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UN GALLO PER ASCLEPIO
VERSIONE DI GRECO di Platone
Ο δε περιελθων, επειδη οι βαρυνεσθαι εφη τα σκελη, κατεκλινη υπτιος - ουτω γαρ εκελευεν ο ανθρωπος - και αμα εφαπτομενος αυτου ουτος ο δους το φαρμακον, διαλιπων χρονον επεσκοπει τους ποδας και τα σκελη, καπειτα σφοδρα πιεσας αυτου τον ποδα ηρετο ει αισθανοιτο, ο δ' ουκ εφη. Και μετα τουτο αυθις τας κνημας· και επανιων ουτως ημιν επεδεικνυτο οτι ψυχοιτο τε και πηγνυτο. Και αυτος ηπτετο και ειπεν οτι, επειδαν προς τη καρδια γενηται αυτω, τοτε οιχησεται. Ηδη ουν σχεδον τι αυτου ην τα περι το ητρον ψυχομενα, και εκκαλυψαμενος - ενεκεκαλυπτο γαρ - ειπεν - ο δη τελευταιον εφθεγξατο -· «Ω Κριτων», εφη, «τω Ασκληπιω οφειλομεν αλεκτρυονα· αλλα αποδοτε και μη αμελησητε». «Αλλα ταυτα», εφη, «εσται», ο Κριτων «αλλ' ορα ει τι αλλο λεγεις». Ταυτα ερομενου αυτου ουδεν ετι απεκρινατο, αλλ' ολιγον χρονον διαλιπων εκινηθη τε και ο ανθρωπος εξεκαλυψεν αυτον, και ος τα ομματα εστησεν ιδων δε ο Κριτων συνελαβε το στομα και τους οφθαλμους.
TRADUZIONE
Molti di noi che fino allora, alla meglio, erano riusciti a trattenere le lacrime, quando lo videro bere, quando videro che egli aveva bevuto, non ce la fecero più; anche a me le lacrime, malgrado mi sforzassi, sgorgarono copiose e nascosi il volto nel mantello e piansi me stesso, oh, piansi non per lui ma per me, per la mia sventura, di tanto amico sarei rimasto privo. Critone, poi, ancora prima di me, non riusciva a dominarsi e s'era alzato per uscire. Apollodoro, poi, che fin dal principio non aveva fatto che piangere, scoppiò in tali singhiozzi e in tali lamenti che tutti noi presenti ci sentimmo spezzare il cuore, tranne uno solo, Socrate, anzi: «Ma che state facendo?» esclamò. «Siete straordinari. E io che ho mandato via le donne perché non mi facessero scene simili; a quanto ho sentito dire, bisognerebbe morire tra parole di buon augurio. State calmi, via, e siate forti. » E noi, provammo un senso di vergogna a sentirlo parlare così e trattenemmo il pianto. Egli, allora, andò un pò su e giù per la stanza, poi disse che si sentiva le gambe farsi pesanti e cosi si stese supino come gli aveva detto l'uomo del veleno il quale, intanto, toccandolo dì quando in quando, gli esaminava le gambe e i piedi'e a un tratto, premette forte un piede chiedendogli se gli facesse male. Rispose di no. Dopo un pò gli toccò le gambe, giù in basso e poi, risalendo man mano, sempre più in su, facendoci vedere come si raffreddasse e si andasse irrigidendo. Poi, continuando a toccarlo: «Quando gli giungerà al cuore, » disse, «allora, sarà finita. » Egli era già freddo, fino all'addome, quando si sco-. prì (s'era, infatti, coperto) e queste furono le sue ultime parole: «Critone, dobbiamo un gallo ad Asclepio, dateglielo, non ve ne dimenticate. » «Certo, » assicurò Critone, «ma vedi se hai qualche altra cosa da dire. » Ma lui non rispose. Dopo un pò ebbe un sussulto. L'uomo lo scoprì: aveva gli occhi fissi. Vedendolo, Critone gli chiuse le labbra e gli occhi.
