- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Greco di Demostene
- Visite: 6
Confronto tra le Cattive leggi e le cattive monete
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro np
Βούλομαι τοίνυν ὑμῖν κἀκεῖνο διηγήσασθαι, ὅ φασί ποτ' εἰπεῖν Σόλωνα κατηγοροῦντα νόμον τινὸς οὐκ ἐπιτήδειον θέντος. λέγεται γὰρ τοῖς δικασταῖς αὐτὸν εἰπεῖν, ἐπειδὴ τἄλλα κατηγόρησεν, ὅτι νόμος ἐστὶν ἁπάσαις, ὡς ἔπος εἰπεῖν, ταῖς πόλεσιν, ἐάν τις τὸ νόμισμα διαφθείρῃ, θάνατον τὴν ζημίαν εἶναι. ἐπερωτήσας δ' εἰ δίκαιος αὐτοῖς καὶ καλῶς ἔχων ὁ νόμος φαίνεται, ἐπειδὴ φῆσαι τοὺς δικαστάς, εἰπεῖν ὅτι αὐτὸς ἡγεῖται ἀργύριον μὲν νόμισμ' εἶναι τῶν ἰδίων συναλλαγμάτων εἵνεκα τοῖς ἰδιώταις εὑρημένον, τοὺς δὲ νόμους νόμισμα τῆς πόλεως εἶναι. δεῖν δὴ τοὺς δικαστὰς πολλῷ μᾶλλον, εἴ τις ὃ τῆς πόλεώς ἐστι νόμισμα, τοῦτο διαφθείρει καὶ παράσημον εἰσφέρει, μισεῖν καὶ κολάζειν, ἢ εἴ τις ἐκεῖν' ὃ τῶν ἰδιωτῶν ἐστιν.
TRADUZIONE
Voglio riportarvi anche quello che, come enunciano, Solone pronunciò una volta in un processo contro un tale che proponeva una legge non giusta. Si parla infatti che quello, dopo aver portato a termine l'accusa, disse ai giudici che tutte le città per così dire, hanno un regolamento per cui, se uno falsifica la moneta, è prevista come pena la morte. Avendo chiesto poi se questa legge sembrasse loro giusta e opportuna, come i giudici risposero affermativamente, egli aggiunse che riteneva l'argento una moneta escogitata dai cittadini per le accordi private e le leggi una moneta dello Stato. Perciò, se qualcuno contraffa e mette in circolazione quella che è moneta dello Stato, i giudici debbono detestarlo e punirlo molto più che se uno falsifica quella che è dei privati.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Greco di Demostene
- Visite: 6
La legge moneta dello stato
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro np
Βούλομαι τοίνυν ὑμῖν κἀκεῖνο διηγήσασθαι, ὅ φασί ποτ' εἰπεῖν Σόλωνα κατηγοροῦντα νόμον τινὸς οὐκ ἐπιτήδειον θέντος. λέγεται γὰρ τοῖς δικασταῖς αὐτὸν εἰπεῖν, ἐπειδὴ τἄλλα κατηγόρησεν, ὅτι νόμος ἐστὶν ἁπάσαις, ὡς ἔπος εἰπεῖν, ταῖς πόλεσιν, ἐάν τις τὸ νόμισμα διαφθείρῃ, θάνατον τὴν ζημίαν εἶναι. ἐπερωτήσας δ' εἰ δίκαιος αὐτοῖς καὶ καλῶς ἔχων ὁ νόμος φαίνεται, ἐπειδὴ φῆσαι τοὺς δικαστάς, εἰπεῖν ὅτι αὐτὸς ἡγεῖται ἀργύριον μὲν νόμισμ' εἶναι τῶν ἰδίων συναλλαγμάτων εἵνεκα τοῖς ἰδιώταις εὑρημένον, τοὺς δὲ νόμους νόμισμα τῆς πόλεως εἶναι. δεῖν δὴ τοὺς δικαστὰς πολλῷ μᾶλλον, εἴ τις ὃ τῆς πόλεώς ἐστι νόμισμα, τοῦτο διαφθείρει καὶ παράσημον εἰσφέρει, μισεῖν καὶ κολάζειν, ἢ εἴ τις ἐκεῖν' ὃ τῶν ἰδιωτῶν ἐστιν.
