- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco ARISTOTELE
- Visite: 6
τὸ μὲν γὰρ δυνάμενον τῇ διανοίᾳ προορᾶν ἄρχον φύσει καὶ δεσπόζον φύσει, τὸ δὲ δυνάμενον τῷ σώματι ταῦτα πονεῖν ἀρχόμενον καὶ φύσει δοῦλον: διὸ δεσπότῃ καὶ δούλῳ ταὐτὸ συμφέρει. φύσει μὲν οὖν διώρισται τὸ θῆλυ καὶ τὸ δοῦλον (οὐθὲν γὰρ ἡ φύσις ποιεῖ τοιοῦτον οἷον οἱ χαλκοτύποι τὴν Δελφικὴν μάχαιραν, πενιχρῶς, ἀλλ᾽ ἓν πρὸς ἕν: οὕτω γὰρ ἂν ἀποτελοῖτο κάλλιστα τῶν ὀργάνων ἕκαστον, μὴ πολλοῖς ἔργοις ἀλλ᾽ ἑνὶ δουλεῦον): ἐν δὲ τοῖς βαρβάροις τὸ θῆλυ καὶ τὸ δοῦλον τὴν αὐτὴν ἔχει τάξιν. αἴτιον δ᾽ ὅτι τὸ φύσει ἄρχον οὐκ ἔχουσιν, ἀλλὰ γίνεται ἡ κοινωνία αὐτῶν δούλης καὶ δούλου. διό φασιν οἱ ποιηταὶ: ὡς ταὐτὸ φύσει βάρβαρον καὶ δοῦλον ὄν
Infatti, l'essere che può prevedere con l'intelligenza è capo per natura, è padrone per natura, mentre quello che può con il corpo fare fatica, è soggetto e quindi per natura schiavo: perciò padrone e schiavo hanno gli stessi interessi. Per natura, dunque, femmina e schiavo sono distinti (infatti la natura nulla produce con economia, come i fabbri il coltello delfico, ma una sola cosa per un solo fine, perché in tal modo ogni strumento sarà davvero un prodotto perfetto, qualora non serva a molti usi, ma a uno solo): tra i barbari la donna e lo schiavo sono sullo stesso piano e il motivo è che ciò che per natura comanda essi non l'hanno, e quindi la loro comunità è formata di schiava e di schiavo. Di conseguenza i poeti dicono: dominare sopra i Barbari ai Greci ben si addice come se per natura barbaro e schiavo fossero la stessa cosa.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco ARISTOTELE
- Visite: 7
τοῦ δὲ πολιτικοῦ δικαίου τὸ μὲν φυσικόν ἐστι τὸ δὲ νομικόν, φυσικὸν μὲν τὸ πανταχοῦ τὴν αὐτὴν ἔχον δύναμιν, καὶ οὐ τῷ δοκεῖν ἢ μή, νομικὸν δὲ ὃ ἐξ ἀρχῆς μὲν οὐδὲν διαφέρει οὕτως ἢ ἄλλως, ὅταν δὲ θῶνται, διαφέρει, οἷον τὸ μνᾶς λυτροῦσθαι, ἢ τὸ αἶγα θύειν ἀλλὰ μὴ δύο πρόβατα, ἔτι ὅσα ἐπὶ τῶν καθ' ἕκαστα νομοθετοῦσιν, οἷον τὸ θύειν Βρασίδᾳ, καὶ τὰ ψηφισματώδη. δοκεῖ δ' ἐνίοις εἶναι πάντα τοιαῦτα, ὅτι τὸ μὲν φύσει ἀκίνητον καὶ πανταχοῦ τὴν αὐτὴν ἔχει δύναμιν, ὥσπερ τὸ πῦρ καὶ ἐνθάδε καὶ ἐν Πέρσαις καίει, τὰ δὲ δίκαια κινούμενα ὁρῶσιν. τοῦτο δ' οὐκ ἔστιν οὕτως ἔχον, ἀλλ' ἔστιν ὥς· καίτοι παρά γε τοῖς θεοῖς ἴσως οὐδαμῶς, παρ' ἡμῖν δ' ἔστι μέν τι καὶ φύσει, κινητὸν μέντοι πᾶν, ἀλλ' ὅμως ἐστὶ τὸ μὲν φύσει τὸ δ' οὐ φύσει. ποῖον δὲ φύσει τῶν ἐνδεχομένων καὶ ἄλλως ἔχειν, καὶ ποῖον οὒ ἀλλὰ νομικὸν καὶ συνθήκῃ, εἴπερ ἄμφω κινητὰ ὁμοίως, δῆλον.
