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Essere Greci non è questione di razza ma di cultura
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE versione kata logon n. 275 pagina 369
Inizio: φιλοσοφιαν τοινυν η παντα ταυτα συνεξευρε
Fine: της εμητερας η τους της κοινης φυσεως μετηχοντας
Φιλοσοφίαν τοίνυν, ἣ πάντα ταῦτα συνεξεῦρε καὶ συγκατεσκεύασεν καὶ πρός τε τὰς πράξεις ἡμᾶς ἐπαίδευσεν καὶ πρὸς ἀλλήλους ἐπράϋνε καὶ τῶν συμφορῶν τάς τε δι' ἀμαθίαν καὶ τὰς ἐξ ἀνάγκης γιγνομένας διεῖλεν καὶ τὰς μὲν φυλάξασθαι, τὰς δὲ καλῶς ἐνεγκεῖν ἐδίδαξεν, ἡ πόλις ἡμῶν κατέδειξεν, καὶ λόγους ἐτίμησεν, ὧν πάντες μὲν ἐπιθυμοῦσιν, τοῖς δ' ἐπισταμένοις φθονοῦσιν, συνειδυῖα μὲν ὅτι τοῦτο μόνον ἐξ ἁπάντων τῶν ζῴων ἴδιον ἔφυμεν ἔχοντες καὶ διότι τούτῳ πλεονεκτήσαντες καὶ τοῖς ἄλλοις ἅπασιν αὐτῶν διηνέγκαμενὁρῶσα δὲ περὶ μὲν τὰς ἄλλας πράξεις οὕτω ταραχώδεις οὔσας τὰς τύχας ὥστε πολλάκις ἐν αὐταῖς καὶ τοὺς φρονίμους ἀτυχεῖν καὶ τοὺς ἀνοήτους κατορθοῦν, τῶν δὲ λόγων τῶν καλῶς καὶ τεχνικῶς ἐχόντων οὐ μετὸν τοῖς φαύλοις, ἀλλὰ ψυχῆς εὖ φρονούσης ἔργον ὄντας, καὶ τούς τε σοφοὺς καὶ τοὺς ἀμαθεῖς δοκοῦντας εἶναι ταύτῃ πλεῖστον ἀλλήλων διαφέροντας, ἔτι δὲ τοὺς εὐθὺς ἐξ ἀρχῆς ἐλευθέρως τεθραμμένους ἐκ μὲν ἀνδρίας καὶ πλούτου καὶ τῶν τοιούτων ἀγαθῶν οὐ γιγνωσκομένους, ἐκ δὲ τῶν λεγομένων μάλιστα καταφανεῖς γιγνομένους, καὶ τοῦτο σύμβολον τῆς παιδεύσεως ἡμῶν ἑκάστου πιστότατον ἀποδεδειγμένον, καὶ τοὺς λόγῳ καλῶς χρωμένους οὐ μόνον ἐν ταῖς αὑτῶν δυναμένους, ἀλλὰ καὶ παρὰ τοῖς ἄλλοις ἐντίμους ὄντας. Τοσοῦτον δ' ἀπολέλοιπεν ἡ πόλις ἡμῶν περὶ τὸ φρονεῖν καὶ λέγειν τοὺς ἄλλους ἀνθρώπους, ὥσθ' οἱ ταύτης μαθηταὶ τῶν ἄλλων διδάσκαλοι γεγόνασιν, καὶ τὸ τῶν Ἑλλήνων ὄνομα πεποίηκεν μηκέτι τοῦ γένους, ἀλλὰ τῆς διανοίας δοκεῖν εἶναι, καὶ μᾶλλον Ἕλληνας καλεῖσθαι τοὺς τῆς παιδεύσεως τῆς ἡμετέρας ἢ τοὺς τῆς κοινῆς φύσεως μετέχοντας.
