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L'imperatore Marco Aurelio mise Avidio Cassio a capo delle legioni della Siria, che ormai si abbandonavano al lusso e alla dissolutezza. Cassio immediatamente raddrizzò i soldati con una grande severità e con l'antica disciplina Romana e amministrò correttamente il potere in Armenia, in Arabia e in Egitto. Egli giovò molto a tutti i popoli orientali e fu specialmente amato dagli abitanti di Antiochia, che furono anche consenzienti al suo potere quando egli si dichiarò imperatore in oriente. Faustina, moglie di Marco Aurelio – come tramandano – lo appoggiava, perché temeva per i figli piccoli: ella infatti ormai non aveva più fiducia nella salute del marito, e non poteva proteggere i figli da sola. Ma Cassio fu ucciso e la sua testa fu portata a Marco Aurelio. L'imperatore, che avrebbe voluto prendere Cassio da vivo, dimostrargli i suoi benefici e salvarlo, non esultò, ma anzi si dispiacque. Disse: "Mi è stata tolta un'occasione di clemenza: la clemenza, infatti, dà soprattutto prestigio all'imperatore Romano agli occhi dei popoli. Io però risparmierò i suoi figli, il genero e la moglie". E così lasciò una metà del patrimonio paterno ai figli di Avidio Cassio e a sua figlia dette in dono una grande quantità di oro, di argento e di gemme.
Spurius Postumius consul cum bellum adversus Samnites gereret, a Pontio duce hostium in insidias ind
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Il console Spurio Postumio, mentre portava avanti la guerra contro i Sanniti, fu attirato in un'imboscata da Ponzio, comandante dei nemici: egli infatti inviò dei finti disertori che annunciarono ai Romani che Lucera, città dell'Apulia era assediata dai Sanniti. Subito i Romani non esitarono a portare aiuto ai Lucerini, buoni e fedeli alleati. Due strade conducevano a Lucera, la prima più lunga e più sicura, la seconda più breve, ma molto più pericolosa. Il console scelse la più breve. Così dopo che i Romani sono giunti all'imboscata presso Caudio, e che è apparsa evidente la trappola dei nemici, riprendono in senso contrario la strada attraverso la quale erano arrivati; ma la trovano sbarrata da una guarnigione dei nemici: quindi interrompono la marcia e, rimossa ogni speranza, tacciono immobili a lungo; quindi esplodono in proteste contro l'avventatezza del console che alquanto imprudentemente li aveva condotti in quel luogo. Così trascorsero la notte dimentichi di cibo e di riposo. Sul far della mattina i Romani, vinti dal bisogno, inviano degli ambasciatori ai Sanniti affinché chiedano la pace. La pace fu accordata a questa condizione: che tutti fossero condotti sotto il giogo. Così all'alba il console, dopo che gli fu tolto il mantello militare, fu mandato per primo sotto il giogo, e dopo i tribuni, i centurioni e tutti i soldati: tutt'intorno stavano i Sanniti, che deridevano i soldati Romani con parole alquanto violente ed estremamente oltraggiose. Per i soldati Romani l'alba di quel giorno fu molto più triste della morte: infatti la vergogna costringeva ad evitare conversazioni e riunioni.
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I nostri soldati, istigati dalla slealtà del giorno precedente, fecero irruzione nell'accampamento dei Germani. I Germani, udito lo schiamazzo alle spalle, quando videro che i loro venivano uccisi, dopo aver gettato le armi e dopo aver abbandonato le insegne militari, si lanciarono fuori dall'accampamento e, dopo che giunsero alla confluenza di Mosa e Reno, non avendo fiducia nella fuga, dopo che un gran numero dei loro era stato ucciso, essi si gettarono nel fiume e lì, per la paura la stanchezza, morirono sopraffatti dall'impeto del fiume. I nostri, tutti illesi fino all'ultimo, essendo stati feriti in pochissimi, si ritirarono nell'accampamento. Cesare concesse la libertà a quei Germani che aveva catturato e aveva trattenuto nell'accampamento.
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L'Italia fu devastata dagli assalti dei Barbari, la città di Roma fu assediata e conquistata; tutto l'impero Romano è preda dei popoli Barbari. I Visigoti invasero la Gallia; i popoli dei Vandali dilagarono in Spagna ed Africa. Tutte le cose che un tempo furono importanti e sacre, ora o sono state portate via o (sono state) distrutte: solo i difetti sono cresciuti. Dov'è la potenza dell'impero Romano? Dove (è) l'antica dignità del popolo Romano? Dove (è) il coraggio e la forza? Un tempo i Romani erano così forti da assoggettare tutti i popoli dei Barbari, ora sono così inoffensivi da essere sottomessi dai Barbari. Un tempo nei cittadini Romani era tanto grande l'amore per la libertà che andavano incontro alla morte senza timore, per difendere la libertà e lo stato, ora è tanto grande il timore della morte che essi rinunciano volentieri alla libertà per conservare la vita. Un tempo i Romani ordinavano ai Barbari di deporre le armi, ora consegniamo le armi di nostra spontanea volontà. Gli antichi Romani erano temuti da tutti, ora noi temiamo tutti: i Barbari pagavano a quelli i tributi, ora noi siamo tributari dei Barbari.
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Paride, figlio di Priamo, re dei Troiani, un tempo navigò dall'Asia in Grecia, da Corinto giunse a Sparta e fu accolto in ospitalità da Menelao, re degli Spartani. Ma per volontà di Venere con l'inganno rapì Elena, bella moglie di Menelao, e la portò con sé a Troia. Menelao non sopportò il torto e chiese l'aiuto degli altri re dei Greci. Da tutta la Grecia grandi eroi si radunarono in Beozia: Agamennone, fratello di Menelao, giunse da Micene, Aiace, figlio di Telamone, con il fratello Teucro giunse dall'isola di Salamina; Nestore, uomo anziano ma valente, giunse da Pilo; Achille con l'amico Patroclo giunse dalla Tessaglia; Ulisse giunse dall'isola di Itaca. Agamennone convocò gli eroi in assemblea e li incitò in questo modo: "Noi dobbiamo punire l'uomo troiano scellerato ed arrogante poiché violò la legge dell'ospitalità e commise una grande scelleratezza: dunque muoveremo guerra contro l'Asia e cancelleremo e distruggeremo Troia". Tutti i comandanti acconsentirono e demandarono ad Agamennone il comando della guerra contro i Troiani. Allora una flotta di molte navi fu allestita, molti soldati furono caricati nelle navi e furono trasportati in Asia.
- Bello Punico secundo senatus, quod Romani non solum in Italia sed etiam in Hispania ...
- Hoc facto proelio Caesar neque iam sibi legatos audiendos neque ...
- Antiche, ma sempre valide, norme di comportamento.
- Rus locus est pacis, requies laborum, tranquillitatis hospitium, solitudinis officina. Ruri sollicit