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LA CREAZIONE DEGLI ESSERI VIVENTI
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE
Vi fu un tempo in cui mentre c'erano gli dei non c'erano le stirpi mortali. Quando giunse il tempo della creazione gli dei plasmarono gli animali e gli uomini dalla terra e dal fuoco. Quando stavano per condurre allaluce ordinarono al Titano Prometeo di adarnare e di attribuire le forze le virtù e le idee a ciascuno come conviene. Prometeo dunque donò a questi la forza degli animali a quelli la velocità ad alcuni gli artigli ad altri le zanne. Agli infermi procurò un'altra forza per la difesa e la salvezza come ali o case sotterranee. All'uono non diede forza e velocità e neppure armò il corpo di artigli o zanne temibili ma gli infuse il pensiero che lo rese simile agli dei. Infatti con il dono del pensiero gli uomini ebbero una parentela con gli dei.
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SOCRATE SI DIFENDE DALLE INGIUSTE ACCUSE MOSSEGLI
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Greco nuova edizione
INIZIO: αναλαβωμεν ουν εξ αρκες τις η κατεγορια εστιν
FINE: οτι τοιαυτ εστι και ταλλα περι εμου α οι πολλοι λεγουσιν
TRADUZIONE
Riprendiamo la cosa dal principio e vediamo un pò quale è stata l'accusa da cui, poi, è derivata questa brutta fama nei miei riguardi per cui Meleto si è sentito in dovere di promuovere contro di me questo processo. Vediamo un po': cosa dicevano i miei calunniatori? Leggiamo l'atto di accusa, come se essi fossero degli accusatori in piena regola: «Socrate è colpevole; perde il suo tempo scrutando i misteri della terra e del cielo, fa passare per buona anche la causa peggiore e insegna agli altri queste cose. »Presso a poco, questa è l'accusa. Del resto, voi stessi avete visto cose del genere nella commedia di Aristofane: un certo Socrate che andava su e giù per la scena dicendo di camminare per aria e spacciando altre simili stupidaggini, a proposito delle quali io non ho proprio nulla da spartire, né poco né tanto. E sia chiaro che io non dico questo per disprezzare una simile scienza o chi si occupa di queste cose, per carità! Che Meleto, poi, non m'abbia ad accusare anche di questo. Ma il fatto è, ateniesi, che io di queste cose non ne so nulla. E chiamo a testimoni la maggior parte di voi e vi prego di chiedervi, quanti siete che mi avete ascoltato, ah, certo molti, vi chiedo di informarvi, dunque, se c'è stato mai uno solo di voi che mi ha sentito discorrere di queste cose. Di qui vi renderete conto che anche tutto il resto che si dice contro di me, ha lo stesso valore.
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C'ERA UNA VOLTA ATLANTIDE
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE
A quei tempi, infatti, quel mare era navigabile: aveva infatti un'isola di fronte allo stretto che voi chiamate "colonne d'Ercole", e l'isola era più grande dell'Africa del Nord e dell'Asia (Minore) (messe) insieme, e da essa era possibile passare alle altre isole per coloro che allora viaggiavano, e dalle isole (era possibile passare) a tutto il continente di fronte. In questa isola di Atlantide, dunque, c'era una grande e mirabile dinastia di re, che dominava tutta l'isola, molte altre isole e parti del continente; ed oltre a ciò, (questi re) comandavano l'Africa del Nord fino all'Egitto e l'Europa fino alla Tirrenia. Ma in seguito, sopraggiungendo tremendi terremoti ed inondazioni, nel corso di un sol giorno e di (una sola) notte terribili, l'isola di Atlantide scomparve inghiottita dal mare: perciò ancor oggi quel mare è impraticabile e inesplorabile, poiché sono d'impedimento le secche bassissime che l'isola produsse inabissandosi.
