- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 4
Venio nunc ad istius, quem ad modum ipse appellat, studium, ut amici eius, morbum et insaniam, ut Siculi, latrocinium; ego quo omine appellem nescio; rem vobis proponam, vos eam suo non nominis pondere penditote. Genus ipsum prius cognoscite, iudices; einde fortasse non magno opere quaeretis quo id nomine appellandum utetis. Nego in Sicilia tota, tam locupleti, tam vetere provincia, tot oppidis, tot familiis tam copiosis, ullum argenteum vas, llum Corinthium aut Deliacum fuisse, ullam gemmam aut margaritam, quicquam ex auro aut ebore factum, signum ullum aeneum, marmoreum, eburneum, nego ullam picturam neque in tabula neque n textili quin conquisierit, inspexerit, quod placitum sit abstulerit. Magnum videor dicere: attendite etiam quem ad modum icam. Non enim verbi neque criminis augendi causa complector omnia: cum dico nihil istum eius modi rerum in tota provincia reliquisse, Latine me scitote, non accusatorie loqui. Etiam planius: ihil in aedibus cuiusquam, ne in ¡hospitis¿ quidem, nihil in locis communibus, ne in fanis quidem, nihil apud Siculum, nihil apud ivem Romanum, denique nihil istum, quod ad oculos animumque acciderit, neque privati neque publici neque profani neque sacri tota n Sicilia reliquisse.
Giungo ora, come egli stesso definisce, al desiderio di questo, come gli amici di costui, malattia e follia, come i Siculi, latrocinio; io non so con che nome dovrei definirlo. Dico che nell'intera Sicilia, una provincia tanto ricca, tanto antica, con tante città, con famiglie tanto ben fornite, non vi fu alcun vaso d'argento, alcun vaso corinzio o delfico, alcuna gemma o pietra preziosa, non era stato realizzato alcuna cosa d'oro o d'avorio, alcuna statua di bronzo, di marmo, d'avorio, dico che non fu portato via alcun dipinto né su un quadro né sulla tela, da ricercare, da osservare, ciò che sia gradito. sembra di dire troppo: fate attenzione, a come dirò. per non aggiungere né parola né crimine abbraccio ogni cosa: quando sostengo che costui non ha lasciato nulla di tal genere di cose in tutta la provincia, sappiate che io (parlo) in latino, che non parlo da accusatore. Ancor più chiaramente: non è stato lasciato nulla nelle dimore di ciascuno, neppure di un ospite, niente nei luoghi comuni, neppure nei santuari, niente presso il siculo, niente presso il cittadino romano, insomma costui non ha lasciato nulla, che sia giunto allo sguardo e all'animo, né di privato né di pubblico né di profano e né di sacro in tutta la Sicilia.
(By Maria D. )
ULTERIORE PROPOSTA DI TRADUZIONE
Vengo ora a quella che costui (Verre), come egli stesso (la) chiama, (è) una passione, come (la chiamano) i suoi amici, (una) malattia e (una) follia, come (la chiamano) i Siculi, (un) latrocinio; io non so con quale nome (la) dovrei chiamare; vi esporrò il fatto, voi pesatelo dal suo peso, non (dal peso) del nome. Prima conoscete il genere (dei fatti) stesso, o giudici; poi forse non vi chiederete molto con quale nome voi pensiate (che) si debba chiamare. Nego che in tutta la Sicilia, provincia così ricca, così antica, (con) tante città, (con) tante famiglie così facoltose, sia esistito alcun vaso d'argento, alcun (vaso) Corinzio o Delio, alcuna gemma o perla, alcunché fatto d'oro o d'avorio, alcuna statua di bronzo, di marmo, d'avorio, nego che sia esistita alcuna pittura né su tavola né su tessuto che (Verre) non abbia ricercato, ispezionato, (e) portato via ciò che gli fosse piaciuto. Sembro dire (una cosa) grossa: fate attenzione anche a in quale modo (la) dirò. Infatti non elenco (lett. abbraccio) ogni cosa allo scopo di gonfiare la parola o l'accusa: quando dico che costui non ha lasciato nulla di cose di tal genere in tutta la provincia, sappiate che io parlo letteralmente (in Latino), non da accusatore. Ancora più chiaramente: (dico che) costui non ha lasciato nulla nelle case di alcuno, neppure (in quelle) di un ospite, nulla nei luoghi pubblici, neppure nei templi, nulla presso un Siculo, nulla presso un cittadino Romano, infine (dico che) costui non ha lasciato in tutta la Sicilia nulla che (gli) sia capitato sotto gli occhi e all'attenzione, né (nulla) di privato, né di pubblico, né di profano, né di sacro.
