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INEVITABILITà DELLA GUERRA
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro Triakonta
INIZIO: Ει μεν ουν εξεστιν ειρήνην αγειν τη πολει και εφʹημιν εστι τοῦτο,
FINE: τουτο δ'εστιν ο τῶν αναλισκομενων χρημάτων πάντων Φιλιππος ωνεῖται, αυτος μεν πολεμεῖν υμῖν, υφ'υμων δε μη πολεμεισθαι.
TRADUZIONE
Se dunque alla città è possibile stare in pace e se questo dipende da noi, (per cominciare da qui) io sostengo che noi abbiamo il dovere di stare in pace e chi afferma questo ritengo giusto che lo scriva e agisca di conseguenza e non inganni; se invece un altro pur avendo le armi in pugno e con un grande esercito a parole ci fa proposte di pace, mentre di fatto è lui stesso ad avvalersi di azioni di guerra, cos’altro ci rimane se non difenderci? Se poi volete dire di essere in pace, come (fa) lui, io non ho niente da eccepire. Ma se uno concepisce come pace quella per effetto della quale lui dopo essersi impadronito di tutto il resto verrà contro di voi, prima di tutto è pazzo, poi parla della pace (come sarà) per lui da parte vostra, ma non (sarà così) per voi da parte sua; questo è quello che Filippo compra a prezzo di tutto il denaro che spende, (cioè) farvi guerra di sua iniziativa e nello stesso tempo non essere attaccato da voi.
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UN ATTO DI TEPPISMO
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro Sapheneia
Περιπατοΰντος. ώσπερ είώθειν, εσπέρας έν αγορᾳ μου μετά Φανοστράτου του Κηφισιέως, τῶν ήλικιωτῶν τινός, παρέρχεται Κτησίας ό υιός ό τούτου, μεθύων, κατά τό Λεωκόριον . Κατιδών δ' ημᾶς και κραυγάσας, και διαλεχθείς τι προς αυτόν ούτως ως ἃν μεθύων, ὣστε μη μαθεΐν ό τι λέγοι, παρῆλθε προς Μελίτην ἃνω. 'Έπινον δ" άρ' ενταῦθα (ταύτα γάρ ύστερον έπυθόμεθα) παρά Παμφίλῳ τῷ γναφεΐ Κόνων ούτοσι, Θεότιμός τις, Αρχεβιάδης, Σπίνθαρος ό Εύβούλου, Θεογένης ό Ανδρομένους, πολλοί τίνες, ούς έξαναστήσας ό Κτησίας έπορεύετ' εις την άγοράν. Και ήμΐν συμβαίνει άναστρέφουσιν άπό τοῦ Φερρεφαττίου' και περιπατοῦσιν πάλιν κατ αυτό πως τό Λεωκόριον ενἶαι, και τούτοις περιτυγχάνομεν. Ώς δ' άνεμείχθημεν, εἶς μεν αυτών, άγνώς τις, Φανοστράτω προσπίπτει και κατεΐχεν εκεῖνον, Κόνων δ' ούτοσι και ό υιός αυτού και ό Ανδρομένους υιός έμοι προσπεσόντες τό μεν πρῶτον έξέδυσαν, εἶθ' ύποσκελίσαντες και ράξαντες είς τον βόρβορον ούτω διεθηκαν έναλλόμενοι και υβρίζοντες, ὣστε τό μεν χεῖλος διακόψαι, τούς δ" οφθαλμούς συγκλεῖσαι• ούτω δε κακῶς έχοντα κατέλιπον, ώστε μήτ' άναστῆναι μήτε φθέγξασθαι δύνασθαι. Κείμενος δ' αυτῶν ᾓκουον πολλά και δεινά λεγόντων.
