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Ονοματι μεν ουν σχεδον υπο των πλειστων ομολογειται· την γαρ ευδαιμονιαν και οι πολλοι και οι χαριεντες λεγουσιν, το δ' ευ ζην και το ευ πραττειν ταυτον υπολαμβανουσι τω ευδαιμονειν περι δε της ευδαιμονιας, τι εστιν, αμφισβητουσι και ουχ ομοιως οι πολλοι τοις σοφοις αποδιδοασιν. Οι μεν γαρ των εναργων τι και φανερων, οιον ηδονην η πλουτον η τιμην, αλλοι δ' αλλο - πολλακις δε και ο αυτος ετερον· νοσησας μεν γαρ υγιειαν, πενομενος δε πλουτον συνειδοτες δ' εαυτοις αγνοιαν τους μεγα τι και υπερ αυτους λεγοντας θαυμαζουσιν. Ενιοι δ' ωοντο παρα τα πολλα ταυτα αγαθα αλλο τι καθ' αυτο ειναι, ο και τουτοις πασιν αιτιον εστι του ειναι αγαθα. Απασας μεν ουν εξεταζειν τας δοξας ματαιοτερον ισως εστιν, ικανον δε τας μαλιστα επιπολαζουσας η δοκουσας εχειν τινα λογον.
Traduzione libera
Senza dubbio, quanto al nome la maggioranza degli uomini è pressoché d'accordo: sia la massa sia le persone distinte lo chiamano "felicità", e ritengono che "viver bene" e "riuscire" esprimano la stessa cosa che "essere felici". Ma su che cosa sia la felicità sono in disaccordo, e la massa non la definisce allo stesso modo dei sapienti. Infatti, alcuni pensano che sia qualcosa di visibile e appariscente, come piacere o ricchezza o onore, altri altra cosa; anzi spesso è il medesimo uomo che l'intende diversamente: quando è ammalato, infatti, l'intende come salute; come ricchezza quando si trova povero. Ma coloro che sono consapevoli della propria ignoranza ammirano quelli che fanno discorsi elevati ed a loro superiori. Alcuni3, poi, ritengono che oltre a questi molteplici beni ne esista un altro, il Bene in sé, che è pure la causa per cui tutti questi beni sono tali. Orbene, esaminare tutte le opinioni sarebbe, certo, piuttosto inutile; sarà sufficiente esaminare quelle prevalenti o quelle che comunemente si ritiene che presentino qualche particolare aporia.
Ulteriore traduzione
Senza dubbio viene riconosciuto da quasi la maggior parte il nome; infatti sia molti sia le persone colte la chiamano "felicità", ma molti e le persone colte dicono e considerano la stessa cosa il vivere bene e il prosperare riguardo alla felicità, che cos'è, la maggior parte discute e non attribuisce la stessa definizione ai sapienti. Alcuni infatti identificano la felicità con qualcosa di ovvio ed evidente, come il piacere, la ricchezza o l'onore, altri con qualcos'altro - spesso anche la stessa persona qualcosa di diverso. Infatti, avendo sofferto di una malattia, apprezzano la salute; e avendo sofferto di povertà, (apprezzano) la ricchezza; essendo consapevoli della propria ignoranza, hanno ammirazione per coloro che dicono cose grandi e al di sopra di loro stessi. Alcuni però pensavano che oltre a questi molti beni ci fosse qualcos'altro di per sé, che fosse la causa dell'essere i beni per tutti. Esaminare tutte le opinioni è forse più futile, ma è sufficiente esaminare quelle più diffuse o che sembrano avere qualche ragione.
