notte furono costretti a fuggire, molti gettarono gli scudi. Epaminonda vedendo ciò, non volendo che i codardi fossero rivelati, annunciò: " nessuno degli opliti porti sa sé lo scudo, ma lo dia agli scudieri e agli altri servitori: voi stessi seguite il comandante con soltanto le lance e i pugnali". così dunque al popolo rimasero nascosti coloro che avevano gettato le armi e più volentieri prestarono ascolto a Epaminonda per i pericoli futuri in cambio dei questo beneficio.
Traduzione n. 2
Epaminonda tentava di notte di prendere la città degli spartani, essendo priva di cittadini. Agesilao, venendo a sapere da parte dei disertori di questo assalto, correndo rapidamente con il suo esercito, giunto per primo in città, aspettava che giungessero i tebani, quelli giungendo vennero respinti dai nemici. Poichè caddero in un grosso pericolo confusamente e poiché di notte furono costretti con la forza a fuggire molti gettavano via gli scudi, epaminonda vedendo ciò, non volendo che i codardi fossero puniti e rimproverati, annunciò: "Nessuno degli opliti porti lo scudo da sè, ma lo consegni agli scudieri o agli altri servitori; voi stessi seguite il comandante con soltanto le lance e il pugnale". Così dunque per la maggior parte rimasero nascosti coloro che avevano gettato le armi e più spontaneamente a Epaminonda nei pericoli futuri in cambio di questo beneficio.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: GRECO TERZA EDIZIONE - versioni greco tradotte
- Visite: 1
Il pastore e il mare
Autore: Esopo
versione del libro gymnasion
Un pastore, che faceva pascolare il gregge lungo la costa, vedendo il mare tranquillo fu preso dal desiderio di imbarcarsi e mettersi in commercio. Vendette le pecore, acquistò datteri e prese il largo. Ma fu colto da un fortunale e per salvarsi dovette gettare in acqua tutto il carico. Molti anni dopo, trovandosi in riva al mare, udì un passante ammirarne la calma. E il pastore: “Si vede che vuole ancora datteri”. La favola dimostra che è inutile vendere datteri in alto mare: non li compra nessuno.
Altra proposta per il libro gymnasion
un pastore, mentre pascolava un gregge in un luogo vicino al mare, vedendo che il mare si era calmato, desiderò avendo cambiato vita e diventando marinaio, navigare per commercio. dunque avendo venduto il gregge e avendo comprato una grande quantità di datteri salpò sperando che la nave venisse in breve tempo riempita di ricchezze. quando giunse nel mare sopraggiunse un violento inverno e poiché la nave correva il pericolo di affondare, fu costretto a gettare tutto il carico nei flutti. , affinché si salvasse (la nave ) e a stento si volse indietro verso il porto con la nave vuota. ma arrivando qualcuno dopo non pochi giorni ed essendosi calmato il mare, ammirandone la tranquillità, questo grida : non fidarti, infatti desidera di nuovo i datteri e perciò si mostra tranquillo perché spera che nel caso in cui fosse infuriato, altri datteri gli saranno gettati.
Versione dal libro Anthropoi pagina 93 n. 77
Un pastore mentre pascolava il gregge in un luogo costiero, vide il mare calmo e desiderò di viaggiare verso il mercato. Allora vendette il gregge, comprò dei datteri e salpò. Ma poiché in seguito giunse un forte inverno e dal momento che la nave rischiava di essere sommersa, gettò tutta la merce nel mare e si portò in salvo a stento sulla neve vuota. Dopo non pochi giorni, essendo l’uomo giunto a destinazione ed ammirando la tranquillità del mare, aggiunse: “Caro mio, desideravi evidentemente i datteri, ecco perché sembravi tanto calmo”La favola insegna che le sofferenze sono insegnamenti per l’uomo.