TRADUZIONE
E anche della cultura, che ha prodotto e organizzato tutto questo, ci ha educato per l'azione e ha reso civili i rapporti fra di noi, ha insegnato a distinguere le disgrazie dovute all'ignoranza da quelle volute dalla necessità e a guardarsi dalle prime e sopportare le seconde, anche della cultura è dispensatrice la nostra città. Essa ha onorato l'arte dei discorsi, che tutti vogliono e invidiano, 48 perché sapeva bene che questo è il nostro privilegio rispetto a tutti gli altri animali e che, essendo superiori in questo, lo siamo per forza anche nel resto, e perché vedeva che, mentre in tutte le altre attività il caso è talmente capriccioso che i saggi non hanno successo e gli stupidi trionfano, nei discorsi invece bellezza e arte non possono essere prodotti di gente che non vale mente, ma soltanto di persone superiori. La nostra città sapeva che i sapienti e gli ignoranti si distinguono fra diloro soprattutto sotto questo aspetto e gli uomini fin dall'inizio allevati alla libertà non si riconosono dal coraggio o dalla ricchezza o da beni simili ma si rivelano dai loro discorsi che sono il segno più evidente e sicuro dell'educazione di ciascuno di noi e quando sanno fare buon uso della parola non solo sono potenti nel loro paese ma godono del rispetto di tutti ovunque.
La nostra città ha lasciato così indietro gli altri uomini nelle opere del pensiero e della parola che i nostri discepoli sono diventati maestri degli altri. Essa ha fattto si che ilnome dei greci non indichi più la razza, ma la cultura e siano chiamati elleni gli uomini che partecipano della nostra traduzione culturale più di quelli che condividono la nostra stessa origine etnica.
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Consigli per migliorare la situazione
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Kata logon
Ἔστιν δ' ἐξ ὧν ἂν ἐπανορθώσαιμεν τὰ τῆς πόλεως καὶ βελτίω ποιήσαιμεν, πρῶτον μὲν ἢν συμβούλους ποιώμεθα τοιούτους περὶ τῶν κοινῶν οἵους περ ἂν περὶ τῶν ἰδίων ἡμῖν εἶναι βουληθεῖμεν, καὶ παυσώμεθα δημοτικοὺς μὲν εἶναι νομίζοντες τοὺς συκοφάντας, ὀλιγαρχικοὺς δὲ τοὺς καλοὺς κἀγαθοὺς τῶν ἀνδρῶν, γνόντες ὅτι φύσει μὲν οὐδεὶς οὐδέτερον τούτων ἐστὶν, ἐν ᾗ δ' ἂν ἕκαστοι τιμῶνται, ταύτην βούλονται καθεστάναι τὴν πολιτείαν. Ἢν οὖν ἀσκῆτε καὶ προσδέχησθε τοὺς χρηστοὺς ἀντὶ τῶν πονηρῶν, ὥσπερ τὸ πάλαιον, βέλτιον ἕξετε χρῆσθαι καὶ τοῖς δημαγωγοῖς καὶ τοῖς πολιτευομένοις. Δεύτερον δ' ἢν ἐθελήσωμεν χρῆσθαι τοῖς συμμάχοις ὁμοίως ὥσπερ τοῖς φίλοις, καὶ μὴ λόγῳ μὲν αὐτονόμους ἀφιῶμεν, ἔργῳ δὲ τοῖς στρατηγοῖς αὐτοὺς ὅ τι ἂν βούλωνται ποιεῖν ἐκδιδῶμεν, μηδὲ δεσποτικῶς, ἀλλὰ συμμαχικῶς αὐτῶν ἐπιστατῶμεν, ἐκεῖνο καταμαθόντες ὅτι μιᾶς μὲν ἑκάστης τῶν πόλεων κρείττους ἐσμὲν, ἁπασῶν δ' ἥττους· ἢν ἐπιχειρῆτε τὰς συμμαχίας κτᾶσθαι μὴ πολέμοις μηδὲ πολιορκίαις, ἀλλ' εὐεργεσίαις· προσήκει γὰρ τὰς μὲν φιλίας ἐκ τούτων γίγνεσθαι, τὰς δ' ἔχθρας ἐξ ὧν νῦν τυγχάνομεν πράττοντες. Τρίτον ἢν μηδὲν περὶ πλείονος ἡγῆσθε, μετά γε τὴν περὶ τοὺς θεοὺς εὐσέβειαν, τοῦ παρὰ τοῖς Ἕλλησιν εὐδοκιμεῖν·
TRADUZIONE
