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Cyrenaeus Theodorus, non ignobilis famae philosophus, maxime mirandus est. Cum eum Lysimachus rex capitis damnavisset et crucem minaretur: ''Ista -inquit- horribilia purpuratis tuis minitare. Theodori quidem nihil interest utrum humi an sublimis putescat''. Socrates, cum de animorum immortalitate disputavisset et iam moriendi tempus urgueret, rogatus a Critone quomodo sepeliri vellet, ''Multum operae meae -inquit- frustra consumpsi. Nam Critoni nostro non persuasi me hinc advolaturum neque mei quicquam in terra relicturum. Veruntamen, optime Crito, si mei aliquid adsequi potueris, sepelito ut tibi videbitur. Sed, mihi crede et tibi persuasum habe, nemo vestrum me, cum hinc excessero, consequetur''.
Teodoro Cireneo filosofo di chiara fama, si deve ammirare moltissimo si deve ammirare Teodoro cireneo, Dopo che il re Lisimaco lo aveva condannato a morte e minacciava di crociffiggerlo, disse: ''Minaccia queste cose orribili ai tuoi cortigiani (verbo all'imperativo). Certamente a Teodoro non interessa nulla di marcire in terra o in aria''. Socrate, mentre discuteva dell'immortalità delle anime e incalzando il tempo di morire, domandato da Critone in che modo volesse essere seppellito, disse: ''Ho consumato invano molto della mia opera. Infatti non sono riuscito a convincere il nostro Critone che me ne volerò via da qui e che non resterà in terra qualcosa di me. Ma tuttavia, ottimo Critone (Critone è vocativo), se tu potrai ottenere qualcosa di me, seppelliscimi come ti sembrerà opportuno. Ma credi a me e persuaditi, nessuno di voi mi raggiungerà, quando mi sarò allontanato da qui''.
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Scribit Ponticus Heraclides Matrem Phalaridis visam essse videre in somnis simulacra deorum, Matrequae ipsa domi consecravisset; ex iis Mercurium e patera, quam dextera manu teneret, sanguinem visum esse fundere; qui cum terram attigisset, refervescere videretur sic, ut tota domus sanguine redundaret. Quod matris somnium immanis filii crudelitas comprobavit. Quid ego, quae magi Cyro illi principi interpretati sint, ex Dinonis Persicis fibris proferam? Nam cum dormienti ei sol ad pedes visus esset, ter eum scribit frustra adpetivisse manibus, cum se convolvens sol elaberetur et abiret; ei magos dixisse, quod genus sapientium et doctorum habebatur in Persis, ex triplici adpetitione solis triginta annos Cyrum regnaturum esse portendi. Quod ita contigit; nam ad septuagesimum pervenit, cum quadraginta natus annos regnare coepisset
Eraclìde Pontico, scrive che alla madre di Falàride sembrò di vedere in sogno le immagini degli dèi che essa stessa aveva consacrato nella sua casa. Una di queste, l'immagine di Mercurio, sembrava versasse del sangue dalla coppa che teneva con la mano destra; appena aveva toccato terra, il sangue ribolliva, sì che tutta la casa era un lago di sangue. Questo sogno della madre fu confermato dall'efferata crudeltà del figlio. C'è bisogno che io citi dai Libri persiani di Dinone la profezia che i maghi rivelarono a Ciro, quel famoso antico re? Scrive Dinone che, in sogno, parve a Ciro che il sole gli si posasse ai piedi; tre volte Ciro cercò di toccarlo con le mani, ma invano: il sole, girando su se stesso, gli sfuggiva e si allontanava. I maghi - venerati in Persia come una stirpe di sapienti e di dotti - da questo triplice tentativo di afferrare il sole trassero la profezia che Ciro avrebbe regnato per trent'anni. E così avvenne: giunse fino all'età di settant'anni, e il suo regno incominciò quando ne aveva quaranta
ANALISI GRAMMATICALE
Scribit: Verbo scrībō, scrībis, scripsi, scriptum, scrībĕre (III coniugazione). Indicativo presente, III persona singolare, attivo.