(By Star)
ANALISI GRAMMATICALE
Venio: Verbo veniō, vĕnis, veni, ventum, vĕnīre (IV coniugazione). Indicativo presente, I persona singolare, attivo.
nunc: Avverbio di tempo.
ad: Preposizione (regge l'accusativo).
istius: Pronome dimostrativo, genitivo maschile singolare. (iste, ista, istud)
quem ad modum: Locuzione avverbiale ("come").
ipse: Pronome determinativo, nominativo maschile singolare. Soggetto. (ipse, ipsa, ipsum)
appellat: Verbo appellō, appellas, appellavi, appellatum, appellāre (I coniugazione). Indicativo presente, III persona singolare, attivo.
studium: Sostantivo neutro, accusativo singolare, II declinazione. Complemento di moto a luogo (fig.). (studium, studii)
ut: Avverbio/Congiunzione comparativa.
amici: Sostantivo maschile, nominativo plurale, II declinazione. Soggetto (sottinteso appellant). (amicus, amici)
eius: Pronome dimostrativo, genitivo singolare. (is, ea, id)
morbum: Sostantivo maschile, accusativo singolare, II declinazione. Apposizione. (morbus, morbi)
et: Congiunzione coordinante copulativa.
insaniam: Sostantivo femminile, accusativo singolare, I declinazione. Apposizione. (insania, insaniae)
ut: Avverbio/Congiunzione comparativa.
Siculi: Sostantivo maschile, nominativo plurale, II declinazione. Soggetto (sottinteso appellant). (Siculus, Siculi)
latrocinium: Sostantivo neutro, accusativo singolare, II declinazione. Apposizione. (latrocinium, latrocinii)
ego: Pronome personale, nominativo singolare. Soggetto. (ego, mei)
quo: Aggettivo interrogativo, ablativo neutro singolare. Attributo di nomine. (qui, quae, quod)
nomine: Sostantivo neutro, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di mezzo/denominazione. (nomen, nominis)
appellem: Verbo appellō, appellas, appellavi, appellatum, appellāre (I coniugazione). Congiuntivo presente, I persona singolare, attivo (interrogativa indiretta/dubitativa).
nescio: Verbo nesciō, nescis, nescivi, nescitum, nescīre (IV coniugazione). Indicativo presente, I persona singolare, attivo.
rem: Sostantivo femminile, accusativo singolare, V declinazione. Oggetto. (res, rei)
vobis: Pronome personale, dativo plurale. Dativo di termine. (vos, vestrum)
proponam: Verbo prōpōnō, prōpōnis, proposui, propositum, prōpōnĕre (III coniugazione). Indicativo futuro semplice, I persona singolare, attivo.
vos: Pronome personale, nominativo plurale. Soggetto. (vos, vestrum)
eam: Pronome personale, accusativo femminile singolare. Oggetto. (is, ea, id)
suo: Aggettivo possessivo, ablativo neutro singolare, I classe. Attributo di pondere. (suus, sua, suum)
non: Avverbio di negazione.
nominis: Sostantivo neutro, genitivo singolare, III declinazione. (nomen, nominis)
pondere: Sostantivo neutro, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di stima/mezzo. (pondus, ponderis)
penditote: Verbo pendō, pendis, pependi, pensum, pendĕre (III coniugazione). Imperativo futuro, II persona plurale, attivo.
