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Romulus urbem constituit, quam e suo nomine Romam iussit nominari, Romulus ad firmandam civitatem et ad muniendas opes regni sui novum quoddam consilium secutus est. Cum enim ludos anniversarios in circo Consualia facere instituisset, Sabinas honesto ortas loco virgines, quae Romam ludorum gratia venissent, rapi iussit a nonnullis Romanis iuvenibus ac in familiarum amplissimarum matrimoniis conlocari. Qua ex causa cum bellum Romanis Sabini intulissent, proeliique certamen varium atque anceps fuisset, Romulus cum Tito Tatio, rege Sabinorum, foedus icit, matronis ipsis, quae raptae erant, orantibus; quo foedere et Sabinos in civitatem adscivit sacris conmunicatis et regnum suum cum illorum rege sociavit.
Romolo costituì la città, che dispose si chiamasse Roma dal proprio nome, Romolo per rafforzare la compagine statale, e per consolidare la forza e la potenza del proprio regno, ricorse ad un insolito espediente. Infatti, dopo aver ordinato la celebrazione, nel Circo, dei Consualia, giochi anniversarie ordinò che fossero rapite da alcuni rampolli romani le nobili vergini sabine venute a Roma per i giochi e che fossero unite in matrimonio delle più nobili famiglie. Per questa ragione, avendo i Sabini mosso guerra ai Romani ed essendo stato vario e dubbio l'esito, Romolo stipulò un trattato con Tito Tazio, il re dei Sabini, per intercessione delle stesse donne ch'erano state rapite. In base a tale trattato, da un lato ammise nella città i Sabini, perché partecipassero ai culti sacri; dall’altro, divise il proprio regno col loro re.
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Nonnulli, quibus ego assentior, cum a philosophis compluribus permulta dicantur, cur nec voluptas in bonis sit numeranda nec in malis dolor, non existimant oportere nimium nos causae confidere, sed et argumentandum et accurate disserendum et rationibus conquisitis de voluptate et dolore disputandum esse putant. Sed ut perspiciatis unde omnis iste natus error sit voluptatem accusantium doloremque laudantium, totam rem aperiam eaque ipsa, quae ab illo inventore veritatis et quasi architecto beatae vitae dicta sunt, explicabo. Nemo enim ipsam voluptatem, quia vluptas sit, aspernatur aut odit aut fugit sed quia conequuntur magni dolores eos, qui ratione voluptatem sequi nesciunt, neque porro quisquam est, qui dolorem ipsum, quia dolor sit, amet, consectetur, adipisci velit, sed quia non numquam eius modi tempora incidunt, ut labore et dolore magnam aliquam quaerat voluptatem. Ut enim ad minima veniam, quis nostrum exercitationem ullam corporis suscipit laboriosam, nisi ut aliquid ex ea commodi consequatur, vel illum, qui dolorem eum fugiat, quo voluptas nulla pariatu
Alcuni, con il quale io concordo, affermano con parecchi filosofi molte cose, perché il piacere non sia da contare nel bene e il dolore nel male, non reputano necessario che confidiamo molto nelle cause, ma che debba essere discusso con ricercato interesse sulla volontà; e sul dolore, argomentando, discorrendo accuratamente. Ma affinché vediate donde sia sorto tutto questo errore di coloro che accusano il piacere e lodano il dolore, chiarirà tutta la questione e spiegherà le idee espresse da quello scopritore della verità; e vorrei dire architetto della felicità nella vita. Nessuno infatti disdegna, odia o fugge il piacere in se perchèè piiacere ma perché sono colpiti da grandi dolori coloro che non sanno perseguire il piacere razionalmente; e viceversa non c'è nessuno che ama, insegue, vuol raggiungere il dolore in sè perché è dolore ma perché talvolta capitano circostanze tali per cui con il travaglio e il dolore si cerca qualche grande piacere. Per venire a casi di minima importanza, chi di noi intraprende un esercizio fisico faticoso se non per ottenere da esso qualche vantaggio? Chi d'altra parte avrebbe ragione di biasimare chi vuol provare quel piacere a cui non segue fastidio alcuno, o chi fugge quel dolore che non produce nessun piacere?