(By Starinthesky)
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Sul giusto mezzo
versione di greco di Aristotele traduzione dal libro
versioni di greco hellenikon phronema n. 156 pagina 96
Λεγω δε του μεν πραγματος μεσον το ισον απεχον αφ' εκατερου των ακρων, οπερ εστιν εν και το αυτο πασιν, προς ημας δε ο μητε πλεοναζει μητε ελλειπει· τουτο δ' ουχ εν, ουδε ταυτον πασιν. Οιον ει τα δεκα πολλα τα δε δυο ολιγα, τα εξ μεσα λαμβανουσι κατα το πραγμα· ισω γαρ υπερεχει τε και υπερεχεται· τουτο δε μεσον εστι κατα την αριθμητικην αναλογιαν. Το δε προς ημας ουχ ουτω ληπτεον ου γαρ ει τω δεκα μναι φαγειν πολυ δυο δε ολιγον, ο αλειπτης εξ μνας προσταζει· εστι γαρ ισως και τουτο πολυ τω ληψομενω η ολιγον Μιλωνι· μεν γαρ ολιγον, τω δε αρχομενω των γυμνασιων πολυ. Ομοιως επι δρομου και παλης.
Io dico, riguardo all'oggetto, che il mezzo è la distanza uguale da ciascuna delle estremità, il che è lo stesso per tutti, ma per noi non significa né abbondanza né carenza. Questo mezzo non è uguale né identico per tutti. Per esempio, se ci sono dieci cose in abbondanza e due in carenza, prendono il mezzo in base all'oggetto; in effetti, esso supera e viene superato in ugual misura. Questo mezzo è determinato dalla proporzione numerica. Tuttavia, ciò che riguarda noi non deve essere interpretato in questo modo. Infatti, se si tratta di consumare dieci mine di cibo, due mine in meno sono comandate. Questo potrebbe essere molto o poco per colui che riceverà o poco da Milone, ma poco per chi inizia l'allenamento fisico. Lo stesso vale per la corsa e il pugilato.
(By Starinthesky)
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il saggio e la felicità versione greco Aristotele
traduzione dal libro versioni di greco
Hellenikon phronema n. 157 pagina 97
δεήσει δὲ καὶ τῆς ἐκτὸς εὐημερίας ἀνθρώπῳ ὄντι· οὐ γὰρ αὐτάρκης ἡ φύσις πρὸς τὸ θεωρεῖν, ἀλλὰ δεῖ καὶ τὸ σῶμα ὑγιαίνειν καὶ τροφὴν καὶ τὴν λοιπὴν θεραπείαν ὑπάρχειν. οὐ μὴν οἰητέον γε πολλῶν καὶ μεγάλων δεήσεσθαι τὸν εὐδαιμονήσοντα, εἰ μὴ ἐνδέχεται ἄνευ τῶν ἐκτὸς ἀγαθῶν μακάριον εἶναι· οὐ γὰρ ἐν τῇ ὑπερβολῇ τὸ αὔταρκες οὐδ' ἡ πρᾶξις, δυνατὸν δὲ καὶ μὴ ἄρχοντα γῆς καὶ θαλάττης πράττειν τὰ καλά· καὶ γὰρ ἀπὸ μετρίων δύναιτ' ἄν τις πράττειν κατὰ τὴν ἀρετήν τοῦτο δ' ἔστιν ἰδεῖν ἐναργῶς· οἱ γὰρ ἰδιῶται τῶν δυναστῶν οὐχ ἧττον δοκοῦσι τὰ ἐπιεικῆ πράττειν, ἀλλὰ καὶ μᾶλλον· ἱκανὸν δὲ τοσαῦθ' ὑπάρχειν· ἔσται γὰρ ὁ βίος εὐδαίμων τοῦ κατὰ τὴν ἀρετὴν ἐνεργοῦντος. .
Uno che è uomo avrà bisogno anche della prosperità esteriore: la natura umana, infatti, non è di per sé sufficiente per il contemplare, ma bisogna anche che il corpo sia in salute e che ci siano cibo e la restante cura. Certo non bisogna pensare che colui che sarà felice avraà bisogno di molte e grandi cose, se non è possibile essere beati senza i beni esteriori: non sono nell’eccesso, infatti, l’autosufficienza e l’azione, ma è possibile compiere belle azioni anche non avendo il comando di terra e mare: infatti anche con mezzi misurati uno potrebbe agire secondo virtù (è possibile vedere questo chiaramente: infatti i privati si ammette, non sembrano compiere azioni virtuose meno dei potenti, ma anche di più); è sufficiente infatti questo: sarà felice la vita di colui che agisce secondo la virtù.