Ecco dunque gli strumenti con i quali potremo correggere e migliorare le sorti dello stato. Primo, eleggere come consiglieri politici quelle stesse persone che vorremmo a consulenza per i nostri affari privati e smetterla di considerare democratici i sicofanti e oligarchici gli uomini onesti e benpensanti: per natura nessuno è nessuna delle due cose, ma ognuno vuole quella gestione politica nella quale spera di guadagnare di più in termini di potere. (Se dunque voi date spazio ai buoni invece che ai cattivi e li utilizzate come facevate un tempo, trarrete maggiore profitto anche dai leader politici. Secondo, trattare gli alleati veramente da amici e non lasciare loro l'autonomia di principio e poi di fatto cederli all'arbitrio dei nostri generali; non dirigerli come padroni, ma come veri alleati, ben consapevoli di essere più forti di ogni stato preso singolarmente, ma più deboli di tutti loro insieme. (E ancora cercare di costituire alleanze non con guerre e assedi, ma tramite reali collaborazioni, perché è ovvio che da questo scaturiscono le amicizie, mentre dalla nostra condotta attuale non possono che nascere ostilità. ) Terzo, non porre alcun valore, tranne la pietà verso gli dèi, al di sopra della stima dei Greci
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I prigionieri ateniesi nelle latomie di Siracusa
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Katalogon pag. 291
INIZIO...Τους δ εν ταις λιθοτομιας οι Συρακοσιοι ϰαλετως...
FINE ομως δε ουκ ελασσους επτακισϰιλιων
Τοὺς δ' ἐν ταῖς λιθοτομίαις οἱ Συρακόσιοι χαλεπῶς τοὺς πρώτους χρόνους μετεχείρισαν. Ἐν γὰρ κοίλῳ χωρίῳ ὄντας καὶ ὀλίγῳ πολλοὺς οἵ τε ἥλιοι τὸ πρῶτον καὶ τὸ πνῖγος ἔτι ἐλύπει διὰ τὸ ἀστέγαστον καί αἱ νύκτες ἐπιγιγνόμεναι τοὐναντίον μετοπωριναὶ καὶ ψυχραὶ τῇ μεταβολῇ ἐς ἀσθένειαν ἐνεωτέριζον, πάντα τε ποιούντων αὐτῶν διὰ στενοχωρίαν ἐν τῷ αὐτῷ καὶ προσέτι τῶν νεκρῶν ὁμοῦ ἐπ' ἀλλήλοις ξυννενημένων, οἳ ἔκ τε τῶν τραυμάτων καὶ διὰ τὴν μεταβολὴν καὶ τὸ τοιοῦτον ἀπέθνῃσκον, καὶ ὀσμαὶ ἦσαν οὐκ ἀνεκτοί, καὶ λιμῷ ἅμα καὶ δίψῃ ἐπιέζοντο (ἐδίδοσαν γὰρ αὐτῶν ἑκάστῳ ἐπὶ ὀκτὼ μῆνας κοτύλην ὕδατος καὶ δύο κοτύλας σίτου), ἄλλα τε ὅσα εἰκὸς ἐν τῷ τοιούτῳ χωρίῳ ἐμπεπτωκότας κακοπαθῆσαι, οὐδὲν ὅτι οὐκ ἐπεγένετο αὐτοῖς· καὶ ἡμέρας μὲν ἑβδομήκοντά τινας οὕτω διῃτήθησαν ἁθρόοι· ἔπειτα πλὴν Ἀθηναίων καὶ εἴ τινες Σικελιωτῶν ἢ Ἰταλιωτῶν ξυνεστράτευσαν, τοὺς ἄλλους ἀπέδοντο. Ἐλήϕθησαν δὲ οἱ ξύμπαντες, ἀκριβείᾳ μὲν χαλεπὸν ἐξειπεῖν, ὅμως δὲ οὐκ ἐλάσσους ἑπτακισχιλίων
TRADUZIONE n. 1
I siracusani per i primi tempi trattarono aspramente coloro che erano nelle latomie (cave di pietra). Infatti essendo molti in un luogo piccolo e incavato, i raggi del sole innanzitutto e l’aria irrespirabile per mancanza di tetto li tormentavano e al contrario giungendo le notti autunnali portavano con il cambiamento (di temperatura) alla malattia, poiché facevano i loro bisogni nello stesso posto e poiché inoltre stavano ammucchiati insieme agli altri i cadaveri, quelli che morivano a causa delle ferite, per il cambiamento di temperatura e per questa situazione. Gli odori erano insopportabili, ed erano oppressi sia dalla sete che dalla fame (davano in fatti loro ogni giorno una cotila d’acqua e due cotile di frumento, e tutte le altre cose che in tale luogo è verosimile che soffrissero le persone, non c’era niente che non li colpisse: e circa sessanta giorni vissero così ammucchiati: poi eccetto gli Ateniesi e tutti quei Siciliani o Italici che avevano partecipato alla spedizione, restituirono gli altri e, benché sia difficile dirlo con esattezza, tutti quanti presero comunque non meno di settemila.
