- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 4
chi fu il più grande generale dell'antichitàu
VERSIONE DI GRECO di Appiano
traduzione dal libro Euloghia
λέγεται δ' ἐν ταῖσδε ταῖς διατριβαῖς ἐν τῷ γυμνασίῳ λεσχηνεῦσαί ποτε πρὸς ἀλλήλους Σκιπίωνα καὶ ᾿Αννίβαν περὶ στρατηγίας πολλῶν ἐφεστώτων καὶ τοῦ Σκιπίωνος ἐρομένου, τίς οἱ δοκοίη στρατηγὸς ἄριστος γενέσθαι, τὸν ᾿Αννίβαν εἰπεῖν• “ὁ Μακεδὼν ᾿Αλέξανδρος. ” Σκιπίωνα δ' ἡσυχάσαι μὲν ἐπὶ τῷδ', ἐξιστάμενον ἄρα ᾿Αλεξάνδρῳ, ἐπανερέσθαι δέ, τίς εἴη δεύτερος μετὰ ᾿Αλέξανδρον. καὶ τὸν φάναι• “Πύρρος ὁ ᾿Ηπειρώτης, ” τὴν ἀρετὴν ἄρα τὴν στρατηγικὴν ἐν τόλμῃ τιθέμενον• οὐ γὰρ ἔστιν εὑρεῖν μεγαλοτολμοτέρους τῶνδε τῶν βασιλέων. δακνόμενον δ' ἤδη τὸν Σκιπίωνα ὅμως ἐπανερέσθαι ἔτι, τίνι διδοίη τὰ τρίτα, πάγχυ γοῦν ἐλπίζοντα ἕξειν τὰ τρίτα. τὸν δὲ “ἐμαυτῷ” φάναι• “νέος γὰρ ὢν ἔτι ᾿Ιβηρίας τε ἐκράτησα καὶ στρατῷ τὰ ῎Αλπεια ὄρη μεθ' ῾Ηρακλέα πρῶτος ὑπερῆλθον ἔς τε τὴν ᾿Ιταλίαν, ὑμῶν οὐδενός πω θαρροῦντος, ἐμβαλὼν τετρακόσια ἀνέστησα ἄστη καὶ περὶ τῇ πόλει τὸν ἀγῶνα πολλάκις ὑμῖν ἐπέστησα, οὔτε μοι χρημάτων οὔτε στρατιᾶς ἐπιπεμπομένης ἐκ Καρχηδόνιοι. ” ὡς δὲ αὐτὸν ὁ Σκιπίων εἶδεν ἀπομηκύνοντα τὴν σεμνολογίαν, ἔφη γελάσας• “ποῦ δ' ἂν ἑαυτὸν ἔταττες, ὦ ᾿Αννίβα, μὴ νενικημένος ὑπ' ἐμοῦ; ” τὸν δέ φασιν, αἰσθανόμενον ἤδη τῆς ζηλοτυπίας, εἰπεῖν, ὅτι “ἔγωγε ἔταξα ἂν ἐμαυτὸν πρὸ ᾿Αλεξάνδρου. ” οὕτω μὲν ὁ ᾿Αννίβας ἐπέμεινέ τε τῇ σεμνολογίᾳ καὶ τὸν Σκιπίωνα λαθὼν ἐθεράπευσεν ὡς καθελόντα τὸν ἀμείνονα ᾿Αλεξάνδρου.
