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Ergo, sit orator nobis is, qui, ut Crassus descripsit, accommodate ad persuadendum possit dicere; is autem concludatur in ea, quae sunt in usu civitatum vulgari ac forensi, remotisque ceteris studiis, quamvis ea sint ampla atque praeclara, in hoc uno opere, ut ita dicam, noctes et dies urgeatur; imiteturque illum, cui sine dubio summa vis dicendi conceditur, Atheniensem Demosthenem, in quo tantum studium fuisse tantusque labor dicitur, ut primum impedimenta naturae diligentia industriaque superaret, cumque ita balbus esset, ut eius ipsius artis, cui studeret, primam litteram non posset dicere, perfecit meditando, ut nemo planius esse locutus putaretur; deinde cum spiritus eius esset angustior, tantum continenda anima in dicendo est adsecutus, ut una continuatione verborum, id quod eius scripta declarant, binae ei contentiones vocis et remissiones continerentur; qui etiam, ut memoriae proditum est, coniectis in os calculis, summa voce versus multos uno spiritu pronuntiare consuescebat; neque is consistens in loco, sed inambulans atque ascensu ingrediens arduo
Perciò l'oratore sia per noi colui, che, come Crasso ha definito, possa parlare in modo adatto a persuadere. Egli però si limiti a quelle cognizioni, che sono nella pratica ordinaria e forense della città, e lasciati da parte tutti gli altri studi, benchè essi siano elevati e insigni, sia spornato in questo solo lavoro, per così dire, notte e giorno; e imiti il famoso ateniese Demostene, al quale senza dubbio si concede la più grande forza dell'arte oratoria, nel quale si dice che sia stato un così grande zelo e così grande fatica, da vincere dapprima gli ostacoli della natura con la costanza e con l'applicazione; ed essendo balbuziente tanto da non poter pronunciare la prima lettera (r) di quella stessa arte, alla quale si applicava, preparandosi si perfezionò al punto di ritenere che nessuno parlasse con maggiore chiarezza; di poi, essendo il suo respiro piuttosto corto, raggiunse tanta valentia, trattenendo il fiato nel parlare, che in un solo periodo, ciò che attestano i suoi scritti, erano contenute due elevazioni e due abbassamenti di voce; il quale ancora, come ci è stato tramandato, gettati nella bocca dei sassolini, si abituava a recitare ad altissima voce con una sola emissione di fiato molti versi; e ciò non stando fermo in un posto, ma passeggiando e anche camminando per una ripida salita. Io approvo grandemente, Crasso, che con queste esortazioni i giovani si incitino allo studio e al lavoro; tutte le altre cognizioni, che hai messe insieme da varie e diverse scienze ed arti, benchè io stesso le abbia conseguite tutte, tuttavia io ritengo che siano estranee al dovere e al compito particolare dell'oratore
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Spettacoli teatrali poco divertenti
versione di latino di Cicerone
Si te dolor aliqui corporis aut infirmitas valetudinis tuae tenuit quominus ad ludos venires, fortunae magis tribuo quam sapientiae tuae; sin haec, quae ceteri mirantur, contemnenda duxisti et, cum per valetudinem posses, venire tamen noluisti, utrumque laetor, et sine dolore corporis te fuisse et animo valuisse, cum ea, quae sine causa mirantur alii, neglexeris; modo ut tibi perfrui mirifice licuit cum esses in ista amoenitate paene solus relictus. Neque tamen dubito quin tu in illo cubicolo tuo, ex quo tibi Stabianum perforando patefecisti sinum, per eos dies matutina tempora lectiunculis consumpseris. Reliquas vero partes diei tu consumebas iis delectationibus quas tibi ipse ad arbitrium tuum comparaveras omnino, si quaeris, ludi apparatissimi, sed non tui stomachi; coniecturam enim facio de meo
