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Nella seconda guerra Punica il senato, poiché i Romani non solo in Italia, ma anche in Spagna erano stati vinti dai Cartaginesi, mandò in Spagna P. Cornelio Scipione, giovane di grande intelligenza e di grande coraggio, figlio di P. Scipione, che proprio lì aveva sostenuto la guerra contro i Cartaginesi. Scipione, dopo che giunse in Spagna, conquistò Cartagine di Spagna, nella quale i Cartaginesi custodivano tutto l'oro, l'argento e l'equipaggiamento di guerra e nobili ostaggi che avevano ricevuto dagli Spagnoli. Nello stesso luogo catturò anche Magone, fratello di Annibale, e lo inviò a Roma con altri. A Roma, quando in senato furono annunciate queste cose, ci fu una grande gioia. Inoltre, poiché Scipione aveva restituito gli ostaggi degli Spagnoli ai genitori, quasi tutte le città della Spagna erano passate dalla sua parte. In seguito egli sconfisse e mise in fuga Asdrubale, fratello di Annibale e conquistò un grande bottino. L'anno seguante Scipione fece grandi cose in Spagna; invece in Italia si combattè inopportunamente e il console Claudio Marcello fu ucciso.
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Una volta compiuta questa battaglia, Cesare ormai riteneva che da parte sua non dovessero essere ascoltati ambasciatori e non dovevano essere accettate condizioni (provenienti) da coloro che con l'inganno e i tranelli, dopo aver chiesto la pace, avevano di propria iniziativa mosso guerra; inoltre giudicava che attendere, mentre le truppe dei nemici venivano accresciute e la cavalleria ritornava, fosse una enorme sciocchezza, e, conosciuta la debolezza dei Galli, immaginava quanta tracotanza i nemici avessero acquisito tra loro con una sola battaglia. Egli riteneva che a questi non dovesse essere concesso neppure un attimo per prendere decisioni. Dopo aver stabilito queste cose, e dopo aver condiviso con i luogotenenti e con il questore la decisione di non lasciar passare neppure un giorno prima della battaglia, accadde in maniera estremamente opportuna che, il giorno successivo a quel giorno, di mattina, dando prova della medesima cattiveria e malizia, i capi dei Germani si recarono presso di lui nell'accampamento, allo stesso tempo per scusarsi, perché il giorno prima avevano attaccato battaglia, e per chiedere una tregua con l'inganno. Cesare, rallegrandosi che i capi dei Germani gli si fossero consegnati, ritenne che andassero trattenuti, egli in persona poi, guidò tutte le truppe fuori dall'accampamento e ordinò alla cavalleria, che riteneva fosse stata terrorizzata dalla recente battaglia, di seguire l'esercito.
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Mettiti in una corretta posizione del corpo, alza la testa; che il (tuo) volto sia né triste, né torvo, né sfacciato, né insolente, né vacillante; i piedi (siano) uniti, le mani ferme. Non appoggiarti ora su una gamba ora sull'altra, le mani non gesticolino, non morderai il labbro, non ti gratterai il capo, e non toccherai le orecchie. In oltre, i vestiti siano disposti al decoro, in modo che, tutto lo stile, il volto, l'atteggiamento, e l'aspetto del corpo, mostrino un'indole rispettosa. Non essere inopportunamente loquace o sconsiderato. La tua mente non si distragga, ma sii attento alle parole del maestro. Se dovrai rispondere qualcosa, lo farai con poche parole e con discrezione. Quando parli, non affrettare il discorso o esitare con le parole, ma prendi l'abitudine di pronunciare i tuoi discorsi ordinatamente e chiaramente ed in modo articolato.
Rus locus est pacis, requies laborum, tranquillitatis hospitium, solitudinis officina. Ruri sollicit
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La campagna è luogo di pace, riposo delle fatiche, albergo di tranquillità, bottega di solitudine. In campagna il riposo delle preoccupazioni è gradito, infatti qui puoi trovare silenzio e libertà, gioia tranquilla, felice sicurezza. Stanno di gran lunga alla larga dalla campagna le attività della città e lo strepito delle liti. Non si sente il fragore delle armi, né l'inutile gioia dei tronfi, né l'inconsulto dolore delle disfatte. Nei fiumi e nei laghi nuotano pesci argentati, nei prati si sentono i muggiti dei buoi, nei boschi i diversi canti degli uccelli. Soffiano brezze salubri e scuotono dolcemente gli alberi. Gli agricoltori, intenti alla coltivazione tacciono oppure alleviano le fatiche con cantilene agresti. Il poeta Orazio scrive tra le affannose attività della vita urbana: Oh campagna quando ti rivedrò e quando mi permetterai di condurre una vita lieta e felice?
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Un'aquila mentre vola in cielo orgogliosamente, vede una mula e un'agnella nel campo: immediatamente scende verso la terra e uccide la mula. Poco dopo uccide anche l'agnella. Perciò le mule e le agnelle temono sempre l'aquila ma invidiano le mosche e le formiche poiché mosche e formiche non temono l'agguato dell'aquila e vivono senza preoccupazioni. Un giorno nella stalla una mosca si posa sopra la pigra mula e la mula dice a lei: "Quanto sei fortunata, o mosca! Non sei preoccupata riguardo all'aquila, vivi con grande gioia e svolazzi dovunque ti piace; io invece sono sempre in grande pericolo e l'aquila mi può uccidere". "Senza dubbio – risponde la mosca – vivo senza preoccupazioni poiché sono piccola, e per questo motivo non temo gli agguati delle belve; ma temo i ragni e le rane. Infatti i potenti combattono tra loro e tralasciano gli umili. L'aquila disprezza noi mosche perché siamo piccole; la ricchezza e la potenza contrariamente all'agguato sono sempre dannose".
- In Baiano sinu, ubi vaporis vis effecit ut aqua ferveat, duo lacus sunt, Lucrinus et Avernus apud qu
- Quidam Graecus, qui se peritum poetam putabat, quia imperatoris Augusti gratiam sibi conciliare vole
- Tenacia delle speranze.
- Aegyptus terra arida est, sed ubi Nilus fluit, vita operaeque florent. Procul a Nilo loca deserta su