Versione dal libro la lingua greca
Un pastore, pascolando la gregge in un luogo marittimo, poiché vide il mare tranquillo, desiderava, cambiando la (sua) vita e diventando un marinaio, intraprendere i commerci per mare. Perciò vendeva la gregge, trasportava una grande quantità di datteri alla nave, pensando di arricchirsi in poco tempo, e (la) guidava. Quando era sul mare, arrivava una tempesta violente e la nave era in pericolo di affondare; così era obbligato a gettare tra le onde la merce essenziale e difficilmente si salvava con la nave vuota. Dopo non pochi giorni pascolando di nuovo la gregge press o il mare, sente la calma del mare ammirata da un viandante. il pastore diceva: " Oh amico, non fidarti: il mare vuole datteri, perciò appare tranquillo" La storia insegna che le sventure sono insegnamenti per gli uomini.
VERSIONE DA NUOVI ESERCIZI GREC I
Un pastore, pascolando il gregge, in un luogo presso il mare, vedendo sereno il mare, bramò di navigare per il commercio. beni. Correndo la nave pericolo di affondare a causa di una violenta tempesta essendo stato costretto a gettare tutto il carico in mare, a stento nella nave vuota si salvò. Dopo molti giorni passando qualcuno e ammirando la distesa del mare calmo, quello gridava: “non fidarti: desidera di nuovo i datteri e per questo si mostra calmo, poiché spera, quando il mare si agita, che gli altri datteri saranno gettati”. Avendo venduto le pecore e avendo acquistato datteri, salpò sperando che la nave in breve tempo si sarebbe riempita
Il re spartano Archidamo simula un prodigio per incoraggiare le truppe - Polieno Versione greco terz
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: GRECO TERZA EDIZIONE - versioni greco tradotte
- Visite: 1
Il re spartano Archidamo simula un prodigio per incoraggiare le truppe POLIENO versione greco
Αρχιδαμος ο των Σπαρτιατων δυναστης εν Αρκαδια μαχην προς τους πολεμιυς θ υστεραια ημερα συναπτειν εμελλεν ΑΘυμος δε τους Σπαρτιατας εωρα και μηκἁνη ορνυναι εβουλευετο. Νυκτωρ βωμον μεν ιδρυε και οπλα λαμπρα εκρεμαννυ ιππους δε δυο περιηγεν. Επει δ'ημερα ην, οι λοκἁγοι και οι καξιαρχοι τον Θαυμαστον βωμον τα καινα οπλα και τα σημεια των οπλων τοιν ιπποιν εδερκοντο τα δε τοις στρατιωταις εδεικνυσαν και διηγελλον οτι οι Διοσκουροι, οι Θειοι διδυμοι ευεργεται των ανΘρωπον, παρεγιγνοντο και συμμαχοι ησαν. Ουτω μεν οι στρατιωται ερρωνυντο γενναιως δε ηγωνιζοντο και τους πολεμιους εις φυγην ετρεπον
Archidamo, re degli Spartani, stava per attaccare battaglia contro i nemici in Arcadia nel giorno seguente. Egli vedeva gli Spartiati scoraggiati e voleva risvegliarli con uno stratagemma. Di notte allora faceva costruire un altare e poneva delle armi splendenti in mezzo all’altare, conduceva inoltre due cavalli. Quando era giorno, i comandanti e i tassiarchi vedevano l’altare meraviglioso, le strane armi e i fregi delle armi dei cavalli. Mostravano queste cose ai soldati e annunciavano che i Dioscuri, gemelli divini, benefattori degli uomini, erano presenti ed erano alleati. Così da una parte i soldati si rincuoravano e combattevano valorosamente, dall’altra volgevano i nemici alla fuga e innalzavano un trofeo.
Altra proposta di traduzione
Archidamo, re degli spartani, voleva attaccare battaglia in Arcadia contro i nemici il gionro seguente. Vedeva gli spartani scoraggiati e all'improvviso diceva di sollevarli. Di notte innalzava un altare e poneva armi splendenti in mezzo all'altare, conduceva quindi intorno due cavalli. Come era giorno, i luogotenti e i comandanti di squadrone scorgevano il meraviglioso altare, le armi insolite e le insegne delle armi per i cavalli. Esse mostravano ai soldati e annunciavano che i dosuri, i gemelli divini, benefattore degli uomini, ci assistevano ed erano alleati. Così i soldati accorrevano, combattevano valorosamente, volgevano i nemici in fuga e innalzavano il trofeo