Se è stato qualche male del corpo o un momento di salute non buona a impedirti di andare agli spettacoli, lo attribuisco più alla fortuna che alla tua sapienza; ma se invece non hai creduto degne di attenzione tutte queste meraviglie che piacciono tanto agli altri e nonostante ti sentissi benissimo non sei voluto venire di proposito, ebbene me ne rallegro per due ragioni: primo, perché non hai malesseri fisici, secondo, perché la tua salute psichica è perfetta se hai trascurato quello che senza alcun fondamento piace tanto agli altri. Sempre che questa occasione di riposo ti abbia portato dei frutti: è certo che eri nelle migliori condizioni per poterne godere, giacché sei rimasto pressoché solo in questa tua delizia di paese. Non ho dubbi che tu, da quella tua stanza da letto in cui ti sei allargato la vista dalla parte di Stabia con qualche opportuna apertura-durante quei giorni hai passato intere mattinate a oziare in contemplazione di quello scenario. E le altre ore del giorno te le passavi in santa pace, divertendoti a modo tuo e a tuo piacimento mentre intanto quelli che ti ci avevano abbandonato stavano guardando mezzi addormentati le rappresentazioni di mimi sulla pubblica ribalta
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Gli Optimates
versione latino Cicerone libro latina lectio
versione n. 1 dal libro latina lectio
Duo genera semper in hac civitate fuerunt eorum qui versari in re publica atque in ea se excellentius gerere studuerunt; (il testo latino continua è omesso ma la traduzione è tutta)
versione n. 2 (diversa da altro libro)
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Ardeo cupiditate incredibili neque, ut ego arbitror, reprehendenda, nomen ut nostrum scriptis illustretur et celebretur tuis; quod etsi mihi saepe ostendisti te esse facturum, tamen ignoscas velim huic festinationi meae; genus enim scriptorum tuorum etsi erat semper a me vehementer exspectatum, tamen vicit opinionem meam meque ita vel cepit vel incendit, ut cuperem quam celerrime res nostras monumentis commendari tuis; neque enim me solum commemoratio posteritatis ad spem quandam immortalitatis rapit, sed etiam illa cupiditas, ut vel auctoritate testimonii tui vel indicio benevolentiae vel suavitate ingenii vivi perfruamur. Neque tamen, haec cum scribebam, eram nescius, quantis oneribus premerere susceptarum rerum et iam institutarum; sed, quia videbam Italici belli et civilis historiam iam a te paene esse perfectam, dixeras autem mihi te reliquas res ordiri, deesse mihi nolui, quin te admonerem, ut cogitares, coniunctene malles cum reliquis rebus nostra contexere an, ut multi Graeci fecerunt, Callisthenes Phocium bellum, Timaeus Pyrrhi, Polybius Numantinum, qui omnes a perpetuis suis historiis ea, quae dixi, bella separaverunt, tu quoque item civilem coniurationem ab hostilibus externisque bellis seiungeres. Equidem ad nostram laudem non multum video interesse, sed ad properationem meam quiddam interest non te exspectare, dum ad locum venias, ac statim causam illam totam et tempus arripere, et simul, si uno in argumento unaque in persona mens tua tota versabitur, cerno iam animo, quanto omnia uberiora atque ornatiora futura sint. Neque tamen ignoro, quani impudenter faciam, qui primum tibi tantum oneris imponam potest enim mihi denegare occupatio tua, deinde etiam, ut ornes me, postulem. Quid, si illa tibi non tanto opere videntur ornanda? Sed tamen, qui semel verecundiae fines transierit, eum bene et naviter oportet esse impudentem. Itaque te plane etiam atque etiam rogo, ut et ornes ea vehementius etiam, quam fortasse sentis, et in eo leges historiae negligas gratiamque illam, de qua suavissime quodam in prooemio scripsisti, a qua te flecti non magis potuisse demonstras quam Herculem Xenophontium illum a Voluptate, eam, si me tibi vehementius commendabit, ne aspernere amorique nostro plusculum etiam, quam concedet veritas, largiare. Quod si te adducemus, ut hoc suscipias, erit, ut mihi persuadeo, materies digna facultate et copia tua;
Brucio di un desiderio incontenibile, ma che non ha niente, almeno credo, di biasimevole: vorrei il mio nome lodato e reso famoso dai tuoi scritti. Lo so che mi hai promesso ripetutamente che è tua intenzione farlo; ma perdona, ti prego, questa mia impazienza. Il fatto è che la qualità dei tuoi lavori, per quanta mi sia sempre aspettato di trovarne, ora ha superato agni mia aspettativa; e mi ha conquistato ed entusiasmato al punto che desidero che le mie imprese siano affidate alla tua opera il più presto possibile, perché diventino storia. Ecco quello che mi mette tanta fretta: il pensiero che sarò ricordato dai posteri e la speranza di in qualche tipo di immortalità, ma non solo; anche