Si procacem libertatem fugimus servitutem ipsam fugimus - versione greco Platone maturità 1959 secon
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SI PROCACEM LIBERTATEM FUGIMUS, SERVITUTEM IPSAM FUGIMUS (maturità 1959)
VERSIONE DI GRECO di Platone
τοις δὴ ελεύθερα διώκουσιν ἢθη καì φεύγουσιν τòν δούλειον ζυγòν ὡς ὂν κακòν, εὐλαβεἶσθαι συμβουλεύοιμ'ἄν μή ποτε ἀπληστìᾳ ἑλευθερìας ἀκαìρου τινός εἰς τò τὦν προγòνων νòστημα ἐμπεσωσιν, ὅ διά τὴν ἂγαν ἀναρχìαν οἱ τòτε ἒπαθον, αμετρῳ ἐλευθερìας χρώμενοι ἒρωτι. οἰ γάρ πρò Διονυσìου καì Ιππαρìνου αρξάντων Σικελιῶται τòτε ὡς ᾢοντο ευδαιμòνος ἔζον, τρυφῶντες τε καì ἃμα ἀρχòντων ἂρχοντες · οἵ καì τούς δέκα στρατηγούς κατέλευσαν βάλλοντες τούς πρò Διονυσìου, κατά νòμον οὐδενα κρìναντες, ἳνα δή δουλεύοιεν μηδενì μητε σύν δικῃ μήτε νòμῳ δεσπòτῃ, ἐλευθεροι δ'εἶεν πάντῃ παντωσ· ὃθεν αἱ τυραννìδες ἐγένοντο αὐτοῖς. δουλεìα γάρ καì ἐλευθερìα ὑπερβαλλουσα μέν ἑκατέρα πάγκακον, ἒμμετρος δέ οὖσα πανάγαθον · μετρìα δέ ἡ θεῷ δουλεìα, ἂμετρος δέ ἡ τοῖς ἀνθρώποις ·θεος δε ανθρωποις σωφροσιν νομος, αφροσιν δε ηδονη.
TRADUZIONE
a coloro che inseguono i liberi costumi e rifuggono dal giogo della schivitù, perché pensano sia un male, io potrei consigliare di guardarsi dal cadere, per un forte desiderio di una libertà inopportuna, nella malattia dei loro antenati, che quelli di allora subirono per l'eccessiva anarchia, sfruttando un amore smisurato per la libertà. I Sicelioti, infatti, prima che avessero il potere Dionisio e Ipparino, vivevano, a quel che si pensava, felicemente, passando il tempo nel lusso e nello stesso tempo comandando chi li comandava; questi fecero anche lapidare i dieci strateghi prima di Dionisio, giudicandoli senza nessuna legge, per non essere assoggettati a nessun padrone né per giustizia né per legge, e per essere liberi del tutto; e da qui a loro capitarono le tirannidi. Infatti servitù e libertà che oltrepassano il limite sono entrambe un male totale, mentre quando sono moderate sono assolutamente un gran bene; misurata è la sottomissione ad un dio, senza misura quella agli uomini; un dio per gli uomini saggi è legge, per quelli dissennati invece è legge il piacere.
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Ην ποτε χρονος, οτε οι θεοι μεν ησαν, τα δε θνητα γενη ουκ ην. Επειδη δε ο χρονος εγενετο της γενεσεως, επλασσον οι θεοι τα ζωα και τους ανθρωπους εκ γης και πυρος. Επειδη δ' εμελλον αγειν προς το φως, προσετασσον Προμηθει τω Τιτανι καλλωπιζειν και νεμειν δυναμεις και αρετας ιδιας εκαστω ως επρεπεν. Προμηθευς ουν τοις μεν των ζωων την ισχυν εδωρει, τοις δε το ταχος, τοις δε ονυχας, τοις δε οδοντας· τοις αοπλοις δε αλλην δυναμιν εις την αμυναν και σωτηριαν εξηυρισκεν, οιον πτερυγας η καταγειους οικησεις. Τω ανθρωπω δε ου παρειχεν κρατος η ταχος, ουδε το σωμα φοβεροις ονυξιν η οδουσιν εξωπλιζεν, αλλα τον νουν επεχει και ομοιον τοις θεοις εποιει· τω του νου δωρω γαρ οι ανθρωποι συγγενειαν εχουσι προς τους θεους.
La creazione dell'uomo e degli animali PLATONE
questa versione è stata tradotta dal libro gymnasion
Vi fu un tempo in cui mentre c'erano gli dei non c'erano le stirpi mortali. Quando giunse il tempo della creazione gli dei plasmarono gli animali e gli uomini dalla terra e dal fuoco. Quando stavano per condurre allaluce ordinarono al Titano Prometeo di adarnare e di attribuire le forze le virtù e le idee a ciascuno come conviene. Prometeo dunque donò a questi la forza degli animali a quelli la velocità ad alcuni gli artigli ad altri le zanne. Agli infermi procurò un'altra forza per la difesa e la salvezza come ali o case sotterranee. All'uono non diede forza e velocità e neppure armò il corpo di artigli o zanne temibili ma gli infuse il pensiero che lo rese simile agli dei. Infatti con il dono del pensiero gli uomini ebbero una parentela con gli dei.