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Quot praeclara ingenia in urbe nostra sint enumerare supervacaneum est. Suffecerit unum: Euphrates philosophus. Hunc ego in Syria cognovi amarique ab eo laboravi, quamquam non laborandum erat. Est enim obvius et expositus plenusque illius humanitatis quam praecipit. Atque utinam spem, quam tunc ille de me concepit, impleverim et virtutes suas imitatus et consecutus sim! Ego illas nunc magis minor quia magis intellego, quamquam ne nunc quidem satis intellego. Quantum tamen mihi cernere datur multa in Euphrate sic eminent et lucent ut mediocriter quoque doctos ad se convertant. disputat enim subtiliter, graviter, ornate. Sermo est copiosus et varius et dulcis et is qui repugnantes quoque ducat et impellat. Praeterea proceritas corporis, decora facies, demissus capillus, ingens et cana barba; quae licet inania putentur. illi tamen plurimum venerationis acquirunt. Nullus horror in cultu. nulla tristitia multum severitatis: reverearis eum, non reformides.
E' inutile elencare quanti illustri ingegni ci siano nella nostra città: ne basterebbe uno solo: Eufrate il filosofo. L'ho conosciuto in Siria, e ho cercato, con insistenza e fatica, di farmi amare da lui, per quanto non ci fosse bisogno di far fatica. Infatti è un tipo semplice e affabile, e pieno di quella umanità che predica. Oh, avessi potuto esaudire la speranza che luii a quel tempo nutrì su di me, e avessi potuto prendere ad esempio e seguire le sue virtù! Io, ora, le apprezzo di più perché di più le capisco, sebbene neanche ora io le capisca in pieno. Tuttavia, per quanto mi è dato di valutare, sono così tante che primeggiano e brillano in Eufrate, che esse attirano a sè anche persone mediocri. (Eufrate) discute, infatti, con finezza, serietà ed eleganza. Il discorso è ricco e vario e persuasivo ed è tale che trascina e seduce anche gli avversari. Inoltre, l'alta statura, l'aspetto nobile, la fluente capigliatura, la barba folta e bianca; cose che, sebbene siano ritenute di poco conto, tuttavia gli portano grande venerazione. Nessuna rozzezza nel vestire, nessun cipiglio, grande serietà: lo rispetteresti piuttosto che averne timore.
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Nolite arbitrari, O mihi carissimi filii, me, cum a vobis discessero, nusquam aut nullum fore. Nec enim, dum eram vobiscum, animum meum videbatis, sed eum esse in hoc corpore ex eis rebus quas gerebam intellegebatis. Eundem igitur esse creditote, etiamsi nullum videbitis. Nec vero clarorum virorum post mortem honores permanerent, si nihil eorum ipsorum animi efficerent, quo diutius memoriam sui teneremus. Mihi quidem numquam persuaderi potuit animos, dum in corporibus essent mortalibus, vivere, cum excessissent ex eis, emori, nec vero tum animum esse insipientem, cum ex insipienti corpore evasisset, sed cum omni admixtione corporis liberatus purus et integer esse coepisset, tum esse sapientem. Atque etiam cum hominis natura morte dissolvitur, ceterarum rerum perspicuum est quo quaeque discedat; abeunt enim illuc omnia, unde orta sunt, animus autem solus nec cum adest nec cum discedit, apparet. Iam vero videtis nihil esse morti tam simile quam somnum. Atqui dormientium animi maxime declarant divinitatem suam; multa enim, cum remissi et liberi sunt, futura prospiciunt. Ex quo intellegitur quales futuri sint, cum se plane corporis vinculis relaxaverint
"Non crediate, miei carissimi figli, che io, una volta dipartito da voi, non sarò in nessun luogo o non sarò più nulla. Infatti, finquando stavo in mezzo a voi, non vedevate la mia anima, ma capivate dalle cose che facevo che essa si trovava in questo corpo; dunque dovrete credere che essa stessa esista, anche se non vedrete nulla. E in verità non perdurerebbero dopo la morte le onoranze verso gli uomini illustri, se le loro stesse anime non facessero niente per farci conservare più a lungo il loro ricordo. Io, poi, non sono mai riuscito a convincermi che le anime, fino a quando risiedono nei corpi mortali, siano vive, mentre quando si dipartono da essi, muoiano, né in verità che l'anima allora diventa priva di senno quando evade da un corpo privo di senno, ma che allora diventa sapiente quando, liberata da ogni mescolanza col corpo, inizia a divenire pura ed integra. E ancora, quando la natura dell'uomo viene disfatta dalla morte, è chiaro dove va a finire ciascuno degli altri costituenti: vanno a finire tutti lì dove hanno avuto origine; soltanto l'anima, invece, non appare né quando è presente né quando è dipartita. Soltanto l'anima, invece, non appare né quando è presente né quando è dipartita. Inoltre vedete che nulla è tanto simile alla morte quanto il sonno; e le anime di coloro che dormono mostrano massimamente la propria natura divina: infatti quando sono rilassate e libere riescono a prevedere molte cose future. _
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Gabiis captis, Tarquinius pacem cum Aequorum gente fecit et foedus cum Tuscis renovandum curavit. Inde ad negotia urbana curanda animum convertit consiliumque iniit aedificandi templi Iovi in monte Tarpeio ut monumentum regni nominisque sui relinqueret. In hoc aedificando tantae fuerunt impensae ut Pometiae mandubiae, qua destinatae erant perducendo operi ad culmen, vix ad fundamenta suppeditarent. Intentus perficiendo templo, fabris unique ex Etruria accitis, non pecunia solum publica ad id opus est usus, sed etiam operis ex plebe. Haec agenti portentum terribile ei visum est: anguis, ex columna lignea elapsus, cum terrorem fugamque in regia fecisset, ipsius regis subito pavore perculit pectus anxiisque implevit curis. Itaque, cum antea publicis prodigiis interpretandis Etrusci vates adhiberentur, hoc exterritus visu, Delphicum maxime inclitum in terris oraculum consulendum statuit, sed, responsa sortium nulli alii committere ausus, duos filios suos per ignotas eo tempore terras, ignotiora maria, in Graeciam misit.