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LA NASCITA DI EROS VERSIONE DI GRECO di Platone TRADUZIONE dal libro Triakonta
INIZIO: Οτε εγενετο η Αφροδιτη, ηστιωντο οι θεοι FINE: υος ων ο Ερως εν τοιαυτῃ τυχῃ καθεστηκεν
TRADUZIONE n. 1 triakonta
quando nacque Afrodite, gli dei diedero un banchetto e fra gli altri anche Poros figlio di Matis. quando finirono di mangiare giunse Penia per mendicare poiché c'era un banchetto e stava sulla soglia. dunque Poros ubriacatosi di nettare- infatti non c'era ancora il vino- entrando nel giardino di Zeus appesantito dal vino si addormentò. allora Penia tramando di avere un figlio da Poros a causa della mancanza di risorse si sdraiò accanto a lui e generò eros. per questo eros è seguace e ministro di Afrodite, essendo stato concepito nel giorno della sua nascita, ed essendo inoltre amante del bello per natura e poiché Afrodite è bella. dato dunque che eros è figlio di Poros e Penia si trova in questa situazione.
traduzione n. 2 da altro libro
Quando nacque Afrodite gli dei si trovavano a banchetto e tra gli altri c'era anche Poro il figlio di Metide. Avevano già finito di pranzare quando giunse Penia per elemosinare dato che sontuoso era stato il banchetto e se ne rimase sull'uscio. In quel mentre Poro gonfio di nettare (il vino infatti non era ancora conosciuto) se ne uscì nel giardino di Giove e mezzo ubriaco com'era s'addormentò. Allora Penia sempre afflitta dalle sue angustie pensò se non le fosse possibile avere un figlio da Poro e così gli si stese al fianco e restò incinta di Amore. Per questo Amore è compagno e ministro di Afrodite perché fu concepito nel giorno della sua nascita ed è nello stesso tempo amante del bello perché bella è Afrodite. D'altro canto per il fatto che Amore è figlio di Poro e di Penia si trova in questa condizione. Anzitutto è sempre povero e tutt'altro che delicato e bello come i più se lo figurano; anzi è grossolano mezzo selvatico sempre scalzo vagabondo dorme sempre per terra allo scoperto davanti agli usci e nelle strade sotto il sereno perché ha la natura della madre ed è tutt'uno con la miseria. Per parte del padre invece è fatto per insidiare ciò che è bello e buono essendo di natura virile audace violento gran cacciatore sempre pronto a tramare inganni amico del sapere ricco di espedienti tutta la vita dedito a filosofare abilissimo imbroglione esperto di veleni sofista. Inoltre né immortale né mortale ma in uno stesso giorno sboccia rigoglioso alla vita e muore poi torna a vivere grazie a mille espedienti e in virtù della natura paterna; sfumano tra le sue dita le ricchezze che si procura così che Amore non è mai al verde e mai ricco. Inoltre è a mezzo tra sapienza e ignoranza. Ecco come: nessun dio s'occupa di filosofia né ambisce a diventar sapiente (ché già lo è) né del resto chi è sapiente si dedica alla filosofia; d'altra parte nemmeno gli ignoranti si dedicano alla filosofia né ambiscono a diventar sapienti; e questo è il brutto dell'ignoranza che chi non è né bello né buono né saggio crede invece di esserlo abbondantemente; naturalmente chi non si accorge di esser privo di qualcosa non desidera quello di cui non sente il bisogno. " "Ma allora feci io, chi sono Diotima quelli che si dedicano alla filosofia se non sono né i sapienti né gli ignoranti?" "Ma è chiaro mi rispose, anche un bambino lo capirebbe che son quelli che stanno in una posizione intermedia tra i primi e i secondi e tra questi c'è anche Amore. La sapienza infatti è tra le cose più belle e Amore ama le belle cose e quindi necessariamente è anche filosofo e come tale sta fra il sapiente e l'ignorante. E la sua origine è un pò la causa di tutto questo: suo padre è sapiente e pieno di estro ma sua madre invece non lo è affatto è ignorante. Tale Socrate è la natura di questo demone. Come poi tu immaginavi che fosse non c'è da meravigliarsi; per quel che ho potuto capire dalle tue parole credevi che Amore fosse colui che si ama non colui che ama. Ecco perché io penso ti sembrava così bello. Infatti chi è amato è veramente bello seducente perfetto degno di ogni felicità; colui che ama invece ha un altro aspetto quale io ti ho descritto.
