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Colligite vos, tribuni plebis, deserite eos a quibus, nisi prospicitis, brevi tempore deseremini, conspirate nobiscum, consentite cum bonis, communem rem publicam communi studio atque amore defendite. Multa sunt occulta rei publicae volnera, multa nefariorum civium perniciosa consilia; nullum externum periculum est, non rex, non gens ulla, non natio pertimescenda est; inclusum malum, intestinum ac domesticum est. Huic pro se quisque nostrum mederi atque hoc omnes sanare velle debemus. Erratis, si senatum probare ea quae dicuntur a me putatis, populum autem esse in alia voluntate. Omnes qui se incolumis volent sequentur auctoritatem consulis soluti a cupiditatibus, liberi a delictis, cauti in periculis, non timidi in contentionibus. Quod si qui vestrum spe ducitur se posse turbulenta ratione honori velificari suo, primum me consule id sperare desistat, deinde habeat me ipsum sibi documento, quem equestri ortum loco consulem videt, quae vitae via facillime viros bonos ad honorem dignitatemque perducat. Quod si vos vestrum mihi studium, patres conscripti, ad communem dignitatem defendendam profitemini, perficiam profecto, id quod maxime res publica desiderat, ut huius ordinis auctoritas, quae apud maiores nostros fuit, eadem nunc longo intervallo rei publicae restituta esse videatur.
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Est fidei pietatisque nostrae declarare fortissimis viris quam eorum memores simus, quam grati. Quamobrem promissa nostra atque ea quae, bello confecto, legionibus spopondimus, hodierno die senatusconsulto renoventur. Atque utinam, patres conscripti, civibus omnibus solvere nobis praemia liceat. Facile est bene agere cum iis, a quibus etiam tacentibus flagitari videmur. Illud admirabilius et maius maximeque proprium senatus et populi Romani est grata eorum virtutem memoria prosequi, qui pro patria vitam profuderunt. Duo certe non praeteribo, quae maxime occurrunt menti, quorum alterum pertinet ad virorum fortissimorum gloriam sempiternam, alterum ad leniendum maerorem et luctum hodiernum. Maxima laude dignum est legionis Martiae militibus monumentum fieri quam amplissimum. Praemia ergo, quae militibus promisimus, ea vivis victoribusque, quoniam tempus venit, cumulate persolvantur. Qui autem ex iis, quibus promissa sunt, pro patria occiderunt, eorum parentibus, liberis, coniugibus, fratribus, eadem tribuantur.
E' compito della nostra fiducia e pietà dichiarare agli uomini fortissimi quanto siamo memori di loro, quanto grati. Per cui le nostre promesse e quelle cose che, finita la guerra, abbiamo promesso alle legioni, oggi sono rinnovate dal decreto del senato. E magari, senatori, ci sia offerto di assegnare i premi a tutti i cittadini. E' facile comportarsi correttamente con quelli che, anche quando tacciono, sembrano domandarci delle ricompense. La cosa più ammirabile e più importante e di più grande interesse per il senato e il popolo romano è prolungare con il grato ricordo la virtù di coloro che hanno dato la vita per la patria. Magari mi venissero in mente più cose sull'onore di questi! Due certamente, che più delle altre ho presenti nella mente, non tralascerò, delle quali una riguarda la gloria eterna degli uomini fortissimi, l'altra è volta ad addolcire la tristezza e il lutto odierno. L'idea di costruire un monumento quanto più grande possibile ai soldati della legione Marzia è degna di massima lodeDunque quei premi, che promettemmo ai soldati, poiché viene il momento, sono pagati largamente ai vivi e ai vittoriosi. Ma questi premi sono dati ai genitori, ai figli, alle mogli, ai fratelli di quelli di loro a cui furono promessi, che morirono per la patria.
