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VECCHI E NUOVI ACCUSATORI
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Katà logon
Inizio: Πρωτον μεν ουν δικαιος ...
Fine: ...κατηγορουντες απολογουμενου ουδενος.
TRADUZIONE
Innanzi tutto, o Ateniesi, è giusto che io mi difenda dalle vecchie accuse e dai vecchi accusatori, in seguito dalle nuove accuse e dai nuovi accusatori. Infatti, molti miei accusatori sono venuti da voi in passato e non dicono nulla di vero sul mio conto già da molti anni, questi li temo ancor più di quelli che stanno intorno ad Anito, sebbene anche quelli siano malvagi. Ma lo sono di più, o Ateniesi, quelli che, persuadendo molti di voi da bambini, vi hanno convinto che c’è un certo Socrate, uomo sapiente, profondo meditatore delle cose del cielo, che studia e analizza tutte le cose sottoterra e che fa prevalere il discorso debole su quello forte. Questi, o Ateniesi, che divulgarono tale notizia, questi sono i miei terribili accusatori. Inoltre, questi accusatori sono molti e mi accusano già da molto tempo, e come se non bastasse vi hanno corrotto a quell’età in cui si è molto ingenui, mentre alcuni di voi erano bambini e altri ragazzi, e mi hanno accusato in contumacia, senza che nessuno mi difendesse.
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I CADUTI PER LA PATRIA PARLANO AI LORO FIGLI (maturità 1951)
VERSIONE DI GRECO di Platone
In questa stessa pagina 2 tentativi diversi di traduzione
TRADUZIONE n. 1
O figli, voi dovete ricordare le nostre parole e, qualunque cosa facciate, dovete farla con virtù, sapendoche senza di questa tutti i possessi, tutte le attività comportano vergogna e riprovazione. Infatti né la ricchezza reca onore a chi la possiede con viltà né la bellezza e il vigore del corpo sembrano un ornamento conveniente, ma sconveniente, quando si accompagnano a un uomo vile e malvagio, anzi mettono in maggior risalto chi li possiede e ne mostrano la viltà; e ogni scienza, separata da giustizia e da tutte l ealtre virtù, appare astuzia, non sapienza. Per questi motivi, come primo e ultimo fine e per sempre, cercate con ogni sforzo e in ogni modo di superare il più possibile in gloria noi e i nostri antenati; altrimenti, sappiate che, qualora vi superiamo in valore, la vittoria reca a noi disonore, qualora invece siamo vinti, la sconfitta reca a noi felicità.
Altra soluzione di traduzione per la stessa versione traduzione n. 2
O fanciulli, bisogna che ricordiate i nostri discorsi e, anche qualora perseguiate qualcos'altro, vi esercitiate con la virtù, sapendo che tutte le doti e i modi di vivere disdicevoli e cattivi sono inferiori a ciò. E la ricchezza infatti non porta bellezza a chi la possiede unita alla viltà né sembra essere opportuno che la bellezza del corpo e la forza coesistano nell'uomo codardo e malvagio, bensì (sembra essere) sconveniente, e rende più evidente colui che possiede e mostra la viltà; ogni conoscenza che sia diversa dalla giustizia e da altra virtù si rivela come malvagità, non sapienza. Per questi motivi per sempre cercate in ogni modo di avere tutto l'impegno possibile per superare in gloria sia noi, sia quelli prima di noi; se non riuscite (altrimenti) sappiate che a noi, qualora vincessimo voi in virtù, la vittoria porterebbe disonore, la sconfitta invece, se venissimo vinti, porterebbe felicità.
Zeus ordina ad Ermes di distribuire agli uomini primitivi pudore e giustizia - versione greco Platon
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ZEUS ORDINA AD ERMES DI DISTRIBUIRE AGLI UOMINI PRIMITIVI PUDORE E GIUSTIZIA
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro ...