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Utrum difficilius aut maius esset negare tibi saepius idem roganti an efficere id quod rogares diu multumque, Brute, dubitavi. Nam et negare ei quem unice diligerem cuique me carissimum esse sentirem, praesertim et iusta petenti et praeclara cupienti, durum admodum mihi videbatur, et suscipere tantam rem, quantam non modo facultate consequi difficile esset sed etiam cogitatione complecti, vix arbitrabar esse eius qui vereretur reprehensionem doctorum atque prudentium. Quid enim est maius quam, cum tanta sit inter oratores bonos dissimilitudo, iudicare quae sit optima species et quasi figura dicendi? Quod quoniam me saepius rogas, aggrediar non tam perficiendi spe quam experiendi voluntate; malo enim, cum studio tuo sim obsecutus, desiderari a te prudentiam meam quam, si id non fecerim, benevolentiam.
O Bruto, ho dubitato, se fosse più difficile o arduo dirti di no dato che troppo spesso mi domandavi la stessa cosa oppure eseguire ciò che mi domandavi da molto tempo e in modo insistente. Infatti da una parte mi sembrava troppo crudele offrire un diniego a colui che amavo in modo particolare e per il quale sentivo di essere molto caro, soprattutto nel momento in cui domandava giuste cose ed era affamato di un alto sapere, dall’altra a malapena pensavo che l’intraprendere un’impresa così grande quanto era a mia opinione difficile non solo raggiungere con l’eloquenza ma anche abbracciare col pensiero, fosse cosa propria di quello che aveva timore delle critiche dei sapientii e dei saggi. Cosa vi è infatti di più difficile, quando c'i è una così grande differenza tra i buoni oratori, che valutare quale sia il modo migliore e per così dire forma di eloquenza? E poiché tu me lo domandi roppo spesso, inizierò non tanto con la speranza di fare quanto con la volontà di provare. Preferisco infatti, dal momento che ho dato seguito al tuo ardente desiderio, che tu esiga da me la saggezza piuttosto che la benevolenza se non avrò compiuto una (tale ) opera.
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Intuendi nobis sunt non solum oratores sed etiam actores, ne mala consuetudine ad aliquam deformitatem pravitatemque veniamus. Exercenda est etiam memoria ediscendis ad verbum quam plurimis scriptis. Legendi etiam poetae, cognoscendae historiae, omnium bonarum artium doctores atque scriptores eligendi et peruolutandi et exercitationis causa laudandi, inter pretandi, corrigendi, uituperandi, refellendi; disputandumque de omni re in contrarias partis et, quicquid erit in quaque re, quod probabile videri possit, eliciendum, atque dicendum. Perdiscendum ius ciuile, cognoscendae leges, percipienda omnis antiquitas, disciplina rei publicae, iura sociorum, foedera, pactiones; libandus est etiam facetiarum lepos, quo tamquam sale perspergatur omnis oratio. Effudi vobis omnia quae sentiebam, quae fortasse, quemcumque patremfamilias adripuissetis ex aliquo circulo, eadem vobis percontantibus respondisset
traduzione n. 1
Dobbiamo guardare non solo agli oratori, ma anche agli attori, per non incorrere per effetto di abitudini sbagliate in qualche imperfezione o difetto. Anche la memoria deve essere esercitata con l’apprendimento mnemonico, parola per parola, del maggior numero possibile di scritti nostri e altrui. Si deve quindi condurre la parola fuori dal quieto rifugio di questi esercizi domestici, in mezzo alla folla, alla polvere e allo strepito, nell’accampamento e sul campo di battaglia del foro; si deve affrontate lo sguardo di tutti e si devono mettere alla prova la prove capacità intellettuali, e la preparazione effettuata al chiuso deve confrontarsi con la luce della realtà. Bisogna anche leggere i poeti, conoscere la storia, scegliere i maestri e gli scrittori di tutte le discipline liberali, e leggerli e studiarne assiduamente le opere, e, a scopo di esercizio, lodarli, spiegarli, correggerli, criticarli, confutarli; su ogni argomento si deve discutere sia pro sia contro e da ogni argomento si devono cavar fuori ed esporre tutti gli elementi che possano sembrare verosimili; bisogna studiare a fondo il diritto civile, apprendere le leggi, conoscere il passato in ogni sua parte, le norme tradizionali del senato, la costituzione politica, i diritti degli alleati, i trattati e le convenzioni, gli interessi dello stato