Traduzione n. 2
Nelle cave di pietra il trattamento imposto nei primi tempi dai Siracusani fu durissimo: a cielo aperto, stipati in folla tra le pareti a picco di quella cava angusta, in principio i detenuti patirono la sferza del sole bruciante, e della vampa che affannava il respiro. Poi, al contrario, successero le notti autunnali, fredde, che col loro trapasso di clima causavano nuovo sfinimento e più gravi malanni. Per ristrettezza di spazio si vedevano obbligati a soddisfare i propri bisogni in quello stesso fondo di cava: e con i mucchi di cadaveri che crescevano lì presso, gettati alla rinfusa l'uno sull'altro, chi dissanguato dalle piaghe, chi stroncato dagli sbalzi di stagione, chi ucciso da altre simili cause, si diffondeva un puzzo intollerabile. E li affliggeva il tormento della fame e della sete (poiché nei primi otto mesi i Siracusani gettavano loro una cotila d'acqua e due di grano come razione giornaliera a testa). Per concludere, non fu loro concessa tregua da nessuna delle sofferenze cui va incontro gente sepolta in un simile baratro. Per circa settanta giorni penarono in quella calca spaventosa. Poi, escluse le truppe ateniesi, siceliote o italiote che avevano avuto responsabilità diretta nella spedizione, tutti gli altri finirono sul mercato degli schiavi. Il dato preciso sul numero effettivo dei prigionieri è difficile da stabilire con rigore: comunque non fu inferiore a settemila
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Pillole di saggezza
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Kata logon
Inizio: πρωτον μεν ουν ευσεβει...
fine: δε νομοις πειθου.
TRADUZIONE
All'inizio certamente sii rispettoso verso gli dei non soltanto sacrificando ma anche osservando i giuramenti; infatti questo è segno di ricchezza dei beni, d'altra parte questo è prova di virtù dei modi. venera sempre il destino, moltissimo con la città (si riferisce alle funzioni pubbliche); infatti così sembrerà che tu contemporaneamente sacrifichi agli dei e resti fedele alle tradizioni. sii tale verso i genitori come tu pregheresti siano i tuoi figli verso di te. tra gli esercizi del corpo non praticare quelli finalizzati alla forza ma quelli per la salute; ritieni opportuno che a te soprattutto si addicano l'ordine, il pudore, la giustizia e la saggezza, infatti sembra opportuno che l'abitudine dei giovani sia dominata da tutte queste cose. facendo sempre un'azione vergognosa spera di nasconderla, e infatti qualora tu la nascondi agli altri, ne sarai tu stesso conscio. temi gli dei, venera i genitori, rispetta i figli, obbedisci alle leggi.