TRADUZIONE
Così certamente forniti nel principio gli uomini abitavano separatamente, non c’erano le città; pertanto, a causa del loro essere dappertutto, i più deboli venivano uccisi dalle belve, e per loro l’arte artigiana era da una parte aiutante verso il nutrimento sufficiente, dall’altra bisognosa contro il nemico delle belve - infatti non avevano ancora l’arte politica, della quale l’arte bellica (era) la funzione – cercavano certamente di radunarsi e di salvarsi fondando le città: quando dunque si radunavano, trattavano ingiustamente gli altri poiché non avevano l’arte politica, pertanto i dispersi venivano uccisi di nuovo. Zeus dunque, a causa dell’ansia per la nostra stirpe, manda Ermes dagli uomini conducendo il pudore e anche la giustizia, perché siano ornamenti della città e legami d’amicizia.
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ispetto e giustizia sono le basi della convivenza civile
VERSIONE DI GRECO di Platone
Ουτω δη παρεσκευασμενοι κατ' αρχας ανθρωποι ωκουν σποραδην, πολεις δε ουκ ησαν: απωλλυντο ουν υπο των θηριων δια το πανταχη αυτων ασθενεστεροι ειναι, και η δημιουργικη τεχνη αυτοις προς μεν τροφην ικανη βοηθος ην, προς δε τον των θηριων πολεμον ενδεης - πολιτικην γαρ τεχνην ουπω ειχον, ης μερος πολεμικη - εζητουν δη αθροιζεσθαι και σωζεσθαι κτιζοντες πολεις: οτ' ουν αθροισθειεν, ηδικουν αλληλους ατε ουκ εχοντες την πολιτικην τεχνην, ωστε παλιν σκεδαννυμενοι διεφθειροντο. Ζευς ουν δεισας περι τω γενει ημων μη απολοιτο παν, Ερμην πεμπει αγοντα εις ανθρωπους αιδω τε και δικην, ιν' ειεν πολεων κοσμοι τε και δεσμοι φιλιας συναγωγοι Ζεὺς οὖν δείσας περὶ τῷ γένει ἡμῶν μὴ ἀπόλοιτο πᾶν, Ἑρμῆν πέμπει ἄγοντα εἰς ἀνθρώπους αἰδῶ τε καὶ δίκην, ἵν' εἶεν πόλεων κόσμοι τε καὶ δεσμοὶ φιλίας συναγωγοί. ἐρωτᾷ οὖν Ἑρμῆς Δία τίνα οὖν τρόπον δοίη δίκην καὶ αἰδῶ ἀνθρώποις˙ 'Πότερον ὡς αἱ τέχναι νενέμηνται, οὕτω καὶ ταύτας νείμω; νενέμηνται δὲ ὧδε˙ εἷς ἔχων ἰατρικὴν πολλοῖς ἱκανὸς ἰδιώταις, καὶ οἱ ἄλλοι δημιουργοί˙ καὶ δίκην δὴ καὶ αἰδῶ οὕτω θῶ ἐν τοῖς ἀνθρώποις, ἢ ἐπὶ πάντας νείμω; ' ' Ἐπὶ πάντας, ' ἔφη ὁ Ζεύς, 'καὶ πάντες μετεχόντων˙ οὐ γὰρ ἂν γένοιντο πόλεις, εἰ ὀλίγοι αὐτῶν μετέχοιεν ὥσπερ ἄλλων τεχνῶν˙ καὶ νόμον γε θὲς παρ' ἐμοῦ τὸν μὴ δυνάμενον αἰδοῦς καὶ δίκης μετέχειν κτείνειν ὡς νόσον πόλεως
TRADUZIONE