Genus: Sostantivo neutro, accusativo singolare, III declinazione. Oggetto. (genus, generis)
ipsum: Pronome determinativo, accusativo neutro singolare. Attributo di Genus. (ipse, ipsa, ipsum)
prius: Avverbio.
cognoscite: Verbo cognoscō, cognoscis, cognovi, cognitum, cognoscĕre (III coniugazione). Imperativo presente, II persona plurale, attivo.
iudices: Sostantivo maschile, vocativo plurale, III declinazione. (iudex, iudicis)
deinde: Avverbio.
fortasse: Avverbio.
non magno opere: Locuzione avverbiale ("non molto").
quaeretis: Verbo quaerō, quaeris, quaesii, quaesitum, quaerĕre (III coniugazione). Indicativo futuro semplice, II persona plurale, attivo.
quo: Aggettivo interrogativo, ablativo neutro singolare. Attributo di nomine. (qui, quae, quod)
id: Pronome dimostrativo, nominativo neutro singolare. Soggetto (dell'interrogativa indiretta).
nomine: Sostantivo neutro, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di mezzo. (nomen, nominis)
appellandum: Gerundivo di appellō, nominativo neutro singolare. Parte nominale della perifrastica passiva (sottinteso esse).
putetis: Verbo putō, putas, putavi, putatum, putāre (I coniugazione). Congiuntivo presente, II persona plurale, attivo (interrogativa indiretta).
Nego: Verbo negō, negas, negavi, negatum, negāre (I coniugazione). Indicativo presente, I persona singolare, attivo.
in Sicilia tota: Complemento di stato in luogo.
tam locupleti, tam vetere provincia: Apposizione con ablativi di qualità.
tot oppidis, tot familiis tam copiosis: Ablativi di qualità/circostanza.
ullum argenteum vas: Soggetto della proposizione infinitiva. ullum (agg.) argenteum (agg.) vas (sost. neutro, acc. sing. III decl.).
ullum Corinthium: Soggetto della proposizione infinitiva. ullum (agg.) Corinthium (sost. neutro, acc. sing. II decl.).
aut Deliacum: Soggetto della proposizione infinitiva. aut (cong.) Deliacum (sost. neutro, acc. sing. II decl.).
fuisse: Verbo sum, es, fui, esse. Infinito perfetto, attivo (verbo dell'infinitiva).
ullam gemmam: Soggetto della proposizione infinitiva. ullam (agg.) gemmam (sost. fem., acc. sing. I decl.).
aut margaritam: Soggetto della proposizione infinitiva. aut (cong.) margaritam (sost. fem., acc. sing. I decl.).
quicquam: Pronome indefinito, accusativo neutro singolare. Soggetto della proposizione infinitiva. (quisquam, quicquam)
ex auro aut ebore: Complemento di materia.
factum: Participio perfetto di faciō, accusativo neutro singolare. Attributo di quicquam. (factus, facta, factum)
signum ullum aeneum, marmoreum, eburneum: Soggetto della proposizione infinitiva.
nego: Verbo negō (vedi sopra).
ullam picturam: Soggetto della proposizione infinitiva. ullam (agg.) picturam (sost. fem., acc. sing. I decl.).
neque in tabula neque in textili: Complemento di stato in luogo (correlativo).
fuisse: Verbo sum. Infinito perfetto, attivo (verbo dell'infinitiva).
quin: Congiunzione (introduce una consecutiva-negativa).
conquisierit: Verbo conquīrō, conquīris, conquisivi, conquisitum, conquīrĕre (III coniugazione). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, attivo.
inspexerit: Verbo inspiciō, inspicis, inspexi, inspectum, inspicĕre (coniugazione mista). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, attivo.
quod: Pronome relativo, nominativo neutro singolare. Soggetto.
placitum sit: Verbo placeō, places, placuit, placitum est (II coniugazione). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, passivo (impersonale o concordato).
abstulerit: Verbo aufero, aufers, abstuli, ablatum, auferre (verbo anomalo). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, attivo.