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UN GRANDE DONO PER L'UOMO
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE
Ma poiché Epimeteo non era del tutto saggio, gli sfuggì di aver consumato le doti per gli animali gli restava però ancora e del tutto disadorna la razza degli uomini e non sapeva che cosa fare, a lui che era in difficoltà si presentò Prometeo per controllare la distribuzione e vide che tutti gli altri animali erano ben dotati di ogni cosa, mentre la stirpe umana era nuda, non rivestita e disarmata e già si avvicinava il giorno stabilito in cui anche l’uomo doveva uscire dalla terra alla luce". Prometeo dunque, non sapendo quale mezzo di salvezza potesse trovare per l’uomo ruba labilità tecnica di Efesto e di Atena insieme con il fuoco - è infatti impossibile senza fuoco che questa divenisse produttiva e utile per chicchessia - e così ne fece dono all’uomo. L’uomo dunque ebbe con questo la saggezza necessaria alla vita, ma non aveva quella per la vita associata era infatti presso Giove. A Prometeo non era consentito salire fino all’Olimpo, la casa di Zeus - di più presso Zeus c’erano dei terribili guardiani - quindi si recò di nascosto alla casa comune di Atena e di Efesto, nella quale i due lavoravano e rubando l’abilità di Efesto e quell’altra di Atena le donò all’uomo e da ciò ci fu per l’uomo una vita agiata. In seguito a quanto si dice Prometeo per colpa di Epimeteo pagò il fio del furto.
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LA NATURA DI EROS
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Πόρου καὶ Πενίας ὑὸς ὢν ὁ Ἔρως ἐν τοιαύτῃ τύχῃ καθέστηκεν. πρῶτον μὲν πένης ἀεί ἐστι, καὶ πολλοῦ δεῖ ἁπαλός τε καὶ καλός, οἷον οἱ πολλοὶ οἴονται, ἀλλὰ σκληρὸς καὶ αὐχμηρὸς καὶ ἀνυπόδητος καὶ ἄοικος, χαμαιπετὴς ἀεὶ ὢν καὶ ἄστρωτος, ἐπὶ θύραις καὶ ἐν ὁδοῖς ὑπαίθριος κοιμώμενος, τὴν τῆς μητρὸς φύσιν ἔχων, ἀεὶ ἐνδείᾳ σύνοικος. κατὰ δὲ αὖ τὸν πατέρα ἐπίβουλός ἐστι τοῖς καλοῖς καὶ τοῖς ἀγαθοῖς, ἀνδρεῖος ὢν καὶ ἴτης καὶ σύντονος, θηρευτὴς δεινός, ἀεί τινας πλέκων μηχανάς, καὶ φρονήσεως ἐπιθυμητὴς καὶ πόριμος, φιλοσοφῶν διὰ παντὸς τοῦ βίου, δεινὸς γόης καὶ φαρμακεὺς καὶ σοφιστής· καὶ οὔτε ὡς ἀθάνατος πέφυκεν οὔτε ὡς θνητός, ἀλλὰ τοτὲ μὲν τῆς αὐτῆς ἡμέρας θάλλει τε καὶ ζῇ, ὅταν εὐπορήσῃ, τοτὲ δὲ ἀποθνῄσκει, πάλιν δὲ ἀναβιώσκεται διὰ τὴν τοῦ πατρὸς φύσιν, τὸ δὲ ποριζόμενον ἀεὶ ὑπεκρεῖ, ὥστε οὔτε ἀπορεῖ Ἔρως ποτὲ οὔτε πλουτεῖ, σοφίας τε αὖ καὶ ἀμαθίας ἐν μέσῳ ἐστίν.