TRADUZIONE
Passeggiando, come era abitudine, di sera, nel foro, con il mio Fanostrato di Cefisia, uno dei compagni, passa Gtesia, figlio di costui, ubriaco, lungo il Leocorio. scorgendoci e schiamazzando, borbottando qualcosa con sé stesso, così poiché ubriaco, da non comprendere quel che dicesse, andò su verso Melite. Bevevano quivi da poco da Panfilo il lavandaio, (queste cose prima abbiam inteso) proprio Conone, un certo Teodoro, Archibiade, Spintaro figlio d'Eubolo, Teogene figlio dì Àndromene, e molti altri, Gtesia avendoli spinti si trascinava in piazza. Ci si trova insieme torniamo indietro dal tempio dì Proserpina, ed passeggiamo di nuovo per essere presso Leocorio, quando per caso ci scontrammo con loro. E attaccatici, uno di loro, non so chi, si lancia sopra Fanostrato e lo tiene, Conone proprio e suo figlio e il figlio di Àndromene, scagliandosi sopra me, prima mi spogliarono, gettatomi a terra e trascinatomi nel fango, tanto mi straziarono strapazzando ed insultando, da lacerarmi le labbra, chiudermi gli occhi; così che mi lasciaron che stavo male, da non poter alzare in piedi né parlare. E mentre giacevo ferito, udivo loro che dicevano molte cose infami.
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LA COLPA è DI CHI ATTACCA PER PRIMO
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro Euloghia
εΐ μέν ηυυχίαν Φίλιππος αγει χαϊ μήτε των ημετέρων εχει παρά τήν είρήνην μηδέν μήτε οναχευάζεται πάντας αν&ρώπους έφ υμας ουδεν δεϊ λεγειν άλλ απλως είρήνην άχτέον χαϊ τά γι αφ υμων ετοιμα υπάρχοντα δρω εί δ μεν ημεις ωμδοαμεν χαϊ έφ ο ις τήν είρήνην έποιηαάμεΟα εατιν ίδείν χαί ξεγραμμένα χείται φαίνεται δ άπ άρχης δ Φίλιππος πρίν Λιοπεί&ην έχπλευοαι χαί τους χληρούχους ους νυν αίτιωνται πεποιηχέναι τόν πόλεμον πολλά μεν των ημετέρων άδίχως ειλη φώς υρίρ ων ψηφίαμα& υμέτερα εγχαλοϋντα χύρια ταντί πάντα δε τόν αλλον χρόνον συνεχως τά των αλλων ελλήτων χαϊ βαρβάρων λαμβάνων χα έφ ημας αυαχεναζδμενος τίτοϋτο λέγουαιν ως πολεμεϊν άπλως η αγειν είρήνην δεϊ ού γαρ αϊ ρεαίς εστιν ημϊν του πράγματος άλλ υπολείπεται τό διχαιότατον χαϊ άναγχαιότατον των εργων ο ίηερβαίνουοιν ίχόντις ουτοι τί ουν έατϊ τοϋτο άμύνεα&αι τόν πράτερον πολεμουν& ημϊν πλην ει μη τοϋτο λέγουαι νή Αία εώς αν απέχηται της άτ χιχης χαι του Πειραιως ό Φίλιππος ουτ άδιχη την πόλιν ουτε ποιει τον πόλεμον
TRADUZIONE
Dare un suggerimento del genere è possibile se Filippo se ne sta tranquillo, se non detiene nessuno dei nostri possedimenti in contravvenzione al trttato di pace e se non solleva tutti i popoli contro di noi: se le cose stanno così nons i deve più parlare ma semplicemente rispettare la pace e vedo che voi siete disposti a questo. Se invece i nostri giuramenti e le condizioni della pace si trovano scritti davanti agli occhi di tutti, ma p chiaro che Filippo sin dall'inizio, rima della partenza per mare di Diopite e dei cherduchi che ora sono accusati di essere i responsabili della gerra, ha prese ingiustamente molti dei nostri possedimini ( a loro difesa i vostri decreti ancora vigenti lo accusano) che per tutto il tempo senza interruzione si appropria dei territori degli altri Greci e dei barbari e li solleva contro di noi, perché dicono che bisogna combattere o stare in pace? Difatti non abbiamo scelte da fare, non ci resta che optare per l'azione più giusta e necessaria che costoro volontariamente passano sotto silenzio. Di che si tratta? Di difendersi contro l'aggressore a meno che essi non affermino, per Zeus, che nel caso in cui Filippo si tenga lontano dall'attica e dal Pireo nn è colpevole nei confronti della nostra città e non entra in guerra con essa.