il desiderio di poter godere ancora in vita dell'autorità della; ua testimonianza, della prova del tuo affetto e del fasciro del tuo talento. E non è che, nello scrivere queste parole, io ignori il grave compito che ti sei assunto dedicandoti all'opera che hai intrapreso e già iniziato. Ma vedo che hai quasi ultimato la storia della guerra sociale e di quella civile; e d'altra parte mi hai detto che stavi iniziando la stesura degli avvenimenti successivi; quind; non ho voluto lasciarmi sfuggire l'occasione di farti riflettere sulla scelta, fra due alternative: inserire le mie imprese fra tutte le altre in una narrazione unitaria, oppure seguire l'esempio di molti storici greci - Callistene con la guerra di Focea, Timeo con la guerra di Pirro, Polibio con la guerra di Numanzia - che hanno separato tutti le guerre particolari che ho menzionato dalle loro storie di carattere generale. Non preferiresti anche tu, insomma, affrontare il racconto della congiura interna di Catilina separatamente da quello delle guerre combattute contro nemici esterni? A dk la verità, capisco che per quanto riguarda la celebrazione dei miei meriti non fa molta differenza che tu scelga un'alternativa o l'altra; ma è importante per placare la mia impazienza che tu non aspetti di arrivare al punto esatto della narrazione per trattare quella vicenda per intero e quel periodo: fallo immediatamente! Senza contare che, se il tuo pensiero sarà concentrato completamente su un solo argomento e su un solo protagonista, posso già immaginarmi quanto tutto il racconto sarà più ricco di particolari e più attraente dal punto di vista stilistico. Sono comunque pienamente consapevole di quanto sia sfacciato il mio comportamento: prima di tutto ti impongo una fatica non indifferente - in effetti potresti rifiutare la mia richiesta con tutto quello che hai da fare! -; in secondo luogo ti chiedo pure di celebrarmi. E se poi quelle imprese non ti sembrano tanto degne di lode? Ma tanto, una volta varcati i confini del pudore, conviene essere sfrontati fino in fondo. Perciò ti ripeto ancora la mia richiesta, senza giri di parole: celebra queste mie azioni con ancora più entusiasmo di quello che forse provi; lascia perdere per questa volta le leggi della storia; non disdegnare, se esso mi farà acquistare un certo prestigio ai tuoi occhi, quel decoro formale su cui hai scritto in maniera davvero affascinante in un certo proemio dal quale comunque come tu stesso dichiari non ti sei lasciato influenzare più di quanto l'Ercole di Senofonte fu influenzato dal Piacere, e concedi alla nostra amicizia anche se un pochino di più di quello che consentirà la verità. Se riuscirò a farti intraprendere questolavoro sono convinto che l'argomento sarà degno delle tue capicità e delle tue doti di scrittore.
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Qua re quis tandem me reprehendat aut quis mihi iure suscenseat si quantum ceteris ad suas res obeundas quantum ad festos dies ludorum celebrandos quantum ad alias voluptates et ad ipsam requiem animi et corporis conceditur temporum quantum alii tribuunt tempestivis conviviis quantum denique alveolo quantum pilae tantum mihi egomet ad haec studia recolenda sumpsero? Atque hoc ideo mihi concedendum est magis quod ex his studiis haec quoque crescit oratio et facultas; quae quantacumque in me est numquam amicorum periculis defuit. Quae si cui levior videtur illa quidem certe quae summa sunt ex quo fonte hauriam sentio.
Traduzione
Pertanto, chi mai potrebbe riprendermi, o a ragione biasimarmi, se tutto il tempo che alcuni impiegano per provvedere ai loro affari o per 'santificare' i giorni festivi con i giochi, o per dedicarsi ad altri divertimenti o al riposo dell'animo e del corpo, o altri riservano a banchetti prolungati o al tavolo da gioco o alla palla, io invece questo tempo l'ho sfruttato per coltivare di continuo questi studi? Anzi, ancor di più mi si deve riconoscere che grazie a questi studi risulta accresciuta questa mia abilità oratoria che non è mai venuta meno di fronte ai problemi degli amici. Che se essa a qualcuno sembra alquanto modesta, conosco bene la fonte a cui attingere quelli che sono i supremi valori della vita.