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ARCHIMEDE MUORE MENTRE I ROMANI OCCUPANO SIRACUSA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Astrea
TRADUZIONE
Afflisse Marcello soprattutto la disgrazia di Archimede. Infatti questo si trovò a osservare qualcosa su un disegno geometrico nel modo che gli era solito e, dedicando sia l’attenzione che lo sguardo all’osservazione, non si accorse né dell’attacco dei Romani né della presa della città; quindi, anche se un soldato si era rivolto a lui e lo aveva esortato a seguirlo da Marcello, non voleva farlo prima di aver risolto il problema e di aver dato la dimostrazione; quello, adiratosi ed estratta la spada, lo uccise. Altri dunque dicono che il Romano armato di spada si mise subito ad ucciderlo, ma sebbene Archimede lo pregasse di ottenere un po’ di tempo in più poiché vedeva che ne aveva bisogno per non abbandonare incompiuto e irrisolto, quello, non curandosene, lo uccise.
Si concorda dunque sul fatto che Marcello si addolorò e allontanò l’assassino dell’uomo come un maledetto, e che, trovati i familiari (di Archimede) li onorò.
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INIZI DEL GOVERNO DI TEMISTOCLE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE n. 1 dal libro astrea
Avendo preso il potere, fin da principio tentò di far salire i cittadini sulle triremi e li persuase dopo aver abbandonato la città ad affrontare il barbaro in mare quanto più lontano dalla Grecia. Opponendosi molti, condusse un numeroso esercito verso Tempe con i Lacedemoni, come per difendere lì la Tessaglia, che in quel momento non sembrava ancora simpatizzare per i Medi; poiché si ritirarono da lì senza risultati e i Tessali unitisi al re parteggiavano per i Medi (i luoghi) fino alla Beozia, gli Ateniesi appoggiavano di più Temistocle riguardo la sua politica navale ed è mandato con navi verso l'Artemisio per custodire lo stretto.
traduzione n. 2
Avendo ottenuto il potere, (certamente) subito si accingeva a imbarcare i concittadini sulle triremi e persuadeva i concittadini a scontarsi con i barbari (letteralmente "contro il barbaro") per mare dopo che erano il più lontano possibile dalla Grecia. Dunque poiché molti si opponevano, condusse un grande esercito verso tempe con i Lacedemoni, con l'intenzione di difendere proprio lì la Tessaglia, che allora non sembrava ancora essere dalla parte dei Medi (esplicitando: "...che allora non sembrava che fosse ancora dalla parte dei Medi"); dunque dopo che furono indietreggiati da lì senza aver concluso nulla, e, quando gli abitanti della Tessaglia erano giunti in aiuto del re, gli stati fino alla Boezia erano dalla parte dei Medi, subito maggiormente gli Ateniesi obbedivano a Temistocle riguardo il mare e (ed egli) viene mandato dall'Artemisio con delle navi affinché custodisca/controlli gli stretti.
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SOLONE ESORTA GLI ATENIESI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Astrea
TRADUZIONE
Gli Ateniesi e i Megaresi si resero nemici per molto tempo presso Salamina. Gli Ateniesi vinti decretarono una regola: "Per colui che dichiarò di navigare verso Salamina per la battaglia, è morte". Solone non temendo la morte infrange la regola: così la abolisce. Simula la follia e recatosi in piazza cantò le elegie: le elegie erano canti ad Ares. Con queste cose esortò gli Ateniesi alla battaglia. Gli uomini ispirati dalle Muse e da Ares subito saltavano cantando insieme e levando grida di guerra, e i Megaresi vincevano con le forze; e di nuovo Salamina era possedimento degli Ateniesi. Solone si meravigliava perché aveva infranto le regola con la follia e aveva vinto la guerra con la musica.
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VALORE DI CESARE IN GALLIA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Astrea - pagina 194
TRADUZIONE
Chi suscitò e coltivò questa risolutezza e questo spirito di emulazione nelle sue truppe fu Cesare stesso. Egli prima di tutto elargì senza risparmio denaro e beneficenza. Così dava a vedere di non voler ottenere dalle spedizioni di guerra ricchezze che servissero al suo lusso e al suo benessere personale, ma metteva da parte e conservava per premiare chiunque compisse un atto di valore: la sua parte di ricchezza consisteva in ciò che dava ai suoi soldati meritevoli. In secondo luogo si sottopose di sua volontà ad ogni loro rischio e non si sottrasse a nessuna delle loro fatiche. Che amasse il pericolo non stupiva i suoi uomini perché sapevano quanto era ambizioso; ma la sua resistenza ai disagi superiore alla forza apparente del suo corpo li meravigliava. Cesare era di costituzione fisica asciutta di carnagione bianca e delicata; subiva frequenti mal di testa e andava soggetto ad attacchi di epilessia: la prima manifestazione l’ebbe, sembra, a Cordova. Eppure non sfruttò la sua debolezza come un pretesto per essere trattato con riguardo; al contrario fece del servizio militare una cura della propria debolezza. Compiendo lunghe marce consumando pasti frugali dormendo costantemente a cielo aperto, sottoponendosi ad ogni genere di disagi, combattè i suoi malanni e serbò il suo corpo ben difeso dai loro assalti. Si coricava la maggior parte delle notti su qualche veicolo e nella lettiga, sfruttando il riposo per fare qualcosa. Durante il giorno si faceva portare in visita alle guarnigioni, alle città, agli accampamenti ed aveva seduto al fianco uno schiavo che era abituato a scrivere sotto dettatura anche in viaggio, e dietro, in piedi, un soldato con la spada sguainata.
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IL CACCIATORE PAUROSO ED IL TAGLIALEGNA
VERSIONE DI GRECO di Esopo
Δεοντος τις κυνηγος ιχνη επεζητει: δρυτομον δε ερωτησας ει ειδεν ιχνη λεοντος και που κοιταζει, εφη: Και αυτον τον λεοντα σοι ηδη δειξω. Ο δε ωχριασας εκ του φοβου και τους οδοντας συγκρουων ειπεν: Ιχνη μονα ζητω, ουχι αυτον τον λεοντα. Οτι τους θρασεις και δειλους ο μυθος ελεγχει, τους τολμηρους εν τοις λογοις και ουκ εν τοις εργοις.
Un cacciatore era sulle tracce di un leone; chiese dunque a un taglialegna se avesse visto le orme del leone e dove questo avesse la tana. Rispose il taglialegna: "Ma io ti mostrerò anche subito il leone stesso!". E l'altro, impallidendo dalla paura e battendo i denti gli disse: "Ma io cerco soltanto le orme, non proprio il leone!"La favola stigmatizza gli uomini arditi e paurosi, cioè arditi a parole e non nei fatti.