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OCCASIONI PERDUTE
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Ου dei ύτπ ες ων φοβούνται εχειν η τοιούτον ω άνΰοες Άθψαΐοι παραπεπτωκ οτα καίξον άψεΐναι 2ουίε να&εϊν ταύτον οτσερ ύ ι πολλάκις προτεοον πεπόνθχτε ει γάρ ί 0 ηκομεν Έ ύβοεύ η βεβοτ ιριότες κα πανψ αν Άμφιπολιτων Ίέραξ και Στςατοκλης επι τουτί το βψοι κελεύοντες Άημ ας πλεΐν και ναραλοψ&κ νειν τψ πάλιν τψ αύτψ παοειχψεβ ν ιεϊς ύπεξ ημών αυτών πξο υμιαν ηνπερ ύπερ της Ευζοεων σωτηρίας είχετ αν Αμφπτολίν τοτβ και πάντων των μετά ταύτα αν ητε αττηλλαγμενοι πραγμάτων και πάλιν ηνίκα ΙΙυδνα Πο τώαια Μεθώνη Παγαο αι ταλλα Ινα μη κα έκαστα 60 λέγων οιατρ&ω πολιορκουμενα άπηγγελλετο εΐ τότε τούτων βν τω πρώτον προ ύμως και ως προσ ηκεν εβοη ησα μεν αυτοί ραονι και πολύ ταπεινοτερω νυν άν εχρωμεθα τω ΦιλιτΡΌΓω
TRADUZIONE
Non si deve, o ateniesi, lasciar passare l'occasione che si è presentata e ripetere un errore commesso ormai molte volte in passato. Se, quando siamo andati a portare aiuto agli Euboic e lerace e Stratocle di Anfipoli da questa tribuna vi esortavano a salpare e a prendere in consegna la città, noi ci fossimo impegnati per i nostri interessi come per la salvezza degli Euboici, allora avreste avuto Anfipoli e vi sareste sbarazzati di tutti i fastidi che seguirono. E ancora, quando ci fu riferita la notizia dell'assedio di Pidna, di Potidea, di Metone, di Pagase5 e di tutte le altre città, per non dilungarmi a elencarle una per una, se soltanto noi avessimo portato aiuto in modo risoluto e adeguato alla prima di queste, ora tratteremmo con un Filippo di gran lunga più arrendevole e umile.
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OCCORRE PRENDERE L'INIZIATIVA CONTRO IL NEMICO
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro Il test di greco
TRADUZIONE
Infatti poiché la guerra è contro un uomo e non contro la potenza di uno stato solido, né questa cosa è inutile né quella ambasceria dell'anno precedente nel Peloponneso né le accuse che io ed il nobile P. e Agesippo e gli altri ambasciatori rivolgevamo a quello e facevamo per trattenere quello affinché non andasse contro Ambracia né si spingesse verso il Peloponneso. Dunque certamente non dico non volendo che voi stessi facciate niente di necessario per quelli e di chiamare gli altri. E infatti è assurdo che voi lasciate perdere le cose di casa vostra e andate a parlare delle altre e avendo cura delle cose presenti terrorizzate gli altri con le future. Non dico queste cose, ma dico che è necessario mandare denaro al Chersoneso e fare tutte le altre cose che questi ritengono giusto e che voi prepariate e convochiate tutti gli altri greci e che deste indicazioni e regole; questo è il dovere di una città che ha tanto quanta è la considerazione che voi avete.
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