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INIZIO: sed sic, scipio, ut avus hic tuus, ut ego, qui te genui, iustitiam cole et pietatem. . FINE: . .ut me imperii nostri, quo quasi punctum eius attingimus, paeniteret.
"Ma così, o Scipione, come questo tuo nonno, come me, che ti feci nascere, esercita la giustizia e il rispetto, che è grande (cosa) tra i genitori e i parenti ed è grandissima (cosa) in patria; questo modo di vivere è la via sia per il cielo sia per questa adunanza di quelli, che già vissero e liberi dal corpo abitarono quel luogo, che vedi (quello infatti era un cerchio che risplendeva con vivissimo candore tra le fiamme) che voi, come imparaste dai Greci, chiamate via Lattea". E per questo tutte le altre cose che osservo mi sembrano eccellenti e meravigliose. C'erano però quelle stelle, che mai abbiamo visto da questo luogo, e quella grandezza di tutte le stelle che mai sospettammo esserci, tra queste c'era quella piccolissima, che più lontana dal cielo, più vicina alla terra risplendeva di luce riflessa. Quella delle stelle facilmente vinceva la grandezza del globo terrestre. Allora la stessa terra mi sembrò così piccola che ero scontento del nostro potere, con il quale tocchiamo quasi un punto di essa.
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Epistulas ad me mittendas tradidisti, ut scribis, amico tuo; deinde admones me ne omnia cum eo ad te pertinentia communicem, quia non soleas ne ipse quidem id facere: ita eadem epistula illum et dixisti amicum et negasti. Sed si eum amicum existimas cui non tantundem credis quantum tibi, vehementer erras et non satis nosti vim verae amicitiae. Tu vero omnia cum amico delibera, sed de ipso prius: post amicitiam credendum est, ante amicitiam iudicandum. Isti vero praepostero officia permiscent qui cum amaverunt iudicant et non amant cum iudicaverunt. Diu cogita an tibi in amicitiam aliquis recipiendus sit. Cum tibi placuerit, toto illum pectore admitte; tam audaciter cum illo loquere quam tecum.
Mi scrivi che hai dato a un tuo amico delle lettere da consegnarmi; mi inviti poi a non discutere con lui di tutto quello che ti riguarda, poiché tu stesso non ne hai l'abitudine. Così nella stessa lettera affermi e poi neghi che quello è tuo amico Ma se consideri amico uno e non ti fidi di lui come di te stesso, sbagli di grosso e non conosci abbastanza il valore della vera amicizia. Con un amico decidi tranquillamente di tutto, ma prima decidi se è un amico: una volta che hai fatto amicizia, ti devi fidare; prima, però, devi decidere se è vera amicizia. Questi confondono i doveri dell'amicizia sovvertendone l'ordine quelli che, dopo aver concesso il loro affetto, cominciano a giudicare e, avendo giudicato, non mantengono l'affetto. Rifletti a lungo se è il caso di accogliere qualcuno come amico, ma, una volta deciso, accoglilo con tutto il cuore e parla con lui apertamente come con te stesso
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Q. ligario conservando multis tu quidem gratum facies necessariis tuis, sed hoc, quaeso, considera, quod soles; possum fortissimos viros Sabinos tibi probatissimos totumque agrum Sabinum, florem Italiae ac robur rei publicae, proponere,
Salvando Quinto Ligario tu farai, certo, piacere a molti tuoi amici, ma fa', ti prego, questa considerazione. Potrei farti sfilare dinanzi i Sabini, uomini di grande coraggio, che godono la tua massima stima, e persone d'ogni parte della Sabina, fiore d'Italia e nerbo dello Stato. Guarda la tristezza ed il dolore di quanti tra essi sono qui; tu vedi le lacrime e lo squallido aspetto del qui presente Tito Brocco, del quale so bene quale stima tu abbia, e di suo figlio. Che dirò dei fratelli? Non credere, o Cesare che noi stiamo trattando della sorte di uno solo: o tutti e tre i Ligari devono essere mantenuti tra i cittadini o tutti e tre espulsi. Qualunque esilio è per essi preferibile alla patria, alla casa, agli dei penati qualora quello solo resti esule. Se essi agiscono per affetto fraterno, mossi da vero dolore, lasciati commuovere dalle loro lacrime e dalla loro pietà fraterna. Infatti niente è popolare quanto la bontà, nessuna delle tue molte virtù è più degna di ammirazione né più gradita della compassione
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Cicerone Il nuovo latina lectio
Nello stesso periodo ad Atene ero solito erudirmi con impegno presso Demetrio Siro, vecchio e non sconosciuto maestro del dire. In seguito l'Asia fu tutta percorsa da me assieme ai più grandi oratori, con i quali mi esercitavo nell'eloquenza. Il più illustre tra questi era solito essere considerato Menippo Stratonicense, a quei tempi molto eloquente e molto esperto nell'arte del parlare. Infine ogni giorno mi esercitavo, seguivo i più eloquenti oratori, udivo espertissimi maestri e non perdevo nessuna occasione per apprendere qualcosa di nuovo.
Eodem tempore Athenis, apud Demetrius Syrum, veterem et non ignobilem ...
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Vereamini censeo, ne in hoc scelere tam immani ac nefando nimis aliquid severe statuisse videamini; multo magis est verendum, ne remissione poenas crudeles in patriam quam ne severitate animadversionis nimis vehementes in acerbissimos hostis fuisse videamur. Sed ea, quae exaudio, patres conscripti, dissimulare non possum. Iaciuntur enim voces, quae perveniunt ad auris meas eorum, qui vereri videntur, ut habeam satis praesidii ad ea, quae vos statueritis hodierno die, transigunda. Omnia et provisa et parata et constituta sunt, patres conscripti, cum mea summa cura atque diligentia, tum etiam multo maiore populi Romani ad summum imperium retinendum et ad communes fortunas conservandas voluntate. Omnes adsunt omnium ordinum homines, omnium generum, omnium denique aetatum; plenum est forum, plena templa circum forum, pleni omnes aditus huius templi ac loci Causa est enim post urbem conditam haec inventa sola, in qua omnes sentirent unum atque idem praeter eos, qui cum sibi viderent esse pereundum, cum omnibus potius quam soli perire voluerunt
Ritengo che dobbiate domandarvi con preoccupazione se, in questo delitto così immane e nefando, abbiate adottato misure adeguatamente severe; molto di più dobbiamo preoccuparci che, con la mitezza della pena, sembriamo essere stati crudeli contro la Patria piuttosto che, con la severità del castigo, essere stati sufficientemente duri contro nemici pericolosissimi. Tuttavia, padri coscritti, non posso nascondere quanto sento dire. Ci sono in giro voci che arrivano sino a me: a quanto pare, alcuni temono che io non disponga di mezzi sufficienti per eseguire quanto voi deciderete oggi. Ogni cosa è stata prevista, disposta, sistemata, padri coscritti, non solo con tutto l'impegno e lo zelo di cui sono capace, ma soprattutto grazie al desiderio del popolo romano di difendere la sua sovranità e di conservare i beni comuni. Tutti sono venuti qui, uomini di ogni classe, condizione, età! Pieno è il Foro, pieni i templi intorno al Foro, piena ogni strada che porta a questo tempio Dai tempi della fondazione di Roma, è questa l'unica circostanza in cui tutti nutrono gli stessi intendimenti, a eccezione di chi, accorgendosi di essere a un passo dalla fine, ha deciso di morire insieme a tutti gli altri piuttosto che da solo.