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COSTANTINO
VERSIONE DI LATINO di Eutropio E TRADUZIONE
Versione da Il test di latino, pag. 55 n. 70
Inizio: "Costantinus, vir ingens et omnia efficere nitens quae animo praeparasset, ..."
Fine: "...liberalitate et domicilitate quaesivit. "
Costantino, uomo potente e tendente ad attuare tutte le cose che aveva premeditato con l’animo, nello stesso tempo aspirante al dominio di tutto il mondo, mosse guerra a Licinio, benchè ci fosse una stretta parentela con lui. Di seguito ci furono diverse guerre tra loro, e la pace fu ristabilita e infranta. Alla fine, Licinio, vinto nella battaglia navale e terrestre a Nicomedia, si consegnò e fu ucciso. Uomo da comparare agli ottimi capi durante il primo periodo del governo, ai comuni cittadini durante l’ultimo. In lui rifulsero innumerevoli virtù dell’animo e del corpo. Ambiziosissimo di gloria militare, la fortuna gli fu favorevole in guerra, ma non tanto da superare lo zelo. Infatti sconfisse anche i Goti dopo la guerra civile in modo diverso, concessa a questi la pace all’ultimo, investì i popoli barbari di enorme beneficio degno di memoria. Dedito alle arti civili e agli studi liberali, desideroso dell’amore giusto, che da tutti chiedeva per sè con gentilezza e bontà.
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Constantinus, primo imperii tempore optimis, ultimo tempore mediis principibus conparandus est. Innumerae in eo animi corporisque virtutes claruerunt. Militaris gloriae adpetentissimus, fortuna in bellis prospera fuit, verum ita, ut non superaret industriam. Nam etiam Gothos post civile bellum varie profligavit pace his ad postremum data, ingentemque apud barbaras gentes memoriae gratiam conlocavit. Civilibus artibus et studiis liberalibus deditus, adfectator iusti amoris, quem ab omnibus sibi et liberalitate et docilitate quaesivit, nihil occasionum praetermisit, quo opulentiores amicos clarioresque praestaret. Multas leges rogavit, quasdam ex bono et aequo, pluresque superfluas, nonnullas severas. Bellum adversus Parthos moliens, qui iam Mesopotamiam fatigabant, uno et tricesimo anno imperii Nicomediae obiit. Denuntiata mors eius est per crinitam stellam, quae inusitatae magnitudinis aliquamdiu fulsit; eam Graeci cometen vocant.
Costantino nel primo tempo del suo impero bisogna paragonarlo ai migliori imperatori, nell'ultimo tempo ad imperatori mediocri. Splendettero nel suo animo numerose virtù dell'animo e del corpo. Molto desideroso di gloria militare, ebbe (oppure la fortuna nelle guerre fu propizia ) nelle guerre una fortuna propizia, per la verità da non superare l'operosità. Infatti dopo la guerra civile sconfisse in vari modi anche i Goti, alla fine data loro la pace pose presso i popoli barbari un ricordo graditissimo (lett una grande benevolenza della memoria). Dedito alle arti civili e agli studi liberali, bramoso del giusto amore, che cercò di avere da tutti per se stesso con la mitezza e con la generosità, non omise nessuna occasione per rendere gli amici più ricchi e più famosi. Fece molte leggi, alcune per ragioni di bontà ed equità, parecchie superflue, alcune severe. Mentre preparava la guerra contro i Parti, che già opprimevano la Mesopotamia, morì nel trentunesimo anno di governo a Nicomedia. La sua morte fu annunciata attraverso una stella dotata di una coda, che, di una grandezza straordinaria, brillò per diverso tempo; i Greci la chiamano cometa.
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Costantinus, vir innumerarum virtutum animi et corporis, militaris gloriae adopetentissimus, fortunam in bellis prosperam habuit, verum ita, ut non superaret industriam. Nam etiam Gothos post civile bellum profigavit pacemque his ad postrenum dedit: ita ingentem apud barbaras gentes memoriae gratiam conlocavit. Civilibus artibus et studiis liberalibus deditus, adfectator iusti amoris quem ab omnibus sibi et liberalitate et docilitate obtinuit nullam occasionem praetermisit quo optulentiores eos et clariores redderet. Multas leges promulgavit, quasdam bonas et aequas, alias superfluas, nonnullas severas, et primus urbem nominis sui ad tantum fastigium evexit ut romae aemulam faceret. Bellum adversus Parthos parans, qui iam Mesopotamiam fatigabant, uno et tricesimo anno imperii aetatis sexto et sexagesimo. Nicomediae in villa publica mortuus est
COSTANTINO L'IMPERATORE VERSIONE DI LATINO DI EUTROPIO E TRADUZIONE
Costantino, uomo di innumerevoli virtù di animo e di corpo, desiderosissimo della gloria militare, ebbe una favorevole fortuna in guerra, cosi reale, ma non tale da superare l'operosità. Infatti anche dopo la guerra civile sconfisse i Goti e gli concesse infine la pace. Così lasciò una grande riconoscenza presso i popoli barbari. Dedito alle arti civili e agli studi liberali, desideroso di un giusto affetto, che procurò con liberalità e docilità da tutti, non si lasciò sfuggire nessuna occasione per renderli più ricchi e più illustri. Promulgò molte leggi, alcune buone ed eque, altre superflue, alcune severe, e per primo innalzò Costantinopoli a onori così grandi, per renderla rivale di Roma. Preparando una guerra contro i Parti, che già tormentavano la Mesopotamia, nel trentunesimo anno dell'impero, sessantaseesimo di età, morì in una villa pubblica a Nicomedia.
