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Alessandro sale al trono
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro katalogon
TRADUZIONE
Salì al trono a 20 anni quando il regno aveva grande invidia e terribili odi e pericoli da ogni parte. Infatti né le genti barbare che confinavano sopportavano la schiavitù, desiserando i regni patrii, né Filippo avendo dominato la Grecia con le armi era in grado di aggiogarla e aveva tempo di ammonirlo ma avendola solo sconvolta e travolta, lasciò che la situazione fosse molto turbata ed era agitato perche non era abituato (al dominio). Temendo i Macedoni, quella circostanza, ed essendo del parere che Alessandro dovesse del tutto abbandonare la Grecia senza usare violenza ed invece ridurre all'obbedienza con la persecuzione i barbari che si erano ribellati e curare gli inzi di ribellione. Invece quello (Alessandro) di opinione del tutto contraria decise con ardire e magnanimità di ottenere la sicurezza e la tranquillità con le sue azioni in quanto se non si fosse comportato con animo forte e da dominatore tutti lo avrebbero assalito.
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ALCESTI
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro kata logon
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Cicerone è abbandonato da Ottaviano alla vendetta di Antonio
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro kata logon
Αὐξηθεὶς γὰρ ὁ νεανίας καὶ τὴν ὑπατείαν λαβών, Κικέρωνα μὲν εἴασε χαίρειν, Ἀντωνίῳ δὲ καὶ Λεπίδῳ φίλος γενόμενος καὶ τὴν δύναμιν εἰς τὸ αὐτὸ συνενεγκών, ὥσπερ ἄλλο τι κτῆμα τὴν ἡγεμονίαν ἐνείματο πρὸς αὐτούς, καὶ κατεγράφησαν ἄνδρες οὓς ἔδει θνῄσκειν ὑπὲρ διακοσίους. Πλείστην δὲ τῶν ἀμφισβητημάτων αὐτοῖς ἔριν ἡ Κικέρωνος προγραφὴ παρέσχεν, Ἀντωνίου μὲν ἀσυμβάτως ἔχοντος, εἰ μὴ πρῶτος ἐκεῖνος ἀποθνῄσκοι, Λεπίδου δ’ Ἀντωνίῳ προστιθεμένου, Καίσαρος δὲ πρὸς ἀμφοτέρους ἀντέχοντος. Ἐγίγνοντο δ’ αἱ σύνοδοι μόνοις ἀπόρρητοι περὶ πόλιν Βονωνίαν ἐφ’ ἡμέρας τρεῖς, καὶ συνῄεσαν εἰς τόπον τινὰ πρόσω τῶν στρατοπέδων, ποταμῷ περιρρεόμενον. Λέγεται δὲ τὰς πρώτας ἡμέρας διαγωνισάμενος ὑπὲρ τοῦ Κικέρωνος ὁ Καῖσαρ ἐνδοῦναι τῇ τρίτῃ καὶ προέσθαι τὸν ἄνδρα. Τὰ δὲ τῆς ἀντιδόσεως οὕτως εἶχεν. Ἔδει Κικέρωνος μὲν ἐκστῆναι Καίσαρα, Παύλου δὲ τἀδελφοῦ Λέπιδον, Λευκίου δὲ Καίσαρος Ἀντώνιον, ὃς ἦν θεῖος αὐτῷ πρὸς μητρός. Οὕτως ἐξέπεσον ὑπὸ θυμοῦ καὶ λύσσης τῶν ἀνθρωπίνων λογισμῶν, μᾶλλον δ’ ἀπέδειξαν ὡς οὐδὲν ἀνθρώπου θηρίον ἐστὶν ἀγριώτερον ἐξουσίαν πάθει προσλαβόντος.