TRADUZIONE LIBERA
Del giusto in senso politico, poi, ci sono due specie, quella naturale e quella legale: è naturale il giusto che ha dovunque la stessa validità, e non dipende dal fatto che venga o non venga riconosciuto; legale, invece, è quello che originariamente è affatto indifferente che sia in un modo piuttosto che in un altro, ma che non è indifferente una volta che sia stato stabilito. Per esempio, che il riscatto di un prigioniero sia di una mina, che si deve sacrificare una capra e non due pecore, e inoltre tutto quello che viene stabilito per legge per i casi particolari, per esempio, il sacrificio in onore di Brasida, e le norme derivate da decreti popolari. Sembra ad alcuni che tutte le norme appartengano a questo secondo tipo di giustizia, perché ciò che è per natura è immutabile ed ha dovunque la stessa validità (per esempio, il fuoco brucia qui da noi come in Persia), mentre essi vedono che le norme di giustizia sono mutevoli. Ma questo non è vero in senso assoluto, bensì solo in un certo senso: anzi, almeno tra gli dèi, certamente, non è affatto vero, mentre tra noi uomini c'è una specie di giusto per natura, benché sia tutto mutevole; pur tuttavia, c'è un tipo di giusto che si fonda sulla natura ed uno che non si fonda sulla natura. Ora, tra le norme che possono essere anche diverse, è chiaro quale sia per natura e quale non sia per natura ma per legge, cioè per convenzione, se è vero che sia la natura sia la legge sono mutevoli.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco ARISTOTELE
- Visite: 9
πρὸς δὲ τούτοις ἄτοπον εἰ τῷ σώματι μὲν αἰσχρὸν μὴ δύνασθαι βοηθεῖν·... ἔχειν τὸ τεχνικόν.
Sè è vergognoso non sapersi difendere con il corpo, sarebbe assurdo che non fosse vergognoso non sapersi difendere con la parola, che è più propria dell'uomo che l'uso del corpo. Se è pur vero che chi si serve ingiustamente di questa facoltà dei discorsi può nuocere moltissimo, però questo fatto è proprio di tutti i beni tranne la virtù e soprattutto dei più utili quali la forza, la salute la ricchezza, la strategia: di essi chiunque servendosi giustamente potrà giovare moltissimo e danneggiare servendosi ingiustamente... Definiamo dunque la retorica come la possibilità di scoprire in ogni argomento ciò che è in grado di persuadere. Questa infatti non è la funzione di nessun'altra arte; ciascuno delle altre arti mira all'insegnamento ed alla persuasione intorno al proprio oggetto: così la medicina sui casi di salute e di malattia, la geometria sulle variazione che avvengono nelle grandezze, l'aritmetica intorno ai numeri e parimenti le altre arti e scienze. Invece la retorica sembra poter scoprire ciò che persuade, per dire così, intorno a qualsiasi argomento dato, quindi affermiamo che essa non costituisce una tecnica intorno ad un genere proprio e determinato.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco ARISTOTELE
- Visite: 8
