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Ἦν δὲ καὶ πρὸς οἶνον ἧττον ἢ ἐδόκει καταφερής, ἔδοξε δὲ διὰ τὸν χρόνον, ὃν οὐ πίνων μᾶλλον ἢ λαλῶν εἷλκεν, ἐφ´ ἑκάστης κύλικος ἀεὶ μακρόν τινα λόγον διατιθέμενος, καὶ ταῦτα πολλῆς σχολῆς οὔσης. Ἐπεὶ πρός γε τὰς πράξεις οὐκ οἶνος ἐκεῖνον, οὐχ ὕπνος, οὐ παιδιά τις, οὐ γάμος, οὐ θέα, καθάπερ ἄλλους στρατηγούς, ἐπέσχε· δηλοῖ δ´ ὁ βίος, ὃν βιώσας βραχὺν παντάπασι πλείστων καὶ μεγίστων πράξεων ἐνέπλησεν. Ἐν δὲ ταῖς σχολαῖς πρῶτον μὲν ἀναστὰς καὶ θύσας τοῖς θεοῖς, εὐθὺς ἠρίστα καθήμενος· ἔπειτα διημέρευε κυνηγῶν ἢ συντάττων ἢ διδάσκων τι τῶν πολεμικῶν ἢ ἀναγινώσκων. Εἰ δ´ ὁδὸν βαδίζοι μὴ λίαν ἐπείγουσαν, ἐμάνθανεν ἅμα πορευόμενος ἢ τοξεύειν ἢ ἐπιβαίνειν ἅρματος ἐλαυνομένου καὶ ἀποβαίνειν.
Anche riguardo al vino in realtà era piuttosto misurato: sembrava che ne bevesse molto perché a tavola passava parecchio tempo, tenendo il calice davanti, ma si tratteneva a lungo non tanto per bere quanto per chiacchierare, e tra un sorso e l'altro versava un fiume di parole: quando, aveva tempo libero, perché quando aveva da fare non c'erano né vino, né sonno, né divertimento, né festa di nozze o spettacolo che lo trattenessero, come facevano invece gli altri comandanti. Del resto lo dimostra la sua vita stessa: brevissima, ma piena di molte e grandissime imprese. Nei periodi di riposo per prima cosa, dopo essersi alzato e aver sacrificato agli dèi, si metteva subito a tavola e faceva colazione, poi, o se ne andava a caccia, o studiava i piani di battaglia, o leggeva. Se invece faceva una marcia, non urgente o impegnativa, strada facendo si esercitava a tirare con l'arco o a salire e scendere da un cocchio in corsa.
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Ως δε εγεννησε Θετις εκ Πελεως βρεφος, αθανατον... οτι τα χειλη μαστοις ου προσηνεγκε
Quando poi Teti generò UN piccolo da Peleo, poiché voleva rendere immortale il bambino, all’insaputa di Peleo, nascondendolo nel fuoco durante la notte, distruggeva ciò che in lui era morale ereditato dal padre, di giorno poi lo ungeva di ambrosia. Ma spiando il bambIno che si dibatteva nel fuoco, Peleo lo vedeva e gridava; e Teti, impedita a portare a compimento il proprio piano, lasciava il figlio giovane e veniva portata dalla Nereidi. Allora Peleo affidava il bambino a Chirone. Allora quello lo prendeva e lo nutriva con viscere di leone e midolli di animali selvatici e di orsi, e lo chiamava Achille (prima invece il nome era Liguro) perché non avvicinò le labbra alle mammelle.
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Ανθρωπος ποτε εις μελισσουργου οικιαν εισηρχετο εν αυτου απουσια και τα κηρια υφηρει. Ο δε μελλισσουργος επειτα πεναηρχετο.... "Ω κακα ζωα, υμεις τον μεν κλεπτην των υμετερων κηριων αθωον αφιετε, εμε δε τον επιμελουμενον ημων δεινως τυπτετε".