TRADUZIONE
Dunque, in quanto figlio dell’Espediente e della Povertà, l’Amore si trova a stare in tale sorte: Anzitutto è sempre povero e tutt'altro che delicato e bello come i più se lo figurano; anzi è grossolano mezzo selvatico sempre scalzo vagabondo dorme sempre per terra allo scoperto davanti agli usci e nelle strade sotto il sereno perché ha la natura della madre ed è tutt'uno con la miseria. Per parte del padre invece è fatto per insidiare ciò che è bello e buono essendo di natura virile audace violento gran cacciatore sempre pronto a tramare inganni amico del sapere ricco di espedienti tutta la vita dedito a filosofare abilissimo imbroglione esperto di veleni sofista. Inoltre né immortale né mortale ma in uno stesso giorno sboccia rigoglioso alla vita e muore poi torna a vivere grazie a mille espedienti e in virtù della natura paterna; sfumano tra le sue dita le ricchezze che si procura così che Amore non è mai al verde e mai ricco. Inoltre è a mezzo tra sapienza e ignoranza natura paterna; sfumano tra le sue dita le ricchezze che si procura, così che Amore non è mai al verde e mai ricco. Inoltre è a mezzo tra sapienza e ignoranza. Ecco come: nessun dio s’occupa di filosofia, né ambisce a diventar sapiente (ché già lo è), né, del resto, chi è sapiente, si dedica alla filosofia; d’altra parte, nemmeno gli ignoranti si dedicano alla filosofia, né ambiscono a diventar sapienti; e questo è il brutto dell’ignoranza, che chi non è né bello, né buono, né saggio, crede, invece, di esserlo abbondantemente; naturalmente chi non si accorge di esser privo di qualcosa, non desidera quello di cui non sente il bisogno
Traduzione n. 2
Dunque per il fatto che Eros è figlio di Poro e Povertà, si trova in questa situazione.
Innanzitutto è sempre povero e tutt'altro che delicato e bello, come molti pensano, anzi è grossolano, rude, scalzo, senza casa, poiché sta sempre per terra e nudo, si addormenta davanti alle porte e nelle strade all'aperto; poiché ha la natura della madre, che convive sempre con la miseria.
Per parte di padre invece, è perfido con i belli e i buoni, essendo virile, sfacciato, impetuoso, crudele cacciatore, sempre in cerca di qualche espediente, amante del sapere e ingegnoso, dedito a filosofare per tutta la vita, abile stregone, farmacista e sapiente; per natura non è né immortale, né mortale, ma talvolta in uno stesso giorno sboccia e vive, quando è in pieno rigoglio, talvolta invece muore, poi torna a vivere a causa della natura del padre.
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Il corpo ostacola l'anima nella ricerca della verità
VERSIONE DI GRECO di Platone
Inizio: : εως αν το σωμα εχωμεν και συμπεφυρμενη η ημωυ η ψυχη
μετα τοιουτου κακου
TRADUZIONE
fino a quando noi possediamo il corpo e la nostra anima resta invischiata in un male siffatto, noi non raggiungeremo mai in modo adeguato quello che ardentemente desideriamo, vale a dire la verità. Infatti, il corpo ci procura innumerevoli preoccupazioni per la necessità del nutrimento; e poi le malattie, quando ci piombano addosso, ci impediscono la ricerca dell’essere. Inoltre, esso ci riempie di amori, di passioni, di paure, di fantasmi di ogni genere e di molte vanità, di guisa che, come suol dirsi, veramente, per colpa sua, non ci è neppure possibile pensare in modo sicuro alcuna cosa. In effetti, guerre, tumulti e battaglie non sono prodotti da null’altro se non dal corpo e dalle sue passioni. Tutte le guerre si originano per brama di ricchezze, e le ricchezze noi dobbiamo di necessità procacciarcele a causa del corpo, in quanto siamo asserviti alla cura del corpo. E così noi non troviamo il tempo per occuparci della filosofia, per tutte queste ragioni. E la cosa peggiore di tutte è che, se riusciamo ad avere dal corpo un momento di tregua e riusicamo a rivolgerci alla ricerca di qualche cosa, ecco che, improvvisamente, esso si caccia in mezzo alle nostre ricerche e, dovunque, provoca turbamento e confusione e ci stordisce, sì che, per colpa sua, noi non possiamo vedere il vero. Ma risulta veramente chiaro che se mai vogliamo vedere qualcosa nella sua purezza dobbiamo staccarci dal corpo e guardare con la sola anima le cose in se medesime.