TRADUZIONE
Voglio riportarvi anche quello che, come enunciano, Solone pronunciò una volta in un processo contro un tale che proponeva una legge non giusta. Si parla infatti che quello, dopo aver portato a termine l'accusa, disse ai giudici che tutte le città per così dire, hanno un regolamento per cui, se uno falsifica la moneta, è prevista come pena la morte. Avendo chiesto poi se questa legge sembrasse loro giusta e opportuna, come i giudici risposero affermativamente, egli aggiunse che riteneva l'argento una moneta escogitata dai cittadini per le accordi private e le leggi una moneta dello Stato. Perciò, se qualcuno contraffa e mette in circolazione quella che è moneta dello Stato, i giudici debbono detestarlo e punirlo molto più che se uno falsifica quella che è dei privati.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Greco di Demostene
- Visite: 6
Bisogna salvaguardare la pace
VERSIONE DI GRECO di Demostene
Εν μεν ουν εγωγε πρωτον υπαρχειν φημι δειν, οπως, ειτε συμμαχους ειτε συνταξιν ειτ' αλλο τι βουλεται τις κατασκευαζειν τη πολει, την υπαρχουσαν ειρηνην μη λυων, τουτο ποιησει, ουχ ως θαυμαστην ουδ' ως αξιαν ουσαν υμων: αλλ' οποια τις ποτ' εστιν αυτη, μη γενεσθαι μαλλον ειχε τοις πραγμασι καιρον η γεγενημενη νυν δι' ημας λυθηναι: πολλα γαρ προειμεθα, ων υπαρχοντων τοτ' αν η νυν ασφαλεστερος και ραων ην ημιν ο πολεμος.
Prima di tutto io sostengo che è necessario ammettere senza discussione una cosa: che, cioè, sia che si vogliano provvedere alla città alleati, sia aiuti finanziari, sia qualche altro vantaggio, si potrà farlo senza venir meno alla pace ormai in vigore; non già perché sia straordinaria e degna di voi; ma, qualunque ormai essa sia, sarebbe stato più vantaggioso per i nostri interessi che non si fosse mai conclusa, piuttosto che, già stipulata, debba esser violata per causa nostra. Difatti noi abbiamo perduti molti di quei vantaggi che, quando c’erano, ci rendevano allora la guerra pii’ sicura e più facile che non ora
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Greco di Demostene
- Visite: 6
Motivi di risentimento dei greci ostili ad Atene
VERSIONE DI GRECO di Demostene e TRADUZIONE
Τι ουν ηγρυμαι φοβερον και τι φυλαξασθαι δειν ημας; μη κοινην προφασιν και κοινον εγκλημα ο μελλων πολεμος προς απαντας λαβη. Ει γαρ Αργειοι μεν και Μεσσηνιοι και Μεγαλοπολιται και τινες των λοιπων Πελοποννησιων οσοι ταυτα τουτοις φρονουσι, δια την προς Λακεδαιμονιους ημιν επικηρυκειαν εχθρως σχησουσι και το δοκειν εκδεχεσθαι τι των εκεινοις πεπραγμενων, Θηβαιοι δ' εχουσι μεν, ως λεγουσιν, απεχθως, ετι δ' εχθροτερως σχησουσιν οτι τους παρ' εκεινων φευγοντας σωζομεν και παντα τροπον την δυσμενειαν ενδεικνυμεθ' αυτοις. Θετταλοι δ' οτι τους Φωκεων φυγαδας σωζομεν, Φιλιππος δ', οτι κωλυομεν αυτον κοινωνειν της Αμφικτυονιας, φαβουμαι μη παντες, περι των ιδιων εκαστος οργιζομενος κοινον εφ' ημας αγαγωσι τον πολεμον, τα των Αμφικτυονων δογματα προστησαμενοι, ειτ' επισπασθωσιν εκαστοι περα του συμφεροντος εαυτοις ημιν πολεμησαι, ωσπερ και περι Φωκεας.
