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Nunc sum designatus aedilis; habeo rationem quid a populo Romano acceperim; mihi ludos sanctissimos maxima cum cura et caerimonia Cereri, Libero, Liberaeque faciundos, mihi Floram matrem populo plebique Romanae ludorum celebritate placandam, mihi ludos antiquissimos, qui primi Romani appellati sunt, cum dignitate maxima et religione Ioui, Iunoni, Mineruaeque esse faciundos, mihi sacrarum aedium procurationem, mihi totam urbem tuendam esse commissam; ob earum rerum laborem et sollicitudinem fructus illos datos, antiquiorem in senatu sententiae dicendae locum, togam praetextam, sellam curulem, ius imaginis ad memoriam posteritatemque prodendae.
Sono ora nominato edile: faccio riflessione che cosa io abbia dal popolo romano ricevuto: dover fare io spettacoli devotissimi con grandissima cura e grandissime cerimonie a Cerere celebrare a Bacco e a Proserpina: con la celebrità dei giochi render propizia la madre Flora al popolo romano e alla plebe romana, è mio dovere il far con il decoro e pietà somma in onore di Giove, di Giunone e di Minerva, gli spettacoli antichissimi che primi furono chiamati Romani a me è demandata la sopraintendenza dei sacri templi e tutta la città Come frutto della fatica e della sollecitudine di questi incarichi imi sono stati dati questi vantaggi, del più antico luogo, per dire il parere mio, in senato, la toga pretesta, il curul seggio, il diritto dell'immagine da protendersi alla memoria dei posteri
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Statue di Romani illustri nel foro
versione latino Cicerone
non pervenuto
Il principe Tolumnio, re dei Veienti, uccise a Fidene quattro legati del popolo romano, le statue dei quali sono rimaste sulle tribune fino alla mia memoria, quale giusto onore: ad essi infatti i nostri antenati, che erano andati incontro alla morte per lo stato, tributarono un ricordo perenne in cambio di una vita breve. Di Cneo Ottavio, uomo famoso e grande, che per primo portò la carica di console in quella famiglia, che in seguito fu insignita di uomini straordinari, vediamo la statua sulle tribune del Foro.
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Haec qui pro virili parte defendunt, optimates sunt, cuiuscumque sunt ordinis; qui autem praecipue suis cervicibus tanta munia atque rem publicam sustinent, hi semper habiti sunt optimatium principes, auctores et conservatores civitatis. Huic hominum generi fateor, ut ante dixi, multos adversarios, inimicos, invidos esse, multa proponi pericula, multas inferri iniurias, magnos esse experiundos et subeundos labores; sed mihi omnis oratio est cum virtute non cum desidia, cum dignitate non cum voluptate, cum iis qui se patriae, qui suis civibus, qui laudi, qui gloriae, non qui somno et conviviis et delectationi natos arbitrantur. Nam si qui voluptatibus ducuntur et se vitiorum inlecebris et cupiditatium lenociniis dediderunt, missos faciant honores, ne attingant rem publicam, patiantur virorum fortium labore se otio suo perfrui. Qui autem bonam famam bonorum, quae sola vere gloria nominari potest, expetunt, aliis otium quaerere debent et voluptates, non sibi. Sudandum est iis pro communibus commodis, adeundae inimicitiae, subeundae saepe pro re publica tempestates: cum multis audacibus, improbis, non numquam etiam potentibus dimicandum. Haec audivimus de clarissimorum virorum consiliis et factis, haec accepimus, haec legimus.
Quelli che proteggono, nella misura che compete a ciascuno, questo ordinamento, sono chiamati ottimati; quelli, invece, che più di ogni altro, sostengono sulle proprie spalle incombenze tanto impegnative nonché la responsabilità della cosa pubblica, costoro sono sempre stati considerati i capi degli ottimati, i garanti ed i difensori della nostra (cittadinanza) costituzione. Come ho già precisato, ammetto che questa categoria di persone ha molti nemici sia politici che personali, è esposta a molti pericoli, è oggetto di molte ingiustizie, deve conoscere a proprie spese e subire grandi traversie; ma ogni mia parola è rivolta ai virtuosi non agli inetti, ai nobili d'animo non ai gaudenti, a coloro che si considerano nati per la patria, per i loro concittadini, per la reputazione, per la fama, non per il sonno, i banchetti e i godimenti. E se taluni si lasciano trascinare dai piaceri, preda ormai come sono delle seduzioni del vizio e degli allettamenti delle passioni, lascino da parte le cariche pubbliche, non si occupino di politica, si accontentino di godere del loro ozio grazie all'attività degli uomini pieni d'energia. Al contrario, coloro che aspirano alla stima degli onesti cittadini, l'unica che si possa davvero chiamare gloria, devono cercare di procurare tranquillità e piaceri agli altri, non a se stessi; devono faticare col sudore della fronte per il bene di tutti, tenere testa ai nemici, affrontare spesso tempeste in difesa della repubblica, lottare contro molti temerari, disonesti e talora anche potenti. Ecco ciò che noi abbiamo appreso riguardo al modo di pensare e di agire degli uomini più famosi, sia ascoltandoli direttamente che conoscedoli tramite la lettura dei testi.