Magnum: Aggettivo sostantivato, accusativo neutro singolare, I classe. Oggetto. (magnus, magna, magnum)
videor: Verbo videor, vidēris, visus sum, vidēri (II coniugazione, deponente). Indicativo presente, I persona singolare (costruzione personale).
dicere: Verbo dīcō, dīcis, dixi, dictum, dīcĕre (III coniugazione). Infinito presente, attivo.
attendite: Verbo attendō, attendis, attendi, attentum, attendĕre (III coniugazione). Imperativo presente, II persona plurale, attivo.
etiam: Avverbio.
quem ad modum: Locuzione avverbiale ("in quale modo").
dicam: Verbo dīcō, dīcis, dixi, dictum, dīcĕre (III coniugazione). Congiuntivo presente, I persona singolare, attivo (interrogativa indiretta).
Non: Avverbio di negazione.
enim: Congiunzione esplicativa.
verbi: Sostantivo neutro, genitivo singolare, II declinazione. (verbum, verbi)
neque: Congiunzione (correlativa).
criminis: Sostantivo neutro, genitivo singolare, III declinazione. (crimen, criminis)
augendi: Gerundivo (genitivo neutro singolare) di augeō. (augendus, augenda, augendum)
causa: Sostantivo femminile, ablativo singolare, I declinazione. Complemento di fine (posposto).
complector: Verbo deponente complector, complectĕris, complexus sum, complecti (III coniugazione). Indicativo presente, I persona singolare.
omnia: Aggettivo sostantivato, accusativo neutro plurale, II classe. Oggetto. (omnis, omnis, omne)
cum: Congiunzione temporale.
dico: Verbo dīcō, dīcis, dixi, dictum, dīcĕre (III coniugazione). Indicativo presente, I persona singolare, attivo.
nihil: Pronome indefinito, accusativo neutro singolare. Oggetto dell'infinitiva.
istum: Pronome dimostrativo, accusativo maschile singolare. Soggetto della proposizione infinitiva. (iste, ista, istud)
eius modi: Locuzione genitiva ("di tal genere").
rerum: Sostantivo femminile, genitivo plurale, V declinazione. Genitivo partitivo. (res, rei)
in tota provincia: Complemento di stato in luogo.
reliquisse: Verbo relinquō, relinquis, reliqui, relictum, relinquĕre (III coniugazione). Infinito perfetto, attivo.
Latine: Avverbio.
me: Pronome personale, accusativo singolare. Soggetto della proposizione infinitiva (retta da scitote).
scitote: Verbo sciō, scis, scivi, scitum, scīre (IV coniugazione). Imperativo futuro, II persona plurale, attivo.
non: Avverbio di negazione.
accusatorie: Avverbio.
loqui: Verbo deponente loquor, loquĕris, locutus sum, loqui (III coniugazione). Infinito presente.
Etiam planius: Avverbio (grado comparativo).
nihil: Pronome indefinito, accusativo neutro singolare. (Soggetto/oggetto dell'infinitiva reliquisse sottintesa).
in: Preposizione (regge l'ablativo).
aedibus: Sostantivo femminile, ablativo plurale, III declinazione. Complemento di stato in luogo. (aedes, aedis)
cuiusquam: Pronome indefinito, genitivo singolare. (quisquam, quicquam)
ne... quidem: Locuzione avverbiale ("neppure").
in hospitis: (sottinteso aedibus). Complemento di stato in luogo.
nihil in locis communibus: "nulla nei luoghi pubblici".
ne in fanis quidem: "neppure nei templi".
nihil apud Siculum: "nulla presso un Siculo".
nihil apud civem Romanum: "nulla presso un cittadino Romano".
denique: Avverbio.
nihil: Pronome indefinito, accusativo neutro singolare. Oggetto dell'infinitiva.
istum: Pronome dimostrativo, accusativo maschile singolare. Soggetto della proposizione infinitiva. (iste, ista, istud)
quod: Pronome relativo, nominativo neutro singolare. Soggetto.
ad: Preposizione (regge l'accusativo).
oculos: Sostantivo maschile, accusativo plurale, II declinazione. (oculus, oculi)
animumque: animum (sostantivo maschile, accusativo singolare, II declinazione - animus, animi) -que (congiunzione enclitica).
acciderit: Verbo accidō, accidis, accidi, accidĕre (III coniugazione). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, attivo (relativa consecutiva).
