- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRASIS - versioni greco tradotte
- Visite: 4
CULTURA E SEMPLICITA' DI CRASSO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Frasis
περὶ ξένους ἦν φιλότιμος ὁ Κράσσος· ἀνέῳκτο γὰρ ἡ οἰκία πᾶσι, καὶ τοῖς φίλοις ἐδάνειζεν ἄνευ τόκων, ἀπῄτει δ' ἀποτόμως τοῦ χρόνου παρελθόντος εἰς ὃν ἐδάνειζε, καὶ τὸ προῖκα πολλῶν ἐγίνετο τόκων ἐπα χθέστερον. ἐν δὲ τοῖς δείπνοις ἡ μὲν κλῆσις ἦν ὡς τὰ πολλὰ δημοτικὴ καὶ λαώδης, ἡ δ' εὐτέλεια τὴν καθαριότητα καὶ φιλοφροσύνην ἡδίονα τοῦ πολυτελοῦς εἶχε. παιδείας δὲ τῆς περὶ λόγον μάλιστα μὲν τὸ ῥητορικὸν καὶ χρειῶδες εἰς πολλοὺς ἤσκησε, καὶ γενόμενος δεινὸς εἰπεῖν ἐν τοῖς μάλιστα Ῥωμαίων, ἐπιμελείᾳ καὶ πόνῳ τοὺς εὐ φυεστάτους ὑπερέβαλεν. οὐδεμίαν γὰρ οὕτω δίκην φασὶ μικρὰν οὐδ' εὐκαταφρόνητον γενέσθαι πρὸς ἣν ἀπαράσκευος ἦλθεν, ἀλλὰ καὶ Πομπηίου πολλάκις ὀκνοῦντος καὶ Καίσαρος ἐξαναστῆναι καὶ Κικέρωνος, ἐκεῖνος ἀνεπλήρου τὴν συνηγορίαν, καὶ διὰ τοῦτο μᾶλλον ἤρεσκεν ὡς ἐπιμελὴς καὶ βοηθητικός. ἤρεσκε δὲ καὶ τὸ περὶ τὰς δεξιώσεις καὶ προσαγορεύσεις φιλάνθρωπον αὐτοῦ καὶ δημοτικόν. οὐδενὶ γὰρ οὕτως ἀπήντησε Ῥωμαίων ἀδόξῳ καὶ ταπεινῷ Κράσσος, ὃν ἀσπασάμενον οὐκ ἀντιπροση γόρευσεν ἐξ ὀνόματος.
TRADUZIONE
Grasso era pieno di premure anche verso gli stranieri; la sua casa era aperta a tutti ed egli prestava agli amici senza pretendere interessi, ma inflessibilmente esigeva la restituzione per quel giorno fissato al momento del prestito: la concessione gratuita diventava allora più gravosa di un prestito ad alto tasso. Quando organizzava dei banchetti, invitava per lo più gente del popolo con cui era in familiarità, e il tono modesto comportava una sincerità e affabilità più gradita di un sontuoso apparato. NelTeducazione letteraria curò soprattutto la retorica, di cui si valeva nei discorsi al popolo, e divenuto oratore tra i più valenti a Roma, superò per impegno e cura i meglio dotati. Dicono che non ci fosse alcuna causa, per quanto modesta e insignificante, alla quale venisse impreparato; se anche, spesso, Pompeo, Cesare e Cicerone evitavano di prendere la parola, egli assumeva la difesa. Per questo godeva di maggiore simpatia, perché persona impegnata e disposta ad aiutare. [Piaceva anche il suo tono affabile e democratico nel salutare e nel rivolgere la parola: Grasso non incontrò mai nessun Romano, per quanto umile e oscuro, cui non si rivolgesse per nome rispondendo al suo saluto.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRASIS - versioni greco tradotte
- Visite: 4
I CONGIURATI AGGREDISCONO CESARE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Frasis
TRADUZIONE
Come Cesare entrò nell'aula, il Senato si alzò in piedi in segno di omaggio e subito una parte dei compagni di Bruto andarono a sistemarsi dietro il suo seggio mentre altri gli muovevano incontro, fingendo di unirsi alla supplica di Tillio Cimbro che lo pregava di richiamare dall'esilio il fratello; e così lo seguirono tutti sino al suo seggio. Sedutosi, egli respinse le loro suppliche e visto che insistevano con maggiore ostinazione s'irritò con ciascuno di loro. Allora Tillio con entrambe le mani gli afferrò la toga e gliela tirò giù dal collo: era il segnale. Il primo a colpirlo fu Casca, che gl'inferse una stilettata alla gola, non profonda, però, né mortale (era infatti agitato, essendo quello l'inizio dell'azione), tanto che Cesare afferrò il pugnale e tenendolo stretto gridò, in latino:
«Dannatissimo Casca, che fai?».
