scito enim me, posteaquam in urbem venerim, redisse cum veteribus amicis, id est cum libris nostris, in gratiam; etsi non idcirco eorum usum dimiseram, quod iis suscenserem, sed quod eorum me suppudebat; videbar enim mihi, cum me in res turbulentissimas infidelissimis sociis demisissem, praeceptis illorum non satis paruisse. Ignoscunt mihi, revocant in consuetudinem pristinam teque, quod in ea permanseris, sapientiorem quam me dicunt fuisse. Quamobrem, quoniam placatis iis utor, videor sperare debere, si te viderim, et ea, quae premant, et ea, quae impendeant, me facile transiturum. Quamobrem, sive in Tusculano sive in Cumano ad te placebit sive, quod minime velim, Romae, dummodo simul simus, perficiam profecto, ut id utrique nostrum commodissimum esse videatur.

infatti sappi che io, dopo che sono giunto in città cono tornato in amicizia con vecchi amici, cioè con i nostri libri, anche se non per questo avevo rinunciato al loro uso, non perché ero adirato con questi, ma perché il loro uso mi bastava. infatti mi sembrava di non aver ubbidito abbastanza ai loro precetti poiché mi ero cacciato in mezzo alla tempesta per mezzo di infedelissimi alleati. mi perdonano, mi richiamano all'antica consuetudine, poiché tu sei rimasto a quella vecchia, dicono che sei più sapiente di me. perciò poiché mi avvalgo di quelli benevoli, mi sembra di dover sperare che io supererò facilmente gli ostacolli se tu ci sarai, sia quelli che ti opprimono, sia quelli che ti sovrastano. perciò sia nel Tuscolano sia nel Cumano sia dove ti piacerà, sia a Roma, cosa che minimamente voglio, purchè siamo insieme certamente farò in modo che ciò sembri essere la cosa più comoda per noi.