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Discedens ab hibernis Caesar in Italiam, ut quotannis facere consuerat, legatis imperat quos legionibus praefecerat uti quam plurimas possent hieme naves aedificandas veteresque reficiendas curarent. Earum modum formamque demonstrat. Ad celeritatem onerandi subductionesque paulo facit humiliores quam quibus in nostro mari uti consuevimus, atque id eo magis, quod propter crebras commutationes aestuum minus magnos ibi fluctus fieri cognoverat; ad onera, ad multitudinem iumentorum transportandam paulo latiores quam quibus in reliquis utimur maribus. Has omnes actuarias imperat fieri, quam ad rem multum humilitas adiuvat. Ea quae sunt usui ad armandas naves ex Hispania apportari iubet. Ipse conventibus Galliae citeribris peractis in Illyricum proficiscitu
Cesare, al momento di lasciare i quartieri invernali per recarsi in Italia, come di consueto ogni anno, ordina ai legati preposti alle legioni di costruire, durante l'inverno, il maggior numero possibile di navi e di riparare le vecchie. Ne indica la struttura e la forma: per garantire rapide operazioni di imbarco e per tirarle con facilità in secco, le costruisce lievemente più basse delle navi di solito impiegate nel nostro mare e, tanto più perché aveva saputo che qui, per il frequente alternarsi delle maree, le onde sono meno alte, allo scopo di facilitare il trasporto del carico e dei giumenti, le rende un pò più larghe delle imbarcazioni che usiamo negli altri mari. Ordina di costruirle tutte leggere, e a tale scopo contribuiscono molto i bordi bassi. Comanda di far pervenire dalla Spagna tutto il necessario per equipaggiarle. Dal canto suo, tenute le sessioni giudiziarie in Gallia cisalpina, parte per l'Illirico
Alessandro magno concede fiducia al medico Filipppo nonostante le insinuazioni di Parmenione - Versi
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Alexandrus Magnus cum Tarsum venisset Alexander, captus Cydni fruminis amoenitate per mediam urbem influentis, proiectis armis, plenus pulveris et sudoris in perfrigidam undam se proiecit: tum repente tantus nervos eius occupavit rigor ut, interclusa voce, non spes modo remedii sed nec dilateo periculi inveniretur. Unus erat ex medicis, nomine Philippus, qui solus remedium polliceretur; sed et ipsum Parmenionis pridie a Cappadocia missae epistulae suspectum faciebant, qui, ignarus infirmitatis Alexandri, scripserat ut a Philippo medico caveret: nam corruptum illum a Dario ingenti pecunia esse. Tutius tamen Alexander ratus est dubiae se fidei medici credere quam indubitata morte perire. Accepto igitur poculo, epistulas medico tradidit atque ita inter bibendum oculos in vultum legentis intendit. Ut securum conspexit, laetior factus est sanitatemque quarto die recepit
Alessandro magno, arrivato a Tarso, Alessandro – rapito dalla bellezza del fiume Cidno, che scorreva attraverso, la città – spogliatosi delle armi, pieno di polvere e sudore, si tuffò nell’acqua freddissima; al che, d’improvviso, assalì i suoi muscoli un intirizzimento tanto che, strozzata la voce, non sussisteva non solo speranza di una cura, ma neanche possibilità di ritardare l’effetto letale del pericolo. Uno solo, tra i medici – il suo nome era Filippo – assicurava una cura; tuttavia, una lettera di Parmenione, spedita il giorno prima dalla Cappadocia, infondeva un sospetto sullo stesso; Parmenione non a conoscenza del malanno occorso a Alessandro (letteralmente genitivo), aveva scritto di fare attenzione medico Filippo, perché costui era stato corrotto da Dario con una grossa somma di denaro. Alessandro, tuttavia, pensò ch’era di minor pericolo dar credito alla lealtà, dubbia, del medico, piuttosto che soccombere a morte certa. Presa dunque la coppa in cui era contenuta l’essenza medicinale, (Alessandro) fece consegnare la lettera al medico e così, mentre beveva, fissò lo sguardo sul volto di quello, ch’era intento alla lettura. Come vide che era tranquillo si rinfrancò; e dopo tre giorni il quarto giorno guarì
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Quia Persae duro dominatu Graecorum colonias in Asia opprimebant et crudeles tyrannos in civitatibus imponebant, servitutem Graeci aegre tolerabant. Denique seditionem fecerunt et Athenas urbem auxilia eo miserunt. Quare Dareus classem in Graeciam cum agno exercitu misit, sed in campo Marathonio Athenienses et Plateens barbarorum impetum sustinuerunt et insignem victoriam reportaverunt. Persae conatu non destiterunt (desisto +abl. ="rinunciare a "). Rerum scriptores narrant ("che" sottinteso)iussu Xersis, Darei filii, persarum duces innumerum exercitum et ingentem classem comparavisse"tradurre come se fosse comparaverunt". Postquam ductu regis peditatus et equitatus per Hellespontum, Thraciam, Macedoniam, Thessal… transierunt (perfetto da transeo), ad Thermopylas pervenerunt. Ibi Leonidas Lacademoniorum rex, incredibili fortitudine diu barbarorum impetibus restitit: at denique virtus multitudini cessit.