TRADUZIONE n. 1
Infatti il giovane Ottaviano essendosi accresciuto in potenza e avendo preso il consolato, diede il ben servito a Cicerone, essendo diventato amico di Antonio e Lepido e avendo raccolto una grande potenza per ciò, si spartì il potere con loro come un qualunque possesso privato, e furono annotati i nomi degli uomini che dovevano morire a più di duecento. Il proclama di Cicerone provocò moltissime dispute con loro, Antonio sarebbe stato irriconciliabile, se questi non fosse morto per primo poiché Lepido patteggiava per Antonio mentre Cesare (Ottaviano) si opponeva ad entrambi. Soli tennero delle riunioni segrete vicino alla città di Bologna per 3 giorni, e i triumviri si riunirono in un luogo lontano dagli accampamenti che era circondato dal fiume. Si dice che Cesare avendo combattuto per i primi giorni per Cicerone, glielo consegnò all'indomani e lasciò andare l'uomo. Le cose riguardanti lo scambio andarono così. Cesare dovette sacrificare Cicerone ma Lepido suo fratello Paullo, Antonio sacrificò Lucio Cesare, che era per lui zio da parte di madre. Così furono rovesciati dal coraggio e dalla follia dei pensieri umani, mentre piuttosto mostrarono che nessuna belva è più feroce dell'uomo che guadagnò il potere con la passione.
traduzione n. 2 di altro utente
Quando il giovane (Ottaviano) divenne potente e assunse il consolato dette il benservito a Cicerone e alleandosi con Antonio e Lepido e unendo insieme alla loro la propria forza militare, ripartì il potere con loro come un qualsiasi altro bene personale e vennero proscritti più di 200 uomini che dovevano far morire. La proscrizione di Cicerone causò loro il più grande disaccordo sui punti controversi e poiché Antonio era irremovibile se quello non fosse stato ucciso per primo, Lepido stava dalla parte di Antonio mentre Cesare si opponeva ad entrambi. Gli incontri segreti avvennero tra loro solo presso la città di Bologna per tre giorni e si riunirono in un qualche luogo, lontano dagli accampamenti, attorno al quale scorreva un fiume. Si dice che dopo aver lottato in difesa di Cicerone i primi due giorni, Cesare mostrò segni di cedimento ed il terzo abbandonò quell'uomo. I patti dello scambio stavano così. Cesare doveva abbandonare Cicerone, Lepido (doveva abbandonare) suo fratello Paolo, Antonio (doveva abbandonare) Lucio Cesare che era suo zio per parte di madre. Così sotto l'effetto di un furore, rabbiosi si allontanarono dai sentimenti umani, o meglio, dimostrarono come nessuna bestia è più crudele dell'uomo quando unisce alla passione il potere.
traduzione n. 3 di altro utente
In quella occasione, quindi, più che in qualunque altra circostanza della sua vita, Cicerone, che pure era vecchio, si lasciò coinvolgere e abbindolare da un ragazzetto. Infatti, ne sostenne l'elezione a console e gli procacciò il favore del Senato. Ma gli amici lo misero sùbito sotto accusa e non passò molto che egli stesso si rese conto di essersi rovinato con le proprie mani e di aver compromesso la libertà del popolo.
Appena il giovane vide rafforzata la sua posizione e fu ufficialmente console, disse addio a Cicerone, strinse un'alleanza con Antonio e Lepido e unì alle loro le proprie forze, spartendo il potere come fosse un qualunque altro bene. Vennero, poi, proscritti quegli uomini che era meglio far sparire, in numero superiore a duecento.
La decisone più difficile da prendere, quella che creò i problemi maggiori fra i tre, riguardò Cicerone: Antonio non sarebbe sceso ad alcun accordo se quello non fosse stato il primo a morire, Lepido stava dalla parte di Antonio, mentre Cesare si opponeva ad entrambi.
La riunione, che rimase segreta perché vi parteciparono loro tre soli, si protrasse per tre giorni e si tenne nei pressi di Bologna. Si riunirono, infatti, in un luogo appartato, attorno al quale scorreva un fiume, lontano dagli accampamenti.
I primi due giorni Cesare si batté per Cicerone (così si racconta), ma al terzo mostrò segni di cedimento e abbandonò l'oratore alla sua sorte. Ci fu un vero e proprio compromesso, così articolato: Cesare dové sacrificare Cicerone, ma Lepido suo fratello Paullo, Antonio Lucio Cesare, che era suo zio per parte di madre.
Così rabbia e furore li tennero lontani da ogni ragione umana: o meglio, dimostrarono come nessuna bestia è più selvaggia dell'uomo quando a un'indole passionale si aggiunge il potere.
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Teramene è un ambizioso e un traditore
versione greco Lisia Traduzione libro kata logon
Inizio: Υπεσχετο δε ειρηνην ποιησειν μητε ομηρα δους μητε τα τειχη καθελων μητε τας ναυς παραδους· ...
