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ὑμεῖς δ', ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, πλείστη δύναμιν ἁπάντων ἔχοντες, τριήρεις, ὁπλίτας, ἱππέας, χρημάτων πρόσοδον, τούτων μὲν μέχρι τῆς τήμερον ἡμέρας οὐδενὶ πώποτ' εἰς δέον τι κέχρησθε, οὐδὲν δ' ἀπολείπετε, ὥσπερ οἱ βάρβαροι πυκτεύουσιν, οὕτω πολεμεῖν Φιλίππῳ. καὶ γὰρ ἐκείνων ὁ πληγεὶς ἀεὶ τῆς πληγῆς ἔχεται, κἂν ἑτέρωσε πατάξῃ τις, ἐκεῖσ' εἰσὶν αἱ χεῖρες· προβάλλεσθαι δ' ἢ βλέπειν ἐναντίον οὔτ' οἶδεν οὔτ' ἐθέλει. καὶ ὑμεῖς, ἂν ἐν Χερρονήσῳ πύθησθε Φίλιππον, ἐκεῖσε βοηθεῖν ψηφίζεσθε, ἂν ἐν Πύλαις, ἐκεῖσε, ἂν ἄλλοθί που, συμπαραθεῖτ' ἄνω κάτω, καὶ στρατηγεῖσθ' ὑπ' ἐκείνου, βεβούλευσθε δ' οὐδὲν αὐτοὶ συμφέρον περὶ τοῦ πολέμου, οὐδὲ πρὸ τῶν πραγμάτων προορᾶτ' οὐδέν, πρὶν ἂν ἢ γεγενημένον ἢ γιγνόμενόν τι πύθησθε.
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εἰ γὰρ ὡς οὐ τὰ βέλτιστ' ἐμοῦ πολιτευσαμένου τουδὶ καταψηφιεῖσθε, ἡμαρτηκέναι δόξετε, οὐ τῇ τῆς τύχης ἀγνωμοσύνῃ τὰ συμβάντα παθεῖν. ἀλλ' οὐκ ἔστιν, οὐκ ἔστιν ὅπως ἡμάρτετ', ἄνδρες Ἀθηναῖοι, τὸν ὑπὲρ τῆς ἁπάντων ἐλευθερίας καὶ σωτηρίας κίνδυνον ἀράμενοι, μὰ τοὺς Μαραθῶνι προκινδυνεύσαντας τῶν προγόνων, καὶ τοὺς ἐν Πλαταιαῖς παραταξαμένους, καὶ τοὺς ἐν Σαλαμῖνι ναυμαχήσαντας καὶ τοὺς ἐπ' Ἀρτεμισίῳ, καὶ πολλοὺς ἑτέρους τοὺς ἐν τοῖς δημοσίοις μνήμασιν κειμένους ἀγαθοὺς ἄνδρας, οὓς ἅπαντας ὁμοίως ἡ πόλις τῆς αὐτῆς ἀξιώσασα τιμῆς ἔθαψεν, Αἰσχίνη, οὐχὶ τοὺς κατορθώσαντας αὐτῶν οὐδὲ τοὺς κρατήσαντας μόνους. δικαίως· ὃ μὲν γὰρ ἦν ἀνδρῶν ἀγαθῶν ἔργον ἅπασι πέπρακται·
Se infatti voterete contro costui convinti che io non abbia esercitato la politica nel modo migliore, sembrerà che abbiate commesso un errore, non di subire ciò che è accaduto per l'iniquità della sorte. Non è possibile, non è possibile, o Ateniesi, che vi siate sbagliati, essendovi sobbarcati il pericolo per la libertà e la salvezza di tutti, no, per coloro che fra gli antenati affrontarono il pericolo per primi a Maratona, e per quelli si schierarono a Platea, e per quelli che combatterono a Salamina e presso l'Artemisio, e per molti altri uomini valorosi che giacciono nei monumenti pubblici, tutti quelli che la città, considerandoli degni di onore, allo stesso modo fece seppellire, caro Eschine, e non solo quelli che ebbero successo o che riportarono una vittoria. E giustamente; quello che era il dovere di uomini valorosi è stato fatto da tutti;
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αἱ δὲ πόλεις ἐνόσουν, τῶν μὲν ἐν τῷ πολιτεύεσθαι καὶ πράττειν δωροδοκούντων καὶ διαφθειρομένων ἐπὶ χρήμασι, τῶν δ' ἰδιωτῶν καὶ πολλῶν τὰ μὲν οὐ προορωμένων, τὰ δὲ τῇ καθ' ἡμέραν ῥᾳστώνῃ καὶ σχολῇ δελεαζομένων, καὶ τοιουτονί τι πάθος πεπονθότων ἁπάντων, πλὴν οὐκ ἐφ' ἑαυτοὺς ἑκάστων οἰομένων τὸ δεινὸν ἥξειν καὶ διὰ τῶν ἑτέρων κινδύνων τὰ ἑαυτῶν ἀσφαλῶς σχήσειν ὅταν βούλωνται. εἶτ', οἶμαι, συμβέβηκε τοῖς μὲν πλήθεσιν ἀντὶ τῆς πολλῆς καὶ ἀκαίρου ῥᾳθυμίας τὴν ἐλευθερίαν ἀπολωλεκέναι, τοῖς δὲ προεστηκόσι καὶ τἄλλα πλὴν ἑαυτοὺς οἰομένοις πωλεῖν πρώτους ἑαυτοὺς πεπρακόσιν αἰσθέσθαι· ἀντὶ γὰρ φίλων καὶ ξένων ἃ τότ' ὠνομάζοντο ἡνίκ' ἐδωροδόκουν, νῦν κόλακες καὶ θεοῖς ἐχθροὶ καὶ τἄλλ' ἃ προσήκει πάντ' ἀκούουσιν. οὐδεὶς γάρ, ἄνδρες Ἀθηναῖοι, τὸ τοῦ προδιδόντος συμφέρον ζητῶν χρήματ' ἀναλίσκει, οὐδ' ἐπειδὰν ὧν ἂν πρίηται κύριος γένηται τῷ προδότῃ συμβούλῳ περὶ τῶν λοιπῶν ἔτι χρῆται· οὐδὲν γὰρ ἂν ἦν εὐδαιμονέστερον προδότου
Traduzione libro Euloghia versione numero 233 pagina 466
Traduzione antica
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Forse i continui attacchi di Filippo riusciranno a risvegliarvi
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro Ellenion
δοκει δε μοι θεων τις, ω ανδρες Αθηναιοι, τοις γιγνομενοις υπερ της πολεως αισχυνομενος, ......... ει και μη προτερον; ουκ επι την εκεινου πλευσομεθα;
