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CICERO ATTICO SAL. Diligenter mihi fasciculum reddidit Balbi tabellarius. accepi enim a te litteras quibus videris vereri ut epistulas illas acceperim. quas quidem vellem mihi numquam redditas; auxerunt enim mihi dolorem (nec), si in aliquem incidissent, quicquam novi attulissent. quid enim tam pervulgatum quam illius in me odium et genus hoc litterarum? quod ne Caesar quidem ad istos videtur misisse, quasi qui illius improbitate offenderetur, sed, credo, uti notiora nostra mala essent. nam quod te vereri scribis ne illi obsint eique rei (me vis) mederi, ne rogari quidem se passus est de illo. quod quidem mihi molestum non est; illud molestius, istas impetrationes nostras nihil valere. quid mihi igitur censes? iam enim corpore vix sustineo gravitatem huius caeli quae mihi languorem adfert in dolore. an his illuc euntibus mandem ut me excusent, ipse accedam propius? quaeso, attende et me, quod adhuc saepe rogatus non fecisti, consilio iuva. scio rem difficilem esse, sed ut (in) malis etiam illud mea magni interest te ut videam. profecto aliquid profecero, si id acciderit.
Cicerone ad Attico Il corriere di Bulbo diligentemente mi ha consegnato il plico. Infatti ho ricevuto da te le lettere con le quali mi sembri temere che io non abbia ricevuto quelle lettere. Che certamente non avrei voluto mai consegnate; infatti mi hanno aumentato il dolore, che se si fossero imbattuti in qualcuno avessero portato qualcosa di noto. Cosa infatti di tanto noto che il suo odio contro di me e questo genere di lettere? Neppure Cesare sembra aver mandato a questi quasi cose se fosse offeso per la sua malvagità, ma, credo che i nostri mali fossero più noti. Infatti giacchè scrivi che tu temi che neppure lo danneggino e vuoi che io provvedi a quella cosa, non permise neppure gli si chiedesse di quello, ciò certamente non mi è fastidioso. Quello che è più fastidioso non impedisce codesti favori accordatimi. Che cosa dunque suggerisci? Infatti già riesco a stento a resistere con il corpo a questo clima opprimente di qui, che mi apporta fatica nel dolore. Se darò l'incarico a quelli che vanno lì, di scusarmi, io stesso mi avvicinerò di più?Chiedo, e ascoltami cosa che spesso richiesta non hai fatto, aiutami con un consiglio. So che la cosa è difficile, ma mi sembra che quella cosa ti interessi nelle difficoltà così come nelle mie cose di grande valore. Certamente essendo durato progredirò in qualcosa se questo accadrà.
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Strato medicus domi Sassiae furtum fecit et caedem eiusmodi... ...aperte insimulato stratone, puer (=serv) ille conscius pertimuit, rem omnem dominae indicavit; homines in piscina inventi sunt, strato in vincula coniectus est.