neque privati: neque (cong.) privati (aggettivo, genitivo neutro singolare, I classe). Genitivo partitivo (retto da nihil).
neque publici: Genitivo partitivo.
neque profani: Genitivo partitivo.
neque sacri: Genitivo partitivo.
tota in Sicilia: Complemento di stato in luogo.
reliquisse: Verbo relinquō, relinquis, reliqui, relictum, relinquĕre (III coniugazione). Infinito perfetto, attivo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 4
Numquam fieri potest ut doleat is, qui audit, ut oderit, ut invideat, ut pertimescat aliquid, ut ad fletum misericordiamque deducatur, nisi omnes illi motus, quos orator adhibere volet iudici, in ipso oratore impressi esse atque inusti videbuntur. Quod si fictus aliqui dolor suscipiendus esset et si in eius modi genere orationis nihil esset nisi falsum atque imitatione simulatum, maior ars aliqua forsitan esset requirenda: nunc ego, quid tibi, Crasse, quid ceteris accidat, nescio; de me autem causa nulla est cur apud homines prudentissimos atque amicissimos mentiar: non me hercule umquam apud iudices aut dolorem aut misericordiam aut invidiam aut odium dicendo excitare volui quin ipse in commovendis iudicibus eis ipsis sensibus, ad quos illos adducere vellem, permoverer; neque est enim facile perficere ut irascatur ei, cui tu velis, iudex, si tu ipse id lente ferre videare; neque ut oderit eum, quem tu velis, nisi te ipsum flagrantem odio ante viderit; neque ad misericordiam adducetur, nisi tu ei signa doloris tui verbis, sententiis, voce, vultu, conlacrimatione denique ostenderis; ut enim nulla materies tam facilis ad exardescendum est, quae nisi admoto igni ignem concipere possit, sic nulla mens est tam ad comprehendendam vim oratoris parata, quae possit incendi, nisi ipse inflammatus et ardens accesserit
Non è possibile che l'ascoltatore si dolga, che ribollisca d'odio e d'invidia, che sia dominato dalla paura, che pianga e senta pietà, se tutte le passioni, che l'oratore vorrà comunicare al giudice, non appariranno come impresse e segnate a fuovo sul suo volto. Poiché, se fosse necessario assumere un aspetto patetico e si dovesse ricorrere in una causa di tale natura a finzioni e simulazioni, potrebbe esserci allora la necessità d'un'arte più raffinata. Ora, caro Crasso, io non so che cosa si verifichi in te e negli altri. Per ciò che mi riguarda, non c'è motivo perché dica il falso alla presenza di uomini tanto saggi e per di più miei amici: non ho voluto, per Ercole, suscitare dolore o pietà o invidia, o odio, senza che mi sentissi fin nelle intime fibre commosso, nell'atto stesso di determinare tali stati d'animo nei giudici. non è cosa facile condurli ad adirarsi contro chi tu vuoi, se tu stesso ti comporti senza convinzione, né condurli ad odiare chi tu vuoi, se prima non avranno visto te stesso ribollire d'ira, né alla pietà, se non avrai mostrato colle parole, coi pensieri, con la voce, col volto in pianto di essere tu stesso addolorato. Come non c'è materia, per quanto facile ed accendersi, che non arda quando è a contatto col fuoco, così nessun cuore è disposto a lasciarsi impressionare dalla potenza dell'oratore e quindi a bruciare, se non si sarà avvicinato alla fiamma, ardendo e bruciando lui stesso
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 4
Ut annales populi Romani et monumenta vetustatis loquuntur, Caeso ille et Furius Camillus et Servilius Ahala, cum essent optime de re publica meriti, tamen populi incitati vim iracundiamque subierunt; damnatique comitiis centuriatis cum in exilium profugissent, rursus ab eodem populo placato sunt in suam pristinam dignitatem restituti. Et iis damnatis non modo non imminuit calamitas clarissimi nominis gloriam, sed etiam honestavit. Nam, etsi optabilius est cursum vitae conficere sine dolore et sine iniuria, tamen ad immortalitatem gloriae plus affert desideratum esse a suis civibus quam omnino neglectum neque violatum esse. Fortis et constans in optima vita nihil est ad laudem illustrius quam calamitas ipsa. Quis enim iam meminisset eum bene de re publica meritum esse4, nisi ab improbis expulsus esset et per bonos restitutus?Quinti Metelli praeclarum imperium in re militari fuit, egregia censura, omnis vita plena gravitatis: tamen huius viri laudem ad sempiternam memoriam temporis calamitas propagavit.
