- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 4
Una lettera piena di amore coniugale Cicerone Versione dal libro NOVA LEXIS
Esercizio: n° 90 pagina 91 Inizio: Accepi ab Aristocrito tres epistulas, quas ego lacrimis prope delevi...
Fine: Spes autem salutis pretenuis ostenditur.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 5
Socrates, qui, cum omnium sapientissimus esset sanctissimeque vixisset, ita in iudicio capitis pro se ipse dixit, ut non supplex aut reus, sed magister aut dominus videretur esse iudicum. Quin etiam, cum ei scriptam orationem disertissimus orator Lysias attulisset, quam, si ei videretur, edisceret, ut ea pro se in iudicio uteretur, non invitus legit et commode scriptam esse dixit; "Sed" inquit "ut, si mihi calceos Sicyonios attulisses, non uterer, quamvis essent habiles atque apti ad pedem, quia non essent viriles, " sic illam orationem disertam sibi et oratoriam videri, fortem et virilem non videri. Ergo ille quoque damnatus est; neque solum primis sententiis, quibus tantum statuebant iudices, damnarent an absolverent, sed etiam illis, quas iterum legibus ferre debebant; erat enim Athenis reo damnato, si fraus capitalis non esset, quasi poenae aestimatio; et sententia cum iudicibus daretur, interrogabatur reus, quam aestimationem commeruisse se maxime confiteretur. Quod cum interrogatus Socrates esset, respondit sese meruisse ut amplissimis honoribus et praemiis decoraretur et ut ei victus cotidianus in Prytaneo publice praeberetur, qui honos apud Graecos maximus habetur. Cuius responso iudices sic exarserunt, ut capitis hominem innocentissimum condemnarent.
Socrate, che, essendo il più sapiente di tutti ed essendo vissuto in modo estremamente pio, si difese egli stesso nel processo capitale così che non sembrava supplice o accusato, ma maestro o padrone dei giudici. Che anzi, avendogli il sommo oratore Lisia portato un'orazione scritta perché la imparasse a memoria, se gli fosse sembrato (lett. : sembrasse) opportuno per servirsene in sua difesa nel processo, la lesse volentieri (lett. : non contro voglia) e disse che era scritta bene: "Ma" - disse - "come se mi avessi portato dei calzari sicionii non (li) userei, sebbene fossero comodi e adatti al piede, poiché non sarebbero degni di un uomo (lett. : virili)", così (disse che) quell'orazione gli sembrava perfetta (lett. : elegante e degna di un oratore), (ma) non (gli) sembrava forte e degna di un uomo. Dunque anch'egli fu condannato; e non solo nella prima votazione nella quale i giudici decidevano soltanto se condannare o assolvere, ma anche in quella che dovevano fare di nuovo in base alle leggi; infatti ad Atene per l'imputato condannato, a meno che non ci fosse un delitto capitale, per così dire una stima della pena; e mentre i giudici davano il voto, veniva chiesto all'accusato quale fosse la pena più alta che egli a suo giudizio meritava (lett. : quale pena affermasse di aver soprattutto meritato. Socrate essendo stato interrogato su ciò, rispose di meritare (lett. : aver meritato) di essere premiato con i più alti onori e premi e che gli fosse offerto il vitto quotidiano a spese pubbliche nel Pritaneo, onore che presso i Greci è stimato il più grande. Per questa risposta i giudici si adirarono talmente che condannarono a morte quell'uomo integerrimo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 5
Elogio di Cesare versione latino libro "Traditio", n. 66 pag. 136
Prima riga: '' Domuisti gentes immanitate barbaras''
Ultima riga: "sed simillimum deo iudico''.