Il medico Strabone compì un furto in casa di Sassia ef un’uccisione di questa maniera. Poichè vi era un armadio in casa, nel quale sapeva che ci stavano alcune monete e dell’oro, di notte uccise due servi che stavano dormendo e (le) nascose in piscina. Egli stesso poi aprì il fondo della cassa e rubò sia monete sia 5cinque libre d’oro, con la complicità di un servo. Scoperto il furto il giorno seguente, ogni sospetto era indotto nei confronti di quei servi che non si facevano vedere. Quando risultava evidente quella asportazione del fondo dell’armadio, gli uomini cercavano in che modo fosse potuto accadere. Uno degli amici di Sassia si ricordò che poco prima aveva visto durante una vendita pubblica tra le cose di poco valore che una piccola sega ricurva, dentellata da ogni parte e sinuosa, veniva venduta; con la quale sembrava che quell’armadio avrebbe potuto essere tagliato in quel modo. Gli esattori scoprirono che quella piccola sega era stata assegnata a Stratone, quel servo complice ebbe molta paura, svelò ogni cosa alla padrona; gli uomini furono trovati nella piscina, Stratone fu costretto in catene (fu messo in carcere)
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Brundisio profecti sumus ante diem II Kalendas Maias. Per Macedoniam Cyzicum petebamus. O me perditum! Tu, quod me hortaris ut animo sim magno et spem habeam recuperandae salutis, id velim sit eiusmodi ut recte sperare possimus. Nunc, miser, quando tuas iam litteras accipiam? Quis ad me perferet? Quas ego expectassem (=expectavissem) Brundisii, si esset licitum per nautas ("se lo avessero consentito i marinai"), qui tempestatem praetermittere noluerunt. Sustenta te, mea Terentia, ut potes Honestissime viximus; floruimus; non vitium nostrum, sed virtus nostra nos adflixit. Peccatum est nullum, nisi quod non una (avv. ) animam cum ornamentis amisimus
stesso titolo da altro libro
Brundisio profecti sumus a. d. II K. Mai. : per Macedoniam Cyzicum petebamus. O me perditum! O afflictum! Quid enim? Rogem te, ut venias? Mulierem aegram, et corpore et animo confectam. Non rogem? Sine te igitur sim? Opinor, sic agam: si est spes nostri reditus, eam confirmes et rem adiuves; sin, ut ego metuo, transactum est, quoquo modo potes ad me fac venias. Unum hoc scito: si te habebo, non mihi videbor plane perisse. Sed quid Tulliola mea fiet? iam id vos videte: mihi deest consilium. Sed certe, quoquo modo se res habebit, illius misellae et matrimonio et famae serviendum est. Quid? Cicero meus quid aget? iste vero sit in sinu semper et complexu meo. Non queo plura iam scribere: impedit maeror. Tu quid egeris, nescio: utrum aliquid teneas an, quod metuo, plane sis spoliata. Pisonem, ut scribis, spero fore semper nostrum. De familia liberanda nihil est quod te moveat: primum tuis ita promissum est, te facturam esse, ut quisque esset meritus; est autem in officio adhuc Orpheus, praeterea magno opere nemo; ceterorum servorum ea causa est, ut, si res a nobis abisset, liberti nostri essent, si obtinere potuissent, sin ad nos pertineret, servirent praeterquam oppido pauci. Sed haec minora sunt. Tu quod me hortaris, ut animo sim magno et spem habeam recuperandae salutis, id velim sit eiusmodi, ut recte sperare possimus. Nunc miser quando tuas iam litteras accipiam? quis ad me perferet? quas ego exspectassem Brundisii, si esset licitum per nautas, qui tempestatem praetermittere noluerunt. Quod reliquum est, sustenta te, mea Terentia, ut potes. Honestissime viximus, floruimus: non vitium nostrum, sed virtus nostra nos afflixit; peccatum est nullum, nisi quod non una animam cum ornamentis amisimus
Siamo partiti da brundisio il 30 aprile. ci dirigevamo a cizio attraverso la macedonia. oh uomo rovinato!. per quanto riguarda il fatto che tu mi esorti ad essere grande nell'animo e avere speranze di recuperare la salvezza vorrei che fosse cosa tale che possiamo sperare bene. ora, misero, quando più riceverò una tua lettera ? chi me la porterà ? l'avrei aspettata a brindisi se i marinai lo avessero consentito, che non hanno voluto lasciarsi sfuggire la tempesta. sostieniti o mia terenzia come puoi. vivemmo in modo onestissimo prosperavamo ci ha atterrato non i nostri vizi ma la nostra virtù. non è peccato se non il fatto di aver abbandonato la vita insieme agli armamenti