Ponticus: Aggettivo, nominativo maschile singolare, I classe. Attributo di Heraclides. (Ponticus, Pontica, Ponticum)
Heraclides: Sostantivo proprio maschile, nominativo singolare, I declinazione (forma greca). Soggetto. (Heraclides, Heraclidae)
Matrem: Sostantivo femminile, accusativo singolare, III declinazione. Soggetto della proposizione infinitiva. (mater, matris)
Phalaridis: Sostantivo proprio maschile, genitivo singolare, III declinazione. (Phalaris, Phalaridis)
visam essse: (Errore di battitura per visam esse). Verbo videor, vidēris, visus sum, vidēri (II coniugazione, semideponente). Infinito perfetto (costruzione personale).
videre: Verbo videō, vides, vidi, visum, vidēre (II coniugazione). Infinito presente, attivo (oggettivo, retto da visam esse).
in somnis: Locuzione avverbiale (o ablativo plurale).
simulacra: Sostantivo neutro, accusativo plurale, II declinazione. Oggetto di videre. (simulacrum, simulacri)
deorum: Sostantivo maschile, genitivo plurale, II declinazione. (deus, dei)
Matrequae: (Errore di battitura per quae). Pronome relativo, accusativo neutro plurale. Oggetto. (qui, quae, quod)
ipsa: Pronome determinativo, nominativo femminile singolare. Soggetto (della relativa). (ipse, ipsa, ipsum)
domi: Sostantivo femminile, locativo singolare. Complemento di stato in luogo. (domus, domus)
consecravisset: Verbo cōnsecrō, cōnsecras, consecravi, consecratum, cōnsecrāre (I coniugazione). Congiuntivo piuccheperfetto, III persona singolare, attivo (valore relativo/obliquo).
ex: Preposizione (regge l'ablativo).
iis: Pronome dimostrativo, ablativo neutro plurale. Complemento partitivo. (is, ea, id)
Mercurium: Sostantivo proprio maschile, accusativo singolare, II declinazione. Soggetto della proposizione infinitiva (retta da visam esse).
e: Preposizione (regge l'ablativo).
patera: Sostantivo femminile, ablativo singolare, I declinazione. Complemento di moto da luogo. (patera, paterae)
quam: Pronome relativo, accusativo femminile singolare. Oggetto.
dextera: Aggettivo, ablativo femminile singolare, I classe. Attributo di manu. (dexter, dextra, dextrum)
manu: Sostantivo femminile, ablativo singolare, IV declinazione. Ablativo di mezzo. (manus, manus)
teneret: Verbo teneō, tĕnes, tenui, tentum, tĕnēre (II coniugazione). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare, attivo (valore relativo/obliquo).
sanguinem: Sostantivo maschile, accusativo singolare, III declinazione. Oggetto di fundere. (sanguis, sanguinis)
visum esse: Verbo videor. Infinito perfetto.
fundere: Verbo fundō, fundis, fudi, fusum, fundĕre (III coniugazione). Infinito presente, attivo.
qui: Pronome relativo, nominativo maschile singolare. Soggetto (riferito a sanguinem).
cum: Congiunzione narrativa (temporale).
terram: Sostantivo femminile, accusativo singolare, I declinazione. Oggetto. (terra, terrae)
attigisset: Verbo attingō, attingis, attigi, attactum, attingĕre (III coniugazione). Congiuntivo piuccheperfetto, III persona singolare, attivo.
refervescere: Verbo refervēscō, refervēscis, referbui, refervēscere (III coniugazione). Infinito presente, attivo (retto da videretur).
videretur: Verbo videor, vidēris, visus sum, vidēri (II coniugazione, semideponente). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare.
sic: Avverbio.
ut: Congiunzione consecutiva.
tota: Aggettivo, nominativo femminile singolare, I classe. Attributo di domus. (totus, tota, totum)
domus: Sostantivo femminile, nominativo singolare, IV declinazione. Soggetto. (domus, domus)
sanguine: Sostantivo maschile, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di abbondanza. (sanguis, sanguinis)
redundaret: Verbo redundō, redundas, redundavi, redundatum, redundāre (I coniugazione). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare, attivo.