Contemporaneamente il feritore, volgendosi verso il fratello, in lingua greca esclamò:
«Fratello, aiutami!».
Questo l'inizio. Quelli che nulla sapevano della congiura erano sbigottiti e terrorizzati di fronte a ciò che accadeva, non osavano né fuggire né difenderlo, anzi, rimasero addirittura senza fiato
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRASIS - versioni greco tradotte
- Visite: 4
IL CESARICIDIO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Frasis
TRADUZIONE
Avendo ognuno tra quelli che si erano preparati all'omicidio mostrato una nuda spada, e essendo Cesare accerchiato dovunque volgesse lo sguardo, cacciato come un animale dai colpi di tutti e dalla spada portata contro il volto e gli occhi, era circondato dalle mani di tutti; infatti bisognava che tutti cominciassero anche a gustarsi il sangue. Quindi anche Bruto gli procurò un solo colpo all'inguine. Si dice poi, da parte di alcuni, che mentre respingeva gli altri e mentre si dibatteva (letterale: scuoteva qua e là il corpo), avendo urlato, quando vide che Bruto sguainava la spada, si mise la toga sopra la testa e si abbandonò (a sè stesso), spinto sia dalla sorte sia dagli uccisori, e si diresse verso il basamento sul quale è posta la statua di Pompeo. E il sangue la macchiò molto, tanto da sembrare che Pompeo stesso prendesse vendetta del nemico, che era steso ai suoi piedi e che si dibatteva per la quantità di ferite. Infatti si dice che ricevette ventitre colpi, e molti furono feriti gli uni dagli altri, indirizzando verso un solo corpo colpi tanto numerosi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRASIS - versioni greco tradotte
- Visite: 4
Lo stato romano poggia sulla religio
VERSIONE DI GRECO di Polibio
Traduzione libro Phrasis n. 511 pagina 323
Μεγιστην δε μοι δοκει διαφοραν εξειν το Ρωμαιον πολιτευμα προς βελτιον εν τη περι θεων διαληψει. και μοι δοκει το παρα τοις αλλοις ανθρωποις ονειδιζομενον, τουτο συνεχειν τα Ρωμαιων πραγματα ... Αιδου δαληψειν ουκ εικη και ως ετυχεν εις τα πληθη παρεισαγαγειν πολυ δε μαλλον οι νυν εικη και αλογως εξβαλλειν αυτα. Μεγίστην δέ μοι δοκεῖ διαφορὰν ἔχειν τὸ Ῥωμαίων πολίτευμα πρὸς βέλτιον ἐν τῇ περὶ θεῶν διαλήψει. καί μοι δοκεῖ τὸ παρὰ τοῖς ἄλλοις ἀνθρώποις ὀνειδιζόμενον, τοῦτο συνέχειν τὰ Ῥωμαίων πράγματα, λέγω δὲ τὴν δεισιδαιμονίαν· ἐπὶ τοσοῦτον γὰρ ἐκτετραγῴδηται καὶ παρεισῆκται τοῦτο τὸ μέρος παρ´ αὐτοῖς εἴς τε τοὺς κατ´ ἰδίαν βίους καὶ τὰ κοινὰ τῆς πόλεως ὥστε μὴ καταλιπεῖν ὑπερβολήν. ὃ καὶ δόξειεν ἂν πολλοῖς εἶναι θαυμάσιον. ἐμοί γε μὴν δοκοῦσι τοῦ πλήθους χάριν τοῦτο πεποιηκέναι. εἰ μὲν γὰρ ἦν σοφῶν ἀνδρῶν πολίτευμα συναγαγεῖν, ἴσως οὐδὲν ἦν ἀναγκαῖος ὁ τοιοῦτος τρόπος· ἐπεὶ δὲ πᾶν πλῆθός ἐστιν ἐλαφρὸν καὶ πλῆρες ἐπιθυμιῶν παρανόμων, ὀργῆς ἀλόγου, θυμοῦ βιαίου, λείπεται τοῖς ἀδήλοις φόβοις καὶ τῇ τοιαύτῃ τραγῳδίᾳ τὰ πλήθη συνέχειν. διόπερ οἱ παλαιοὶ δοκοῦσί μοι τὰς περὶ θεῶν ἐννοίας καὶ τὰς ὑπὲρ τῶν ἐν ᾅδου διαλήψεις οὐκ εἰκῇ καὶ ὡς ἔτυχεν εἰς τὰ πλήθη παρεισαγαγεῖν, πολὺ δὲ μᾶλλον οἱ νῦν εἰκῇ καὶ ἀλόγως ἐκβάλλειν αὐτά.
