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Q. caecilius Metellus in Numidiam cum magnis romanorum copiis perrexit et, quamquam Numidae strenue pugnabant, agros vastavit, multa castella et oppida sine praesidio cepit incenditque, viros interfecit et opulentam praedem obtinuit. Quia Metelli copia vicerant, multa praesidia imposuerunt et Numidae frumetum Romanis praebere debuerunt. Ob victoriam Romae magnum gaudium fuit: senatus diis supplica decrevit, populus Romanus, trepidus antea et sollicitus de belli fortuna, exultavit itaque Metelli fama praeclara fuit. Sed interea in Numidia Iugurtha insidias oaravit, locum pugnae aptum quaesivit et, ubi Romanorum adventum cognovit, aquas veneno corrupit.
Metello si diresse con grandi truppe di romani in numidia e, sebbene i numidi combattessero strenuamente, devastò i campi, molte rocche e città prese senza presidio e le incendiò, uccise uomini e ottenne un ricco bottino. Poichè le truppe di Metello avevano vinto, imposero molti presidi e i numidi dovettero dare ai romani frumento. Per la vittoria a roma fu grande gioia: il senato decise i giorni per i supplizi, il popolo oromano, trepido prima e sollecito sull'esito della guerra, esultò e così la fama di Metello fu illustre. Ma intanto preparò Giugurta preparò insidie in numidia, cercò un luogo adatto alla battaglia e, quando seppe dell'arrivo dei romani, inquinò l'acqua con il veleno.
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Haud minorem voluptatem ex tenuissimo victu trahimus quam ex cibariis exquisitissimis in epulis, quod natura parvis deliciis contenta est. Optimum cibi condimentum est fames - ut natura docet - optimum potionis est sitis. Multa exempla a rerum scriptoribus traduntur. Dareus, clarissimus ex Persarum regibus, dum in fuga est cum paucis fidelissimis, postquam aquam turbidam et cadaveribus inquinatam bibit: " Numquam" inquit (=disse) "bibi iucundius". Eo modo (=così) cum Ptolomeus Aegyptum peragravit sine comitibus, ac postquam in tenuioris hominis casa panem edit: " Numquam" inquit "cibum iucundiorem hoc (=questo) pane edi". Sicut enim Dareus sitiens nunquam biberat, ita Ptolomeus esuriens numquam edebat.
Da uno scarso cibo prendiamo non minor piacere invece che da cibi assai squisiti nei banchetti, per la ragione che la natura si accontenta di piccole delizie. Il cibo è il miglior condimento della fame - così insegna la natura - la bevanda della sete. Molti esempi sono narrati dagli antichi scrittori. Dario, il più illustre tra i re persiani, mentre era in fuga con alcuni fedelissimi compagni, dopo che bevve dell'acqua sporca infestata dai cadaveri: "Mai -disse - "ho bevuto più piacevolemente". Così quando Tolomeo giunse in Egitto senza compagni e mangiò del pane a casa di un uomo povero: "Mai - disse - mangiai un cibo migliore di questo pane. Come infatti Dario assetato mai aveva bevuto così, Tolomeo affamato mai aveva mangiato così.
la presenza di spirito dei comandanti e il coraggio dei soldati romani cambiano le sorti della batta
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la presenza di spirito dei comandanti e il coraggio dei soldati romani cambiano le sorti della battaglia
VERSIONE DI LATINO DI CICERONE
TRADUZIONE DAL LIBRO MATRIX
inizio: " Cum iam amplius horis sex continenter pugnaretur ac non solum..."