Quod: Pronome relativo (Nesso relativo), accusativo neutro singolare. Attributo di somnium. (qui, quae, quod)
matris: Sostantivo femminile, genitivo singolare, III declinazione. (mater, matris)
somnium: Sostantivo neutro, accusativo singolare, II declinazione. Oggetto. (somnium, somnii)
immanis: Aggettivo, nominativo femminile singolare, II classe. Attributo di crudelitas. (immanis, immanis, immane)
filii: Sostantivo maschile, genitivo singolare, II declinazione. (filius, filii)
crudelitas: Sostantivo femminile, nominativo singolare, III declinazione. Soggetto. (crudelitas, crudelitatis)
comprobavit: Verbo comprobō, comprobas, comprobavi, comprobatum, comprobāre (I coniugazione). Indicativo perfetto, III persona singolare, attivo.
Quid: Pronome interrogativo, accusativo neutro singolare (usato avverbialmente "Perché?").
ego: Pronome personale, nominativo singolare. Soggetto. (ego, mei)
quae: Pronome relativo, accusativo neutro plurale. Oggetto. (qui, quae, quod)
magi: Sostantivo maschile, nominativo plurale, II declinazione. Soggetto (della relativa). (Magus, Magi)
Cyro: Sostantivo proprio maschile, dativo singolare, II declinazione. Dativo di termine. (Cyrus, Cyri)
illi: Aggettivo dimostrativo, dativo maschile singolare. Attributo di principi. (ille, illa, illud)
principi: Sostantivo maschile, dativo singolare, III declinazione. Apposizione. (princeps, principis)
interpretati sint: Verbo deponente interpretor, interpretāris, interpretatus sum, interpretāri (I coniugazione). Congiuntivo perfetto, III persona plurale, attivo.
ex: Preposizione (regge l'ablativo).
Dinonis: Sostantivo proprio maschile, genitivo singolare, III declinazione. (Dino, Dinonis)
Persicis: Aggettivo, ablativo femminile plurale, I classe. Attributo di fibris. (Persicus, Persica, Persicum)
fibris: Sostantivo femminile, ablativo plurale, I declinazione. Complemento di origine. (fibra, fibrae)
proferam: Verbo prōferō, prōfers, protuli, prolatum, prōferre (verbo anomalo). Congiuntivo presente, I persona singolare, attivo (dubitativo).
Nam: Congiunzione esplicativa.
cum: Congiunzione narrativa.
dormienti: Participio presente di dormiō, dativo maschile singolare. Attributo di ei. (dormiens, dormiens, dormiens)
ei: Pronome dimostrativo, dativo maschile singolare. Dativo di riferimento. (is, ea, id)
sol: Sostantivo maschile, nominativo singolare, III declinazione. Soggetto.
ad: Preposizione (regge l'accusativo).
pedes: Sostantivo maschile, accusativo plurale, III declinazione. (pes, pedis)
visus esset: Verbo videor, vidēris, visus sum, vidēri (II coniugazione, semideponente). Congiuntivo piuccheperfetto, III persona singolare.
ter: Avverbio.
eum: Pronome personale, accusativo maschile singolare. Oggetto (riferito al solem sottinteso).
scribit: Verbo scrībō, scrībis, scripsi, scriptum, scrībĕre (III coniugazione). Indicativo presente, III persona singolare, attivo.
frustra: Avverbio.
adpetivisse: Verbo adpetō, adpetis, adpetivi, adpetitum, adpetĕre (III coniugazione). Infinito perfetto, attivo (forma sincopata).
manibus: Sostantivo femminile, ablativo plurale, IV declinazione. Ablativo di mezzo. (manus, manus)
cum: Congiunzione narrativa (temporale/causale).
se: Pronome riflessivo, accusativo singolare. Oggetto.