TRADUZIONE libera
Si dice che nelle diatribe (discussioni) che ebbero insieme Scipione e Annibale disputarono alla presenza di molti della disciplina militare, interrogato Annibale da Scipione chi egli giudicasse che fosse il più eccellente capitano in guerra disse: "Alessandro il re dei macedone" Scipione tacendo parve che l'acconsentisse, il quale domandò poi chi fosse il secondo dopo Alessandro, Annibale disse "pirro re degli epiroti perché alla virtù militare unì anche l'ardire di nominarme tra i re che si poteva facilmente trovare un'altro, il quale fosse onato di tanto ardire. Onde Scipione, parendogli non senza invidia esser lasciato indietro domandò chi Annibale giudicasse essere il terzo pensando che questa lode sarebbe stata attribuita a se stesso, ma Annibale dimostrò con queste parole che il terzo fosse suo "essendo io ancora giovane" disse, "ho preso l'Iberia, sono stato il secondo dopo Ercole, che passate le alpi sono andato in Italia, dove non essendoci alcuno di voi che ardisse venirmi incontro, presi disfeci più di 400 città delle vostre, sono andato con l'esercito qualche volta alle mura di Roma, non avendo dalla patria mia ne denari ne gente d'arme. Scipione dunque vedendo Annibale lodarsi senza modestia, sorridendo disse "che Che posto (nell'elenco) ti saresti dato Annibale, se tu non fossi stato vinto da me? Intesa allora Annibale la concorrenza di Scipione l'Africano rispose: "Io mi sarei anteposto ad Alessandro"
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 4
Il leone e la Lepre
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro EULOGHIA versione n. 17 pagina 100
Λέων περιτυχὼν λαγωῷ κοιμωμένῳ τοῦτον ἔμελλε καταφαγεῖν. μεταξὺ δὲ θεασάμενος ἔλαφον παριοῦσαν ἀφεὶς τὸν λαγωὸν ἐκείνην ἐδίωκεν. ὁ μὲν οὖν ἀπὸ τῶν ψόφων ἐξαναστὰς ἔφυγεν· ὁ δὲ λέων ἐπὶ πολὺ διώξας τὴν ἔλαφον ἐπειδὴ καταλαβεῖν οὐκ ἠδυνήθη, ἐπανῆλθεν ἐπὶ τὸν λαγωόν. εὑρὼν δὲ καὶ αὐτὸν πεφευγότα ἔφη· ἀλλ' ἔγωγε δίκαια πέπονθα, ὅτι ἀφεὶς τὴν ἐν χερσὶν βορὰν ἐλπίδα μείζονα προὔκρινα. οὕτως ἔνιοι τῶν ἀνθρώπων μετρίοις κέρδεσι μὴ ἀρκούμενοι λανθάνουσι καὶ τὰ ἐν χερσὶ προϊέμενοι.
TRADUZIONE
Un leone essendosi imbattuto in una lepre che dormiva era sul punto di mangiarla. avendo visto un cervo che passava, avendo rinunciato alla lepre, lo seguì. Ella dunque svegliatasi per il rumore fuggì. Il leone invece, dopo aver inseguito il cervo per un lungo tempo, poiché non fu in grado di prenderlo, ritornò dalla lepre. Ma avendo scoperto che quella era scappata disse: "Ma io certo ho subito giustizia, poiché avendo lasciato il cibo che avevo tra le mani ho inseguito una speranza più grande. " Così alcuni tra gli uomini, non soddisfatti dei loro guadagni modesti, trascurano senza saperlo quelli nelle mani.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 4
L'ASINO CHE LODAVA LA SORTE DEL CAVALLO
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Inizio: Ονος ιππον εμακαριζεν ως αφθονως τρεφομενον και επιμελωσ
Fine: ...Αλλα τον κατ'εκεινων φθονον και τον κινδυνον αναλογιζομενους την πενιαν αγαπανήή
TRADUZIONE
L’asino decantava la sorte del cavallo, perché era nutrito senza economia e fatto segno a tutte le cure, mentre esso non aveva nemmeno paglia a sufficienza e doveva sopportare tante fatiche. Ma quando sonò l’ora della guerra, un soldato in armi balzò sul cavallo, portandolo da una parte e dall’altra, e finalmente lo lanciò nella mischia contro il nemico, dove la bestia cadde colpita a morte. A questa vista l’asino cambiò parere, e compianse il cavallo. La favola mostra che non bisogna invidiare i potenti e i ricchi, ma star contenti della povertà, pensando all’invidia e ai pericoli da cui essi sono circondati.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 4