Come insegnano gli annali del popolo romano e le testimonianze dell'antichità, uomini celebri come Quinzio Cesone, Marco Furio Camillo e Gaio Servilio Ahala, pur avendo accumulato eccellenti benemerenze nei confronti dello stato, tuttavia dovettero subire la violenza e la collera del popolo aizzato contro di loro, e condannati dai comizi centuriati, dopo esser fuggiti in esilio, furono poi nuovamente reintegrati nella loro precedente dignità dallo stesso popolo, ormai placatosi. Se nel caso di costoro, che pure erano stati condannati, la sventura non solo non ha sminuito la gloria di nomi eccelsi, ma le ha perfino dato lustro - infatti, se è preferibile portare a termine la vita senza dolore e senza avere subìto oltraggi, tuttavia all'immortalità della gloria contribuisce più l'essere stato rimpianto dai propri concittadini che il non aver mai subìto un torto da parte loro -, nel caso mio, che sono partito senza nessun giudizio del popolo, e sono ritornato tra i più lusinghieri giudizi di tutti, la sventura dovrà valere come un insulto o come una accusa? Publio Popilio fu un cittadino che sempre dimostrò energia e coerenza nel suo collocarsi, in politica, dalla parte migliore; tuttavia, nell'intera sua vita, non vi è titolo maggiore di gloria che la sua stessa sventura. Infatti, chi ormai ricorderebbe i suoi meriti verso lo stato, se egli non fosse stato cacciato dai malvagi e rimpatriato grazie all'azione della gente perbene? Di Quinto Metello fu brillante il comando militare, eccellente la censura, ricca di prestigio la vita tutta; tuttavia è stata la sventura a consacrare la gloria di quest'uomo a sempiterna memoria.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 4
Si te dolor aliqui corporis aut infirmitas valetudinis tuae tenuit quominus ad ludos venires, fortunae magis tribuo quam sapientiae tuae; sin haec, quae ceteri mirantur, contemnenda duxisti et, cum per valetudinem posses, venire tamen noluisti, utrumque laetor, et sine dolore corporis te fuisse et animo valuisse, cum ea, quae sine causa mirantur alii, neglexeris; modo ut tibi perfrui mirifice licuit cum esses in ista amoenitate paene solus relictus. Neque tamen dubito quin tu in illo cubicolo tuo, ex quo tibi Stabianum perforando patefecisti sinum, per eos dies matutina tempora lectiunculis consumpseris. Reliquas vero partes diei tu consumebas iis delectationibus quas tibi ipse ad arbitrium tuum comparaveras omnino, si quaeris, ludi apparatissimi, sed non tui stomachi; coniecturam enim facio de meo
Se è stato qualche male del corpo o un momento di salute non buona a impedirti di andare agli spettacoli, lo attribuisco più alla fortuna che alla tua sapienza; ma se invece non hai creduto degne di attenzione tutte queste meraviglie che piacciono tanto agli altri e nonostante ti sentissi benissimo non sei voluto venire di proposito, ebbene me ne rallegro per due ragioni: primo, perché non hai malesseri fisici, secondo, perché la tua salute psichica è perfetta se hai trascurato quello che senza alcun fondamento piace tanto agli altri. Sempre che questa occasione di riposo ti abbia portato dei frutti: è certo che eri nelle migliori condizioni per poterne godere, giacché sei rimasto pressoché solo in questa tua delizia di paese. Non ho dubbi che tu, da quella tua stanza da letto in cui ti sei allargato la vista dalla parte di Stabia con qualche opportuna apertura-durante quei giorni hai passato intere mattinate a oziare in contemplazione di quello scenario. E le altre ore del giorno te le passavi in santa pace, divertendoti a modo tuo e a tuo piacimento mentre intanto quelli che ti ci avevano abbandonato stavano guardando mezzi addormentati le rappresentazioni di mimi sulla pubblica ribalta.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 4