convolvens: Participio presente di convolvō, nominativo maschile singolare. Riferito a sol. (convolvens, convolvens, convolvens)
sol: Sostantivo maschile, nominativo singolare, III declinazione. Soggetto.
elaberetur: Verbo deponente ēlābor, ēlābĕris, elapsus sum, ēlābi (III coniugazione). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare.
et: Congiunzione coordinante copulativa.
abiret: Verbo abeō, abis, abii, abitum, abīre (verbo anomalo). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare, attivo.
ei: Pronome dimostrativo, dativo maschile singolare. Dativo di termine. (is, ea, id)
magos: Sostantivo maschile, accusativo plurale, II declinazione. Soggetto della proposizione infinitiva. (Magus, Magi)
dixisse: Verbo dīcō, dīcis, dixi, dictum, dīcĕre (III coniugazione). Infinito perfetto, attivo.
quod: Pronome relativo (Nesso relativo), nominativo neutro singolare. Attributo di genus. (qui, quae, quod)
genus: Sostantivo neutro, nominativo singolare, III declinazione. Apposizione (del soggetto qui sottinteso). (genus, generis)
sapientium: Aggettivo sostantivato, genitivo maschile plurale, II classe. (sapiens, sapientis)
et: Congiunzione coordinante copulativa.
doctorum: Sostantivo maschile, genitivo plurale, II declinazione. (doctor, doctoris)
habebatur: Verbo habeō, hăbes, habui, habitum, hăbēre (II coniugazione). Indicativo imperfetto, III persona singolare, passivo.
in: Preposizione (regge l'ablativo).
Persis: Sostantivo maschile, ablativo plurale, I declinazione. (Persa, Persae)
ex: Preposizione (regge l'ablativo).
triplici: Aggettivo, ablativo femminile singolare, II classe. Attributo di adpetitione. (triplex, triplex, triplex)
adpetitione: Sostantivo femminile, ablativo singolare, III declinazione. Complemento di causa/origine. (adpetitio, adpetitionis)
solis: Sostantivo maschile, genitivo singolare, III declinazione. (sol, solis)
triginta: Aggettivo numerale indeclinabile.
annos: Sostantivo maschile, accusativo plurale, II declinazione. Complemento di tempo continuato.
Cyrum: Sostantivo proprio maschile, accusativo singolare, II declinazione. Soggetto della proposizione infinitiva.
regnaturum esse: Perifrastica attiva. Infinito futuro, attivo.
portendi: Verbo portendō, portendis, portendi, portentum, portendĕre (III coniugazione). Infinito presente, passivo.
Quod: Pronome relativo (Nesso relativo), nominativo neutro singolare. Soggetto.
ita: Avverbio.
contigit: Verbo contingō, contingis, contigi, contactum, contingĕre (III coniugazione). Indicativo perfetto, III persona singolare, attivo.
nam: Congiunzione esplicativa.
ad septuagesimum: (sottinteso annum). Complemento di moto a luogo (fig.).
pervenit: Verbo perveniō, pervĕnis, perveni, perventum, pervĕnīre (IV coniugazione). Indicativo perfetto, III persona singolare, attivo.
cum: Congiunzione narrativa (temporale/causale).
quadraginta: Aggettivo numerale indeclinabile.
natus: Participio perfetto di nascor, nominativo maschile singolare.
annos: Sostantivo maschile, accusativo plurale, II declinazione. Accusativo di età.
regnare: Verbo rēgnō, rēgnās, regnavi, regnatum, rēgnāre (I coniugazione). Infinito presente, attivo.
coepisset: Verbo coepiō, coepere, coepi, coeptum. Congiuntivo piuccheperfetto, III persona singolare, attivo.