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testo latino: Postea a bellum civile successit exsecrandum et lacrimabile, quo praeter calamitates, quae in proeliis acciderunt, etiam populi Romani fortuna mutata est. Caesar enim rediens ex Gallia victor coepit poscere alterum consulatum atque ita ut sine dubietate aliqua ei deferretur. Contradictum est a Marcello consule, a Bibulo, a Pompeio, a Catone, iussusque dimissis exercitibus ad urbem redire. Propter quam iniuriam ab Arimino, ubi milites congregatos habebat, adversum patriam cum exercitu venit. Consules cum Pompeio senatusque omnis atque universa nobilitas ex urbe fugit et in Graeciam transiit. Apud Epirum, Macedoniam, Achaiam Pompeio duce senatus contra Caesarem bellum paravit. Caesar, vacuam urbem ingressus, dictatorem se fecit. Inde in Hispanias iit, ubi Pompei exercitus validissimos et fortissimos superavit. Inde regressus, in Graeciam transiit, adversum Pompeium dimicavit.
testo italiano: Dopo iniziò una guerra civile maledetta e deplorevole, con la quale, oltre alle sventure che successero nei combattimenti, anche il destino del popolo romano mutò. Cesare infatti, ritornando dalla Gallia vincitore, iniziò a chiedere un'altro consolato. fu contraddetto dal console Marcello, da Bibulo, da Pompeo, da Catone e gli fu ordinato di tornare in città dopo aver sciolto gli eserciti. Per questo affronto da Rimini, dove aveva radunato i soldati, mosse verso la sua patria con l'esercito. I consoli, con Pompeo, tutto il senato e tutta la nobiltà fuggì dalla città e si trasferì in Grecia. Presso l'Epiro, la Macedonia e l'Acaia il senato preparò la guerra contro Cesare, con Pompeo come comandante. Cesare entrato nella città indifesa si autonominò dittatore. Poi si recò in Spagna dove superò l'esercito potentissimo e fortissimo di Pompeo, poi tornato indietro passò in grecia, poi tornato (di nuovo) indietro combattè il nemico Pompeo.
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La sorte di Costanzo fu diversa. Infatti aveva sofferto molte dolorose disgrazie dalle mani dei Persiani, essendo spesso prese le sue città, (essendo) le sue città fortificate assediate, e le sue truppe uccise. Non ebbe neppure una battaglia vittoriosa contro Sapor, eccetto che a Singara, quando la vittoria poteva sicuramente essere sua, perse per l'irrefrenabile ardore dei suoi uomini che, al contrario della pratica della guerra, ribelli e stolti vollero far battaglia quando il sole stava tramontando. Dopo la morte di Costanzo, quando Magnenzio teneva il governo in Italia, Africa e Gallia, l'Illiria ebbe dei nuovi scompigli, Vetranio fu eletto al trono dal consenso dei soldati, che lo nominarono imperatore quando era molto vecchio e molto popolare per la durata e i successi del suo servizio sul campo; un uomo giusto, di una moralità severa come quelli degli antichi e di una accettabile modestia nei modi, ma così ignorante di tutte le norme raffinate che non imparò nemmeno i primi rudimenti della letteratura fino a quando non fu vecchio e fosse divenuto imperatore.
Ma l'autorità imperiale fu strappata a Vetranio da Costanzo, che agitò una guerra civile per vendicare la morte del fratello; Vetranio fu costretto, con il consenso dei soldati e con una nuova e straordinaria procedura, a svestirsi del potere imperiale. Ci fu allo stesso tempo un'insurrezione a Roma, Nepoziano, un figlio della sorella di Costantino, cercò di assicurarsi il trono con l'aiuto di un corpo di gladiatori; ma incontrò una fine che meritavano i suoi feroci tentavivi, infatti fu ucciso nel 28° giorno della sua usurpazione dagli ufficiali di Magnezio e pagò la colpa della sua avventatezza. La sua testa fu portata in giro per la città su di una lancia; e seguirono terribili bandi e massacri della nobiltà.