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Ego ne utilem quidem arbitror esse nobis futurarum rerum scientiam. Quae enim vita fuisset Priamo, si ab adulescentia scisset quos eventus senectutis esset habiturus? Abeamus a fabulis, propiora videamus. Clarissimorum hominum nostrae civitatis gravissimos exitus in Consolatione conlegimus. Quid igitur? Ut omittamus superiores, Marcone Crasso putas utile fuisse tum, cum maximis opibus fortunisque florebat, scire sibi interfecto Publio filio exercituque deleto trans Euphratem cum ignominia et dedecore esse pereundum? An Cn. Pompeium censes tribus suis consulatibus, tribus triumphis, maximarum rerum gloria laetaturum fuisse, si sciret se in solitudine Aegyptiorum trucidatum iri amisso exercitu, post mortem vero ea consecutura, quae sine lacrimis non possumus dicere? Quid vero Caesarem putamus, si divinasset fore ut in eo senatu, quem maiore ex parte ipse cooptasset, in curia Pompeia, ante ipsius Pompei simulacrum, tot centurionibus suis inspectantibus, a nobilissimis civibus, partim etiam a se omnibus rebus ornatis, trucidatus ita iaceret, ut ad eius corpus non modo amicorum, sed ne servorum quidem quisquam accederet, quo cruciatu animi vitam acturum fuisse? Certe igitur ignoratio futurorum malorum utilior est quam scientia
Io ritengo che la conoscenza del futuro non ci sia nemmeno utile. Quale sarebbe stata, infatti, la vita di Priamo, se avesse saputo da giovane quali vicende avrebbe provato in vecchiaia? Tralasciamo i miti, consideriamo i più recenti. Nell’opera «Sulla consolazione» raccolsi le morti più brutali dei cittadini più illustri della nostra città. Ebbene? Per non parlare dei predecessori, credi forse che a Marco Crasso sarebbe stato utile, quand’era al culmine della potenza e della ricchezza, sapere che, dopo l’uccisione del figlio Publio e la distruzione dell’esercito, sarebbe dovuto morire egli stesso, al di là dell’Eufrate, con infamia e disonore? O sei forse del parere che Gneo Pompeo si sarebbe rallegrato dei suoi tre consolati, dei tre trionfi, della gloria di imprese colossali, se avesse saputo che in Egitto, da solo, dopo aver perso l’esercito, sarebbe stato assassinato e che, in vero, dopo la sua morte ci sarebbero state conseguenze, che non riesco a riferire senza lacrime? Riteniamo, orbene, che Cesare, se avesse conosciuto tramite la divinazione che in quel senato, che lui stesso aveva occupato per la maggior parte con della sua fazione, nella curia Pompea, di fronte alla statua dello stesso Pompeo, mentre tanti suoi centurioni guardavano, sarebbe giaciuto, assassinato da cittadini celeberrimi, parte dei quali da lui ricoperti di ogni onore, così che al suo cadavere non si sarebbe accostato alcuno, non solo dei (propri) sostenitori, ma neppure dei (propri) servitori, con quale afflizione d’animo sarebbe vissuto? È certamente più utile, insomma, rimanere all’oscuro dei mali futuri che averne conoscenza.
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Quae potest pax esse M. Antonio primum cum senatu? quo ore vos ille poterit, quibus vicissim vos illum oculis intueri? quis vestrum illum, quem ille vestrum non oderit? Age, vos ille solum et vos illum; quid? ii, qui Mutinam circumsedent, qui in Gallia dilectus habent, qui in vestras fortunas imminent, amici umquam vobis erunt aut vos illis? An equites Romanos amplectetur? Occulta enim fuit eorum voluntas iudiciumque de Antonio. Qui frequentissimi in gradibus Concordiae steterunt, qui nos ad libertatem recuperandam excitaverunt, arma, saga, bellum flagitaverunt, me una cum populo Romano in contionem vocaverunt, hi Antonium diligent et cum his pacem servabit Antonius?Nam quid ego de universo populo Romano dicam? qui pleno ac referto foro bis me una mente atque voce in contionem vocavit declaravitque maximam libertatis recuperandae cupiditatem
E prima di tutto, che pace volete che sia possibile fra Marco Antonio e il senato? Con che faccia egli potrà guardare voi, e voi con quali occhi guarderete lui? Chi di voi non l'odia e non è da lui odiato? Ma questo reciproco odio, è poi cosa che riguarda solo voi e lui? Che ne dire di quelli che stanno assediando Modena, che vanno facendo leve nella Gallia, che minacciano di piombare sui vostri beni? Saranno, essi, amici vostri e voi di loro? Antonio si getterà forse nelle braccia dei cavalieri romani? Un mistero, la loro disposizione d'animo, il loro giudizio su Antonio! Uomini come i cavalieri, che in folla si sono fermati sui gradini del tempio della Concordia, che ci hanno spronato a recuperare la libertà, hanno invocato le armi, la divisa militare, la guerra, hanno voluto d'accoro dol popolo che io parlassi davanti all'assemblea popolare, pensate voi che costoro possano aver caro Antonio e che con loro Antonio mantenga la pace? Cosa penso in vero dell'intero popolo romano? Che mi convocò ricco e soddistatto per ben due volte all'assemblea in tribunale con la mene e con la voce dichiarò al tempo stesso il più vivo desiderio di riconquistare la libertà.
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Servio Tullio diventa Re
versione di latino dal libro
Laboratorio di latino
laboratorio di latino pag 49 n 2
post taquinium priscum--------------iussusque est regnare
si tramanda che dopo tarquinio prisco avesse regnato per primo servio tullio contro la volontà del popolo che dicono fosse nato da una madre nobile ma schiava. essendo educato a casa di tarquinio ed essendo ammesso al banchetto del re non rimase nascosta la scintilla dell'intelligenza che già splendeva nel ragazzo. dunque tarquinio che aveva figli molto piccoli, sembrò amare servio tanto da essere considerato dal popolo suo figlio: lo fece infatti istruire in tutte quelle arti che egli stesso aveva imparato. non molto tempo dopo poiché i figli di anco avevano ucciso tarquinio servio cominciò a regnare non per ordine ma per volontà della popolazione. nel frattempo mentre si credeva falsamente che tarquinio fosse malato a causa di una ferita e che fosse vivo cominciò a dettare legge con un ornamento regale e godendo di molta affabilità e benevolenza liberò gli indebitati con il suo denaro. poiché in verità i 2 figli di anco sopportavano a stento di essere privati del regno potevano e poiché avevano cominciato a chiedere ai senatori che servio tullio fosse privato del potere egli volle affidarsi alla volontà del popolo e ricevette l'ordine di regnare!!!!!