fine: "...et reliqui perterriti in fugam coniciuntur. "
"Poichè avevano combattuto senza sosta per più di sei ore e venivano meno non solo le forze ma anche le armi, e inoltre i nemici ci assalivano con maggior accanimento, e la cosa per noi era ancora da portare a termine, Publio Sestio Baculo, centurione del primo monipolo dei triari, e cosi' pure Voluseno, tribuno dei militari, uomo sia della grande decisione sia di valore, accorrono da Galba e informano che c'è una speranza di salvezza: gli stessi chidono aiuto per l'ultima irruzione. E, convocati i centurioni, avvertono i soldati celermente di sospendere la battaglia per un pò e, dato il segnale, irrompono fuori dall'accampamento eripongono ogni speranza di salvezza nella virtù. I soldati fanno ciò che gli è stato comandato e subito fatta irruzione in tutte le entrate né lasciano ai nemici la possibilità di riaversi. Cosi' cambiata la sorte, loro che erano venuti nella speranza di conquistare l'accampamento, di distruggere coloro che sono caduti da tutte le parti. Dei 30 soldati che componeva il numero dei barbari che venne all'accampamento, più della terza parte fu uccisa e gli altri spaventati sono messi in fuga. "
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Non audiendi ii sunt, qui inimicis irascendum esse putant idque magnanimi et fortis viri esse censent; nihil enim magno et praeclaro viro dignius est placabilitate atque clementia. Ne in re publica quidem administranda nimia severitas adhibenda est: nam cavendum est ne maior poena quam culpa sit et ne iisdem de causis alii plectantur, alii ne appellantur quidem in iudicium. Maxime autem prohibenda est ira in puniendo; numquam enim, qui accedet iratus ad poenam, mediocritatem illam tenebit, quae est inter nimium et parum. Iracundia vero omnibus in rebus repudianda est, optandumque est ut ii, qui praesunt rei publicae, non iracundia, sed aequitate ad puniendum ducantur. Etiam de evertendis diripiendisque hostium urbibus valde considerandum est nequid temere ne quid crudeliter agatur. Id est enim magni viri, punire sontes, multitudinem conservare, in omni fortuna recta atque honesta retinere.
Non bisogna udire coloro che ritengono che si debba infuriarsi contro i nemici e per giunta ritengono di essere forti e magnanimi uomini, infatti nulla è più degno di un uomo grande e nobile di uno spirito conciliante e della clemenza. E neppure nell'amministrazione della cosa pubblica si deve usare troppa severità; bisogna stare attenti infatti che la pena non sia più dura della colpa e né che per le stesse ragioni gli uni siano sferzati e gli altri possano appellarsi in giudizio. Soprattutto occorre proibire (di avere) l'ira nel punire, mai infatti chi deve decidere una punizione, essendo inquietato, terrà la giusta misura, che si trova in mezzo fra il troppo e il troppo poco. L'iracondia deve essere bandita in tutte le cose; si deve preferire che coloro i quali comandano nello stato siano guidati non dall'ira ma dall'equità nel punire. Anche nell'abbattere e distruggere le città dei nemici bisogna ben considerare di non comportarsi né ciecamente né crudelmente. Questo è infatti (è tipico) dell'uomo grande (ovvero) punire i colpevoli, proteggere la massa, mantenersi in ogni circostanza retto ed onesto.
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Vespasiano Titus filius successit, qui et ipse Vespasianus est dictus, vir omnium virtutum genere mirabilis adeo, ut amor et deliciae humani generis diceretur, facundissimus, bellicosissimus, moderatissimus. Causas Latine egit, poemata et tragoedias Graece conposuit. In oppugnatione Hierosolymorum sub patre militans duodecim propugnatores duodecim sagittarum confixit ictibus. Romae tantae civilitatis in imperio fuit, ut nullum omnino puniret, convictos adversum se coniurationis dimiserit vel in eadem familiaritate, qua antea, habuerit. Facilitatis et liberalitatis tantae fuit, ut, cum nulli quicquam negaret et ab amicis reprehenderetur, responderit nullum tristem debere ab imperatore discedere, praeterea, cum quadam die in cena recordatus fuisset nihil se illo die cuiquam praestitisse, dixerit: "Amici, hodie diem perdidi". Hic Romae amphitheatrum aedificavit et quinque milia ferarum in dedicatione eius occidit.
A Vespasiano succedette il figlio Tito, che fu chiamato anch’egli Vespasiano, uomo straordinario per ogni genere di virtù, al punto che veniva chiamato amore e delizia del genere umano, molto eloquente, abile guerriero, molto equilibrato. Trattò cause in latino, compose poemi e tragedie in greco. Nell’assedio di Gerusalemme, prestando il servizio militare sotto il padre, trafisse dodici nemici con dodici frecce. A Roma, durante il (suo) impero, fu di tanta mitezza che non punì assolutamente nessuno, lasciò andare i colpevoli di una congiura contro di lui, anzi li considerò amici come prima. Fu di tanta indulgenza e generosità che, non negando nulla a nessuno ed essendo rimproverato dagli amici, rispose che nessuno doveva allontanarsi triste dall’imperatore; inoltre, essendosi un giorno ricordato durante la cena che in quel giorno non aveva fatto nulla per nessuno, disse: “Amici, oggi ho sprecato un giorno”. Costui a Roma fece costruire un anfiteatro e fece uccidere cinquemila fiere nell’inaugurazione.