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Scipione Emiliano, figlio di Emilio Paolo, giunse nella famiglia degli Scipioni per adozione. Paolo fu tanto valoroso in guerra quanto forte nella vita privata. Egli, infatti, mentre celebrava il trionfo su Perseo, re dei Macedoni – infatti aveva combattuto contro di lui presso Pidna e aveva riportato una vittoria memorabile – sopportò la morte prematura dei due figli con animo forte e nobile. Scipione già da giovane superò l'aspettativa dei cittadini grazie ad un'indole vivace e risoluta. In seguito spiccò a tal punto nell'arte militare da divenire un illustre comandante e prese e distrusse le città ostili ai Romani, Cartagine in Africa e Numanzia in Spagna. Ma la gloria della sua onestà di vita fu di gran lunga più splendida della gloria delle armi. Infatti è noto che Scipione onorò sempre la giustizia e l'onestà e che fu più amante della patria che del potere e della ricchezza. Fu sempre caro a tutti i cittadini per i suoi costumi piuttosto semplici e la severa disciplina di vita e, quando morì, tutta la cittadinanza pianse sinceramente la sua morte. Dunque giustamente Cicerone definì Scipione Emiliano "uomo divino".
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Anticamente i litorali della Siria erano abitati dai Fenici, esperti marinai e astuti commercianti. I Fenici non coltivavano i campi, poiché la loro terra non era fertile, ma dal legno degli alti alberi, che crescevano nella zona, fabbricavano navi agili e rapide e con le loro flotte navigavano tutto il mar Mediterraneo; spesso con grande coraggio arrivavano in zone dell'Oceano lontane e sconosciute, dove importavano le loro merci. Nei loro viaggi fondarono numerose colonie nelle isole e nelle coste del Mediterraneo. Tra le colonie dei fenici spiccava soprattutto Cartagine, bella e ricca città posta sulla costa dell'Africa. I Fenici commerciavano con molti popoli: importavano dai Britanni e dagli Spagnoli i metalli, dai Greci vasi, dagli Africani l'avorio, dagli Indiani pietre preziose e perle. Accumulavano molta ricchezza grazie al commercio: così costruivano grandi edifici pubblici e splendidi templi a Tiro, Sidone e Berito.
Bello Punico secundo Scipio in Africa contra Hannonem, ducem Carthaginiensium, pugnavit et exercitum
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Nella seconda guerra punica, Scipione, in Africa, combattè contro Annone, comandante dei Cartaginesi, e sbaragliò il suo esercito; e in seguito vinse in battaglia Siface, re della Numidia, che si era unito ai Cartaginesi, e invase il suo accampamento e catturò il re. Siface fu inviato da Scipione a Roma con altri illustri Numidi catturati e con immensi bottini. Dopo che si seppe ciò, quasi tutta l'Italia abbandonò Annibale, il quale, richiamato dai Cartaginesi nell'Africa saccheggiata da Scipione (lett. che Scipione saccheggiava), abbandonò l'Italia. Intanto i Cartaginesi inviarono ambasciatori a Scipione. Il comandante dei Romani non impose condizioni svantaggiose agli ambasciatori che chiedevano la pace. Ma i Cartaginesi, mentre aspettavano Annibale, violarono la pace e compirono molti atti ostili contro i Romani. Annibale, dopo che giunse in Africa, essendo stato sconfitto in numerose battaglie, chiese la pace a Scipione. Quando si giunse a colloquio, dai Romani fu concessa la pace con nuove condizioni. Le condizioni non piacquero ai Cartaginesi e rinnovarono la guerra. E così si combattè la battaglia di Zama; Scipione riuscì vincitore ma Annibale, con pochi cavalieri, cercando la salvezza con la fuga, sfuggì dalle mani dei Romani. Dopo questa battaglia fu stabilita la pace con i Cartaginesi. Scipione tornò a Roma, trionfò con grande gloria e da quel momento fu chiamato l'Africano.
Cum rex Dareus iam se fugae dedisset multi ex eius militibus ab hostibus circumventi pugnantes stren
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Dopo che il re Dario si fu dato alla fuga, molti tra i suoi soldati, circondati dai nemici, caddero combattendo valorosamente, moltissimi, dopo aver attraversato il fiume Tigri, tornarono alle loro case. Poiché una volta sconfitti, senza re né comandanti, non potevano riprendere la guerra, ai vincitori sembrava ormai aperta senza pericolo la via verso Babilonia. I Macedoni, mentre marciavano ripetevano di aver fatto scontare ai Persiani il fio della loro passata insolenza. Infatti, l'esercito dei Persiani dopo che aveva invaso la Grecia, aveva violato tutte le cose umane e divine. Quando giunse a Babilonia, Alessandro incitò brevemente i suoi: "Andiamo verso la desiderata ricompensa della vittoria!". Mazeo, generale di Dario, che dalla battaglia si era rifugiato in quella città, corse supplicante, insieme ai suoi figli, incontro a lui che avanzava, consegnandogli la città e se stesso. Il suo arrivo fu gradito al re, che giudicava che l'assedio di una città così ben fortificata sarebbe stato per lui un grosso lavoro. Lo accompagnavano i Magi, cantando un inno di lode, i Caldei, interpreti degli astri e i musici con le loro cetre.
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È noto a tutti che Atene era la più bella e la più elegante delle città Greche, maestra di saggezza e di tutte le arti. Gli storici narrano che anticamente Solone, l'uomo più saggio tra tutti gli Ateniesi, diede alla città le leggi dalle quali la cittadinanza fu governata a lungo. Numerosi cittadini, tuttavia, ritenevano che Solone avesse scritto poco saggiamente le leggi, poiché non aveva stabilito nessuna pena contro coloro i quali avessero ucciso il padre. Solone rispose che riteneva che nessuno avrebbe compiuto un tale delitto. Le parole di Solone furono approvate e tutti ritenevano che egli avesse agito più saggiamente che inopportunamente poiché non aveva decretato nessuna pena riguardo ad un delitto che precedentemente non era stato commesso. I Romani, tuttavia fecero delle leggi in modo più prudente dei Greci! Infatti, comprendendo che per l'uomo malvagio e di poco valore non c'era niente di tanto sacro da non poter essere oltraggiato a causa dell'ira e dell'avidità, idearono una pena durissima e crudelissima contro i parricidi, affinché la mole della pena tenesse lontano dal delitto gli uomini che non potevano essere costretti a rispettare il proprio dovere dalle leggi della natura. Così i nostri avi vollero che i parricidi fossero chiusi vivi in un sacco e quindi gettati nel fiume.