Dopo aver preso la città di Gabii, Tarquinio fece la pace con il popolo degli Equi e si occupò di rinnovare l'alleanza con i Tusci. Quindi volse l'attenzione alla cura degli affari cittadini e prese la decisione di costruire un tempio a Giove sul monte Tarpeio per lasciare un ricordo del suo regno e del suo nome. Le spese furono tante in questa costruzione, che il bottino di guerra di Pomezia, che era stato destinato per far arrivare l'opera a termine, bastò a mala pena per le fondamenta. . Mentre attendeva a queste cose, gli apparve un terribile presagio: un serpente, dopo esser scivolato fuori da una colonna lignea, dopo aver sparso terrore e ripugnanza nel palazzo reale, colpì con improvviso terrore il petto dello stesso re e lo riempì di ansiosi affanni. E così, prima che i vati Etruschi fossero chiamati per interpretare i pubblici prodigi, atterrito da questa visione, stabilì di consultare l'oracolo Delfico, il più famoso sulla terra, ma non osando affidare i resposi delle sorti a nessun altro, mandò in Grecia due suoi figli attraverso terre ignote in quel tempo e attraverso mari ancora più ignoti.
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Dares Phrygius ait se militasse bello Troiano et a Dardano audisse qua facie et natura fuissent Castor et Pollux. Fuerunt alter alteri similes, capillo flavo, oculis magnis, bene figurati. Helenam similem illis, formosam, animi simplicis, blandam, cruribus optimis, notam inter duo supercilia habentem, ore pusillo fuisse. Priamum, Troianorum regem, ait fuisse vultu pulchro, magnum, voce suavi, corpore aquilino (regale come quello delle aquile). Hectorem blaesum, candidum, crispum, pernicibus membris, vultu venerabili, barbatum, decentem (dignitoso), bellicosum, animo magnum, civibus clementem, dignum et amori aptum. Helenum et Deiphobum, Priami filios, similes patri, non similes natura ait.
TRADUZIONE
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Me interrogas: “Hodie quid egisti?”. Respondeo “Sponsalia aut nupsias frequentavi, ill me ad signandum testamentum rogavit, ille in advocationem,ille in consilium”. Eadem quae cotidie facis inania videntur, multo magis si secesseris. Tunc etiam subit recordatio: “Quot diese frigidis rebus absumpsit”. Quod evenit mihi postquam in Laurentino meo aut lego aliquid, aut scribo. Nihi me audisse, nihil dixisse paenitet. Nulla spe, nullo timore sollicitor, nullis rumoribus inquietor. Mecum tantum et cum libellis loquor. O rectam sinceramque vitam! O dulce otium honestumque, ac paene omni negozio pluchrius! O mare, o litus! Quam multa invenitis, quam multa dictatis! Proinde tu quoque strepitum istum inanemque discursum et ineptos labores delinque, teque studiis vel otio trade. Satius est otiosum quam nihil agere.
Mi chiedo: "Cosa ho fatto oggi?" (mi) Rispondo: "Ho assistito a fidanzamenti o nozze, l'uno mi ha invitato a suggellare il suo testamento, un altro ad assisterlo in tribunale, un altro per prendere parte ad un consiglio". Nello stesso tempo le cose che fai quotidianamente ti sembreranno inutili, se ti allontanerai molto di più. Allora ricordo anche: "In quanti giorni ho perso in cose insulse". Ciò che mi successe dopo che nel mio Laurentino o dico o scrivo qualcosa. Non ci si penta per niente di ascoltare e parlare. Agitato da nessuna prospettiva né timore, turbato da nessuna diceria. Parlo molto con me stesso tramite i diari. O vita giusta ed onesta! O dolce ed onesto ozio, e quasi più bello di ogni attività! O mare, o spiaggia! Lascia anche tu questo frastuono, l'inutile aggirarsi e le fatiche inutili, ed anzi abbandonati con passione all'ozio. E' meglio che l'ozioso non faccia niente.