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Est dispar ratio orationis, quae mentes iudicum permovet impellitque, ut aut oderint aut diligantt aut invideant aut salvum velint aut metuant aut sperent aut cupiant aut abhorreant aut laetentur aut maereant aut misereantur aut poenire velint aut ad eos motus deducantur, si qui finitimi sunt talibus animi permotionibus. Atque illud optandum est oratori, ut aliquam permotionem animorum sua sponte ipsi adferant ad causam iudices ad id, quod utilitas oratoris feret, accommodatam; facilius est enim currentem, ut aiunt, incitare quam commovere languentem; sin id aut non erit aut erit obscurius, sicut medico diligenti, priusquam conetur aegro adhibere medicinam, non solum morbus eius, cui mederi volet, sed etiam consuetudo valentis et natura corporis cognoscenda est, sic equidem cum adgredior in ancipiti causa et gravi ad animos iudicum pertractandos, omni mente in ea cogitatione curaque versor, ut odorer, quam sagacissime possim, quid sentiant, quid existiment, quid exspectent, quid velint, quo deduci oratione facillime posse videantu
C'è una eloquenza diversa di orazione, che commuove le menti dei giudici e li spinge ad amare o ad odiare, o ad essere ostili o a voler salvo l'imputato, a temere o a sperare, o a provare simpatia o a detestare, o a rallegrarsi o a rattristarsi, o ad avere pietà o a punire, o a essere indotti a quei moti interiori che sono affini e vicini a questi sentimenti così tanto grandi dell'animo. E l'oratore deve scegliere ciò, in modo tale che i giudici stessi spontaneamente portino nella causa un certo sentimento, adatto a ciò che comporterà il vantaggio dell'oratore; infatti, come dicono, è più facile incitare chi corre, che scuotere chi è pigro; se invece ciò o non ci sarà o sarà assai insicuro, come un medico attento prima di sperimentare sul malato la medicina, non solo deve conoscere la malattia di colui che vuole guarire, ma anche le abitudini di quando stava bene e la natura del corpo, così certamente io, quando in una causa incerta e difficile mi accingo a trattare gli animi dei giudici, mi occupo con tutta la mente di questo pensiero e preoccupazione, per indagare più sagacemente che posso cosa pensano, cosa giudicano, cosa sperano, cosa vogliono, affinché sembrino poter essere più facilmente indotti dal mio discorso
Analisi GRAMMATICALE del periodo della versione
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Talvolta i sogni si realizzano
Autore: Cicerone
Apud Agathoclem scriptum in historia est Hamilcarem Karthaginiensem, cum oppugnaret Syracusas, visum esse audire vocem se postridie cenaturum Syracusis; cum autem is dies inluxisset, magnam seditionem in castris eius inter Poenos et Siculos milites esse factam; quod cum sensissent Syracusani, improviso eos in castra inrupisse Hamilcaremque ab iis vivum esse sublatum: ita res somnium comprobavit. Plena exemplorum est historia, tum referta vita communis. At vero P. Decius ille Quinti filius, qui primus e Deciis consul fuit, cum esset tribunus militum M. Valerio A. Cornelio, consulibus, a Samnitibusque premeretur noster exercitus, cum pericula proeliorum iniret audacius monereturque, ut cautior esset, dixit, quod exstat in annalibus, sibi in somnis visum esse, cum in mediis hostibus versaretur, occidere cum maxuma gloria. Et tum quidem incolumis exercitum obsidione liberavit; post triennium autem, cum consul esset, devovit se et in aciem Latinorum inrupit armatus. Quo eius facto superati sunt et deleti Latini. Cuius mors ita gloriosa fuit, ut eandem concupisceret filius.
Nella Storia di Agatocle si legge che ad Amilcare cartaginese, mentre assediava Siracusa, parve di udire una voce che gli diceva: "Domani cenerai a Siracusa. " Appena spuntata l'alba del giorno dopo, nel suo accampamento sorse una grande rissa fra i soldati cartaginesi e quelli siculi. I siracusani se ne accorsero, fecero un'irruzione improvvisa nell'accampamento e presero vivo Amilcare: così i fatti confermarono la verità del sogno. Di esempi analoghi è piena la storia, è addirittura ricolma la vita quotidiana. Esempio più illustre che mai, Publio Decio figlio di Quinto, il primo della famiglia dei Decii che fu eletto console, quando era tribuno militare sotto i consoli Marco Valerio e Aulo Cornelio e il nostro esercito era incalzato dai sanniti, poiché affrontava con eccessiva temerità i pericoli del combattimento e lo ammonivano a esser più prudente, disse - lo narrano le storie - che in sogno gli era parso di morire gloriosissimamente nel folto della mischia. E quella volta rimase incolume e liberò l'esercito dalla morsa dei sanniti; ma tre anni dopo, quando fu console, offri se stesso in sacrifizio agli dèi e, indossate le armi, si lanciò contro l'esercito dei latini. Grazie al suo impeto, i latini furono sconfitti e annientati; e la sua morte fu così gloriosa, che suo figlio volle ottenerne una uguale.
