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Traduzione versione TANTALO dal libro expedite
Tantalus Lydorum rex erat, ...
Tantalo, re dei Lidi, era caro ai dei e alle Dee e per questo Giove spesso lo chiamava nell’ Olimpo e lo ammetteva alla mensa degli dei. Ma Tantalo ascoltava, in cielo, i discorsi di Giove e degli dei e in terra rivelava i loro consigli agli uomini; inoltre una volta fece il furto dei nettari e delle ambrosie. Allora Giove arrabbiato dal grande misfatto decise di scacciare Tantalo dall’ Olimpo e negli Inferi punirlo con una pena severa: “ Starai per sempre nella palude Stigia, ma brucerai di sete: infatti se porterai l’ acqua alla bocca, l’ acqua subito si ritirerà
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Cum Syracusarum tyrannus erat Dionysius, qui admodum crudelis erat ac cives cotidie variis modis excruciabat, Phintias Pythagoreus, suis civibus proficere volens, statuit eum necare. Sed, dum Phintias pugione tyrannum percussurus est, Dionysii custodes eum comprehenderunt et ad tyrannum perduxerunt, qui eum capitis damnavit. Phintias sententiam aequo animo accepit sed a tiranno tres dies petivit, ut posset matrem postremum revisere, et amicum Damonem sponsorem dedit. Dionysius, Damone in vincula coniecto, Phintiam liberavit. Phintias matrem revisit sed eius reditus admodum difficilis fuit, quia, prae pluvia vehementi, altum ac turbineum flumen transire non poterat. Die costituta iam milites Damonem pro Phintia necaturi erant, cum repente amicus pervenit. Dionysius, tanto fidei documento motus, Phintiae veniam concessit ambosque amicos incolumes dimisit.
Quando era tiranno di Siracusa Dionigi, che era molto crudele e affliggeva i cittadini ogni giorno in vari modi, il pitagorico Finzia, volendo giovare ai suoi concittadini, decise di ucciderlo. Ma mentre Finzia stava per colpire il tiranno col pugnale, le guardie di Dionigi lo presero e (lo) condussero dal tiranno, che lo condannò a morte. Finzia accolse la sentenza con animo sereno, ma chiese al tiranno tre giorni per poter rivedere la madre per l’ultima volta e diede come garante l’amico Damone. Dionigi, gettato in carcere Damone, liberò Finzia. Finzia rivide la madre e il suo ritorno fu molto difficile, perché a causa di una forte pioggia non poteva attraversare un fiume profondo e vorticoso. Nel giorno stabilito già i soldati stavano per uccidere Damone al posto di Finzia, quando all’improvviso l’amico arrivò. Dionigi, colpito da una testimonianza così grande di fedeltà alla parola data, concesse il perdono a Finzia e lasciò andare entrambi gli amici incolumi
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Expedite plus Volume 1 Pagina 60 Versione numero 3
Aestate Tullia in villa est cum Iulia et Cornelia, caris amicis suis, libenter pupis ... Memoria miserae columbae et saevae aquilae in puellarum animo diu manet et lacrimas movet.
Tullia durante l'estate si trova (è) nella (sua) casa di campagna e con Giulia e Cornelia, sue care amiche, gioca volentieri e cammina per i boschi che sono vicini alla villa. Un giorno le ragazze si aggirano liete sul sentiero e raccolgono le viole, quando vedono volare un' aquila grande. Tutte le piccole bestiole scappano e si nascondono, poiché temono molto l'aquila. All'improvviso, infatti, l'aquila scende rapida e rapisce una piccola colomba. Le ragazze terrorizzate urlano e i contadini accorrono con i forconi, ma oramai l'aquila scappa via con la sua preda. La misera colomba e la crudele aquila rimangono a lungo nell'animo delle fanciulle e provoca lacrime