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ευδαιμονίατοῖς μὲν γὰρ ἀρετὴ τοῖς δὲ φρόνησις ἄλλοις δὲ σοφία τις εἶναι δοκεῖ, τοῖς δὲ ταῦτα ἢ τούτων τι μεθ’ ἡδονῆς ἢ οὐκ ἄνευ ἡδονῆς· ἕτεροι δὲ καὶ τὴν ἐκτὸς εὐετηρίαν συμπαραλαμβάνουσιν. τούτων δὲ τὰ μὲν πολλοὶ καὶ παλαιοὶ λέγουσιν, τὰ δὲ ὀλίγοι καὶ ἔνδοξοι ἄνδρες· οὐδετέρους δὲ τούτων εὔλογον διαμαρτάνειν τοῖς ὅλοις, ἀλλ’ ἕν γέ τι ἢ καὶ τὰ πλεῖστα κατορθοῦν. 0τοῖς μὲν οὖν λέγουσι τὴν ἀρετὴν ἢ ἀρετήν τινα συνῳδός ἐστιν ὁ λόγος· ταύτης γάρ ἐστιν ἡ κατ’ αὐτὴν ἐνέργεια. διαφέρει δὲ ἴσως οὐ μικρὸν ἐν κτήσει ἢ χρήσει τὸ ἄριστον ὑπολαμβάνειν, καὶ ἐν ἕξει ἢ ἐνεργείᾳ. τὴν μὲν γὰρ ἕξιν ἐνδέχεται μηδὲν ἀγαθὸν ἀποτελεῖν ὑπάρχουσαν, οἷον τῷ καθεύδοντι ἢ καὶ ἄλλως πως ἐξηργηκότι, τὴν δ’ ἐνέργειαν οὐχ οἷόν τε· πράξει γὰρ ἐξ ἀνάγκης, καὶ εὖ πράξει
A certi sembra che la felicità consista nella virtù, altri nella saggezza, altri in un certo tipo di sapienza; per altri, poi, essa è o tutte queste cose insieme o una di queste in unione col piacere, o comunque non senza piacere; altri, infine, vi aggiungono anche la disponibilità di beni esteriori. Di alcune di queste opinioni Alcune fra queste parlano numerosi e antichi, di altre pochi ma famosi: è ragionevole pensare che né gli uni né gli altri siano completamente in errore, ma che essi colgano nel segno almeno in un punto, o anche nella maggior parte dei punti. La nostra definizione dunque è in accordo con coloro che identificano la felicità con la virtù o con una virtù particolare, poiché l’attività secondo virtù è propria di una determinata virtù. Certo non è piccola la differenza se si pensa che il sommo bene consista in un possesso oppure in un uso, cioè in una disposizione oppure in una attività. Può essere, infatti, che la disposizione ci sia, ma non compia alcun bene, come in chi dorme o in qualche altro modo è inattivo; ma per l’attività ciò non è possibile, giacché essa necessariamente agirà ed avrà successo.
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Εστω δη οργη ορεξις μετα λυπης τιμωριας δια φαινομενην ολιγωριαν εις αυτον η τι των αυτου του ολιγωρειν μη προσηκοντος. ... ωσπερ η των ενυπνιων.
Definiamo dunque l'ira come desiderio, accompagnato da dolore, per una offesa evidente, rivolta alla propria persona (a noi stessi) o ad uno a noi legato, non essendo meritata l'offesa. Se dunque. l’ira è questo, è inevitabile che chi è adirato è sempre adirato con un particolare individuo, per esempio con Cleone ma non con un uomo, e poiché costui ha fatto o stava per fare qualcosa contro di lui o contro una persona a lui vicina, e ad ogni ira segue un certo piacere, quello derivante dalla speranza di vendicarsi; infatti, è piacevole il pensare di ottenere ciò che si desidera, ma nessuno desidera ciò che è palesemente impossibile per lui, mentre chi è adirato desidera qualcosa che è per lui possibile. Perciò, è stato opportunamente detto a proposito della collera: molto più dolce del miele stillante cresce nel petto degli uomini. Infatti, anche un certo piacere è sempre presente sia per questo motivo sia per il fatto che passano del tempo a vendicarsi col pensiero; dunque, l’immagine che ne deriva genera piacere, come quello dei sogni.
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Εισι δ'αι μικραι αργατιδες μαλλον των μεγαλων, ωσπερ ειρηται, εχουσι δε τα πτερα περιτετριμενα και χροιαν μελαιναν και επικεκαυμεναι ... ειτ'εξαπινης σιωπωσιν.