Altra versione stesso titolo dal libro LATINA LECTIO
Versione numero 35 pagina 108
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Quae sit sapientis beata condicio Lucretius poeta ostendit, cum ait suave esse, magna turbantibus aequora ventis, e terra spectare magnum laborem eorum qui violentis fluctibus iactantur, non quod sit iucunda voluptas quemquam vexari, sed quia suave est cernere quibus malis careas ipse. Etiam suave esse dicit tueri magna certamina belli sine parte periculi: sed nihil dulcius esse quam tenere serena templa sapientum, unde possimus despicere et videre alios errare passim et quaerere viam vitae. Nam homines, effrenata ambitione moti, noctes atque dies nituntur praestanti labore ut ad summas opes emergant et rerum potiantur. Oh miserae hominum mentes, oh pectora caeca! Qualibus in tenebris quantisque periculis vitam degunt! Natura, contra, nihil aliud sibi poscit nisi ut dolor absit corpore et frui possit serena mente, semota ab omni cura metuque.
Quanto (quale) la condizione del saggio sia beata lo dimostrò il poeta Lucrezio, quando disse che era piacevole, sconvolti i venti la distesa del mare, dalla terra guardare la grande fatica di coloro che sono sballottati dai violenti flutti, non per il fatto che sia una gioia piacevole che qualcuno sia tormentato, ma perché è piacevole guardare da quali mali tu stesso sei privo. Egli sostiene anche che è piacevole osservari i grandi scontri della guerra senza partecipazione al pericolo; ma che niente è più dolce che possedere le serene regioni dei sapienti, donde possiamo guardare dall’alto e vedere gli altri girovagare senza regola e cercare la via della vita. Infatti gli uomini, mossi da una sfrenata ambizione, notte e giorno fanno assegnamento su un assiduo lavoro per emergere alle più alte vette ed impadronirsi del potere. Oh misere menti umane, oh animo acceccato! In quali tenebre e in quanti pericoli passano in vita! La natura, al contrario, nient’altro chiede se non che il dolore sia lontano dal corpo e di poter godere di una mente serena, lontano da ogni preoccupazione e timore
Altra proposta di Traduzione
Il poeta Lucrezio dimostrò quanto fosse la beata condizione del saggio, quando affermò che era piacevole, mentre i venti sconvolgono la distesa del mare, dalla terra guardare la grande fatica di coloro che sono sballottati dai violenti flutti, non per il fatto che sia una gioia piacevole che qualcuno sia tormentato, ma perché è piacevole guardare da quali mali tu stesso sei privo. Egli sostiene anche che è piacevole osservari i grandi scontri della guerra senza partecipazione al pericolo; ma che niente è più dolce che possedere le serene regioni dei sapienti, donde possiamo guardare dall’alto e vedere gli altri girovagare senza regola e cercare la via della vita. Infatti gli uomini, mossi da una sfrenata ambizione, notte e giorno fanno assegnamento su un assiduo lavoro per emergere alle più alte vette ed impadronirsi del potere. Oh misere menti umane, oh animo acceccato! In quali tenebre e in quanti pericoli passano in vita! La natura, al contrario, nient’altro chiede se non che il dolore sia lontano dal corpo e di poter godere di una mente serena, lontano da ogni preoccupazione e timore.
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Ex nimia licentia, quae saepe sola libertas putatur, ut ex stirpe quadam, exsistit et quasi nascitur tyrannus. Nam, ut ex nimia potentia principum oritur principum interitus, sic nimis liberum populum libertas ipsa servitute afficit. Sic omnia nimia, quum vel in tempestate vel in agris vel in corporibus laetiora fuerunt, in contraria fere convertuntur, maximeque id in rebus publicis evenit. Nimia enim illa libertas et populis et privatis in nimiam servitutem cedit. Itaque ex hac maxima libertate tyrannus gignitur et illa iniustissima et durissima servitus. Ex hoc enim populo indomito, vel potius immani, deligitur aliquis plerumque dux, audax, impurus, consectans proterve bene de re publica meritos, populo gratificans et aliena et sua. Cui, quia privato timore cives impelluntur, dantur imperia et ea continuantur, praesidiis etiam, ut Athenis Pisistratus, saepiuntur. Postremo, a quibus producti sunt, eorum ipsorum exsistunt tyranni. Quos si boni opprimunt, recreatur civitas; sin audaces et improbi, fit factio perditorum, quae est novum genus tyrannorum.