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Inferiorità di donne schiavi e barbari Aristotele versione greco traduzione dal libro versioni di greco
Hellenikon phronema numero 158 pagina 97
οὖν διώρισται τὸ θῆλυ καὶ τὸ δοῦλον (οὐθὲν γὰρ ἡ φύσις ποιεῖ τοιοῦτον οἷον οἱ χαλκοτύποι τὴν Δελφικὴν μάχαιραν, πενιχρῶς, ἀλλ' ἓν πρὸς ἕν· οὕτω γὰρ ἂν ἀποτελοῖτο κάλλιστα τῶν ὀργάνων ἕκαστον, μὴ πολλοῖς ἔργοις ἀλλ' ἑνὶ δουλεῦον)· ἐν δὲ τοῖς βαρβάροις τὸ θῆλυ καὶ τὸ δοῦλον τὴν αὐτὴν ἔχει τάξιν. αἴτιον δ' ὅτι τὸ φύσει ἄρχον οὐκ ἔχουσιν, ἀλλὰ γίνεται ἡ κοινωνία αὐτῶν δούλης καὶ δούλου. διό φασιν οἱ ποιηταὶ "βαρβάρων δ' Ἕλληνας ἄρχειν εἰκός", ὡς ταὐτὸ φύσει βάρβαρον καὶ δοῦλον ὄν. ἐκ μὲν οὖν τούτων τῶν δύο κοινωνιῶν οἰκία πρώτη, καὶ ὀρθῶς Ἡσίοδος εἶπε ποιήσας "οἶκον μὲν πρώτιστα γυναῖκά τε βοῦν τ' ἀροτῆρα"· ὁ γὰρ βοῦς ἀντ' οἰκέτου τοῖς πένησίν ἐστιν.
In natura dunque si distinguono la femmina e lo schiavo (infatti la natura nulla produce in modo miserevole tale come i fabbri il coltello delfico, ma una sola cosa per un solo scopo; così infatti ogni strumento porterebbe a compimento ottime cose, se servisse non a molti usi ma ad uno solo); tra i barbari la femmina e lo schiavo hanno lo stesso ruolo. La causa è che non hanno chi in natura comanda, ma la loro comunità è formata di schiava e di schiavo. Perciò i poeti dicono: “è conveniente che gli Elleni comandino sui barbari”, come se per natura fosse la stessa cosa barbaro e schiavo. Così da queste due comunità si forma la famiglia nella sua essenzialità e a ragione Esiodo ha detto nel suo poema: Casa nella sua essenza è la donna e il bove che ara perché per i poveri il bove rimpiazza lo schiavo.
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La dottrina di Empedocle
versione greco Aristotele traduzione dal libro hellenikon phronema numero 148 pagina 93
Εμπεδοκλης μεν ουν παρα τους προτερον πρωτος το την αιτιαν διελειν εισηνεγκεν, ου μιαν ποιησας την της κινησεως αρχην αλλ' ετερας τε και εναντιας, ετι δε τα ως εν υλης ειδει λεγομενα στοιχεια τετταρα πρωτος ειπεν (ου μην χρηται γε τετταρσιν αλλ' ως δυσιν ουσι μονοις, πυρι μεν καθ' αυτο τοις δ' αντικειμενοις ως μια φυσει, γη τε και αερι και υδατι· λαβοι δ' αν τις αυτο θεωρων εκ των επων)· ουτος μεν ουν, ωσπερ λεγομεν, ουτω τε και τοσαυτας ειρηκε τας αρχας.
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