La più grande particolarità in positivo del sistema politico romano, a mio parere, è nella concezione degli dèi, e mi sembra che ciò che viene biasimato presso gli altri uomini sia invece quello che tiene insieme lo stato romano, vale a dire la superstizione; questo elemento, infatti, è stato talmente esaltato e introdotto nella vita privata dei Romani e nelle questioni del loro stato, da non poter essere superato da altri. Ciò potrebbe sembrare a molti stupefacente, eppure io credo che l'abbiano fatto in considerazione della massa. Se infatti fosse stato possibile attuare un sistema politico di uomini saggi, forse un tal mezzo non sarebbe stato necessario; ma poiché ogni moltitudine è volubile, e piena di desideri sfrenati, ira irrazionale e passioni violente, non rimane che imbrigliare le masse con oscure paure e messinscene del genere. Perciò a me sembra che l'idea degli dèi e le credenze sull'ade gli antichi non le abbiano introdotte nel popolo senza proposito e come capitava, e, ancor di più, mi pare che i contemporanei in modo fortuito e inconsulto rigettino tali cose.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRASIS - versioni greco tradotte
- Visite: 4
IL GRANDE NOME DI ROMA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Frasis
Τὸ μέγα τῆς Ῥώμης ὄνομα καὶ δόξῃ διὰ πάντων ἀνθρώπων κεχωρηκὸς ἀφ´ ὅτου καὶ δι´ ἣν αἰτίαν τῇ πόλει γέγονεν, οὐχ ὡμολόγηται παρὰ τοῖς συγγραφεῦσιν, ἀλλ´ οἱ μὲν Πελασγούς, ἐπὶ πλεῖστα τῆς οἰκουμένης πλανηθέντας ἀνθρώπων τε πλείστων κρατήσαντας, αὐτόθι κατοικῆσαι, καὶ διὰ τὴν ἐν τοῖς ὅπλοις ῥώμην οὕτως ὀνομάσαι τὴν πόλιν, οἱ δὲ Τροίας ἁλισκομένης διαφυγόντας ἐνίους καὶ πλοίων ἐπιτυχόντας ὑπὸ πνευμάτων τῇ Τυρρηνίᾳ προσπεσεῖν φερομένους, καὶ περὶ τὸν Θύμβριν ποταμὸν ὁρμίσασθαι· ταῖς δὲ γυναιξὶν αὐτῶν, ἀπορουμέναις ἤδη καὶ δυσανασχετούσαις πρὸς τὴν θάλασσαν, ὑποθέσθαι μίαν, ἣ καὶ γένει προὔχειν καὶ φρονεῖν ἐδόκει μάλιστα, Ῥώμην ὄνομα, καταπρῆσαι τὰ πλοῖα. πραχθέντος δὲ τούτου, πρῶτον μὲν ἀγανακτεῖν τοὺς ἄνδρας, ἔπειτα δι´ ἀνάγκην ἱδρυνθέντας περὶ τὸ Παλλάντιον, ὡς ὀλίγῳ χρόνῳ κρεῖττον ἐλπίδος ἔπραττον, ἀγαθῆς τε πειρώμενοι χώρας καὶ δεχομένων αὐτοὺς τῶν προσοίκων, ἄλλην τε τιμὴν ἀπονέμειν τῇ Ῥώμῃ καὶ τὴν πόλιν ἀπ´ αὐτῆς ὡς αἰτίας προσαγορεύειν
TRADUZIONE
Da chi e per quale ragione sia stato dato alla città di Roma questo grande nome, diffusosi per la sua fama fra tutti gli uomini, non c'è accordo fra gli storici. Alcuni dicono che i Peìasgi, dopo aver errato per la maggior parte del mondo e aver sottomesso moltissimi popoli, s'insediarono in questa regione e per la loro forza nelle armi così chiamarono la città. Altri narrano che, presa Troia, alcuni uomini di quella città riuscirono a fuggire e a imbarcarsi. Spinti dai venti, capitarono sulle coste tirrene e approdarono presso la foce del fiume Tevere. Essendo le loro donne ormai affaticate e mal disposte a riprendere il mare, una di esse, di nome Roma, la quale sembrava eccellere su tutte le altre per nobiltà e saggezza, suggerì di dar fuoco alle navi1. Ciò fatto, dapprima gli uomini si sdegnarono contro di loro, ma poi, stabilitisi per necessità nei pressi del Pallanteo, in poco tempo vennero a trovarsi in condizioni migliori di quanto si aspettassero. Sperimentata la fertilità del terreno e ben accolti dai vicini, non solo tributarono a Roma altri onori, ma dettero alla città il nome di lei, in quanto era stata la causa della sua fondazione