Μετὰ δὲ ταῦτα πρὸς τὸ δημαγωγεῖν ἐλθόντος Περικλέους, καὶ πρῶτον εὐδοκιμήσαντος, ὅτε κατηγόρησε τὰς εὐθύνας Κίμωνος στρατηγοῦντος νέος ὤν, δημοτικωτέραν ἔτι συνέβη γενέσθαι τὴν πολιτείαν. [. .] 2 Έποίησε δὲ καὶ μισθοφόρα τὰ δικαστήρια Περικλῆς πρῶτος, ἀντιδημαγωγῶν πρὸς τὴν Κίμωνος εὐπορίαν. Ό γὰρ Κίμων ἅτε τυραννικὴν ἔχων οὐσίαν, πρῶτον μὲν τὰς κοινὰς λῃτουργίας ἐλῃτούργει λαμπρῶς, ἔπειτα τῶν δημοτῶν ἔτρεφε πολλούς. [. .] 3 Πρός δὴ ταύτην τὴν χορηγίαν ἐπιλειπόμενος ὁ Περικλῆς τῇ οὐσίᾳ, συμβουλεύσαντος αὐτῷ Δαμωνίδου τοῦ Οἴηθεν, ἐπεὶ τοῖς ἰδίοις ἡττᾶτο, διδόναι τοῖς πολλοῖς τὰ αὑτῶν, κατεσκεύασε μισθοφορὰν τοῖς δικαστηρίοις· ἀφ' ὧν αἰτιῶνταί τινες χείρω γενέσθαι, κληρουμένων ἐπιμελῶς ἀεὶ μᾶλλον τῶν τυχόντων ἢ τῶν ἐπιεικῶν ἀνθρώπων. [. .] 4. Ἓως μέν οὗν Περικλής προειστήκει τοῦ δήμου, βελτίω τά κατά τήν πολιτείαν ἦν, τελευτήσαντος δέ Περικλέους πολύ χείρω. Πρῶτον γάρ τότε προστάτην ἒλαβεν ό δῆμος ούκ εύδοκιμοῦντα παρά τοῖς έπιεικέσιν· έν δέ τοῖς πρότερον χρόνοις άεὶ διετέλουν οὶ έπιεικεῖς δημαγωγοῦντες.
Dopo questo, quando Pericle avanzò alla guida del popolo, dopo essere stato stimato per primo quando era ancora giovane, fece accuse per il rendiconto di Cimone che era un generale, risultò che la costituzione era ancora più democratica. Anche Pericle ha prima fatto un ufficio da giudice a pagamento favorendo il popolo in opposizione alla ricchezza di Cimone. Poiché Cimone aveva una proprietà da tiranno, in primo luogo eseguì i servizi pubblici a proprie spese in modo brillante, e inoltre manteneva un certo numero di cittadini. Quindi, poiché Pericle mancava di mezzi per sostenere le spese, avendogli consigliato Damonide di Oe, poiché cedeva con le sue risorse private, a dare a molti ciò che era suo, istituì un pagamento per i tribunali della giuria; per le quali cose alcuni ritengono responsabile che sia stato peggio, designando con cura uomini sempre più qualunque che capaci. Dunque finché Pericle fu posto a capo del popolo, le cose riguardo la politica erano buone, dopo che morì molto peggio. Per la prima volta allora il popolo scelse un capo che non era stimato presso gli ottimati; in tempo precedente erano stati gli abili a guidare il popolo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di greco ARISTOTELE
- Visite: 8
Η πολιτικης περι των καλων και των δικαιων σκοπει. Τα καλα και τα δικαια εχει διαφορας και πλανας· τοις πολλοις ανθρωποις γαρ βλαβαι συμβαινουσι απο αγαθων· οι μεν γαρ αποθνησκουσι δια τον πλουτον, οι δε δια την ανδρειαν. Τοις δε αλλοις τα κακα ωφελει. Οι ανθρωποι πολλακις περι των αγαθων διαλεγουσιν. Αλλα τι εστι το αγαθον;
La politica fa considerazioni a proposito del bene e del male (lett. delle cose buone e delle cose giuste). Il bene e il giusto ha (letteralmente: le cose buone e le cose giuste) varietà e variazioni; capitano infatti a molti uomini danni ( βλάβαι = nominativo plurale da βλαβη); alcuni infatti muoiono per la ricchezza, ad altri invece sono d'aiuto i mali (ὠφελέω). Gli uomini spesso discutono (διαλέγω) sui beni. Ma che cosa è il bene?