Dall’anarchia senza freni, che spesso si ritiene l’unica libertà, come da una specie di radice, spunta e, per così dire, nasce il tiranno. Come infatti dall'eccessiva potenza dei grandi nasce la rovina dei grandi, così la libertà stessa punisce questo troppo libero popolo con la schiavitù. Tutti gli eccessi, sia nel clima, sia nei campi, sia nei corpi, generano l'eccesso contrario, e ciò accade soprattutto in materia politica, in cui la troppa libertà tanto per i popoli quanto per i privati finisce col trasformarsi in troppa schiavitù. Da questa massima libertà si genera dunque un tiranno e la più ingiusta e la più dura delle servitù. Da questo popolo indomito o, meglio, da questo mostro è scelto, di solito, un duce audace, impuro, che perseguita, protervo, i cittadini che han più meritato della patria e largheggia verso il popolo con la ricchezza propria e con la ricchezza altrui. E potendo egli, come privato, aver qualche timore, gli si affidano comandi: e i comandi restano e ben presto gli si concede una guardia del corpo, come nel caso di Pisistrato in Atene. Insomma, essi si rivelano i tiranni di quegli stessi uomini dai quali sono stati innalzati al potere. Se riescono a vincerli uomini virtuosi, si ricostituisce uno Stato; se, invece, li vincono uomini spudorati e disonesti, nasce il partito dei depravati, che è un’altra categoria di tiranni.
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Exposui fere non philosophorum iudicia, sed delirantium somnia. Nec enim multo absurdiora sunt ea, quae poetarum vocibus fusa ipsa suavitate nocuerunt, qui et ira inflammatos et libidine furentis induxerunt deos feceruntque, ut eorum bella, proelia, pugnas, vulnera videremus, odia, praeterea discidia, discordias, ortus, interitus, querellas, lamentationes, effusas in omni intemperantia libidines, adulteria, vincula, cum humano genere concubitus mortalisque ex inmortali procreatos Cum poetarum autem errore coniungere licet portenta magorum Aegyptiorumque in eodem genere dementiam, tum etiam vulgi opiniones, quae in maxima inconstantia, veritatis ignoratione versantur. Ea qui consideret, quam inconsulte ac temere dicantur, venerari Epicurum et in eorum ipsorum numero, de quibus haec quaestio est, habere debeat. Solus enim vidit primum esse deos, quod in omnium animis eorum notionem inpressisset ipsa natura
Quelle che ho esposto sono più farneticazioni di uomini in preda al delirio che meditate conclusioni di pensatori. Non molto più assurdi sono, del resto, i racconti diffusi dalla voce dei poeti il cui deleterio effetto fu vieppiù accentuato dal fascino insito nello stesso linguaggio poetico. Sono essi che ci hanno rappresentato gli dèi infiammati dall'ira e sconvolti dalla passione, che ci hanno fatto assistere alle loro guerre, ai loro combattimenti, alle loro lotte, ai loro ferimenti, che ce ne hanno descritti persino gli odi, le inimicizie e le discordie, le nascite e le morti, i lamenti e le recriminazioni, le passioni aperte ad ogni eccesso, gli adulteri e gli imprigionamenti, l'unione con esseri mortali e la conseguente nascita di esseri mortali da un immortale. Sullo stesso piano vanno poste le portentose dottrine dei magi e le insulsaggini degli Egiziani nonché le opinioni del volgo che, ignorando la verità, si dibatte in tutta una serie di incoerenti ed inconsistenti credenze. Chi ben considerasse con quanta leggerezza e con quanta sconsideratezza si sostengono dottrine del genere, dovrebbe mettere Epicuro nel novero di quegli esseri dei quali ci stiamo ora occupando. Egli solo vide, per la prima volta, che gli dèi esistono, poiché è stata proprio la natura ad imprimere nella mente di ogni uomo la nozione degli dèi