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Nescio ecquid ipsi nos fortiter in re publica fecerimus: si aliquid fecimus, certe irati non fecimus. An est quicquam similius insaniae quam ira? Bene Ennius iram initium insaniae esse dixit. Nullum vitium est foedius iracundia. Ista bellatrix iracundia est forsan utilis? Est igitur aliquid quod perturbata mens melius possit facere quam constans? Oratorem vero irasci minime decet; simulare iram non dedecet. An tibi irasci videmur, cum aliquid in causis acrius et vehementius dicimus? Quid? Cum iam rebus transactis et praeteritis, orationes scribimus, num irati scribimus?Num aut egisse umquam iratum Aesopum aut scripsisse existimas iratum Accium? Aguntur ista praeclare, et ab oratore quidem melius si modo orator est, quam ab ullo histrione, sed aguntur leniter et mente tranquilla. Et quidem illam iram centurio habeat (quidem...habeat: sia pure adirato) aut signifer vel ceteri, de quibus dici nunc non necesse est. utile est enim eum uti motu animi qui uti oratione non potest: nos autem de sapiente quaerimus (=stiamo parlando)
Non so se anche io, nel corso della mia attività politica, ho dato qualche prova di coraggio: ma se qualche cosa ho fatto, certo non ho agito in preda all'ira. Non c'è cosa che più della collera si avvicini alla pazzia: e appunto «principio della pazzia » la definì giustamente Ennio. Nessun vizio è più degradante dell'ira. Questa iracondia è forse utile? Esiste qualcosa che una mente in preda al disordine possa fare meglio di una in tranquilla? Quanto all'oratore l'ira non gli sta bene affatto però può anche simularla. Ti pare che siamo in collera noi quando nelle cause parliamo con un pò di vigore ed energia? E quando, a cose già andate da un pezzo scriviamo i discorsi, è mai concepibile che li scriviamo in preda all'ira? Pensi che Esopo era adirato qualche volta, quando recitava questo pezzo o era in collera Accio quando lo scriveva? Questi sono brani di grande effetto e l'oratore, se è oratore per davvero, può recitarli meglio di qualsiasi attore di teatro ma vanno detti con calma a mente tranquilla. Che l'abbiano pure i centurioni quell'ira, e i portabandiera e gli altri di cui è utile parlare adesso, perché si svelerebbero i segreti dei retori, le passioni possono essere utili a chi non è capace di servirsi della ragione: noi infatti stiamo parlando del sapiente (del saggio)
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Hoc ipso fere tempore Strato ille medicus domi furtum fecit et caedem eius modi. Cum esset in aedibus armarium, in quo sciret esse nummorum aliquantum et auri, noctu duos conservos dormientes occidit in piscinamque deiecit: ipse armarii fundum exsecuit, et HS* et auri quinque pondo abstulit, uno ex servis puero non grandi conscio. 180. Furto postridie cognito omnis suspicio in eos servos qui non comparebant commovebatur. cum exsectio illa fundi in armario animadverteretur, quaerebant homines quonam modo fieri potuisset. Quidam ex amicis Sassiae recordatus est se nuper in auctione quadam vidisse in rebus minutis aduncam ex omni parte dentatam et tortuosam venire serrulam, qua illud potuisse ita circumsecari videretur. Ne multa, perquiritur a coactoribus: invenitur ea serrula ad Stratonem pervenisse. Hoc initio suspicionis orto et aperte insimulato Stratone, puer ille conscius pertimuit; rem omnem dominae indicavit; homines in piscina inventi sunt; Strato in vincula coniectus est, atque etiam in taberna eius nummi, nequaquam omnes, reperiuntur.
Proprio in quel periodo il medico Stratone commise nella casa un furto ed un omicidio di questo genere. C'era nella casa un armadio, nel quale egli sapeva che c'era una somma in contanti e una certa quantità d'oro: nottetempo egli ammazzò nel sonno due compagni di schiavitù e li buttò nella cisterna; tagliò il fondo dell'armadio e rubò dieci sesterzi e cinque libbre d'oro; era suo complice un giovane schiavo. 180. Il giorno dopo, quando si scoprì il furto, tutti i sospetti si appuntavano sui due schiavi che erano scomparsi. Ci si accorse del foro nel fondo dell'armadio e tutti si domandavano come lo si fosse potuto fare. Allora uno degli amici di Sassia si ricordò di avere visto, poco tempo prima, che in un'asta veniva messa in vendita una sega ricurva e provvista di denti su ogni lato; sembrava che con uno strumento così si potesse fare un foro circolare. Per farla breve, si fa un'indagine presso i cassieri d'asta e si scopre che quella sega era arrivata a Stratone. Questo fu il primo indizio; quando si accusò apertamente Straone, il giovane complice ebbe paura e rivelò tutto alla sua padrona. Furono ritrovati i cadaveri nella cisterna, Stratone fu arrestato e nella sua bottega vennero trovate le monete, anche se non tutte