Promise che avrebbe procurato la pace senza cedere ostaggi, senza fari distruggere le mura e senza consegnare le navi; ma non lo volle dire a nessuno e pretese che gli si desse fiducia. E voi, Ateniesi, mentre il Consiglio dell’Areopago cercava un mezzo di salvezza e nonostante molti si opponessero a Teramene, pur sapendo che tutti gli uomini mantengono i segreti a causa ei nemici, lui invece non volle dire tra i suoi concittadini quello che avrebbe detto davanti ai nemici, tuttavia gli affidaste patri, figli, mogli e voi stessi. Ma egli non attuò nulla di ciò che promise e si era talmente fissato che bisognava ridurre e indebolire la città che vi convinse a fare queste cose, a cui nessuno né dei nemici né dei nemici aveva pensato, né dei cittadini si sarebbe aspettato, senza che fosse costretto dagli Spartani, ma richiedendolo lui stesso a quelli, cioè l’abbattimento delle mura del Pireo e il rovesciamento della costituzione vigente, ben sapendo che, se non foste stati privati di tutte le speranze, lo avreste ben presto punito. E infine, o giudici, non permise prima che si tenesse l’assemblea, fino a che non fu colto da lui con cura il momento da quelli definito opportuno e non ebbe fatto venire da Samo le navi con Lisandro e fino a che non si trovò in città l’esercito dei nemici
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Ambizione di Cesare
versione di greco di Plutarco
versione di greco dal libro kata logon
λέγεται δὲ τὰς Ἄλπεις ὑπερβάλλοντος αὐτοῦ καὶ πολίχνιόν τι βαρβαρικόν, οἰκούμενον ὑπ’ ἀνθρώπων παντάπασιν ὀλίγων καὶ λυπρόν, παρερχομένου, τοὺς ἑταίρους ἅμα γέλωτι καὶ μετὰ παιδιᾶς „ἦ που“ φάναι „κἀνταῦθά τινές εἰσιν ὑπὲρ ἀρχῶν φιλοτιμίαι καὶ περὶ πρωτείων ἅμιλλαι καὶ φθόνοι τῶν δυνατῶν πρὸς ἀλλήλους; “ τὸν δὲ Καίσαρα σπουδάσαντα πρὸς αὐτοὺς εἰπεῖν· „ἐγὼ μὲν <μᾶλλον ἂν> ἐβουλόμην παρὰ τούτοις εἶναι μᾶλλον πρῶτος ἢ παρὰ Ῥωμαίοις δεύτερος“. ὁμοίως δὲ πάλιν ἐν Ἰβηρίᾳ σχολῆς οὔσης ἀναγινώσκοντά τι τῶν περὶ Ἀλεξάνδρου γεγραμμένων σφόδρα γενέσθαι πρὸς ἑαυτῷ πολὺν χρόνον, εἶτα καὶ δακρῦσαι· τῶν δὲ φίλων θαυμασάντων τὴν αἰτίαν εἰπεῖν· „οὐ δοκεῖ ὑμῖν ἄξιον εἶναι λύπης, εἰ τηλικοῦτος μὲν ὢν Ἀλέξανδρος ἤδη τοσούτων ἐβασίλευεν, ἐμοὶ δὲ λαμπρὸν οὐδὲν οὔπω πέπρακται; “
Attraversando le Alpi si trovò a passare per uno squallido villaggio di barbari, abitato da un pugno di persone, e come gli amici ridendo e scherzando si domandavano se anche lì vi fossero ambizioni a rivestire cariche pubbliche e lotte e invidie fra i potenti per conquistare il primato fra i cittadini, lui, serio serio, rispose: «Vorrei essere il primo fra costoro piuttosto che il secondo a Roma». Un'altra volta, in Spagna, si riposava leggendo un libro sulle imprese di Alessandro quando a un certo momento, soffermatosi a lungo a meditare, si mise a piangere, e anche allora, avendogliene gli amici chiesta la ragione, esclamò:
«Non vi sembra ch'io abbia un buon motivo per dolermi quando Alessandro alla mia età regnava già su tanti popoli mentre io non ho ancora compiuto nulla di rilevante?».