Una volta un uomo entrava nell’abitazione di un apicultore in sua assenza e si portava via (ὑφαίρω) il miele. L’apicultore successivamente rientrava (ἐπανέρχομαι) e quando vedeva le arnie vuote, decideva di interrogare (che le interroga) (διερευνάω) loro (le api). Le api, allorché anche esse rientravano dalla pastura, appena lo raggiungevano lo colpivano coi pungiglioni e lo riducevano malissimo. E l’apicultore diceva loro: «Crudeli animali, voi lasciate andare impunito il ladro dei vostri favi, mentre colpite me che mi prendo cura di voi». (By Geppetto)
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Δευτερον δε Αθλον επετασσεν αυτω την Λερναιαν υδραν κτεινειν·...και τη χολχ τους οιστους εβαπτε.
Come seconda fatica gli impose (ἐπιτάσσω) di uccidere l’idra di Lerna: questa, cresciuta (τρέφω) nella palude di Lerna, usciva sulla pianura e devastava il bestiame e la regione. L’idra aveva corpo gigantesco con nove teste, otto mortali, quella centrale immortale. Salito (part. aor. ἐπιβαίνω) allora sul carro (ἅρμα -ατος, τό), guidato (ἡνιοχέω) da Iolao, andò verso Lerna, fermò (aor. di ἵστημι) i cavalli, dopo aver trovato l’idra dove cominciava la sua caverna su di un’altura presso le sorgenti dell’Amimone, colpendola con dardi (βέλος-ους, τό) roventi la costrinse (aor. ἀναγκάζω) a uscire (aor. inf ἔρχομαι), sottomise (κατέχω) quella venuta fuori ormai domata (κρατέω). Intrappolata (περιπλέκω) fu trattenuta per uno dei piedi. Pur recidendo le teste con la clava, non poté portare a termine l’impresa: infatti da una testa tagliata ne ricrescevano due. Venne in aiuto dell’idra un granchio enorme che gli morse un piede. (by Geppetto) Perciò per uccidere questo fu chiamato (aor. ἐπικαλέω) anche il suo aiutante Iolao che mise a fuoco una parte (μέρος τι) di un bosco vicino per accendere delle torce che impedissero alla base delle teste di ricrescere. E in questo modo dopo aver debellato (περιγίγνομαι) le teste che ricrescevano, tagliata quella immortale, la coprì (ἐπιτίθημι) con un pesante masso lungo la strada che va da Lerna ad Eleunte: dopo aver aperto il corpo dell’idra, intinse (βάπτω) le frecce nel veleno.
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Ανθρωπος ην αει μεθυσος· η γυνη επει αυτον της μεθης απαλλαττειν εθελε νυκτος ποτε επ' ωμων αιρει μεθυσον και νεκρου δικην αναισθητον και επι ... "Οιμοι της δυστηνου· ουδεν γαρ με ωνιναντο η σοφια· ου μονον γαρ ουκ επαιδευου, αλλα και ηδη σοι εξις η μεθη εστιν."
Un uomo era sempre ubriaco; la moglie, poiché voleva distoglierlo dal troppo bere, una volta di notte prende per le spalle l’ubriacone e, alla maniera senza vita di un morto, lo trascina al cimitero: qui lo lascia e se ne va. Quando pensa che ormai quello sia tornato in sé, ritorna e bussa alla porta del cimitero. L’uomo dice: «Chi bussa alla porta?». E la donna: «Io porto il cibo ai morti». E l’altro: «Non portami da mangiare, ma da bere: mi dai fastidio infatti ricordandoti del cibo, ma non del bere». Lei si batte il petto e dice: «Ahimé, sventurato: a nulla mi è servita (ὀνίνημι) infatti la trovata intelligente: non solo infatti non venivi educato, ma anche il molto bere è ormai un tuo habitus naturale». (by Geppetto)