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Testo latino Thetis, cum sciret Achillem filium suum, si ad Troiam isset, periturum, commendavit eum in insulam Scyron ad Lycomedem regem, quem illem inter virgines filias habitu femineo servabat, nomine mutato. Achivi autem, cum rescissent ibi eum occultari, ad regem Lycomedem oratores miserunt qui rogarent ut eum adiutorium Danais mitteret. Rex, cum negaret apud se esse, potestatem eis fecit, ut in regia quaererent. Qui cum intellegere non possent qui esset, Ulyxes in regio vestibulo munera feminea posuit, in quibus clipeum et hastam, et subito tubicinem iussit canere armorumque crepitum et clamorem fieri iussit. Achilles hostem arbitrans adesse, vestem muliebrem dilaniavit atque clipeum et hastam arripuit.
Traduzione Teti, sapendo che suo figlio Achille, se fosse andato a Troia sarebbe morto, lo affidò al re Licomede nell'isola di Sciro, e quest'ultimo lo custodiva tra le giovani figlie con abiti femminili e con il nome cambiato. Ma gli Achei, essendo venuti a sapere che lui era stato nascosto lì, mandarono degli oratori dal re Licomede per chiedergli di mandare quello presso i Danai. Il re, negando che fosse presso di sè, diede loro facoltà di ricercarlo nella reggia. Non potendo quelli capire chi fosse, Ulisse pose nell'atrio della reggia dei doni da donna, tra cui uno scudo e una lancia, e immediatamente ordinò al trombettiere di suonare, e ordinò che fosse fatto rumore e crepito delle armi. Credendo Achille che ci fosse il nemico, si strappò il vestito da donna (di dosso) e afferrò uno scudo e una lancia.
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Contro Verre Versione di latino di Cicerone LIBRO In pratica e teoria
Testo latino INIZIO: Iam iam, Donabella, neque tui neque tuorum leberorum... FINE: ad aerarium nisi damnatio te referre noluit
Subito, Donabella, né verso di te né verso i tuoi figli, che tu lasciasti miseri nella povertà e in solitudine, non posso ever compassione. Forse che Verre di tanto valore per te che tu desiderasti che il suo desiderio costasse il sangue degli uomini innocenti? Forse che per questa ragione tu lasciasti l'esercito e il nemico affinché tu alleviassi questo uomo cattivissimo con la tua forza e crudeltà dai pericoli? Poiché infatti tu lo costituissi tuo questore in un luogo, per questa ragione ritenesti che sarebbe stato tuo amico per sempre? Non sapevi da quello che Cornelio Carbone il console, di cui era stato in verità questore, non soltanto fu abbandonato ma anche spogliato di aiuti, denaro, empiamente fu combattuto e tradito? Hai tentato dunque la perfidia di codesto poi quando egli stesso si avvicinò ai tuoi nemici, dopo che l'uomo nocivo disse un'acerrima deposizione, contro di te, quando l'amministrazione dell'erario, se non dopo essere stato condannato, non volle pagarti •
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Accepi a te aliquot epistulas uno tempore, quas tu diversis temporibus dederas: in quibus me cetera delectarunt; significabant enim te istam militiam iam firmo animo ferre et esse fortem virum et constantem; quae ego paullisper in te ita desideravi, non imbecillitate animi tui, sed magis ut desiderio nostri te aestuare putarem. Quare perge, ut coepisti; forti animo istam tolera militiam: multa, mihi crede, assequere; ego enim renovabo commendationem, sed tempore. Sic habeto, non tibi maiori esse curae, ut iste tuus a me discessus quam fructuosissimus tibi sit, quam mihi; itaque, quoniam vestrae cautiones infirmae sunt, Graeculam tibi misi cautionem chirographi mei.
Ricevetti da te contemporaneamente alcune lettere, che tu avevi spedito in diversi tempi. In esse le altre cose mi dilettano: esse annunciano infatti che tu guidavi codesto esercito e che eri uomo forte e costante; che io ricercai per un po’ in te non come debolezza del tuo animo ma più come desidererei che tu bruciassi per il tuo desiderio: sopporta lo stesso servizio militare con animo forte. Credimi, comprendi molte cose; io infatti rifarò la raccomandazione ma a tempo debito. Pertanto poiché le vostre azioni sono di poco peso ti mandai un’obbligazioncella autografa in greco.
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