Sottomettesti i popoli barbari per malvagità, innumerabili per moltitudine, infiniti per luoghi, abbondanti per ogni genere di truppe; tuttavia vincesti quelle forze, che avevano natura e condizione, tali da poter essere vinte. nfatti, non c'è nessuna forza tanto potente, che non possa essere indebolita e sbaragliata con con ferro e soldati. Vincere l'animo, moderare la vittoria, non solo innalzare l'avversario nel caso in cui giaccia eccellente per nobiltà, ingego e valore, ma anche amplificare la sua originiaria condizione, cose fatte da colui, che non giudico con somma virilità, ma molto simile a un dio.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 4
Varie sum adfectus tuis letteris: valde priore pagina perturbatus, paulum altera recreatus. Ad Curium vero, suavissimum hominem et summae humanitatis, multa scripsi: in his etiam ut, si tibi videretur, te ad se transferret. Tu igitur quid facendum sit iudicabis. Illud, mi Tiro, te rogo, ne sumptui parcas ulla in re quae ad valetudinem opus sit. Innumerabilia tua sunt in me officia domestica, forensia, urbana, provincialia, quibus saepe usus sum in re privata, in publica, in studiis, in litteris nostris. Omnia viceris si, ut spero, te validum videro. Nihili laboro nisi ut salvus sis. Tua et mea maxime interest te valere. Quantam diligentiam in valetudinem tuam contuleris, tanti me fieri a te iudicabo. Vale, mi Tiro, vale, vale et salve.
Sono stato colpito dalla tua epistola in diverso modo: fortemente turbato alla prima pagina, un poco sollevato dalla seconda. Ho scritto veramente molte cose a Curio, uomo piacevolissimo e di grandissima umanità: fra le altre cose anche che ti portasse con sé, se ti facesse piacere. Valuterai tu allora il da farsi. Mio Tirone questo ti chiedo, di non badare a spese in una cosa che è necessaria alla salute. Sono innumerevoli nei miei confronti i tuoi servigi domestici, pubblici, urbani, nel governo della provincia, dei quali spesso mi sono servito nei miei affari privati, pubblici, nelle mie attività e nelle mie lettere. Avrai vinto ogni cosa se, come spero, ti vedrò rimesso. Non mi preoccupo di nulla, se non che tu sia sano. A te e a me interessa soprattutto che tu stia bene. Quanta diligenza impiegherai nella tua guarigione, tanto giudicherò di essere da te stimato. Sii forte, caro Tirone, sii forte e sano.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 4
Cum Hannibal Carthagine expulsus Ephesum ad Antiochum venisset xsul proque eo, quod eius nomen erat magnâ apud omnis gloriâ, invitatus esset ab hospitibus suis ut Phormionem Peripateticum, si vellet, audiret: cumque is se non nolle dixisset, locutus esse dicitur homo copiosus aliquot horas de imperatoris officio et de re militari. tum, cum ceteri qui illum audierant vehementer essent delectati, quaerebant ab Hannibale quidnam ipse de illo philosopho iudicaret. hic Poenus non optime Graece sed tamen libere respondisse fertur, multos se deliros enes saepe vidisse, sed qui magis quam Phormio deliraret vidisse neminem. neque mehercule iniuriâ. quid enim aut arrogantius aut loquacius fieri potuit quam Hannibali, qui tot annis de imperio cum populo Romano omnium gentium victore certasset, Graecum hominem, qui numquam hostem, numquam castra vidisset, numquam denique minimam partem ullius publici muneris attigisset, praecepta de re militari dare?
Annibale, essendo stato cacciato da Cartagine e recatosi in esilio a Efeso, presso Antioco, fu invitato dai suoi ospiti, per il fatto che il suo nome era celebre ovunque, ad ascoltare, se gli avesse fatto piacere, il filosofo che ho nominato. Poiché Annibale non rifiutò, si dice che quell'uomo facondo parlò per ore sui compiti di un comandante supremo e su ogni aspetto dell'arte militare. Alla fine, tutti gli altri uditori, vivamente compiaciuti, chiesero ad Annibale che cosa pensasse di quel filosofo: il Cartaginese, si dice, in un greco approssimativo ma tuttavia senza impaccio, rispose che aveva visto spesso vecchi pazzi, ma nessuno più pazzo di Formione. E non aveva torto, per Ercole! Cosa vi poteva essere di più presuntuoso e degno di un cianciatore del fatto che quel Greco, senza aver mai visto né un nemico né un accampamento, senza aver mai avuto, infine, minimamente a che fare con nessun incarico pubblico, si permettesse di dare insegnamenti sull'arte militare ad Annibale, che per tanti anni aveva conteso il dominio al popolo romano, vincitore di tutte le genti?
- Vigorosa difesa della vecchiaia - La vers. lat. nel biennio - Versione Cicerone
- Lettera accorata di Cicerone alla moglie - Cicerone Versioni latine per il triennio
- Un eclissi di Sole - Versione latino Cicerone - LE RAGIONI del latino
- Proemio del De Catilinae Coniuratione - Versione latino di Cicerone