E così provvisti, in principio, gli uomini vivevano sparpagliati (lett. : qua e là) e non c’erano città; venivano perciò uccisi dalle fiere, poiché erano (lett. : per l’essere essi) più deboli di quelle in tutto e per tutto e la loro abilità pratica era, sì, un aiuto adeguato per (procurarsi il) nutrimento, ma (era) insufficiente nella lotta contro le fiere - infatti, non avevano ancora l’arte politica di cui (è) parte (l’arte) bellica - pertanto, cercavano di riunirsi e di salvarsi fondando città; intanto, quando si riunivano, si offendevano tra di loro perché non avevano l’arte politica, cosicché, di nuovo si disperdevano e morivano (lett. : disperdendosi morivano). Zeus allora, temendo che la nostra stirpe andasse completamente distrutta (lett. : avendo temuto per la stirpe di noi che perisse tutta), inviò (lett. : invia) Ermes perché portasse agli uomini rispetto e giustizia affinché (questi concetti) fungessero da (lett. : fossero) ordinamenti politici delle città e da vincoli di amicizia. Allora Zeus, temendo per la nostra specie, che non andasse tutta in rovina, manda Ermes a portare agli uomini Rispetto e Giustizia, perché fossero ordinatori della città e vincoli conciliatori di reciproco affetto. Domanda Ermes a Zeus in qual modo debba distribuire Giustizia e Rispetto agli uomini: «Debbo distribuirli come furon distribuite le arti ? Per queste si fece così: un solo medico basta per molti ignoranti di medicina; e così per le altre professioni. Anche Giustizia e Rispetto debbo assegnarli in questo modo, o debbo darne a tutti?» «A tutti, - rispose Zeus, - e che tutti ne partecipino; ché se solo pochi li avessero, come avviene per le altre arti, le città non potrebbero esistere. E fa' pure una legge a nome mio, che chi non è capace di accogliere in sé Rispetto e Giustizia, sia ucciso come peste della città
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Meglio morire con gloria che vivere da vile
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Apologia di Socrate
...Oὐ καλῶς λέγεις, ὦ ἄνθρωπε, εἰ οἴει δεῖν κίνδυνον ὑπολογίζεσθαι τοῦ ζῆν ἢ τεθνάναι ἄνδρα ὅτου τι καὶ σμικρὸν ὄφελός ἐστιν, ἀλλ’ οὐκ ἐκεῖνο μόνον σκοπεῖν ὅταν πράττῃ, πότερον δίκαια ἢ ἄδικα πράττει, καὶ ἀνδρὸς ἀγαθοῦ ἔργα ἢ κακοῦ. φαῦλοιγὰρ ἂν τῷ γε σῷ λόγῳ εἶεν τῶν ἡμιθέων ὅσοι ἐν Τροίᾳ τετελευτήκασιν οἵ τε ἄλλοι καὶ ὁ τῆς Θέτιδος υἱός, ὃς τοσοῦτον τοῦ κινδύνου κατεφρόνησεν παρὰ τὸ αἰσχρόν τι ὑπομεῖναι ὥστε, ἐπειδὴ εἶπεν ἡ μήτηρ αὐτῷ προθυμουμένῳ Ἕκτορα ἀποκτεῖναι, θεὸς οὖσα, οὑτωσί πως, ὡς ἐγὼ οἶμαι·"ὦ παῖ, εἰ τιμωρήσεις Πατρόκλῳ τῷ ἑταίρῳ τὸν φόνον καὶ Ἕκτορα ἀποκτενεῖς, αὐτὸς ἀποθανῇαὐτίκα γάρ τοι, " φησί, "μεθ’ Ἕκτορα πότμος ἑτοῖμος" ὁ δὲ τοῦτο ἀκούσας τοῦ μὲν θανάτου καὶ τοῦ κινδύνου ὠλιγώρησε, πολὺ δὲ μᾶλλον δείσας τὸ ζῆν κακὸς ὢν καὶ τοῖς φίλοις μὴ τιμωρεῖν, "αὐτίκα, " φησί, "τεθναίην, δίκην ἐπιθεὶς τῷ ἀδικοῦντι, ἵνα μὴ ἐνθάδε μένω καταγέλαστος παρὰ νηυσὶ κορωνίσιν ἄχθος ἀρούρης. " μὴ αὐτὸν οἴει φροντίσαι θανάτου καὶ κινδύνου; ”