Poichè i Persiani assediavano con la dura dominazione dei greci le colonie in Asia e imponevano i crudeli tiranni nelle città, i Greci tolleravano con sofferenza la schiavitù. Infine si ribellarono e mandarono ad Atene milizie ausiliarie. Per tale motivo Dario mandò con un grande esercito in Grecia una flotta, ma nella piana di maratona gli ateniesi e i platesi sostennero l'impeto dei barbari e riportavano una illustre vittoria. I Persiani non rinunciarono dall'intento. Gli storici narrano che per ordine di Serse, figlio di Dario, i comandanti dei persiani abbiano preparato un numeroso esercito e un' ingente flotta. Dopo che sotto la guida del re la fanteria e la cavalleria attraverso l'ellesponto, attraversarono la tracia, la macedonia, giunsero alle termopili. Qui Leonida, re dei persiani, resistette con mirabile forza a lungo agli impeti dei barbari: ma infine la forza della folla cessò.
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Con tarquinio il superbo finisce la monarchia e
con bruto e collatino ha inizio la repubblica
Versione di latino
Traduzionedal libro MATRIX pag. 376 lettera B
Eutropius, rerum scriptor romanus, narrat L. Tarquinium Supebum, septimum atque ultimum regum, Volscos vicisse, Gabios civitatem ac Suessam Pometiam subegisse, deinde cum Tuscis pacem fecisse.
Postea, dum Ardeam, civitatem Romae finitimam, oppugnat, imperium perdidit. Nam Tarquinius iunior, filius eius, Lucretiam, nobilissimam et admodum pudicam feminam, Collatini uxorem, violaverat: qua re ipsa mulier, postquam iniuriam marito et patri et amicis dixit, in omnium conspectu se occidit.
Notum est propter hanc causam Brutum, ipsius regis Tarquinii nepotem, populum concitavisse et L. Tarquinium Superbum imperium ademisse. Mox enim exercitus quoque, qui civitatem Ardeam cum ipso rege oppugnabat, eum reliquit.
Tum rex Romam venit et, quia portae clausae erant, exclusus est et cum uxore et liberis suis fugit. Ita regum imperium finem habuit; res publica incepit et Brutus et Collatinus primi consules fuerunt.
Eutropio storico romano narra che L. Tarquinio il superbo, settimo ed ultimo re, vinse i Volsci, sottomise la città di Gabi e Suessa Pomezia, fece la pace con l'Etruria. Dopo assedia Ardea confinante alla città di roma e abbandona l'impero. Infatti Tarquinio Junior, suo figlio aveva violato Lucrezia, nobilissima e alquando pudica donna, moglie di Collatino: per la qual cosa la stessa donna, dopo che raccontò l'ingiuria al padre e agli amici, si uccise al cospetto di tutti.
E' noto che per queto motiovo, Bruto, lo stesso nipote di Tarquinio sollevò il popolo e che Tarquinio il superbo lasciò il comando. Ben presto infatti pure l'esercito, che con lo stesso re aveva espugnato Ardea, lo lascio'. Allora il re arrivò a Roma e poiché gli erano state chiuse le porte (della città), fu escluso, e con la moglio e i suoi figli fuggì. Così ebbe fine il regno dell'impero (e) cominiciò la repubblica e Bruto e collatini furono i primi consoli
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dal libro MATRIX
postquam darius pater e vita excessit, Xerses magnas copias conscripsit classemque paravit,quoniam valde cupiebat in suam potestatem graeciam redigere.quare aestivo tempore hellespontum traiecit,per thracum macedonumque fines cum suis militibus iter fecit et ad angustias thermopylarum pervenit.rerum scriptores tradunt graecos periculum providisse et,quia potius libertatem quam vitam existimabant,contra hostem communem omnes simultates inter se posuisse.ita cum ad thermopylas xerses pervenit,graecorum praesidium ibi invenit sed sine mora adfirmavit se graecorum parvum manipulum facile visturum esse.autem xersis milites non sua vi ferroque sed dolo vicerunt.nam a proditore devium per montes iter persis apertum est:ita e thessalia in phocidem,in boeotiam et inde in atticam penetraverunt.narrant barbaros in incolas vim fecisse,ferro ignique oppida vastavisse dum athenienses,iuxta oraculum responsum,in naves conscendunt et salutem fuga petunt.
Dopo che il padre di Dario morì, Serse arruolò grandi truppe e preparò una flotta, poichè desiderava fortemente portare in suo potere la grecia. Per tale motivo in estate si spinse all'ellesponto, fece un viaggio con i suoi soldati attraverso i confini della tracia e della macedonia e giunse allo stretto delle termopili. Gli storici dicono che i greci avessero predetto il pericolo e, poichè consideravano di più la libertà che la vita, si sarebbero posti tra loro tutti insieme contro il nemico comune. Così quando Serse giunse alle termopili, quì trovò il presidio dei greci ma senza esitazione affermò che lui avrebbe devastato facilmente il piccolo manipolo di greci. Tuttavia i soldati di Serse non vinsero per la loro forza o armi ma con l'inganno. Infatti la via è aperta da un traditore ai persiani per i monti: così dalla tessaglia in focide, in beozia e poi penetrarono in attica. Narrano che i barbari abbiano fatto forza contro gli abitanti, abbiano devastato con ferro e fuoco le città mentre gli ateniesi, oltre il responso dell'oracolo, si imbarcarono e cercarono la salvezza con la fuga.
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