ANNIBALE E SCIPIONE
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE da euloghia
Io ho paura che tu, o Scipione, e per il fatto di essere troppo giovane certamente e per il fatto che tutte le cose fino adesso si sono rivelate secondo il tuo intento in Spagna e in Africa e che non ancora sei inciampato in un rovescio del destino, non ti farai abbindolare dalle mie parole anche se sono sicure. Analizza le situazioni in base ad una delle mie parole, non quelle successe prima, ma quelle dei vostri tempi. Io stesso sono quel famigerato Annibale che dopo la battaglia di canne essendo diventato padrone di tutta l'Italia quasi, dopo un pò di tempo arrivai ad essere contro la stessa Roma e mettendo l'accampamento a 40 stadi di distanza, creai per voi e per la patria vostra, di come io dovevo urlare, io che ora mi trovo in Libia contro te, che sei romano, per accordarmi sulla mia salvezza e quella dei cartaginesi. Ti esorto per le cose che tu vedi a non diventare superbo, ma a scegliere secondo natura umana concerne alle situazioni presenti. Questa cosa è decidere tra le cose buone sempre la maggiore, e tra i mali la minore. Chi dunque potrebbe scegliere essendo prevedente di precipitarsi verso un così grande pericolo che ora ti sovrasta? Vincendo non metterai qualcosa di grande alla tua fama e ne della tua patria mentre essendo stato sconfitto eliminerai del tutto tutte le nobili e coraggiose imprese prima di questo momento per colpa tua
Traduzione da altro libro diverso testo greco
Dopo che in un primo tempo combattemmo gli uni contro gli altri avendo discusso in merito alle terre della Sicilia in seguito nuovamente per le terre della spagna, infine siamo giunti a questa conclusione così che alcuni hanno corso pericoli per il suolo della patria, altri ancora corrono il pericolo, resta da, se in qualche modo possiamo, pregando gli dei, porre fine alla contesa. Io dunque sono disponibile a cessarla per aver fatto esperienza attraverso queste vicende poiché la sorte e` mutabile e per una piccola cosa fa grandi cambiamenti sull`una e sull’altra parte, come se avessero a che fare con i bambini ignoranti. Io ti temo, o Publio, sia perché sei completamente giovane sia perché tutto e` andato secondo la tua aspettativa sia per la spagna che per la Libia, per questo dalle mie parole, sebbene siano degne di fiducia
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 4
La gratitudine verso i genitori è dovere di un buon cittadino
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Euloghia
οὐκ οἶσθ᾽ ὅτι καὶ ἡ πόλις ἄλλης μὲν ἀχαριστίας οὐδεμιᾶς ἐπιμελεῖται οὐδὲ δικάζει, ἀλλὰπεριορᾷ τοὺς εὖ πεπονθότας χάριν οὐκ ἀποδόντας, ἐὰν δέ τις γονέας μὴ θεραπεύῃ, τούτῳ δίκην τε ἐπιτίθησι καὶ ἀποδοκιμάζουσα οὐκ ἐᾷ ἄρχειν τοῦτον, ὡς οὔτε ἂν τὰ ἱερὰ εὐσεβῶς θυόμενα ὑπὲρ τῆς πόλεως τούτου θύοντος οὔτε ἄλλο καλῶς καὶ δικαίως οὐδὲν ἂν τούτου πράξαντος; καὶ νὴ Δία ἐάν τις τῶν γονέων τελευτησάντων τοὺς τάφους μὴ κοσμῇ, καὶ τοῦτο ἐξετάζει ἡ πόλις ἐν ταῖς τῶν ἀρχόντων δοκιμασίαις. σὺ οὖν, ὦ παῖ, ἐὰν σωφρονῇς, τοὺς μὲν θεοὺς παραιτήσῃ συγγνώμονάς σοι εἶναι, εἴ τι παρημέληκας τῆς μητρός