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Orazione per l'invalido
versione greco Lisia traduzione libro“Astrea” p. 304 n. 5
<Ού> πολλού δέω χάριν έχειν, ώ βουλή, τώ κατηγορώ, ότι μοι παρεσκεύασε τόν αγώνα τούτον. Πρότερον <γάρ> ούκ έχων πρόφασιν έφ' ής τού βίου λόγον οοίην, νυνί διά τούτον εϊληφα. Και πειράσομαι τω λόγω τούτον μέν έπιδεϊξαι ψευδόμενον, έμαυτόν δέ βεβιωκότα μέχρι τήσδε της ημέρας επαίνου μάλλον άξιον ή φθόνου· διά γάρ ουδέν άλλο μοι δοκεϊ παρασκεύασα ι τόνδε μοι τόν κίνδυνον ούτος ή διά φθόνον. ΚΗ Καίτοι όστις τούτοις φθονεί ους οί άλλοι έλεούσι, τίνος αν ύμίν ό τοιούτος άποσχέσθαι δοκεϊ πονηρίας; Εί μέν γάρ ένεκα χρημάτων με συκοφαντεί...· εί δ' ώς έχθρόν εαυτού με τιμωρείται, ψεύδεται- διά γάρ τήν πονηρίαν αυτού ούτε φίλω ούτε έχθρώ πώποτε έχρησάμην αύτώ. ΕΚ Ήδη τοίνυν, ώ βουλή, δήλος έστι φθονών, ότι τοιαύτη κεχρημένος συμφορά τούτου βελτίων ειμί πολίτης. Και γάρ οίμαι δείν, ώ βουλή, τά τού σώματος δυστυχήματα τοις τής ψυχής έπιτηδεύμασιν ίάσθαι, είκότως. Εί γάρ έξ ίσου τή συμφορά και τήν διάνοιαν έξω και τόν άλλον βίον διάξω, τί τούτου διοίσω;
Ci manca poco perché io renda grazie, o assemblea, all’accusatore, poiché ha preparato per me questa assemblea, anche se prima non avevo una ragione per giustificare la mia vita, ora ce l’ho grazie a questo. E tenterò di dimostrare con il discorso che questo è un bugiardo, e che io fino a questo giorno terribile ho vissuto più nell’elogio che nella malevolenza: mi sembra che abbia organizzato per me questo processo per null’altro se non per invidia. Certo, da quale malvagità vi sembra che possa astenersi questo che prova invidia per coloro che gli altri commiserano? Infatti se mi accusa ingiustamente per i beni (qui Lisia sottintende “è una follia” per l’ovvietà di questa affermazione), se mi punisce come suo nemico mente: infatti per la sua malvagità non l’ho mai considerato né come amico né come nemico. Dunque ormai, o assemblea, è chiaro che è invidioso, perché pur avendo sofferto una tale sciagura (l’invalidità) io sono un cittadino migliore di lui.
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Veni, Vidi, Vici -
Versione di greco di PLutarco
Traduzione dal libro Phrasis pag. 207 n. 306
καἰσαρ καταλιπὼν δὲ τὴν Κλεοπάτραν βασιλεύουσαν Αἰγύπτου, ὥρμησεν ἐπὶ Συρίας. Κἀκεῖθεν ἐπιὼν τὴν Ἀσίαν, ἐπυνθάνετο Δομίτιον μὲν ὑπὸ Φαρνάκου τοῦ Μιθριδάτου παιδὸς ἡττημένον ἐκ Πόντου πεφευγέναι σὺν ὀλίγοις, Φαρνάκην δὲ τῇ νίκῃ χρώμενον ἀπλήστως, καὶ Βιθυνίαν ἔχοντα καὶ Καππαδοκίαν, Ἀρμενίας ἐφίεσθαι τῆς μικρᾶς καλουμένης, καὶ πάντας ἀνιστάναι τοὺς ταύτῃ βασιλεῖς καὶ τετράρχας. εὐθὺς οὖν ἐπὶ τὸν ἄνδρα τρισὶν ἤλαυνε τάγμασι, καὶ περὶ πόλιν Ζῆλαν μάχην μεγάλην συνάψας αὐτὸν μὲν ἐξέβαλε τοῦ Πόντου φεύγοντα, τὴν δὲ στρατιὰν ἄρδην ἀνεῖλε· καὶ τῆς μάχης ταύτης τὴν ὀξύτητα καὶ τὸ τάχος ἀναγγέλλων εἰς Ῥώμην πρός τινα τῶν φίλων Μάτιον ἔγραψε τρεῖς λέξεις· "ἦλθον, εἶδον, ἐνίκησα“
Cesare, avendo lasciato Cleopatra che regnava in Egitto, avanzò verso la Siria, e da lì trasferitosi in Asia, venne a sapere che Domizio era stato vinto da Farnace, figlio di Mitridate, e che era fuggito dal Ponto con pochi, e che Farnace, che aveva la Bitunia e la Cappadocia, sfruttando aviidamente la vittoria, aspirava all'Armenia, chiamata la piccola, e che istigò alla rivolta tutti i sovrani e i tetrarchi contro di questa. Subito dunque marciò verso l'uomo con tre legioni, avendo attaccato fortemente (letterale: la grande battaglia) presso la città di Zela, scacciò quello che fuggiva dal Ponto, e massacrò (letterale: distrusse del tutto) l'esercito. Volendo riferire a Roma l'estrema rapidità di quella battaglia, scrisse a uno degli amici tre parole: "Veni, Vidi, Vici".
stesso titolo ma Da altro libro
Cesare mosse verso la Siria, lasciando sul trono d'Egitto Cleopatra, Passato quindi in Asia, venne a sapere che Domizio, sconfitto da Farnace, figlio di Mitridate, era fuggito dal Ponto con pochi compagni e che Farnace, non pago di quella vittoria, dopo che s'era impadronito della Bitinia e della Cappadocia, mirava alla cosiddetta Piccola Armenia, sobillando tutti i re e i principi della regione. Perciò mosse subito contro di lui con tre legioni e dopo averlo vinto in battaglia presso Zela lo costrinse a sloggiare dal Ponto e distrusse tutto il suo esercito. Per dare un'idea della rapidità con cui aveva condotto questa spedizione scrisse a Mazio, un suo amico di Roma, queste tre sole parole: «Veni, vidi, vici»