Qual è dunque, secondo me, il pericolo; e da che cosa dobbiamo noi guardare? Dobbiamo fare in modo che la guerra che ci sta sopra non offra a tutti un pretesto per far causa comune contro di noi. Se, infatti, i cittadini di Argo, di Messene, di Megalopoli e tutti gli altri Peloponnesiaci che la pensano come costoro, ci saranno ostili per le nostre trattative di alleanza con Sparta e perché sembra che noi approviamo quanto gli Spartani stessi hanno fatto; se i Tebani, nostri naturali nemici, come si dice, ci saranno ancor più avversi perché diamo aiuto a quelli che fuggono il loro dominio e in ogni maniera mostriamo loro che li odiamo; se i Tessali, a loro volta, ci saranno ostili perché diamo aiuto agli esuli della Focide e Filippo infine perché non vogliamo che egli faccia parte del Consiglio Anfizionico, io temo che tutti insieme, adirati ciascuno per i propri motivi, ci suscitino contro una guerra comune, portando innanzi come pretesto le deliberazioni del Consiglio Anfizionico, e così siano trascinati a forza, contro il loro individuale interesse, a combattere contro di noi, come è successo anche per i Focesi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Greco di Demostene
- Visite: 6
Bisogna imparare dal passato recente per avere la pace
VERSIONE DI GRECO di Demostene e TRADUZIONE
Ιστε γαρ δηπου τουθ' οτι νυν Θηβαιοι και Φιλιππος και Θετταλοι ουχι ταυθ' εκαστοι μαλιστ' εσπουδακοτες ταυτα παντες επραξαν. Οιον Θηβαιοι τον μεν Φιλιππον παρελθειν και λαβειν τας παροδους ουκ εδυναντο κωλυσαι, ουδε γε των αυτοις πεπονημενων υστατον ελθοντα την δοξαν εχειν; νυνι γαρ Θηβαιοις, προς μεν το την χωραν κεκομισθαι, πεπρακται τι, προς δε τιμην και δοξαν αισχιστα. Ει γαρ μη παρηλθε Φιλιππος, ουδεν αν αυτοις κερδος ην. Ταυτα δ' ουκ εβουλοντο, αλλα τω τον Ορχομενον και την Κορωνειαν λαβειν επιθυμειν, μη δυνασθαι δε, παντα ταυθ' υπεμειναν. Φιλιππον τοινυν τινες μεν δη που τολμωσι λεγειν ως ουδ' εβουλετο Θηβαιοις Ορχομενον και Κορωνειαν παραδουναι, αλλ' ηναγκασθη: εγω δε τουτοις μεν ερρωσθαι λεγω, εκεινο δ' οιδ' οτι ου μαλλον γε ταυτ' εμελεν αυτω η τας παροδους λαβειν εβουλετο και τα Πυθια θειναι δι' εαυτου: και ταυτ' ην ων μαλιστ' εγλιχετο. Θετταλοι δε γ' ουδετερ εβουλοντο τουτων, ουτε Θηβαιους ουτε τον Φιλιππον μεγαν γιγνεσθαι - ταυτα γαρ παντ' εφ' εαυτους ηγουντο - της Πυλαιας δ' επεθυμουν και των εν Δελφοις, πλεονεκτηματων δυοιν, κυριοι γενεσθαι: τω δε τουτων γλιχεσθαι ταδε συγκατεπραξαν. Των τοινυν ιδιων ενεχ' ευρησεθ' εκαστον πολλα προηγμενον ων ουδεν εβουλετο πραξαι. Τουτο μεντοι, τουτ' εστι φυλακτεον ημιν.
Senza dubbio, infatti, voi sapete che in questa guerra i Tebani, Filippo e i Tessali, pur non avendo affatto le stesse mire, contribuirono però tutti allo stesso effetto. I Tebani, ad esempio, non furono in grado di impedire che Filippo passasse e occupasse le strette delle Termopili; né che egli, ultimo giunto, si godesse il frutto di tutte le loro fatiche. Ora invero i Tebani, se si considera il possesso del territorio, qualche cosa hanno ottenuto; ma quanto all’onore e al decoro essi hanno agito molto vergognosamente: poiché se Filippo non fosse passato, essi non avrebbero avuto alcun vantaggio. Questa preponderanza di Filippo, essi senza dubbio non la volevano, ma, per il desiderio di occupare Orcomeno e Coronea, mentre non ne avevano le forze, sopportarono anche tutto il resto. Alcuni, poi, hanno il coraggio di dire che Filippo non aveva alcuna voglia di cedere ai Tebani Orcomeno e Coronea; ma che vi fu costretto. Io a costoro dico di starsene beati nei loro sogni; poiché so bene che a lui non stavano tanto a cuore queste due città, quanto piuttosto desiderava di impadronirsi delle Termopili, di procurarsi il vanto di aver risolto la guerra con la sua opera e di poter indire i giochi pitici, che era poi il suo più grande sogno. A loro volta i Tessali nessuna di queste due cose volevano, che, cioè, i Tebani e Filippo diventassero potenti (poiché giudicavano tutto ciò contrario ai loro interessi); ma desideravano di riavere il voto delle Termopili e il loro posto in Delo, che costituivano per loro due buoni vantaggi; e per realizzare questo desiderio aiutarono gli altri nelle loro mire.