stesso titolo da altro libro
Traduzione
Partii da Brindisi il 30 aprile, diretto a Cizico attraverso la Macedonia. Sono un uomo rovinato, un uomo abbattuto! Come potrei chiederti di raggiungermi, donna malata e stremata nelle forze fisiche e morali? Non te lo chiederò? Rimarrò dunque senza di te? Penso di fare così: se esistono speranze di un mio ritorno, rafforzale e datti da fare in questo senso; se, come temo, la partita è chiusa, cerca di raggiungermi a qualsiasi costo. Questo solo sappi bene: se ti avrò con me, non mi sembrerà di aver perso tutto. Ma che avverrà della mia piccola Tullia? Vedete ormai voi, io non so che ben fare. In ogni caso, è certo che quella poverina deve tener conto sia del suo matrimonio che della sua reputazione. E poi, che farà il mio Cicerone? Egli sì vorrei fosse sempre sulle mie ginocchia, fra le mie braccia. Non posso scrivere oltre, a questo punto; me lo impedisce lo sconforto. Cosa tu faccia lo ignoro, se possiedi qualcosa o, come temo, sia stata spogliata di tutto Pisone, come scrivi, spero sarà sempre dei nostri. Quanto alla liberazione degli schiavi, non c'è motivo di preoccuparti. Anzitutto ai tuoi fu promesso che avresti agito verso ciascuno secondo i suoi meriti, e ligio al suo dovere è tuttora Orfeo, nessun altro assolutamente. Quanto ai rimanenti servi, la cosa sta così: che se ci fossero alienati, divengano nostri liberti, qualora possano ottenerlo; se dipendessero ancora da noi, ci servano, a eccezione di pochissimi. Ma queste sono faccende di minor conto. Quanto alle tue esortazioni di confidare e sperare di riprender vita, vorrei fosse cosa in cui potessimo sperare legittimamente. Ora, infelice, quando più riceverò una tua lettera? Chi me la porterà? L'avrei aspettata a Brindisi, se non l'avessero permesso i marinai, mentre non vollero lasciarsi sfuggire il bel tempo. Per il resto, vivi, o mia Terenzia, col medesimo decoro, come puoi fare. Siamo vissuti floridamente, fummo abbattuti non da una colpa, ma da un merito: nessuna colpa abbiamo commesso, tranne quella di non aver abbandonato la vita insieme ai suoi ornamenti
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ORATORI FAMOSI
Autore: Cicerone
Eodem tempore M. Herennius in mediocribus oratoribus numeratus est; qui tamen summa nobilitate hominem, cognatione sodalitate conlegio, summa etiam eloquentia, L. Philippum in consulatus petitione superavit.
Nello stesso periodo Marco Erennio fu annoverato tra gli oratori di modesto livello, tuttavia nella competizio ne per il consolato egli riuscì a superare un uomo della migliore nobiltà, molto forte per i vincoli di parentela e per l'appartenenza ad associazioni politiche e a collegi sacerdotali, e anche dotato di somma eloquenza: voglio dire Lucio Filippo.
Eiusdem fere temporis fuit eques Romanus C. Titius, qui meo iudicio eo pervenisse videtur quo potuit fere Latinus orator sine Graecis litteris et sine multo usu pervenire. huius orationes tantum argutiarum tantum exemplorum tantum urbanitatis habent, ut paene Attico stilo scriptae esse videantur. easdem argutias in tragoedias satis ille quidem acute sed parum tragice transtulit. quem studebat imitari L. Afranius poeta, homo perargutus, in fabulis quidem etiam, ut scitis, disertus
All'incirca nello stesso periodo visse il cavaliere romano Gaio Tizio, "' il quale a mio giudizio arrivò al punto cui poteva pressappoco pervenire un oratore latino senza cultura greca e senza una grande esperienza. Le sue orazioni sono così ricche di fine vivacità, di esempi, di garbo, da parere quasi scritte con stilo ateniese. La stessa fine vivacità egli la trasportò nelle sue tragedie, in modo piuttosto ingegnoso, ma con poco senso tragico. Si sforzava di imitarlo il poeta Lucio Afranio, uomo dal talento molto fine, e nelle composizioni teatrali anche facondo, come sapete.