Io, per parte mia, ritengo, o Ateniesi, per gli dèi, che le grandi imprese che ha potuto portare a compimento abbiano ubriacato Filippo, e che nella sua mente vada fantasticando molti successi di questo genere, poiché vede l'assenza totale di avversari disposti a sbarrargli il passo ed è esaltato dalle imprese che ha compiute; tuttavia non credo, per Zeus, che egli scelga di agire in modo tale che i più sprovveduti qui da noi riescano a capire che cosa abbia intenzione di fare; e sono proprio i chiacchieroni i più sprovveduti. Ma se, lasciando perdere queste chiacchiere, prenderemo coscienza del fatto che si tratta di un nemico, che ci priva dei nostri beni, che già da molto tempo ci oltraggia, che tutto ciò che abbiamo sperato che qualcun altro facesse per noi si è ritorto contro di noi, che il futuro è solo nelle nostre mani, e che, anche se non vorremo combattere là contro Filippo, probabilmente saremo costretti a farlo qui, se ci renderemo conto di tutto questo, allora saremo anche pienamente coscienti di ciò che dobbiamo fare e ci libereremo di discorsi inutili. Perché non bisogna pensare a quello che potrà mai accadere, ma occorre aver ben presente che è assai triste la situazione se non vi decidete a dedicarle la dovuta attenzione e a fare il vostro dovere.
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L'importanza della pace
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE
Io vedo bene, o Ateniesi, che la situazione presente è molto difficile e complicata, non solo perché molto già abbiamo perduto per la nostra trascuratezza e nessun vantaggio ci può portare il pronunciare degli ornati discorsi su tale argomento; ma anche perché neppure sulle altre questioni e nemmeno su un singolo punto siamo tutti d'accordo nel giudicare ciò che sia veramente utile: gli uni infatti pensano in un modo, gli altri in un altro. Mentre, poi, è già per natura molto difficile prendere una buona delibe- razione, voi, o Ateniesi, avete reso ciò molto più difficile ancora. Tutti gli altri uomini, infatti, sono soliti deliberare prima che gli avvenimenti precipitino; voi, invece, quando tutto è avvenuto. Ne deriva che sempre, per tutto il tempo che io ricordo, l'oratore che vi rinfaccia i vostri errori acquisti popolarità e dia l'impressione di ben parlare; ma gli avvenimenti e l'oggetto della vostra discussione vi sfuggono di mano. Tuttavia, sebbene le cose stiano a questo punto, io sono convinto (ed è per questa ferma convinzione che mi sono alzato a parlare) che se voi, smettendola con gli schiamazzi e i litigi, vorrete ascoltarmi attentamente, come si conviene a chi deve deliberare su affari di Stato di tanta importanza, mi sarà ancora possibile parlare e indicare una linea di condotta per cui la situazione presente potrà migliorare e potremo ricuperare quello che abbiamo perduto.
Il fatto di poter prevedere chiaramente tutto ciò meglio degli altri, non l'attribuirò, o Ateniesi, a una mia speciale abilità e non me ne farò un vanto; ma riconoscerò che io ho la cognizione esatta e il presentimento delle cose, solo per queste due ragioni che vi indicherò:
prima di tutto per la mia buona fortuna, e vedo che essa domina su tutta l'abilità e la saggezza degli uomini;
in secondo luogo, perché io considero gli avvenimenti e li giudico senza riguardo agli interessi personali; e nessuno certo potrà provare che io abbia fatto anche il più piccolo guadagno in relazione con la mia attività di uomo politico e di oratore. Il pubblico bene quindi mi si presenta esattamente, proprio come risulta dagli avvenimenti.
Quando invece su uno dei due piatti di una bilancia, si ponga del denaro, questo fa inclinare la bilancia dalla sua parte e trascina con sé il giudizio, e chi ha ricevuto del danaro non può più ragionare rettamente e sanamente su alcuna cosa.
Voi troverete dunque che, in vista di interessi particolari, ciascuno fu indotto a fare molte cose che non avrebbe voluto fare. Ed è questo precisamente che noi dobbiamo evitare, poiché è proprio qui il vero pericolo.
«E, per timore di questo, dirà qualcuno, dobbiamo dunque noi fare quanto gli altri ci impongono? E proprio tu ci dai di questi consigli?» No, davvero; e ne sono bene lontano. Ma io ritengo necessario comportarsi in modo da non compiere nulla che sia indegno di noi, da non provocare una guerra e dare a tutti l'impressione che noi ragioniamo saggiamente e diciamo sempre la verità. A coloro poi che pensano sia necessario esporsi con audacia ad ogni pericolo e non prevedono la guerra, voglio fare queste considerazioni (. .) poiché, non v'ha dubbio, riteniamo che la tranquillità che nasce dalla pace ci procuri maggiori beni che non la lotta continua.
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