Traduzione di altro utente
Per prima cosa, dunque, abbi rispetto per quanto riguarda gli dei, non solo offrendo sacrifici ma anche restando fedeli ai giuramenti; il primo infatti è segno dell'abbondanza di ricchezza, il secondo invece è prova della nobiltà morale delle scelte di vita. onora sempre la divinità, soprattutto in sintonia con la città; così infatti sembrerà che tu sacrifichi agli dei e ti attenga insieme alle leggi. sii con i tuoi genitori tale quale tu ti augureresti che i tuoi figli fossero nei tuoi confronti. pratica gli esercizi per il corpo non per quanto riguarda la forza, ma la salute. pensa che sia soprattutto conveniente per te stesso la correttezza, il senso del pudore, la giustizia, la saggezza, infatti sembra che la natura dei giovani sia caratterizzata da tutte queste virtu. non avendo mai fatto nessuna azione vergognosa spera di passare inosservato: e infatti passeresti inosservato per gli altri, ma saresti visibile a te stesso. temi gli dei, onora i genitori, rispetta gli amici, segui le leggi.
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Oἶμαι δὲ πᾶσι δοκεῖν τούτους κρατίστους προστάτας γενήσεσθαι τῶν Ἑλλήνων, ἐφ' ὧν οἱ πειθαρχήσαντες ἄριστα τυγχάνουσι πράξαντες. ἐπὶ τοίνυν τῆς ἡμετέρας ἡγεμονίας εὑρήσομεν καὶ τοὺς οἴκους τοὺς ἰδίους πρὸς εὐδαιμονίαν πλεῖστον ἐπιδόντας καὶ τὰς πόλεις μεγίστας γενομένας. Oὐ γὰρ ἐφθονοῦμεν ταῖς αὐξανομέναις αὐτῶν, οὐδὲ ταραχὰς ἐνεποιοῦμεν πολιτείας ἐναντίας παρακαθιστάντες, ἵν' ἀλλήλοις μὲν στασιάζοιεν, ἡμᾶς δ' ἀμφότεροι θεραπεύοιεν, ἀλλὰ τὴν τῶν συμμάχων ὁμόνοιαν κοινὴν ὠφέλειαν νομίζοντες τοῖς αὐτοῖς νόμοις ἁπάσας τὰς πόλεις διῳκοῦμεν, συμμαχικῶς ἀλλ' οὐ δεσποτικῶς βουλευόμενοι περὶ αὐτῶν, ὅλων μὲν τῶν πραγμάτων ἐπιστατοῦντες, ἰδίᾳ δ' ἑκάστους ἐλευθέρους ἐῶντες εἶναι, καὶ τῷ μὲν πλήθει βοηθοῦντες, ταῖς δὲ δυναστείαις πολεμοῦντες, δεινὸν ἡγούμενοι τοὺς πολλοὺς ὑπὸ τοῖς ὀλίγοις εἶναι, καὶ τοὺς ταῖς οὐσίαις ἐνδεεστέρους τὰ δ' ἄλλα μηδὲν χείρους ὄντας ἀπελαύνεσθαι τῶν ἀρχῶν, ἔτι δὲ κοινῆς τῆς πατρίδος οὔσης τοὺς μὲν τυραννεῖν τοὺς δὲ μετοικεῖν, καὶ φύσει πολίτας ὄντας νόμῳ τῆς πολιτείας ἀποστερεῖσθαι.
Penso che tutti riconoscano che saranno i capi più validi dei Greci quelli i cui fedeli sudditi sono vissuti meglio. Ora, scopriremo che è stato sotto la nostra egemonia che i privati hanno fatto un balzo in avanti verso il benessere e le città sono diventate grandissime. Infatti noi non cercavamo di ostacolare per invidia quelle che si ingrandivano, né vi facevamo nascere tumulti creando partiti opposti perché lottassero fra loro e finissero col diventare nostri schiavi: al contrario noi vedevamo nella concordia degli alleati un vantaggio per tutti e perciò amministravamo tutte le città con le stesse leggi: prendevamo decisioni da alleati e non da padroni, dirìgevamo la politica generale, ma lasciavamo a ciascuno la sua libertà, aiutavamo il popolo, combattevamo il dispotismo, perché non sopportavamo che molti fossero sottomessi a pochi e che i più poveri, ma nel resto per nulla inferiori agli altri, fossero tenuti lontani dalle cariche pubbliche; e inoltre che nella patria comune alcuni vivessero da tiranni, altri da meleti e, pur essendo cittadini per nascita, fossero privati dei diritti per legge.