traduzione n. 2
Deve ssere conosciuta la storia i maestri e gli autori di tutte le buone arti devono essere scelti e voluti fortemente, e, a scopo di esercitazione, devono essere lodati, interpretati, corretti, criticati confutati sia per cercare argomenti a favore e contro su ogni cosa sia, e qualunque cosa ci sarà in qualunque situazione, che possa sembrarti verisimile, per dedurre e parlare. Per conoscere bene il diritto civile, conoscere le leggi, per comprendere il passato in ogni suo aspetto, la costituzione dello stato, le leggi degli alleati, alleanze e accordi; Si deve saggiare anche la grazia delle facezie che è come il sale per condire tutto il discorso. Vi ho esposto tutto ciò che pensavo, le stesse cose che forse anche un qualsiasi padre di famiglia, da voi preso a caso da un crocchio di persone, avrebbe potuto dirvi se glielo aveste chiesto
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Videsne igitur in ea ipsa urbe, in qua et nata et alta sit eloquentia, quam ea sero prodierit in lucem? si quidem ante Solonis aetatem et Pisistrati de nullo ut diserto memoriae proditum est. at hi quidem, ut populi Romani aetas est, senes, ut Atheniensium saecla numerantur, adulescentes debent videri. nam etsi Servio Tullio regnante viguerunt, tamen multo diutius Athenae iam erant, quam est Roma ad hodiernum diem. nec tamen dubito quin habuerit vim magnam semper oratio. Neque enim iam Troicis temporibus tantum laudis in dicendo Ulixi tribuisset Homerus et Nestori, quorum alterum vim habere voluit, alterum suavitatem, nisi iam tum esset honos eloquentiae; neque ipse poeta hic tam orna tus in dicendo ac plane orator fuisset. cuius etsi incerta sunt tempora, tamen annis multis fuit ante Romulum; si quidem non infra superiorem Lycurgum fuit, a quo est disciplina Lacedaemoniorum astricta legibus. Sed studium eius generis maiorque vis agnoscitur in Pisistrato. denique hunc proximo saeculo Themistocles insecutus est, ut apud nos, perantiquus, ut apud Athenienses, non ita sane vetus. fuit enim regnante iam Graecia, nostra autem civitate non ita pridem dominatu regio liberata. nam bellum Volscorum illud gravissimum, cui Coriolanus exsul interfuit, eodem fere tempore quo Persarum bellum fuit, similisque fortuna clarorum virorum; Si quidem uterque, cum civis egregius fuisset, populi ingrati pulsus iniuria se ad hostes contulit conatumque iracundiae suae morte sedavit.
Non vedi, anche in quella stessa città in cui l'eloquenza è nata ed è stata nutrita, quanto tardi essa sia uscita alla luce? Giacché, prima dell'età di Solone e di Pisistrato, " di nessuno è stata tramandata alla memo ria la facondia. Ma costoro, riguardo all'età del popolo romano, devono apparire come dei vecchi; invece, se si contano le generazioni degli ateniesi, come dei giovani. Infatti, anche se fiorirono all'epoca del regno di Servio Tullio, " tuttavia allora Atene esisteva già da molto più tempo" che Roma a tutt'oggi. E tuttavia non dubito che la parola abbia sempre avuto una grande potenza. Infatti Omero non avrebbe attribuito, già ai tempi della guerra di Troia, così gran lode alla facondia di Ulisse e di Nestore - dell'uno sottolineava l'energia, dell'altro la piacevolezza -, se l'eloquenza non fosse stata già allora tenuta in onore; né questo stesso poeta sarebbe stato così adorno nello stile, un vero oratore. Anche se la sua epoca è incerta, visse tuttavia molti anni prima di Romolo, se è vero che non fu posteriore al primo Licurgo, quello che codificò con leggi la regola di vita degli spartani. Ma un interesse di questo tipo, e una maggiore efficacia, si riconosce in Pisistrato. Infine seguì a lui nel secolo successivo Temistocle, " molto antico in rapporto a noi, ma non poi così vetusto in rapporto agli ateniesi. Visse infatti quando la Grecia era al culmine della sua potenza, non molto dopo che la nostra città era stata liberata dal dominio dei re. " Difatti la tremenda guerra contro i volsci, cui prese parte Coriolano esule, " fu all'incirca contemporanea della guerra contro i persiani, e simile fu la sorte dei due illustri personaggi: Entrambi, dopo essere stati cittadini eccellenti, ingiustamente cacciati da un popolo ingrato si rifugiarono presso i nemici, e troncarono con la morte l'avventura cui li aveva trascinati il risentimento