Quelle piccole sono più operose delle grandi, come si è affermato, hanno le ali consumate e di colore nero, e sono bruciate: alcune sono luminose e splendenti, come donne inoperose. Le api sembrano gioire anche del rumore, perciò dicono che anche facendo del rumore si riuniscono nell’alveare di terracotta e di pietra; in verità, non è del tutto chiaro se sentono qualcosa, e se fanno questo per piacere o per paura. Le api cacciano sia le pigre sia quelle che non sono parsimoniose. Si dividono i compiti, come si è detto prima, e alcune lavorano la cera, altre il miele, altre ancora l’eritace; inoltre, alcune realizzano gli alveari, altre portano acqua agli alveoli e la mescolano al miele, altre, invece, si accingono al lavoro. Le mattutine stanno in silenzio, finché una le sveglia ronzando due o tre volte; allora, in massa volano al lavoro e, una volta ritornate fanno dapprima rumore poi, un po’ meno, finché una, volando intorno, ronza, come per far cenno di dormire; quindi, subito tacciono.
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La libertà condizione indispensabile per essere veri cittadini. Il cittadino che "lavora" ha meno tempo libero ed è quindi meno adatto a partecipare alla cittadinanza.
ἡ δὲ βελτίστη πόλις οὐ ποιήσει βάναυσον πολίτην. εἰ δὲ καὶ οὗτος πολίτης, ἀλλὰ πολίτου ἀρετὴν .....λεκτέον οὐ παντός, οὐδ᾽ ἐλευθέρου μόνον, ἀλλ᾽ ὅσοι τῶν ἔργων εἰσὶν ἀφειμένοι τῶν ἀναγκαίων. τῶν δ᾽ ἀναγκαίων οἱ μὲν ἑνὶ λειτουργοῦντες τὰ τοιαῦτα δοῦλοι, οἱ δὲ κοινοὶ βάναυσοι καὶ θῆτες...... ἐπεὶ γὰρ πλείους εἰσὶν αἱ πολιτεῖαι, καὶ εἴδη πολίτου ἀναγκαῖον εἶναι πλείω, .... ὥστ᾽ ἐν μὲν τινὶ πολιτείᾳ τὸν βάναυσον ἀναγκαῖον εἶναι καὶ τὸν θῆτα πολίτας, ἐν τισὶ δ᾽ ἀδύνατον, οἷον εἴ τίς ἐστιν ἣν καλοῦσιν ἀριστοκρατικὴν καὶ ἐν ᾗ κατ᾽ ἀρετὴν αἱ τιμαὶ δίδονται καὶ κατ᾽ ἀξίαν: οὐ γὰρ οἷόν τ᾽ ἐπιτηδεῦσαι τὰ τῆς ἀρετῆς ζῶντα βίον βάναυσον ἢ θητικόν. ἐν δὲ ταῖς ὀλιγαρχίαις θῆτα μὲν οὐκ ἐνδέχεται εἶναι πολίτην (ἀπὸ τιμημάτων γὰρ μακρῶν αἱ μεθέξεις τῶν ἀρχῶν), βάναυσον δὲ ἐνδέχεται: πλουτοῦσι γὰρ καὶ οἱ πολλοὶ τῶν τεχνιτῶν. ἐν Θήβαις δὲ νόμος ἦν τὸν διὰ δέκα ἐτῶν μὴ ἀπεσχημένον τῆς ἀγορᾶς μὴ μετέχειν ἀρχῆς.
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Εδικαζον δε τριακοισιοι, κατηγορουντος Μύρωνος καθ' ἱερῶν ὀμόσαντες ἀριστίνδην. καταγνωσθέντος δὲ τοῦ ἅγους, αὐτοὶ μὲν ἐκ τῶν τάφων ἐξεβλήθησαν, τὸ δὲ γένος αὐτῶν ἔφυγεν ἀειφυγίαν. Ἐπιμενίδης δ' ὁ Κρὴς ἐπὶ τούτοις ἐκάθηρε τὴν πόλιν.
Ed emisero la sentenza dell'accusa di Mirone trecento cittadini scelti tra i nobili dopo aver giurato sulle vittime sacrificali. Riconosciuto il sacrilegio, i resti dei colpevoli stessi furono gettati fuori dalle tombe e tutta la famiglia venne condannata all'esilio eterno. Fu allora che Epimenide di Creta purificò la citta ....