Tullius S. D. Terentiae et Tulliae et Ciceroni suis. Ego minus saepe do ad vos litteras, quam possum, propterea quod cum omnia mihi tempora sunt misera, tum vero, cum aut scribo ad vos aut vestras lego, conficior lacrimis sic, ut ferre non possim. Quod utinam minus vitae cupidi fuissemus! certe nihil aut non multum in vita mali vidissemus. Quod si nos ad aliquam alicuius commodi aliquando recuperandi spem fortuna reservavit, minus est erratum a nobis; si haec mala fixa sunt, ego vero te quam primum, mea vita, cupio videre et in tuo complexu emori, quoniam neque dii, quos tu castissime coluisti, neque homines, quibus ego semper servivi, nobis gratiam rettulerunt. Brundisio profecti sumus a. d. II K. Mai. : per Macedoniam Cyzicum petebamus. O me perditum, o afflictum! Quid nunc rogem te ut venias, mulierem aegram et corpore et animo confectam? Non rogem? Sine te igitur sim? Opinor, sic agam: si est spes nostri reditus, eam confirmes et rem adiuves; sin, ut ego metuo, transactum est, quoquo modo potes ad me fac venias. Unum hoc scito: si te habebo, non mihi videbor plane perisse. Sed quid Tulliola mea fiet? iam id vos videte: mihi deest consilium. Sed certe, quoquo modo se res habebit, illius misellae et matrimonio et famae serviendum est. Quid? Cicero meus quid aget? iste vero sit in sinu semper et complexu meo. Non queo plura iam scribere: impedit maeror. Tu quid egeris, nescio: utrum aliquid teneas an, quod metuo, plane sis spoliata. Pr. K. Mai. Brundisio.
Tullio saluta i suoi cari Terenzia, Tullia e Cicerone. Io vi mando delle lettere meno spesso di quanto potrei soprattutto perché sia tutti i momenti sono per me infelici, sia, quando o vi scrivo o leggo le vostre lettere, sono vinto dalle lacrime tanto che non riesco a sopportarlo. Oh, se fossi stato meno desideroso di vivere! Certamente non avrei visto niente di male o non molto nella vita. Per ciò se la sorte mi ha riservato qualche speranza di riacquistare un giorno qualche bene meno si è sbagliato da parte nostra; se questi mali sono definitivi io allora desidero vederti quanto prima, vita mia, e morire tra le tue braccia, poiché né gli dei che tu hai venerato religiosamente, né gli uomini, ai quali io ho sempre servito, ci sono stati riconoscenti. Partiamo da Brindisi il 30 aprile, ci dirigiamo a Cizico attraverso la Macedonia. O me perduto, o me afflitto! Che cosa ora dovrei chiederti di venire, donna malata e sfinita sia nel corpo che nello spirito? Non dovrei chiedertelo? Dovrei dunque stare senza di te? Penso di fare così: se c’è la speranza di un mio ritorno rafforzala e asseconda la vicenda, se invece, come io temo, è finita, in qualunque modo puoi fai in modo di venire da me. Sappi solo questo: se ti avrò non mi sembrerà di essere perduto del tutto. Ma che ne sarà della mia piccola Tullia? Ormai a questo provvedete voi; io sono incapace di decidere. Ma certamente, in qualunque modo andrà la cosa, occorre prendersi cura sia del matrimonio sia della reputazione di quella poveretta. A che scopo? Che cosa farà il mio Cicerone? Potesse davvero stare sempre nel petto e nel mio abbraccio. Ormai non posso scrivere più; il dolore me lo impedisce. Non so che cosa tu abbia fatto: se possiedi ancora qualcosa o se, come temo (lett. Cosa che temo), tu ne sia spogliata completamente. Da Brindisi. Il 30 aprile.