Fuit etiam Q. Rubrius Varro, qui a senatu hostis cum C. Mario iudicatus est, acer et vehemens accusator, in eo genere sane probabilis. doctus autem Graecis litteris propinquus noster, factus ad dicendum, M. Gratidius M. Antoni perfamiliaris, cuius pra efectus cum esset in Cilicia est interfectus, qui accusavit C. Fimbriam, M. Mari Gratidiani pater.
Anche Quinto Rubrio Varrone, che insieme a Gaio Mario venne giudicato nemico pubblico dal senato, accusatore accanito e impetuoso, fu davvero apprezzabile in questo genere di eloquenza. Era invece dotto nelle lettere greche il mio parente Marco Gratidio, un oratore nato; fu molto amico di Marco Antonio, e venne ucciso quando era suo prefetto in Cilicia; accusò Gaio Fimbria, e fu il padre di Marco Mario Gratidiano.
Atque etiam apud socios et Latinos oratores habiti sunt Q. Vettius Vettianus e Marsis, quem ipse cognovi, prudens vir et in dicendo brevis; Q. D. Valerii Sorani, vicini et familiares mei, non tam in dicendo admirabiles quam docti et Graecis litteris et Latinis; C. Rusticelius Bononiensis, is quidem et exercitatus et natura volubilis; omnium autem eloquentissumus extra hanc urbem T. Betutius Barrus Asculanus, cuius sunt aliquot orationes Asculi habitae
E anche presso gli alleati e i latini ebbero fama di oratori Quinto Vezzio Vezziano della Marsica, che ho conosciuto di persona, uomo assennato e conciso nel parlare; Quinto e Decimo Valerii di Sora, miei vicini e amici, non tanto ammirevoli nell'eloquenza quanto dotti nelle lettere latine e greche; Gaio Rusticelio di Bo logna, ben esercitato e con una naturale facilità di paro la; ma il più eloquente di tutti quelli che erano estranei alla nostra città fu Quinto Betuzio Barro di Ascoli del quale vi sono alcune orazioni tenute ad Ascoli
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Atque sic a summis hominibus eruditissimisque accepimus, ceterarum rerum studia et doctrina et praeceptis et arte constare: poetam natura ipsa valere, et mentis viribus excitari, et quasi divino quodam spiritu inflari. Qua re suo iure noster ille Ennius sanctos appellat poetas, quod quasi deorum aliquo dono atque munere commendati nobis esse videantur. Sit igitur, iudices, sanctum apud vos, humanissimos homines, hoc poetae nomen, quod nulla umquam barbaria violavit. Saxa et solitudines voci repondent, bestiae saepe immanes cantu flectuntur atque consistunt: nos, instituti rebus optimis, non poetarum voce moveamur? Homerum Colophonii civem esse dicunt suum, Chii suum vindicant, Salaminii repetunt, Smyrnaei vero suum esse confirmant, itaque etiam delubrum eius in oppido dedicaverunt: permulti alii praeterea pugnant inter se atque contendunt
E così abbiamo appreso dagli uomini eccellenti ed eruditissimi, che gli studi delle altre cose consistono nella dottrina, nei precetti e nell’arte; che il poeta ha forza con la disposizione naturale stessa e che (il poeta) è incoraggiato dalle forze della mente e che è come animato da una sorta di ispirazione divina. Per questo giustamente il nostro famoso Ennio chiama sacri i poeti, perché sembra che siano stati affidati a noi come per una sorta di dono e un favore (regalo) degli dei. Sia dunque, o giudici, sacro presso di voi, uomini civilissimi, questo nome di poeta, che mai nessuna comunità barbara ha tradito. Le montagne e i deserti rispondono (con l'eco) alla voce (umana), le belve feroci spesso si placano e si fermano con una poesia; noi, educati dalle migliori cose, non dovremmo essere impressionati dalla parola dei poeti? I Colofoni dicono che Omero era loro concittadino, gli abitanti di Chio lo rivendicano come loro, i Salamini lo reclamano, mentre gli abitanti di Smirne assicurano che era un loro compaesano, e così hanno consacrato un tempio in suo onore nella città; inoltre moltissimi altri combattono e contendono fra loro. Dunque quelli reclamano